Noi Stessi 9


Un 30 di Febbraio di un anno XY ci svegliamo, ci affacciamo alla finestra e ci lasciamo accarezzare dai seducenti raggi del sole; ci laviamo, ci pettiniamo, ci vestiamo e non mettiamo nemmeno un filo di trucco perché quelle ore di sonno anche se poche sono state così pienamente godute che non hanno lasciato sul nostro viso nemmeno un piccolo segno di stanchezza. Camminiamo per le affollate strade della città e ci sentiamo forti e invincibili, orgogliose di quella giornata come di tutto il resto della nostra vita, pronte a calciar via qualsiasi dolore ci attanagli trasformando i problemi in sorrisi con un semplice tocco del nostro coraggio.

eyes

Un 31 Febbraio di un anno XY ci svegliamo, ci affacciamo alla finestra e seguiamo con lo sguardo tutte le goccioline di pioggia che impetuosamente si affannano per ricoprire ogni singola superficie; ci laviamo, ci pettiniamo, ci vestiamo e cerchiamo col trucco di coprire quelle indelebili tracce di stanchezza che la notte agitata e angosciosamente insonne ha lasciato sul viso. Vorremmo uscire ma una ingestibile spossatezza attanaglia il nostro corpo e la nostra mente, la fragilità e l’insicurezza di quello che siamo trasforma in insoddisfazione la nostra incapacità di risolvere anche i piccoli problemi quotidiani, ci sentiamo tristi e inspiegabilmente soli. Qualcuno potrebbe scientificamente o cinematograficamente (se riecheggia nei propri ricordi “La sindrome di Sthendal”) diagnosticare questi radicali cambiamenti di prospettiva come sindrome di doppia personalità.

In realtà la soluzione è più semplicisticamente celata dietro gli inquietanti e repentini cambiamenti del nostro umore anche dopo aver ascoltato una canzone, dopo aver ricevuto una telefonata, dopo un incontro o una discussione; nella nostra umile umanità siamo capaci di trasformare le albe in tramonti o gli inverni in primavere e talvolta senza esserne nemmeno del tutto consapevoli. Per alcuni questa può essere una dannazione, qualcosa per cui maledire sole terra e luna, per altri può essere una benedizione, una manna dal cielo per rendere diverso e inaspettato ogni singolo giorno, dipende tutto da come si vive.

Ricordate la storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Ecco, quella! Non c’è una spiegazione razionale e certo non dobbiamo cercare di cristallizzare i nostri atteggiamenti fissandoli sempre e comunque con una specifica motivazione.

L’istinto arde in noi come la fiamma di un incendio che divampa, perché frenarlo? C’è forse qualcosa di male nell’essere se stessi? A prescindere credo che la bellezza di questi imprevisti cambiamenti stagionali nella nostra anima siano frutto della nostra vulnerabilità, delle nostre piccole o grandi incertezze, della nostra paura dell’ignoto, del nostro essere così deliziosamente imperfetti, insomma del nostro essere così dolcemente umani.

Foto Dream-on