No TAV, No Nucleare, No Stretto, No a tutto, anche al lavoro e al futuro. 27


La questione TAV a quanto pare è tornata in auge dopo un lungo periodo di oblio. Mi chiedo se le occupazioni e gli scontri siano davvero ricominciati in questi giorni oppure se la verità è che in questi giorni l’informazione aveva poco di cui parlare e quindi ha deciso di ritornare sull’argomento.

Sulla questione TAV la mia opinione è la stessa di Comandante Nebbia, non ho un’opinione e sostanzialmente me ne fotto. Naturalmente non posso fare a meno di constatare che i treni che viaggiano nel sud Italia fanno veramente cacare e tendono addirittura a peggiorare nel numero e nella qualità. Capisco anche che gli adoratori di Travaglio si esaltino quando distrugge Bersani con il solito trionfo di ovvietà che tutti sanno e di cui tutti tacciono. Che in Italia dietro ogni appalto ci sia un giro di interessi e di tangenti è lapalissiano, ma può bastare questa certezza per bloccare la realizzazione di qualsivoglia infrastruttura?

A volte mi chiedo come sarebbe l’Italia di oggi se tutti questi movimenti fossero esistiti 40-50 anni fa. Probabilmente le linee ferroviarie sarebbero poche e pure a gasolio, non esisterebbe l’autostrada del sole e l’unico modo per avere l’elettricità in casa sarebbe quello di pedalare su una bicicletta che funge da dinamo. Facciamo un po’ il punto della situazione: NO agli inceneritori perché inquinano, però NO anche alle discariche. NO alle centrali nucleari che sono pericolose, però NO anche all’eolico che disturba gli uccelli e al solare, che distrugge i campi coltivati. NO alle centrali a carbone che inquinano, magari NI’ alle centrali a gas.

Peccato che per le centrali a gas serva… il gas e che dalla Russia ne arrivi sempre meno. Quindi perché non realizzare dei rigassificatori? NO, NO anche ai rigassificatori.

Così è stato a Brindisi. Dopo ben undici anni di proteste, ricorsi, sequestri, la British gas si è rotta le palle e ha deciso di buttare all’aria 250 milioni di Euro di investimento pur di non rimetterci altri soldi, decidendo di chiudere la sua controllata di Brindisi che si occupava della realizzazione del progetto.

Risultato?

Ora forse i brindisini respireranno un’aria un po’ più pulita, forse. Ma di sicuro da domani 20 famiglie non avranno più uno stipendio da portare a casa perché l’azienda ha messo in mobilità i suoi dipendenti. 20 famiglie possono valere un’aria un po’ più pulita? Forse sì, ma oltre a quelle famiglie bisogna anche considerare i lavoratori che erano impiegati nel cantiere per costruire il rigassificatore e le perdite occupazionali che saranno causate dalla mancanza del rigassificatore stesso. Quante navi sarebbero sbarcate nell’ormai moribondo porto di Brindisi grazie al rigassificatore? Suppongo parecchie. Ora sbarcheranno da qualche altra parte.

Gli italiani, soprattutto in politica, sono divisi su tutto. Però quando si tratta della realizzazione di opere, magari strategiche, diventano improvvisamente compatti. I sindaci della Valdisusa sono tutti uniti contro la TAV, allo stesso modo tutti i sindaci che si sono succeduti alla guida di Brindisi sono stati contrari al rigassificatore. Compatti come non mai. Se fossero così compatti ed incazzati quando si tratta di subire l‘uccello di fiamma saremmo una delle nazioni più avanzate e sane del globo. Ma negli altri casi vince sempre l’apatia, chissà come mai. A volte sorge un dubbio, ancorché illegittimo e sicuramente ingiusto: ma questi politici locali sono contrari a queste opere perché le ritengono dannose per il territorio oppure ciò che temono è la reazione delle masse, spesso disinformate e manovrate ad hoc?


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27 commenti su “No TAV, No Nucleare, No Stretto, No a tutto, anche al lavoro e al futuro.

