Non è Colpa tua, ti sto Semplicemente Accusando 41


“… e la colpa è tua.”

“Mia? E perché mia? Io non ho fatto niente.”

“Appunto. E’ colpa tua perché non hai fatto niente.”

“Oh bella! E che dovevo fare?”

“Per esempio non votare Berlusconi per vent’anni.”

“Ma io non ho mai votato per Berlusconi.”

“Ma non tu personalmente, tu come popolo.”

“Ma io non sono il popolo, sono io e basta.”

“E certo, comodo… è stato il popolo, dice, e lui non c’entra niente. Lui viene da Marte.”

“Ma non l’ho votato. E poi non è che sia tutta colpa sua.”

“Certo che no. E’ anche colpa di quegli stronzi dei tuoi amici del PD.”

“Aridaje… Ma quali amici? Io non ho mai votato PD.”

“Lo sapevo. Quando vai a stringere nessuno che si assume le sue responsabilità. Si saranno votati da soli allora.”

“Non ti capisco. Ma se hai tutta questa smania di dare per forza la colpa a qualcuno, almeno dalla a chi è veramente responsabile, dalla a chi le cose le ha fatte in prima persona.”

“E bravo lui, che se ne lava le mani. Diamo la colpa ai politici. Facile…”

“Ma sono loro ad aver preso le decisioni, mica io.”

“E già, tu non c’entri niente.”

“Oh, ma non l’ho mica votato io il fiscal compact.”

“No, però non hai fatto niente per impedirlo.”

“E cosa dovevo fare? Andare a Montecitorio e farmi esplodere?”

“E’ un’idea.”

“Ma vaff…”

“Comunque in un modo o nell’altro tu hai sostenuto questa classe politica che ci ha rovinato, quindi è colpa tua.”

 

Alzi la mano chi non ha mai assistito o partecipato ad una discussione simile. Quelli che hanno alzato la mano o sono bugiardi o evitano queste discussioni a priori, semplicemente perché sono già convinti di essere colpevoli. Di cosa? Della crisi, della recessione, della corruzione, dei servizi scadenti, della parentopoli, della scomparsa delle mezze stagioni, delle raccomandazioni, della malasanità, del dissesto idrogeologico, delle scie chimiche, del riscaldamento planetario, del traffico, dei costi della politica, e forse anche della caduta dell’impero romano.

Siamo colpevoli se abbiamo votato Tizio, ma anche se abbiamo votato Caio; e siamo ancora più colpevoli se non abbiamo votato. Poi siamo colpevoli se abbiamo guardato il TG senza indignarci, oppure se ci siamo indignati ma non siamo scesi in piazza, ma anche se siamo scesi in piazza perché tanto non è quello che serve. Non hai guardato il TG? Peggio, perché non ti informi.

Eccheppalle!

Lo voglio dire in modo estremamente chiaro: “IO NON SONO COLPEVOLE”. E’ abbastanza chiaro? Spero di sì. E come me anche la larga maggioranza degli italiani non è colpevole.

Abbiamo scelto male i nostri governanti? Certo, li abbiamo scelti male, ma qui si fermano le nostre responsabilità. Anzi, a ben guardare si fermano molto prima.

Perché se abbiamo una legge elettorale che di fatto ci impedisce di scegliere, non è colpa nostra. Se ci sono, e ci sono sempre stati, cavilli di ogni tipo per consentire a chi di dovere di scavalcare la volontà popolare, non è colpa nostra. Se ogni volta che i cittadini vengono chiamati ad esprimersi, il risultato viene bellamente ignorato, non è colpa nostra. Se i partiti, che dovrebbe essere strumento di partecipazione, negano ogni spazio a chi non è allineato, non è colpa nostra.

