Non è stato fatto abbastanza. 25


Lo leggiamo in continuazione, soprattutto in caso di eventi catastrofici o pietosi spesso riferito a persone o enti terzi: le Istituzioni, l’Europa, il Governo, o ad astrazioni: la Ricerca, la Legge, la Solidarietà non hanno fatto ABBASTANZA. Ne ce ne è mai abbastanza, di impegno, di preveggenza, di disponibilità.

Su Vulcan questa parola, ABBASTANZA, non esiste, quindi mi sono incuriosito e sono andato a controllarne il significato: significa “a sufficienza”, “quanto basta”. Una parola così importante, così usata da sembrare essere una magica soluzione per tutto, è così mal definita? Come facciamo a dire che “non è stato fatto abbastanza” se non abbiamo prima definito che cosa significhi fare o prevedere una cosa “a sufficienza”? Sono portato ad escludere che i mass media, e le persone, usino questo termine così carico di rammarico e denuncia senza avere dei riferimenti: sarebbe illogico.

Perché, vedete, sembra che “abbastanza” in Italia sia usato a posteriori come una generica affermazione che si traduce con un “<il vostro bersaglio preferito> non è stato capace di impedire, causa la sua <insulto preferito> questa tragedia/situazione spiacevole”.

Ora, questo non è ragionare (ne ho parlato qui), questo è fare demagogia. Per sapere se abbiamo fatto tutti il nostro dovere, dobbiamo avere un riferimento che ci dica se quanto ciò che è stato predisposto, e agito, abbia risposto al “buon senso codificato” che si traduce in norme o leggi.

Facciamo un esempio pratico: chi di voi non si è mai chiesto quanto è sicuro un ascensore? Considerato che qui non si dispone dell’antigravità, questa domanda trova una risposta nelle norme tecniche che descrivono nel dettaglio che cosa significhi che un ascensore è sicuro (le norme definiscono anche (è necessario) che cosa SIA un ascensore).

Supponiamo ora, per semplicità, che venga stabilito nelle norme che debbano essere utilizzate funi che sorreggano 5 volte il peso massimo consentito per quell’ascensore (se un ascensore è per quattro persone, diciamo 400 kg., le funi devono reggere 2.000 kg.). E che ci debba essere una fune di sicurezza più piccola che intervenga se la fune principale si dovesse, per qualsiasi ragione, rompere. Questo è ABBASTANZA? Perché 5 e non 10 volte il peso massimo ammesso? Perché non due funi identiche, ognuna 10 volte il carico massimo? Perché non solo ascensori idraulici, intrinsecamente sicuri? (Per chi si volesse divertire, qui si espone solo superficialmente la normativa. Potrebbe essere un utile esercizio, per chi si sente animato dal sacro fuoco del semplificatore, proporre una versione sfrondata, tuttavia valida per tutto il territorio nazionale, che al contempo sia però ABBASTANZA chiara e sicura.)

Esiste una risposta sgradevole per tutte le domande concernenti la sicurezza: ce ne è ABBASTANZA quando il numero di incidenti statisticamente prevedibili con il MARGINE DI SICUREZZA previsto dalle norme è giudicato accettabile. Questo significa che un incidente è considerato sempre possibile, anche se poco probabile, perché, altra cosa sgradevolissima, non è possibile prevedere ogni e possibile combinazione di circostanze negative che provocheranno, insieme, una situazione negativa (in effetti, nel mondo occidentale, in presenza di una effettiva e diligente applicazione delle norme, la gran parte degli incidenti sono dovuti al sommarsi di più cause  improbabili nello stesso momento).

C’è un’altra considerazione sgradevole, ma reale: più vogliamo essere certi che abbastanza sia davvero ABBASTANZA, più cresce, in modo astronomico, il costo di qualunque cosa. Perché, per come è fatta la natura, è quasi certo che una fune che sopporti non solo 5 volte ma 10 volte il peso massimo ammesso, quindi che raddoppi la sicurezza, costi non il doppio, ma 4 volte la fune da 5. Il costo cresce molto più velocemente della sicurezza.