  • serpiko

    La considerazione generale è giusta. I macroproblemi non possono essere decisi da realtà prettamente locali.
    Tuttavia la disoccupazione strutturale non può essere colmata a colpi di grandi opere inutili.

    Dalle mie parti, vedere la costruzione di una nuova doppia linea ferroviaria molto poco utilizzata, accanto a un’altra doppia linea ferroviaria vetusta e largamente sottoutilizzata, non è stato un toccasana per l’animo.
    Ristrutturare la vecchia non sarebbe stato altrettanto benefico sotto il piano occupazionale e, già che ci siamo, magari meno impattante sotto quello dei costi e dell’ambiente?

    Aggiungiamo il sospetto che qualcuno possa (uso il periodo ipotetico per dovere di forma) essersi arricchito tra le pieghe dei grandi lavori e… Tac! Il pregiudizio è tratto!

    • Doxaliber

      Serpiko, è possibile che la TAV sia un’opera inutile? Ma lo era anche il rigassificatore di Brindisi? Lo sono le centrali eoliche e solari? Lo sono gli inceneritori? Possibile che tutto sia inutile e dannoso?

      La disoccupazione non si risolve con un’opera, ma di certo non è neanche un bene favorirla se non ci sono ragioni veramente valide.
      Oggi per puro caso dell’argomento hanno parlato nella trasmissione di Giannino su Radio 24. L’azienda riferiva che il progetto di Brindisi è partito nel 2001, in contemporanea con un progetto molto simile in Galles. Anche lì ci sono state contestazioni e ricorsi giuridici, ma tutto si è risolto molto più velocemente e senza ostruzionismi, tant’è che quell’impianto è ormai in funzione da quattro anni, mentre a Brindisi non è stata posata ancora nemmeno una pietra. Quanto alle cifre si parlava di collaborazioni con l’Università, con il Porto e di circa 1000 posti di lavoro persi.

  • serpiko

    La considerazione generale è giusta. I macroproblemi non possono essere decisi da realtà prettamente locali.
    Tuttavia la disoccupazione strutturale non può essere colmata a colpi di grandi opere inutili.

    Dalle mie parti, vedere la costruzione di una nuova doppia linea ferroviaria molto poco utilizzata, accanto a un’altra doppia linea ferroviaria vetusta e largamente sottoutilizzata, non è stato un toccasana per l’animo.
    Ristrutturare la vecchia non sarebbe stato altrettanto benefico sotto il piano occupazionale e, già che ci siamo, magari meno impattante sotto quello dei costi e dell’ambiente?

    Aggiungiamo il sospetto che qualcuno possa (uso il periodo ipotetico per dovere di forma) essersi arricchito tra le pieghe dei grandi lavori e… Tac! Il pregiudizio è tratto.

  • siberiantiger

    Sulla questione “sindaci d’accordo”, non posso far altro che ricordare un’aforisma di Oscar Wilde che mi coccola giornalmente:
    “Ah! Don’t say you agree with me. When people agree with me I always feel that I must be wrong.” (“Ah! Non dire che sei d’accordo con me. Quando la gente dice che è d’accordo con me mi sembra sempre che sono nel torto.”)
    Non si potrebbe torturare gli stessi e obbligarli a pensare così?

  • tex

    il movimento no tav non è manovrato da nessuno ed è molto ben informato sul progetto, molto piu’ dei politici che stanno in parlamento.
    I sindaci NO TAV non sono in cerca di voti…. ormai saranno “segati” dai propri partiti. I sindaci SI tav leccano il culo al proprio partito.

    • Doxaliber

      I sindaci NO TAV non sono in cerca di voti…. ormai saranno “segati” dai propri partiti. I sindaci SI tav leccano il culo al proprio partito.

      Da quando in qua i sindaci hanno bisogno dei partiti per essere rieletti? Molti sindaci sono eletti tramite liste civiche e spesso sono in totale disaccordo con i partiti da cui provengono. Ultimo in ordine di tempo è il sindaco di Verona Tosi, che forse si presenterà alle elezioni con una lista civica e senza l’appoggio della Lega. Se hai il “popolo” dalla tua parte non ti serve altro.