La verità è che nel tempo la classe politica ha progressivamente manipolato e corrotto il sistema delle regole, per evitare che potesse entrare qualche persona poco gradita; il risultato è che solo chi è ricattabile riesce ad entrare nei palazzi, diventando in tal modo un burattino nelle mani di chi gestisce il potere. Il tutto con l’appoggio attivo del potere economico e finanziario che, per ovvi motivi di convenienza, preferisce una classe politica inetta e facilmente manovrabile.

Quale sarebbe la nostra colpa in tutto questo?

Questa gente ha enormi quantità di tempo e di risorse da investire nel mantenimento dello status quo, mentre noi dobbiamo occuparci della famiglia, dobbiamo lavorare (chi ancora ha un lavoro), dobbiamo studiare il modo di arrivare alla fine del mese, dobbiamo preoccuparci (i più fortunati) di mettere qualcosa da parte per il futuro dei figli. Ogni tanto poi vorremmo anche trovare un po’ di tempo per rilassarci, ma è un lusso e non sempre ci si riesce. E’ come correre i 100 metri contro Bolt portando uno zaino da 50 kg sulle spalle, e poi sentirsi dire che se abbiamo perso la colpa è nostra.

Dobbiamo protestare per la situazione economica, ma sappiamo perché? Sappiamo cosa chiedere? Quanti sanno dire se è vero oppure no che la crisi deriva dall’eccessivo debito pubblico? Quanti sanno cos’è il ciclo di Frenkel? Quanti sanno come funziona la bilancia dei pagamenti? Dovremmo essere economisti per capire la situazione e decidere che il governo sta portando avanti politiche suicide. Ma chi non è un economista deve necessariamente fidarsi di qualcuno, e allora perché non proprio del governo? Oppure dei partiti?

O ti fidi di qualcuno oppure ti metti a studiare, ma non si diventa esperti in una settimana. E non c’è solo l’economia. Ci sono quelli che protestano per avere il diritto di scegliere liberamente l’uso dei vaccini. Sono tutti medici? Ovviamente no, quindi si fidano di qualcuno, esattamente come quelli che, senza protestare, fanno le vaccinazioni così come stabilito dalla normativa.

E siccome i tuttologi non esistono, è evidente che tutto si basa sulla fiducia; ed è evidente che è impossibile, per chi non è un esperto del settore, stabilire con certezza chi ha ragione e chi no.

A questo punto tutto il problema delle colpe si riduce all’essersi fidati delle persone sbagliate. Qualcuno può sostenere di non aver mai fatto errori di questo tipo? Vogliamo davvero prenderci la colpa di essere stati imbrogliati e traditi?

Il punto che mi preme sottolineare è come questa ricerca ossessiva, in atto da molto tempo, di attribuire le colpe della situazione ai cittadini comuni, sia strumentale ad alcuni obiettivi: convincere le persone di essere corresponsabili della situazione; assolvere la classe politica; abbattere il morale dei cittadini che in tal modo sono meno inclini a ribellarsi. Tutto questo per mantenere la situazione inalterata e continuare impunemente a fare razzia di risorse, per conto proprio o per conto terzi.

La rivoluzione oggi non è scendere in piazza. La rivoluzione oggi è acquisire consapevolezza, e un modo per cominciare a farlo è liberarci dai sensi di colpa che non ci appartengono.


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41 commenti su “Non è Colpa tua, ti sto Semplicemente Accusando

  • vag

    …questo e’ il motivo per il quale il M5S viene cosi’ osteggiato; non e’ e non vuole rendersi ricattabile, oltre a tendere a cambiare le corrotte regole del gioco.
    …questo e’ il motivo per il quale Grillo continua a dire che 1 vale 1 e tutti devono, se si vogliono cambiare le cose, informarsi ed impegnarsi in prima persona.
    Welcome to the club !

  • vag

    …questo e’ il motivo per il quale il M5S viene cosi’ osteggiato; non e’ e non vuole rendersi ricattabile, oltre a tendere a cambiare le corrotte regole del gioco.
    …questo e’ il motivo per il quale Grillo continua a dire che 1 vale 1 e tutti devono, se si vogliono cambiare le cose, informarsi ed impegnarsi in prima persona.
    Welcome to the club !