Viviamo quindi tutti, in modo ineludibile, in un mondo fatto di compromessi tra il rischio (l’ascensore che cade), il costo (della sicurezza) e il beneficio (vengo trasportato in alto (non una volta sola, non solo io, ma tutti, tutti i giorni, ovunque nel mondo!)) senza fatica e velocemente. E non possiamo illuderci di eliminare uno di questi aspetti, non più di quanto esistano triangoli a 2 lati, o cubi a 4 facce.
Rischio - Costo - Beneficio

 

Per dirla in breve, non solo l’eliminazione totale del rischio è impossibile, ma anche conseguire livelli molto elevati di sicurezza avrebbe costi astronomici, e sarebbe pertanto illogico e moralmente ingiustificabile. Il grafico qualitativo seguente (che prescinde dagli aspetti specifici del singolo caso, ma ci dice come “funziona” una grande quantità di fenomeni simili, regolati da identiche leggi di base) ci dice chiaramente come vanno le cose:

 

Come lo dobbiamo leggere? Il Costo di Esposizione è il Rischio (per essere precisi, una valutazione economica del danno qualora il rischio si tramutasse in realtà): vediamo che basta investire un poco in sicurezza per far diminuire drasticamente il rischio, ma vediamo anche che oltre un certo livello di diminuzione del rischio, la curva dei costi (e quindi della effettiva applicabilità delle misure di sicurezza) “decolla” verso l’infinito come Buzz Lightyear (personaggio piacevolissimo, fuori servizio) a fronte di una diminuzione trascurabile del rischio.

Una delle classiche obiezioni a questo “fatto della natura” (trovo sempre strano che si invochi la natura per le molte cose positive e mai per quelle poco digeribili) è che il valore della vita è incommensurabile, pertanto non può essere oggetto di ragionamenti di natura economica o statistica. Ebbene, siamo adulti e maturi, e possiamo dirci guardandoci negli occhi che questa è un tentativo di “ragionamento” sofistico, non per ragioni morali o di convenienza economica, ma perché viviamo in un mondo che nelle sue leggi fisiche non prevede la possibilità di raggiungere la sicurezza assoluta che sarebbe appropriata per la difesa anche di una sola vita di valore incommensurabile. Viene usata però come argomentazione demagogica, spesso per abbindolare il Target Ideale dal tribuno di turno.

Viviamo quindi nel migliore dei mondi possibili? Nulla dobbiamo fare, né nulla dobbiamo sperare di poter migliorare?

Tutt’altro. Il mondo è pieno di imbroglioni, demagoghi e furbetti che pensano che non siamo in grado di gestire la complessità, e che pertanto provano a presentarci versioni edulcorate e semplificate della realtà per farci reagire con la pancia e non con il cervello, tentando, per esempio, di farci pensare, di fronte a una tragedia o a un problema, che sia stata una legge o una norma fatta non ABBASTANZA bene a provocarla, mentre sono le persone, a volte noi inclusi, che non ci comportiamo AFFATTO come dovremmo, per poi lamentarci delle conseguenze “impreviste”.

Oppure, visto che sono per metà terrestre, accade che noi ci comportiamo ABBASTANZA bene per poter pretendere il risultato previsto dalle regole, mentre queste sono ignorate da qualcuno che non si comporta AFFATTO secondo le regole per perseguire interessi privati e non pubblici. In questo caso è lui/lei che non è ABBASTANZA civile da vivere con noi, e non deve pensare di farci fessi additando come colpevoli al proprio posto le regole che lui/lei non ha seguito.

Sempre perché siamo adulti, sappiamo anche che davanti a una tragedia avvenuta, se abbiamo fatto ABBASTANZA (in questo nuovo, corretto significato), saremo di fronte a una coincidenza sfortunata e che la cosa giusta da fare sarà essere solidali per diminuirne gli effetti e verificare, per sicurezza, le regole; sarà invece inutile andare alla ricerca di inesistenti colpevoli.

Bastano due secondi di riflessione per saltare fuori dalla trappola della reazione di pancia: concediamoceli, per ottenere che tutti siano tenuti a rispettare le regole, diminuire il rischio, non piangere su tragedie evitabili, accettare il margine di rischio ineliminabile e vivere in futuro in un mondo migliore.


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