      Poi siamo di fronte al solito ragionamento assolutista per cui chi è per la TAV lo fa per il bene dei valsusini e senza alcun interesse secondario, chi invece è favorevole è sicuramente un mafioso/piduista/intrallazzatore e chi più ne ha più ne metta.
      Comunque l’articolo parlava della TAV solo marginalmente.

  • fma

    Credo che tu abbia ragione da vendere Doxa.
    Penso che ciò che muove la collettività sia di volta in volta l’appartenenza a una fazione, il fascino dello scontro, il piacere della trasgressione, il senso di frustrazione per non aver realizzato i propri sogni, il bisogno adolenscenziale di ribellione, il rimpianto del perduto amore, maremma maiala, tutto, fuorchè la logica che persino io talvolta uso pur di aver ragione. CN dixit! :mrgreen:

  • FEDERICO

    Il problema è capire verso che tipo di sviluppo andiamo, andare più veloce, con più mezzi, far viaggiare più merci ecc ecc migliorerà davvero la nostra qualità della vita??? Bisognerebbe mettere al centro le persone e non credo che qualuno lo stia realmente facendo.

    • Doxaliber

      La qualità della vita e anche l’aspettativa di vita sono cresciuti con la modernità. Dove c’è meno modernità c’è più povertà, più fame e più morte. In ogni caso credo che si possa trovare il giusto compromesso tra infrastrutture e rispetto dell’ambiente e di sicuro il compromesso non è non costruire più nulla.

      • Gilda

        Mi stavo chiedendo se il fatto che dove c’è meno modernità c’è maggior povertà, fame e morte sia da imputare solamente alla mancanza stessa di modernità o alla competizione che i paesi moderni hanno imposto loro, e al contemporaneo tentativo di modernizzazione delle stesse. Cerchiamo di diventare tutti uguali (e forse è comprensibile), ma è davvero la cosa più opportuna? Vogliamo prendere una strada univoca del moderno o ne proviamo di diverse per capire quale sia la migliore? E’ questo secondo che forse ci siamo chiesti troppo poco.

        • doxaliber

          Mi stavo chiedendo se il fatto che dove c’è meno modernità c’è maggior povertà, fame e morte sia da imputare solamente alla mancanza stessa di modernità

          Secondo me c’è sicuramente un rapporto causa effetto diretto. Potrei portare migliaia di esempi, partiamo dalle cose terra terra. Una cosa è arare un campo con un mulo, una cosa è farlo con un trattore. Una cosa è disporre di un campo di irrigazione, una cosa è annaffiare le piante con un annaffiatoio. Pensare che possa esserci sviluppo senza modernità è, a mio parere, piuttosto ingenuo. Non a caso modernizzazione e benessere sono andate quasi sempre di pari passo.

          Vogliamo prendere una strada univoca del moderno o ne proviamo di diverse per capire quale sia la migliore? E’ questo secondo che forse ci siamo chiesti troppo poco.

          Se fossi nato negli anni ’20 sarei stato un futurista. Rispetto tutte le opinioni, per cui ritengo che chi crede si possa vivere meglio senza computer, telefoni, autostrade, auto e qualsiasi altro mezzo moderno abbia il diritto di farlo. Ma dovrebbe farlo, perché altrimenti è troppo facile parlare di decrescita felice. Chi crede che un mondo così sia possibile dovrebbe abbandonare tutto: rinunciare a luce, gas, computer, telefono, acqua potabile e calda, prendere possesso di una cascina in campagna e coltivare la terra. Poi mi faranno sapere qual è il risultato.

          • Gilda

            Hai un po’ travisato le mie parole, non ho detto questo. Penso che la modernità abbia i suoi pregi e i suoi difetti, e faccio in modo di cuccarmi solo i pregi (e infatti, guarda caso, sono qui su mc con una connessione a internet e un computer, ma evito tanti altri siti e perdite di tempo).
            Non stavo insinuando che non ci fosse un rapporto causa-effetto, ma che la causa non sia solamente quella (come non c’e’ mai una sola causa, in nessun frangente).
            Mi chiedevo se non fosse più logico provare strade diverse, non tornare all’artigianato e coltivare a mano (per quanto, sotto certi aspetti, possa sembrarmi una cosa affascinante).

