Non ci Scottiamo, Nemmeno al Supermercato
28 giugno, 2007 di diabolicomarco
Archiviato in Consumo CriticaMente
E’ del maggio 2006 un’iniziativa della Commissione Europea per migliorare l’etichettatura dei prodotti per la protezione dal sole [1]. Il problema è reale in quanto alcuni prodotti hanno diciture ingannevoli che possono causare gravi danni alla salute: interferenze con il sistema immunitario, invecchiamento precoce della pelle, aumento del rischio di cancro delle pelle.
Anche questa volta, come la scorsa, a rimetterci sono soprattutto i bambini. Il business dei prodotti solari ha mosso 1.300 milioni di euro (in Europa nel 2004). Qualcuno si arricchisce, sulla nostra pelle.
Per non correre rischi le regole di base sono semplici. E’ necessario utilizzare correttamente una buona crema solare ma anche:
- Evitare una esposizione al sole durante le ore più calde, quando il sole è più forte;
- Indossare indumenti protettivi, cappelli e occhiali da sole;
- I neonati e I bambini non dovrebbero essere direttamente esposti alla luce del sole.
Perchè la Commissione ha deciso di intraprendere questa iniziativa?
L’ etichettatura dei prodotti per la protezione solare ha molti punti deboli tra cui:
- la maggior parte delle creme protegge esclusivamente dai raggi UVB, quelli che causano le “scottature”. I raggi UVA sono invece un importante fattore di rischio per l’invecchiamento ed il cancro della pelle. Non esistono attualmente metodi di prova uniformi per comparare i fattori di protezione ai raggi UVA. Quindi ogni produttore ha il suo metodo per misurare e indicare il fattore di protezione rendendo di fatto la comparazione tra i diversi prodotti impossibile.
- non esistono “protezioni totali” o “schermi totali”. Nessun tipo di crema è in grado di fornire una protezione completa. Queste diciture sono esclusivamente pubblicitarie ed ingannevoli. E molto pericolose. Chi utilizza una crema con protezione totale crede di potersene stare sotto il sole di mezzogiorno senza rischi. Non è così.
- anche utilizzando una crema specifica, con fattore di protezione alto, i neonati e i bambini non devono mai essere esposti alla luce diretta. Soprattutto in questo settore invece abbondano le diciture “protezione totale”. Bugie.
- il produttore deve indicare con chiarezza le dosi e la frequenza di applicazione. Per ottenere la protezione indicata dal “fattore di protezione” sono necessari circa 35 grammi di crema. Spesso queste indicazioni non ci sono. Ad esempio si può prendere la crema Venus Weekend. Commercializzata ancora oggi come crema protettiva per l’abbronzatura del fine settimana in realtà essendo un tubetto da 36 grammi è sufficiente per un solo giorno. Utilizzando la quantità fornita in due giornate si ha una protezione dimezzata.
- esistono creme resistenti all’acqua. Ma non vanno presi alla lettera slogan ingannevoli come “lunga durata” o “per tutto il giorno”. Le applicazioni devono essere frequenti e regolari, in particolare dopo il bagno o in caso di abbondante sudorazione.
- attenziona ai prodotti che non forniscono alcuna protezione (gli “abbronzanti”). Non hanno filtri di nessun tipo, nè fisico nè chimico, nè per gli UVA nè per gli UVB. Eppure si trovano negli stessi scaffali delle creme solari. Questi prodotti sono estremamente pericolosi. Anche i prodotti con fattore di protezione inferiore a 6 devono essere considerati semplicemente “idratanti” in quanto la protezione fornita è troppo bassa, quasi nulla.
- Un prodotto con un fattore di protezione 15 assorbe il 93 % dei aggi UVB, mentre un prodotto con un fattore di protezione 30 ne assorbe il 97 %. I fattori di protezione superiori a 50 non accrescono sostanzialmente la protezione dai raggi UV. La gamma dei fattori di protezione solare indicati sulle etichette può quindi essere ridotta senza limitare la possibilità del consumatore di scegliere fra protezioni diversamente efficaci. Quindi, invece di utilizzare tanti numeri diversi che confondono il consumatore è bene indicare il livello di protezione utilizzando i termini «bassa», «media», alta e «molto alta»[2]
Dal momento che queste sono solo semplici “raccomandazioni” non è affatto detto che sui i prodotti in commercio quest’anno queste regole siano state già state correttamente applicate. Quindi attenzione. Vendiamo cara la nostra pelle!
[1]. Raccomandazione della Commissione Europea 04/05/06
[2] Ministero della Salute Italiano
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..e l’investigatore DM colpisce ancora! Grande!
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Ma alla fine, considerando quanto detto, non conviene prendere creme con fattore di protezione molto elevato? Che senso ha prenderle a fattore basso?
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Ma sai, dM, che aspettavo proprio questo post per prendermi la cremina?
Ora vado…pensavo di prenderla senza filtro…ma mi sa che opterò per una “bassa”. Grazie capo!
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Ottimo vademecum DM
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@gatto
Ciò che viene contestato è l’inutile macchinosità dei “numeri” che indicano il fattore di protezione, non il fattore di per se.
Dovresti scegliere il fattore di protezione adatto al proprio fototipo. Se sei un tipo molto “mediterraneo” o sei già abbronzato una protezione “molto alta” non è necessaria. Se di un fototipo basso “Pelle bianco-latte, occhi
chiari, capelli rossi e lentiggini” invece è la tua unica scelta.
Prenderle con un fattore basso ti permette di abbronzarti in fretta. Credo che il motivo sia quello. Oppure è per una questione di costo. Non so.
Io mi sono interessato alla questione per mia figlia. Per i bambini la protezione massima è d’obbligo. Anche quando non sono esposti alla luce diretta.
@ giorgia e il buono
@silent
A Canna Island non ti servono cremine. Lì piove sempre.
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Eccomi appena di ritorno dalla piscina…. A fare la lucertola perchè non so nuotare! Mi concedo solo una sguazzatina ogni tanto ma senza staccare la presa dal bordo piscina!!
Ho preso una protezione alta (30) anche se sono un tipo mediterraneo: ho preferito evitare ustioni…
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Ma chemme frega de canna ailand?
lassù il parlamento ci deve andare, io sto benone al sole
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ahaha il sito dell’ulss 20!!! Fototipo 4, non mi servono cremine. Avevi ragione, diemme
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@spes
ottima scelta.
@silent
terùn!
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Con un po’ di ritardo, ma sembra esserci arrivata anche l’adiconsum.
Leggete questo articolo.
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