  • GirFalk

    Sono sostanzialmente d’accordo, ma discordo nettamente da te sull’ultimo paragrafo: il tuo discorso, sulla rete, si perde. E’ passivo, non può portare all’azione, al più aumenta la frustrazione di chi ha già acquisito un pizzico di consapevolezza.
    Il tuo discorso, in una piazza, ha molte più possibilità, molti più sbocchi, molti più possibili effetti.
    La rete ci annienta. Sarà anche uno strumento in più per parlare con altre persone e per avvicinare persone diverse, ma gli manca la fisicità della piazza. Sulla rete, tu fai un discorso del genere e poi? te lo dico io: io rimango a casa mia, mi vesto e porto ringo a spasso; tu rimani a casa tua e rispondi al mio commento, lello resta dov’e’ e gioca con la piccola ad acchiappare ragni, fma si fa una risata. In una piazza, un discorso del genere, ha ben altri effetti.

    • ilBuonPeppe

      Non ho detto che non si deve andare in piazza, ma che non si deve farlo “oggi”.
      Quello che intendo dire è che non serve a niente scendere in piazza senza una consapevolezza, cosa che succede fin troppo spesso con i risultati che ben conosciamo.
      PRIMA si studia, si capisce, si acquisisce consapevolezza, POI si va in piazza. Altrimenti è un suicidio, politico e non.
      Un saluto a Ringo.

      • GirFalk

        Forse e’ cosi’, ma non credo che chi fino ad oggi non ha voluto diventare consapevole, lo farà in futuro (a meno che, ovviamente, non si stia parlando di un cosiddetto “giovanissimo” – tipo me 😛 )
        Io, comunque, credo che la rete ci faccia male più della televisione ed e’ per questo che la sto usando meno (senza alcun tipo di sforzo). Alla fine sono pseudoconversazionidabar senza la soddisfazione di guardare in faccia le persone.

        Quello che dice neottolemo più giù poi, secondo me, e’ vero ma si perde per strada le “brave persone” che quando e’ il momento di incazzarsi con le “cattive persone” non lo fanno a dovere o non lo fanno proprio. (ad esempio, cn non mi ha ancora spezzato le gambine perche’ faccio il biglietto dell’autobus solo una volta ogni tre che lo prendo 😛 ) – si’, sono molto incoerente, lo so. Prima o poi risolverò il problema 😉

        • ilBuonPeppe

          La rete, come la televisione o qualsiasi altro strumento, è appunto uno strumento. Non è buono né cattivo, non fa bene, non fa male: dipende da come lo usi.

          • GirFalk

            Certo, siamo d’accordo. Parlare di politica in rete, secondo me, ha poco senso: i lati positivi sono nettamente maggiori quando lo si fa di persona. I lati positivi della rete, secondo me, sono altrove e con la politica poco c’entrano (per non dire “nulla”, ma c’e’ chi sostiene che tutto e’ politica).

  • Vittorio Mori

    Tutto vero: volevo sottolineare due parametri che spesso sballano i conteggi, ossia il voto di scambio e i non votanti. Il porcellum ha esaltato oltremodo gli effetti di questi due fenomeni, dei quali il popolo italiano è, secondo me, colpevole eccome.

    • ilBuonPeppe

      I non votanti sono tutt’altro che un gruppo compatto: ognuno ha i suoi motivi per non votare. Quindi se li porti al voto si distribuiranno tra le varie opzioni, e il risultato finale varierà ben poco.
      Sul voto di scambio il discorso è diverso e ben più complesso. Però se la colpa di questo vuoi prendertela tu, io non ho problemi. 😉