            Poi, se vogliamo parlare dei treni, mi viene da chiedermi: cos’e’ in Italia che (in campo ferroviario) porta maggiori problemi? La risposta, ahime’, non mi sembra sia “ci sono troppi pochi treni ad alta velocità”. Insomma, stiamo tentando di risolvere un problema o stiamo perdendo tempo?

          • doxaliber

            Poi, se vogliamo parlare dei treni, mi viene da chiedermi: cos’e’ in Italia che (in campo ferroviario) porta maggiori problemi? La risposta, ahime’, non mi sembra sia “ci sono troppi pochi treni ad alta velocità”. Insomma, stiamo tentando di risolvere un problema o stiamo perdendo tempo?

            Gilda, anche questa è una risposta classica e un po’, non ti suoni d’offesa, “benaltrista”. La realizzazione di linee ad alta velocità non esclude necessariamente un miglioramento delle tratte dei pendolari o dei treni verso il meridione.

          • Gilda

            Può darsi, però penso che i problemi dell’Italia siano altri e che parlare di tav in un periodo in cui si taglia su tutto per racimolare miliardi sia a dir poco agghiacciante. Senza contare che con la povertà che inizia a dilagare fa ridere il concetto di alta velocità. Per chi la stanno costruendo, per i nipotini che vogliono viaggiare comodi?
            Se mi parli di un inceneritore e’ un’altra cosa, nell’ottica dei problemi nazionali lo trovo già uno strumento più rilevante. Non mi pare altrettanto per la tav, ma se mi sbaglio spiegami.

          • doxaliber

            Gilda, nei momenti di crisi certe opere sono ancora più importanti. A mio parere non usciremo da questo disastro, ma uno Stato che non investe sul futuro è uno Stato senza futuro.

            Se mi parli di un inceneritore e’ un’altra cosa, nell’ottica dei problemi nazionali lo trovo già uno strumento più rilevante. Non mi pare altrettanto per la tav, ma se mi sbaglio spiegami.

            Ma io nel mio articolo parlavo solo incidentalmente della TAV, il pezzo parla di un rigassificatore a Brindisi. Solo che l’attenzione della maggior parte dei commentatori è stata quasi esclusivamente sulla TAV.

          • Gilda

            Lo so, infatti ho risposto al commento più che all’articolo. E’ vero che hai parlato poco della tav, ma e’ pur vero che la citi ed essendo un argomento delle cronache di questi giorni e’ normale che i commenti si riferiscano perlopiù alla tav. Direi che c’e’ differenza tra rigassificatore e tav. Una ben grossa differenza.
            Sono d’accordo sul fatto che bisogna investire sul futuro, un po’ meno che questo futuro debba essere la tav.

  • ilBuonPeppe

    Dispiace dirlo ma trovo l’approccio colpevolmente semplicistico.
    Te ne fotti della TAV? Beh forse dovresti provare a capirne qualcosa prima di dire che i manifestanti hanno torto; altrimenti su che base ti schieri in questo modo?
    Vuoi combattere la disoccupazione, non importa in che modo? Un gruppo scava buche, un altro le riempie. Ciclicamente. Piena occupazione.

    • Doxaliber

      Te ne fotti della TAV? Beh forse dovresti provare a capirne qualcosa

      Se avessi voluto interessarmi di alta velocità, elettrificazione, viabilità, scavo galleriee e trasporto merci avrei fatto un altro mestiere. Io di sicuro non ho i mezzi e le conoscenze per decidere se la TAV serve oppure no. Potrei documentarmi, questo è certo, ma il tempo a nostra disposizione è limitato e non possiamo diventare profondi conoscitori di ogni cosa. Io il mio tempo preferisco dedicarlo ad altri approfondimenti.

      provare a capirne qualcosa prima di dire che i manifestanti hanno torto; altrimenti su che base ti schieri in questo modo?

