Non Fare Prigionieri 15


Se tu non ti interessi di politica, prima o poi la politica si interesserà di te. Mi è venuto in mente questo vecchio slogan tanto popolare negli anni settanta. Veniva  usato per coinvolgere quelli che si ostinavano ad andare a lezione invece di partecipare alle assemblee studentesche mentre tutto il paese ribolliva in uno scontro che, di lì a poco, sarebbe sfociato in quella breve guerra civile che per comodità abbiamo preferito etichettare come “terrorismo”.

E’ più o meno quello che sta succedendo in queste ore. Questo paese è senza politica da decenni. Non l’hanno fatta i cittadini e non l’ha fatta la classe dirigente. In Italia si è stabilito lentamente ed inesorabilmente un sistema autoreferenziale di potere che ha posizionato la salvaguardia di se stesso al di sopra di qualsiasi interesse. Il dibattito sulle questioni pubbliche è diventato formale, una sorta di infiorescenza sterile di pura valenza estetica. Il tutto è racchiuso in due parole: “offerta politica”, odiosissima locuzione nella quale si indulge quando si considera implicitamente la politica un prodotto, come un detersivo o una confezione di patatine. Qualcosa che deve essere ben confezionato ed esposto sullo scaffale in maniera tale da essere comprato. Che poi il detersivo non smacchi o le patatine non siano croccanti, quello è un problema che va trattato dopo, nel post vendita, quando si è già incassato. Ci sarà tempo di discuterne nei talk show, in televisione, sostituendo la sostanza con il dibattito infinito, l’argomento con la polemica, la materia con il nulla.

Non poteva durare, è finita, anche se molti, specialmente chi di questo cadavere ancora appetitoso si sta nutrendo ancora, non voglio ammetterlo. Se soffi in un palloncino, prima o poi scoppia. I bene informati dicono che l’esito elettorale può essere clamoroso. A quanto pare diffondere il terrore, appellarsi alla stabilità o cercare di attaccare gli avversari con affermazioni al limite del grottesco tipo «Io figlio di un meccanico , lui miliardario», non sono servite. Più passano le ore e più monta l’isteria collettiva di un’accolita di allegri magnaccioni che al solo pensiero di perdere macchina blindata, scorta, appannaggio e privilegio non riescono più a razionalizzare ed ad organizzarsi.

Scrissi in tempi non sospetti che impartire un castigo all’attuale classe dirigente di questo paese è una necessità storica. Non perché la gente comune, i cittadini, non ha colpe, ma perché la storia insegna che il godimento del potere comporta l’assunzione della responsabilità in caso di fallimento. Sacrificando i suoi capi, la nazione si purifica della colpa e riparte emendata.

Grillo chiede la resa. E’ buono, anche perché la sua platea più vasta della mia per ordini di grandezza. Io, che non conto nulla, non mi fermo qui. Io dico “non fare prigionieri”, perché è una questione di dignità. Solo castigando duramente questa gente riusciremo, forse, a riconciliarci con i decenni di vigliaccheria che abbiamo alle spalle. Loro se la sono spassata. E’  tempo che il conto venga pagato in relazione a quanto si è mangiato e tanti, come me, sono a dieta da anni.


15 commenti su “Non Fare Prigionieri

  • fma

    Trovo che il castigo, come forma di purificazione dalla colpa, sia un concetto che non ha mai funzionato se applicato a una nazione.
    Place de Grève è lì a ricordarlo. Tutto il lavoro della ghigliottina andò sprecato. Il potere alla fine non andò a Saint-Just, ma a Bonaparte. E non per caso.

  • lighea

    Ti leggo spesso e credo di essere riuscita a capire qualcosa del tuo stato d’animo in questo periodo pre-elettorale. E’ uguale al mio. Ci aspettiamo il grande botto, il crollo che ci porti ad un reset totale del sistema. Di conseguenza proiettiamo questo nostro desiderio nello sperare che questo personaggio, che non ho ancora deciso se mi piaccia o no, vinca.
    Piantiamola di farci dolorose illusioni. Piglierà il 15% se va bene.
    Gli altri avranno una maggioranza più o meno solida che li farà campare ancora per qualche anno.
    Da lunedì ricomincia il solito eterno giro.
    Per l’apocalisse ci tocca aspettare ancora un po’

  • Antonello Puggioni

    A parte le facili battute, noi tutti cittadini, ma proprio tutti, abbiamo un’altra occasione storica, semplicemente, per riprenderci il nostro Paese per troppo tempo delegato in bianco ai ladroni e ai mafiosi.
    Basterebbe riaccendere la propria mente.
    Se così non fosse, allora ben venga l’apocalisse o quel che sarà.

    • ilBuonPeppe

      Accendere la mente. Esatto.
      Accenderla, farla funzionare, produrre qualcosa di decente, organizzarsi, ecc.
      Se ci diamo da fare, per le prossime elezioni ce la possiamo fare.
      Queste? No, lascia perdere, queste sono già perse.

  • Lele

    Questa rabbia (condivisibile) ti porterà a votare l’ex-comico insieme a quelli che per 20anni hanno votato l’altro comico. Perchè sappi che buona parte vengono da lì. Sei sicuro di essere in compagnia di chi più ti aggrada? Quello che non mi sembra si comprenda è che non si sta votando l’ex-comico ma una novantina (centinaio? migliaio? Ma anche di più, oltre l’orbita di Giove (cit.) ) di perfetti sconosciuti opportunamente occultati proprio perchè per la maggior parte sono di una pochezza disarmante.
    E poi? Mi dai il wi-fi? E che cazzo me ne faccio? Mandi a casa tizio o caio? Bravo, grazie ma ancora non hai fatto nulla per me. Hai un’idea su cosa sia la P.A.? Sai qualcosa di risorse strategiche? Conosci almeno qualcuno, un cognato di fratello di portiere di cugino che ti possa dare una mano a spiegarti qualcosa? No. E allora?
    Il tanto peggio porta solo tanto peggio. Nulla di più…

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