  • Neottolemo

    Non posso che essere in disaccordo. O meglio, posso anche essere d’accordo con l’assoluzione verso i macroproblemi del paese, la crisi, la disoccupazione, la corruzione e le scarpe con il plateau. Ma quello che mi chiedo è, questi sono i problemi dell’Italia o sono i problemi del portafogli degli italiani? Non che io sia dotato di una moralità così ferrea da ritenere un portafogli vuoto una bassezza demoniaca, anzi, sono un grandissimo fan dei soldi come chiunque altro.
    Quello che ho sempre pensato e continuo a pensare quando si traccia la linea tra italiani e classe politica italiana è che non ci sia in realtà nessuna linea da tracciare ma andrebbe, al contrario, creata una scala con il suo vertice e la sua base. Al vertice ci saranno ovviamente i capi ed alla base, della stessa identica scala, ci sarà il popolaccio bue. Quello che cambia, di scalino in scalino, sono le risorse disponibili alle singole persone ma non il sopruso con il quale queste vengono usate. Inizierò a credere che “italiani brava gente” quando inizierò a vedere gli italiani comportarsi da persone civili. Per ora, non appena esco di casa, vedo un’enorme folla di gente che sgomita, scalcia e si agita nel tentativo di mettere i piedi in testa a più gente possibile. La gente pretende. Pretende di non fare fila, di trovare parcheggio, di non sentire chiasso e che so che altro. La stessa gente che pretende di chiacchierare con l’impiegato allo sportello -una volta arrivato il suo turno- perchè è il suò più grande amico di quel preciso momento, che lascia la macchina in doppia fila “tanto ci metto un attimo” ed al primo mezzo voluminoso che passa blocca il traffico del quartiere, che si risente perchè stai spostando mobili -causando rumore- cercnado di igienizzare il trogolo ed allora decide di farti sentire i palinsesti di tutta la tv italiana ad un volume che supera la soglia del dolore (ma anche l’opposto va bene, cambiando l’ordine dei dispetti il risultato è lo stesso). E’ gente che pretende di fare il cazzo che gli pare, tanto lo fanno tutti, e di disinteressarsi di tutti quegli strani animali bipedi e -che idido ci aiuti- eccessivamente molesti e rumorosi che ogni giorno girano per le strade cercando qualcuno a cui piantare saldamente i piedi in testa. Dovrei scusare questa gente? Assolverli? L’assoluzione non è di mia competenza, qualcuno direbbe che è competenza di Dio ma io sono agnostico. Mi accontenterei semplicemente di vivere in mezzo a gente, non dico attenta, ma con un grado di efficienza più alto.
    Se si sale la scala di prima il comportamento non è dissimile, si applica prepotenza ad un livello via via più alto. Il tizio in seconda fila contatta l’amico vigile per farsi togliere la multa per divieto di sosta o la contesta perchè “mi ero fermato solo per 10 minuti” mentre Berlusconi, in maniera disgustosamente teatrale, si fa direttamente eleggere e se la sbriga da solo -chi fa da se fa per tre, beata saggezza popolare-.
    Non voglio essere pessimista, punto solo ad un distaccato realismo, ed è palese che in italia ci sono anche persone che si salvano e, se raccogliamo tutte queste persone, le motiviamo e le portiamo in piazza sarebbero in numero così esiguo da riuscirebbe al massimo nel liberare un condominio. Ed immediatamente dopo qualcuno posteggerà davanti l’accesso per i disabili.

    • ilBuonPeppe

      Naturalmente parlando di “noi” e gli “altri” ho semplificato. La tua metafora della scala è senz’altro più azzeccata e vicina alla realtà. La questione però non cambia, perché basta applicare il discorso al rapporto tra uno scalino e l’altro: ogni gruppo ha responsabilità maggiori di quelli che stanno sullo scalino inferiori.
      Va da sé che quelli che stanno alla base hanno responsabilità enormemente inferiori rispetto a chi sta in cima. Il comandante direbbe che aumentando la frequenza di campionamento il risultato è analogo.

