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9 dicembre, 2007 di Comandante Nebbia
Archiviato in Cazzotti, Cronache Italiane
Domenica pomeriggio. Qui dove mi trovo è già quasi notte. Il tempo è freddo, umido e mette malinconia. In più vengo da lunghe ore di veglia e di sofferenza fisica. Insomma, non sono dell’umore di fare sconti.
Quando, come in questo momento, mi capita l’occasione di stare a lungo lontano dal mio paese, provo uno strano senso di straniamento.
Forse lo provano tutti quelli che si allontanano dall’Italia per lavoro o per motivi di salute. Quando il viaggio non è solo distratta e veloce fruizione di diversità, ma diventa interazione profonda con la gente e le strutture organizzative della realtà che ci ospita.
Da qui, mentre guardo l’unico canale televisivo italiano diffuso dall’impianto satellitare del condominio, l’Italia è simile ad una remotissima repubblica caraibica e programmi come “Festa italiana”, “L’Italia in Diretta” e “Affari tuoi” ci mostrano italiani impegnati in oscuri riti propiziatori, immersi in universi alieni dove preoccupazioni e desideri sono quelli indotti da un’informazione e da uno spettacolo artificiali e corrotti.
E’ difficile anche distinguere i telegiornali e i programmi d’”informazione” dal resto dell’insipida broda trasmessa senza soluzione di continuità. Le brutte poesie declamate dal politico calvo dalla voce tremula e i compiacenti ammiccamenti del conduttore, le polemiche sul voto pronunciato da seduto o in piedi, le ragazzine morte per un’operazione alle tonsille, gli assassini utilizzati come testimonial pubblicitari e le sterili discussioni sulla “cosa rossa” raccontano un’Italia dove il contatto con la realtà è andato definitivamente perso e dove le cose continuano a funzionare solo per la grande inerzia impressa dall’immane sacrificio delle generazioni che hanno preceduto la nostra.
Il paese che mi ospita adesso ha i suoi problemi. La gente lavora duramente e c’è polizia per strada, segno che anche qui non è così tranquilla come sembra.
Eppure l’aria che si respira è diversa. Si ha la sensazione che la gente lavori tranquillamente con l’idea di costruire qualcosa che potrà essere utile a se stessi e a quelli che verranno dopo. Le persone fanno e si aspettano che anche gli altri facciano la loro parte, perché è questo il motivo per il quale gli uomini si raccolgono in comunità: raggiungere, con il contributo di tutti, una condizione di maggiore serenità e benessere.
Provate a farvi qualche domanda da soli. Da quanto tempo non vi sentite più parte di una comunità? Quando è stata l’ultima volta che avete avuto la sensazione di costruire qualcosa che non sia utile solo a voi stessi, ma che abbia la possibilità di diventare uno strumento valido per un tempo superiore alla vostra vita? Vi è mai capitato di sentirvi protetti e accuditi in un ospedale pubblico? Quando avete a che fare con un impiegato, un dipendente o il vostro datore di lavoro ottenete collaborazione e comprensione o siete continuamente costretti a combattere?
Non voglio sembrare presuntuoso, ma credo di conoscere le vostre risposte. Sono le stesse che mi sono dato io.
Per una serie lunghissima di motivi, l’Italia di oggi dà ragione a Metternich ed è solo un’espressione geografica. La nazionalità, il patrimonio più grande per un paese unito sotto la stessa bandiera, si è dispersa in milioni di rivoli di disperate solitudini impegnate a difendere il piccolo spazio conquistato.
Qualcuno potrà dire che la nazionalità italiana non è mai esistita, ma mentirà a noi e a se stesso per consolarsi di una perdita così immane. La nostra nazionalità è esistita. E’ stata messa alla prova da due guerre mondiali, una terribile guerra civile e quaranta anni di guerra fredda. Ne è emersa integra.
Secondo me si è cambiata strada negli anni novanta, quando qualcuno ha capito che politica e affari rappresentavano un proficuo binomio per chi poteva gestirli insieme e da allora è stato progettato e realizzato un sistema nel quale lentamente, ma senza eccezioni, si sono incanalati prima gli uomini di potere e poi tutto il resto del paese. Di questa ferale intuizione dobbiamo ringraziare il grande statista scappato in Tunisia per sfuggire alle sue responsabilità ed i suoi epigoni contemporanei che ne hanno raccolto la malefica eredità e, grazie al sistema televisivo creato in forza di una legge rapinosa ed incostituzionale, ne hanno fatto cultura e politica di questo paese.