      Veramente l’articolo parla di un rigassificatore e solo incidentalmente della TAV.

      Ripeto quanto ho già scritto a Serpiko. E’ possibile che la TAV sia un’opera inutile. Ma lo era anche il rigassificatore di Brindisi? Lo sono le centrali eoliche e solari? Lo sono gli inceneritori? Possibile che tutto sia inutile e dannoso?

      Vuoi combattere la disoccupazione, non importa in che modo? Un gruppo scava buche, un altro le riempie. Ciclicamente. Piena occupazione.

      Già, ma qui non stiamo parlando di buche, bensì di opere che potrebbero essere strategiche per il paese. A mio parere se i NO a tutto fossero nati negli anni 60 non avremmo nemmeno le autostrade e guideremmo sui tratturi.

      • Charlie

        i “no” a tutto nel periodo del boom economico non erano possibili anche perché la gente semplicemente non era informata. O meglio, l’informazione era né né meno quella odierna, ma senza internet e senza una scolarizzazione di massa.
        Sono elementi da tenere in considerazione, secondo me.

        l’ambiente non si protegge costruendo ponti su stretti, gassificatori, tav o quant’altro. l’ambiente si protegge convertendo, riqualificando, riciclando e riusando. il cemento ci ucciderà, Doxa, abbiamo davvero bisogno di tutto questo? il punto è molto più a monte, a parer mio. Bisognerebbe educare ed educarci al rispetto dell’ambiente dove viviamo e chi può (e deve) emanare leggi ed amministrare beni ed enti dovrebbe avere più riguardo per questo bene comune che è la terra.

        come vedi ho scritto tutto al condizionale, perché la realtà è fatta di interessi “maggiori”, quali gli investimenti, le fidejussioni, i contratti, le promesse, la politica, la corruzione, il denaro.
        poi, è chiaro che abbiamo “scelto” un modello di vita che prevede infrastrutture e discariche, ma chi vuole vedersi passare un viadotto sopra la testa o vivere con le finestre chiuse tutto l’anno per l’olezzo dei rifiuti di migliaia di persone? tu? no, nessuno.

        Un’ultima cosa: fottersene è a volte una buona cosa, ma chi se ne fotte non può lamentarsi. Credo.

        • fma

          l’ambiente non si protegge costruendo ponti su stretti, gassificatori, tav o quant’altro. l’ambiente si protegge convertendo, riqualificando, riciclando e riusando. il cemento ci ucciderà

          Detta così sembra che l’alternativa sia tra costruire e riqualificare.
          Io non sono un fautore preconcetto del costruire e tuttavia credo che, oltre a riusare e riqualificare, sacrosanto, pure costruire non sia nè reato, nè peccato.
          Tra una natura intatta e una modellata dall’uomo non è così scontato che sia meglio la prima: le balze con i muretti a secco e le vigne delle Cinque Terre d’antan sono sicuramente più gradevoli da vedersi e più funzionali, dal punto di vista umano, delle stesse balze abbandonate in mano alla natura.
          La stessa città non si può ragionevolmente additare come un esempio negativo sic et simpliciter, dipende: Manhattan e il Bronx, pur così prossime, non sono la stessa cosa per viverci.
          Non è neppure così scontato che il modello di vita sia una scelta senza vincolo alcuno.
          Nessuno, potendo, sceglierebbe di vivere

          con le finestre chiuse tutto l’anno per l’olezzo dei rifiuti di migliaia di persone

          e tuttavia se quelle migliaia di persone ci sono, e ci sono, e producono merda e rifiuti, bisognerà pure pensare a come smaltirli quei rifiuti, in modo da vivere in modo decente e allora si può anche arrivare alla conclusione che, in attesa del meglio, sia opportuno COSTRUIRE qualcosa, perfino un inceneritore.

        • doxaliber

          i “no” a tutto nel periodo del boom economico non erano possibili anche perché la gente semplicemente non era informata.