      “tanto lo fanno tutti”
      Questo, a dispetto dell’apparenza, è un punto essenziale e poco compreso. Lo spirito di emulazione esiste, ma l’esempio, per restare sulla scala, viene sempre dall’alto. Altrimenti non ci sarebbe bisogno di mostrarsi onesti con i figli.
      La prepotenza viene quindi applicata dall’alto come esempio e stimolo verso chi sta in basso; e viene tollerata (purché non metta in discussione alcuni aspetti fondamentali) proprio per coinvolgere tutti nella responsabilità e giustificare così il mantenimento dello status quo.
      Poi ovviamente, dal momento che non siamo tutti uguali, c’è chi è più predisposto e ne fa uno stile di vita.
      Lungi da me la retorica stile “italiani brava gente”, ma non siamo antropologicamente diversi dagli altri, non siamo incivili. Solo abbiamo dimenticato / ci hanno fatto dimenticare un po’ di educazione civica. Nulla che non si possa recuperare con qualche ripetizione.

      No, le persone per bene non sono un gruppetto esiguo, sono la maggioranza, e sono impegnate a sopravvivere nonostante tutto.

      • @magistro42

        Le persone perbene sono la maggioranza? dunque in questo paese la democrazia è un termine svuotato del suo alto significato ? la mia opinione è sì, ma ciò non impedirebbe ancora un difficile ma non impossibile risultato positivo, almeno se fossero le persone perbene a fare la legge elettorale, perchè se la deleghiamo ai disonesti sarà disonesta anche la legge elettorale ma rispettata formalmente la “democrazia”. Allora il problema è un altro (secondo me, ovviamente): cosa intendiamo per persone perbene? quelle che, chiacchierando, ci sembrano ragionevoli ed equilibrate? quelle che rispettano le regole anche se borbottando? quelle che si indignano per le ingiustizie non solo quando toccano loro? Potremmo continuare ma vengo al dunque: questo popolo ha pochissimo senso civico (interesse collettivo) e tantissimo senso dell’individualismo con il quale è arrivato a pensare o che “Franza o Spagna, purchè se magna” o che “chiunque sia al governo (ladro anche se non piove) se non ti dai da fare per conto tuo ti fregano”. Quante persone per bene, come dice GirFalk , posteggiano in seconda fila o tentano di fregarti il posto in coda o, aggiungo, non raccolgono le deiezioni del loro incolpevole cane?
        Il pessimismo è chiaro, ma non vedo sbocchi se non quello, magari, del deputato come il sindaco, che riceve direttamente le opinioni e le critiche di chi l’ha votato (e potrebbe non farlo più). Magari in rete!

        • ilBuonPeppe

          “Allora il problema è un altro (secondo me, ovviamente): cosa intendiamo per persone perbene?”
          Giusta domanda.
          Siccome non esistono le persone perbene e quelle permale (vade retro dicotomisti), ma un’infinita varietà di caratteristiche che si manifestano in un’infinita varietà di modi in ciascuna persona, la mia risposta è che sono persone perbene quelle che complessivamente contribuiscono a migliorare la società. Poi capiterà anche a loro di parcheggiare in seconda fila, perché nessuno è perfetto, ma questo non ne cambia l’indole positiva.
          Queste persone sono la larga maggioranza dei cittadini, il cui senso civico è talvolta nascosto dalla necessità di sopravvivere.

          • @magistro42

            Io mi auguro che sia così, cioè di ciò di cui tu sei certo.Anche io, se dovessi giudicare dalle persone che frequento o da quelle di cui in qualche modo conosco qualità e impegno, direi che sono la maggioranza, ma ,per quanto mi riguarda, mi pare un “campione” inattendibile. Comunque un futuro migliore poggia sicuramente su chi la pensa come te, e te ne sono davvero grato!

      • Neottolemo

        Prendendo in prestito il paradosso di Fermi, quello che mi chiedo ora è: se queste persone per bene (con tutte le loro sfumature) sono la maggior parte o non sono un gruppetto esiguo, dove sono? O, almeno, dove sono gli effetti che procurano?