Al termine di un’analisi di questo tipo e guardando anche l’atteggiamento sottomesso e rassegnato al quale sono state addestrate le nuove generazioni che considerano il lavoro una concessione e non l’orgoglioso contributo che ognuno ha il diritto di dare al progresso della propria nazione, una reazione potrebbe essere quella di rinchiudersi in una rancorosa e solitaria lotta per la sopravvivenza, nell’attesa quasi compiaciuta che la situazione precipiti. Chi pensa che sia la soluzione giusta faccia pure.
Personalmente, mi sembra l’atteggiamento di chi è già morto anche se non lo sa ancora. Una sorta di putrefazione iniziata dal cuore per poi passare al cervello ed estendersi, inesorabilmente, al corpo.
Io, invece, nel mio piccolo dico: NO. E lo dico conscio del fatto di non avere da perdere altro che la mia vita, perché nulla di quello che posseggo vale l’umiliazione di vivere in questo modo.
Per me dire NO vuol dire espormi alla vostra critica e scrivere su queste pagine quello che penso senza compromessi e senza ammiccamenti a chi mi legge. Per me dire NO vuol dire ignorare e combattere il sistema anche qui sulla rete, dove la gerarchia del potere ha stabilito regole ed alleanze alle quali ho deciso di non sottopormi. Per me dire NO vuol dire cercare di capire insieme cosa c’è dietro le cose e smascherare chi si professa profeta. Per me dire NO vuol dire cercare storie che non conoscete e raccontarvele per farvi capire cosa sta accadendo. Per me dire NO vuol dire non partecipare ad elezioni politiche dove non ho il diritto di esprimere una vera preferenza. Per me dire NO vuol dire guardare con estrema attenzione programmi come quelli di Bruno Vespa, prendere diligentemente nota dei prodotti pubblicizzati e non comprarli più. Per me dire NO vuol dire cercare tra voi gente che ha deciso di non lasciarsi andare alla morte cerebrale e sperare che qualcuno di voi possa suggerire soluzioni alle quali non ho pensato ancora. Per me dire NO vuol dire denunciare e combattere con ogni mezzo chi in questa situazione si ingrassa. Per me dire NO vuol dire fare il mio dovere di cittadino anche e soprattutto quando mi è scomodo, ignorando l’esempio di chi certa strade più brevi e semplici. Per me dire NO vuol dire farmi partigiano oggi e vivere i valori che hanno ispirato quella lotta, non baloccarmi nel ricordo opaco di una Resistenza consegnata a polverosi libri di storia.
E non venite a dirmi che è inutile, che sono un idealista. Lo so già, maledizione, è la mia condanna. Avrei voluto essere diverso, avere meno cuore e più cervello, ma sono fatto così. Sono un vecchio soldato, troppo affezionato a valori come Patria, amore, onore, coraggio, onestà. E’ tardi per cambiare. Per alcuni di voi saranno solo parole, ma per me sono la traccia che ho seguito per tutta la vita e senza, ormai, non saprei più dove andare.
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Comandante Nebbia
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2008


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“Per me dire NO vuol dire guardare con estrema attenzione programmi come quelli di Bruno Vespa, prendere diligentemente nota dei prodotti pubblicizzati e non comprarli più.”
Questa è una grande arma, forse l’unica che abbiamo, la sola che, forse, può far male al nemico, ma dobbiamo ritrovare al più presto il libretto delle istruzioni.
Da parte mia prendo appunti anche durante studioaperto, cartoni animati, reality, partite di calcio….
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Comandante
Roberto agli ordini. Disponga di me come crede opportuno.
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Anche io dico NO. Grazie comandante.
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Mi unisco
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No, non sei solo comandante.
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NO.
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E se invece spegneste la tv?
Troppo alienati per farlo? Peccato perché a me sembra l’unica via possibile per non vomitare un giorno sì e l’altro pure.
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perché spegnere, per sentirsi intellettualmente superiori?
l’avversario va conosciuto fino in fondo.
la contaminazione intellettuale è un rischio inevitabile in questa lotta.
altrimenti la cosa puzza di aventino.
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Coraggio, il meglio è passato.
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Comandante Nebbia, siamo più o meno coetanei…non so se ti sei fumato qualcosa, oppure se una qualche oscura malattia ti offusca la mente, oppure, se tu, come me, hai ricevuto la conoscenza oscura dell’emissario del Malvagio Creatore…
Così è sempre stato, così è, così sempre sarà…lo sai anche tu!