  • bezzicante

    Accidenti, che strigliata! Caro BuonPeppe però, questa volta, non condivido una sola riga, come probabilmente già sai. Partiamo da una domanda. Perché proprio noi in Italia, noi popolo che non può essere esperto di economia e che deve sudarsi la fine del mese, come scrivi tu, si è trovata fra capo e collo una classe politica indecente? I tedeschi sono forse tutti esperti di politica economica? I danesi non si devono guadagnare la vita? Allora: o c’è una differenza antropologica oppure occorre fare un’analisi un po’ differente, che parte dalla considerazione che noi siamo arrivati a questa classe politica in anni e anni di collusione fra popolo e politica, e semplicemente il giocattolo delle complicità si è rotto per cause esterne (la crisi, l’euro, bla bla…) che non consente più il Paese di Bengodi.
    Tu sai che io queste cose le ho scritte qui su MenteCritica, ma per gli altri lettori mi permetti un’autocitazione:

    “Per esempio vogliamo parlare dei trent’anni di consociativismo dove il sindacato ha chiuso gli occhi su mille e mille situazioni scandalose (Ilva come esempio può bastare?) per garantire la sua gestione conservatrice su certe categorie di lavoratori? I trent’anni di welfare gonfiato col debito pubblico per garantire la pace sociale? Le poste, le ferrovie e la pubblica amministrazione piene di figli di famiglia, ché uno stipendio dovevano pur portarlo a casa? Le migliaia di assegni di invalidità dati con leggerezza fino a non tanti anni fa perché altro non erano che integrazioni al reddito? La cementificazione, il consumo del territorio e gli abusi regolarmente sanati perché, sia chiaro, la casa è un diritto? Le baby-pensioni, per cui a quarant’anni andavi in pensione e campavi ovviamente fino a novanta, e noi stiamo ancora pagandole? Le infiltrazioni mafiose ovunque, perché tanto “qui da noi la mafia non esiste”? Le tasse non pagate con la complicità di tutti, perché se le pagavi eri decisamente un fesso? E le vagonate di miliardi destinate al Sud con la famigerata Cassa per il Mezzogiorno, patto scellerato che rinnovò quello agrario del secolo precedente, denunciato già da Gramsci? La scuola e l’Università sfasciate assai prima dell’arrivo della Gelmini, perché bisognava aumentare i laureati (titolari di un certificato) ma non i colti e i meritevoli?”

    Ciò detto, le mie conclusioni pure sono differenti dalle tue: la presa di coscienza che ci abbiamo marciato tutti per decenni è proprio la base di partenza per smettere con l’indignazione da salotto e iniziare a fare politica, tutti, seriamente.
    Con stima

    • Cristina

      Mi complemento con ilBuonPeppe per il contenuto e per come tale contenuto è stato stilisticamente scritto.
      Da lettrice del post è stata una piacevole, scorrevole, chiara, acuta lettura

    • ilBuonPeppe

      “I tedeschi sono forse tutti esperti di politica economica?”
      No. Infatti si bevono le bugie che gli racconta Angelina, a cominciare da quella per cui la crisi è colpa nostra. Già, incredibile a dirsi, i tedeschi si bevono balle come gli italiani. Forse perché anche là ci sono persone che devono guadagnarsi la vita e non essendo tuttologi devono fidarsi di qualcuno. Perché non del governo (visto che da loro lo schifo non è così palese)?
      No Claudio, non c’è alcuna differenza antropologica. Ci sono differenza di altro tipo, per esempio geografiche. No, non è una battuta: la nostra posizione è strategica e per questo è sempre stata ambita. Le influenze che tante potenze straniere hanno perpetrato (spesso in modo violento) ai nostri danni sono storia anche recente. La nostra classe politica è in larga parte il frutto di decisioni prese altrove.
      Questo non è mai stato il paese di Bengodi, tranne che per una ristrettissima cerchia di persone. “Loro” appunto.

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