Quando è mai cambiato qualcosa? E quando puta caso è cambiato non è ritornato tutto più o meno come prima?
Il Gattopardo che ci sta a fare? L’hanno scritto così, tanto per passatempo?
Fino a che i molti che hanno poco continueranno a farsi la guerra tra di loro sarà per sempre così… Amen
Per gli statisti, anche se mi sottoporrete a pubblica gogna…dopo Craxi non ne ho visti…Voi per caso ne vedete qualcuno?
Cmq siete voi gli illuminati…
Un caro e fraterno saluto!
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ma chi ca@@o è questo citrullo ogni tanto si sente in dovere di ifare la predica e di dire cazzate. Mai che ne dicesse una sulla quale vale la pena di riflettere.
Ora il gattopardo è diventato vangelo. Certa gente legge una mezza cazzata e si sente all’altezza di parlare in pubblico.
Ho visto il sito di questo luminare. Un click sprecato. Solo stronzate.
Io, invece, ci credo. Non mi faccio fregare da chi mi vuole morto prima del tempo
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Salve Giuliano, il citrullo sono io e tu cosa sei? Il moralista ipocrita di turno?
Un caro e fraterno saluto!
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A proposito grazie per la tua visita al nostro blog…hai contribuito a farci aumentare il contatore delle visite! Ripassa pure quando ti pare sei sempre ben accolto…
A rileggerti…
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Si figurati, non ho finito Dan Brown che almeno sapeva scrivere, vedi tu se ho tempo per le versioni made in China.
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Meno male che ci sei tu fratello Giuliano…
Ave atque vale frater!
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Voto 10 per il senso dell’articolo.
I cambiamenti in peggio o in meglio li fanno le persone non le cose.
E` inutile nascondersi dietro a un dito dicendo “sono solo”, spesso un esempio puo` essere riconosciuto come giusto ed essere utilizzato e/o condiviso da molti altri e su questo credo che ognuno nel suo campo di interesse e` in grado di identificare parecchi esempi utili.
In ogni caso io dico SI al recupero del senso della vita e NO a chi vuole svuotarla di valore.
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Vi ricordo che le offese e gli attacchi personali non sono graditi su MenteCritica. Sono certo che saprete trovare un luogo più consono alle vostre litigate. (se proprio non sapete dove andare provate al parlamento italiano)
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Bell’intervento, ma…
“E se invece spegneste la tv?”
Me lo sono chiesto anch’io. Non dovreste farlo per sentirvi superiori (che cazzata!), né dovreste farlo per dimostrare qualcosa a qualcuno. In realtà potreste anche non farlo affatto.
Sento continuamente criticare quel programma, quell’altro vip, la notizia detta male, il reality insopportabile. Bisogna essere masochisti, per continuare a guardare qualche che non piace… o no?
La rispota è che serve a “conoscere il nemico”. E lo scopo sarebbe…? Cosa importa al “nemico” se qualcuno guarda con rabbia il teatrino che inscenano ogni giorno? Persone infastidite, irritate, incavolate e consumate dall’odio (come nel caso particolare del blog contro studio aperto) che perdono il loro tempo a guardare e disprezzare “servizi” ridicoli e a farsi il sangue amaro su ogni vip che incassa miliardi per mostrare una zezza. Ancora: a che scopo? A loro importa qualcosa che un tizio faccia notare (come se non lo sapessimo/sapessero già!) su qualche blog perso nell’infinità della rete che trasmettono merda?
Per niente! Cosa importa se critichi? Proprio nulla, finché continui a guardare… Che poi il programma ti dà il voltastomaco… embè?
Sinceramente, credo che l’unica arma che abbiamo per cambiare qualcosa (se qualcosa si può cambiare) sia proprio quella di colpire su ciò (ovvero su l’unica cosa) che a loro importa, cioè l’audience. Forse quando vedranno gli ascolti drammaticamente bassi inizieranno a porsi delle domande.
Pensateci: loro non possono sapere se guardate e disprezzate. Pssono sapere solo se guardate o no.
ps: l’idea di non comprare i prodotti pubblicizzati durante i programmi spazzatura non sembra male. Ma in realtà è un boicottaggio inutile: un sabotaggio indirizzato male che danneggia entità che poco c’entrano.
Scusatemi il post lunghino.
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Mr.Oxford…infatti ho espresso una mia opinione in disaccordo con Sua Eccellenza il Capo Supremo di MC…d’altronde la giustizia virtuale è semplice da applicare…ad insindacabile giudizio l’amministratore zac…con un semplice clic del mouse si fa scomparire un nick…
Ma allora vi sarebbero o meno le questioni di principio?
Il che confermerebbe alcune mie tesi…
Un caro saluto!
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L’audience è calcolata in base a 5000 teste di c…. che vedono solo programmi cretini…
È poi da considerare una doppia direzione delle cose:
Ci sono aziende che vogliono la loro pubblicità su programmi abominevoli ma che fanno audience;
Ci sono aziende che vogliono programmi abominevoli perchè i loro prodotti possono essere piazzati solo su un mercato di deficienti.
Mstatus non ha tutti torti, non è facile uscirne si rischia di passare per pazzi.
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Per lungo tempo ho pensato che fosse necessario “conoscere il nemico”. Da diversi mesi la tv per me non esiste più e sto molto meglio. D’accordo con Vaaal quindi.
Anche senza tv il problema persiste. La mentalità televisiva è stata fatta propria da molte persone. Ma per fortuna non da tutte.
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Io la penso come Diabolico. La pessima televisione esce dagli schermi ed invade la nostra quotidianità. Io una soluzione ce l’ho, evito la tv spazzatura e cerco di evitare il più possibile i fanatici della TV spazzatura o, se proprio non posso o tutto sommato si tratta di persona che hanno “solo” quel difetto ma tanti altri pregi che li rendono comunque una piacevole compagnia, li zittisco dicendo: “non so, non conosco, non guardo”.
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“Per me dire NO vuol dire farmi partigiano oggi e vivere i valori che hanno ispirato quella lotta, non baloccarmi nel ricordo opaco di una Resistenza consegnata a polverosi libri di storia.”
esattamente.
e No, non sei solo.
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Il problema di questo articolo non è spegnere o meno la TV: ognuno fa quello che gli pare!
E’ interessante quest’articolo perchè è splendidamente strappalacrime: quasi un discorso alla Braveheart, da film americano in cui non si parla di concretezze economico-politiche ma di cuore, forza, coraggio, sentimento e lacrime.
Comunque è innegabile la forza del messaggio ma per chi è troppo troppo smaliziato….
Comunque non corcordo (seriamente) al di là del tono generale con “Patria, amore, onore, coraggio, onestà”: amore e coraggio non c’entrano con la politica, siamo seri; onestà e onore non hanno MAI avuto niente a che fare con il Politico (quindi neanche la possibilità di un fuga nell’età dell’oro) se non nell’Iliade; la Patria esiste solo quando suonano il “silenzio” per la morte di un soldato o quando suonano l’inno se abbiamo la fortuna di vincere un Mondiale.
Questo è ottimismo spicciolo: c’è gente che suda, lotta, muore…
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L’audience non la cambia un televisore spento in piu’ o in meno. Comandante Nebbia, mi e’ piaciuto il tuo articolo, la tua chiamata alle armi, ma mi sento esclusa dalla cerchia. Io in quella tv che tu e molti altri demonizzate, ci lavoro. E vi assicuro che, vista dal di dentro, fa capire molto di quello che siamo e di quello che potremmo essere. Chi fa la tv non ha possibilita’ di scelta perche’ c’e’ sempre qualcuno al di sopra che decide. La soluzione? Lasciare questo lavoro e fuggire sui monti a far la guerra a quello che siamo diventati. Ma io non sono poi cosi’ coraggiosa e, soprattutto, anche per vivere in latitanza sulle montagne della nostra coscienza civile ci vuole uno stipendio. Quindi mi limito alla resistenza passiva e dico che il tuo NO e’ condivisibile, ma io mi sento ancora italiana, non rinnego il Risorgimento, quando sento l’inno mi commuovo e devo la mia vita ad un lurido e fatiscente ospedale di Roma. Non e’ tutto da buttar via.
Laura
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Non concordo con l’aventinismo, ma comunque ognuno fa come crede.
Laura, è ovvio che la responsabilità è di chi progetta certe cose.
Nessuno, specialmente di questi tempi, può permettersi di rifiutare opportunità.
E’ proprio perché anche io penso che non sia tutto da buttare via che sto qui a scrivere e a leggere quello che scrivono gli altri.
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Arrivo buon ultimo, ma puoi contare anche su di me
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Dopo un anno scopro questo post, era esattamente quello che mi ci voleva in questo momento…
Anche a me tornare in italia dopo aver vissuto un’altra città, anzi due stati diversi, a fatto lo stesso (brutto) effetto.
Come direbbe Paolo Bitta: mal comune, mal comune.
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