          Avrei da ridire sulla tua convinzione secondo la quale le persone di oggi sono più informate. Oggi gli individui sono bombardati da informazioni, ma le subiscono passivamente e senza alcun filtro critico. Prendono per buona l’informazione che più aggrada loro in un determinato momento. Gli informati sono l’1%, gli altri, quoto FMA, sono mossi da “l’appartenenza a una fazione, il fascino dello scontro, il piacere della trasgressione, il senso di frustrazione per non aver realizzato i propri sogni, il bisogno adolenscenziale di ribellione, il rimpianto del perduto amore, maremma maiala, tutto, fuorchè la logica che persino io talvolta uso pur di aver ragione.

          l’ambiente non si protegge costruendo ponti su stretti, gassificatori, tav o quant’altro. l’ambiente si protegge convertendo, riqualificando, riciclando e riusando. il cemento ci ucciderà, Doxa, abbiamo davvero bisogno di tutto questo?

          Sai come si protegge l’ambiente? Non lasciando fare alla natura, che sugli alberi non si vive comodi (e su questo non posso far altro che quotare nuovamente FMA) ma con la consapevolezza, con la programmazione, con i piani regolatori e con strutture adeguate. L’allegro abusivismo edilizio, che ancora oggi continua e senza protesta alcuna perché magari il NO qualchecoa ha la casetta abusiva e quella per lui non è un problema, ha fatto più danni all’ambiente della galleria del Frejus o del San Bernardo.

          ma chi vuole vedersi passare un viadotto sopra la testa o vivere con le finestre chiuse tutto l’anno per l’olezzo dei rifiuti di migliaia di persone? tu? no, nessuno.

          A Roma direbbero: a chi tocca nun se ‘ngrugna. Fermo restando che se i produttori realizzassero meno involucri per i loro packaging super fichi, se si facesse una raccolta differenziata con i controcoglioni, se si tassasse la produzione con materie prime non riciclabili, allora le discariche sarebbero più piccole e meno puzzolenti.

          Un’ultima cosa: fottersene è a volte una buona cosa, ma chi se ne fotte non può lamentarsi. Credo.

          L’errore di oggi è credere che tutti si possa essere interessati a tutto. Della TAV non mi lamenterò, promesso.

  • Andras

    A mio parere è semplicistico sia il no, no, no… che il sì, sì, sì.
    Quindi ogni caso va vagliato nella sua particolarità e non aprioristicamente, dicendo sì a qualunque porcata oppure no a tutto.
    Tutto qui: lasciateci il diritto di decidere se una opera abbia una sua utilità e se i vantaggi siano maggiori dei danni che essa provocherebbe.
    Ma appunto argomentando con dati di fatto sia i vantaggi che i difetti di ogni opera e non con discorsi generici e qualunquistici del tipo:”tanto dite a tutto no…”
    E’ una questione di civiltà, democrazia e buon senso…

    • doxaliber

      Tutto qui: lasciateci il diritto di decidere se una opera abbia una sua utilità e se i vantaggi siano maggiori dei danni che essa provocherebbe.

      Ma il diritto di decidere, se si tratta di opere di interesse nazionale, spetta alla nazione tutta e non agli abitanti della zona in cui l’opera sarà realizzata. Altrimenti con questo principio è ovvio che nessuna opera potrà mai vedere la luce. La nazione è rappresentata dal Parlamento e le decisioni che il Parlamento prende devono essere rispettate. I cittadini hanno diritto di continuare a protestare, a fare pressioni politiche e legali, ma non hanno il diritto di fermare un’opera con la forza. Questa, al contrario di quanto pensano molti, non è più democrazia.

  • Jedan58

    Personalmente di opere pubbliche grandiose che mi hanno (in passato anche remoto) o che mi entusiasmino non ce ne sono. Sulla TAV Torino-Lione penso che, come tutte le TAV, sia “termodinamicamente” inefficace e che tutto sommato basterebbe potenziare la linea esistente anziché farne una da zero. Sul fatto che si andrebbe da Mi a Parigi in 4 ore me ne frego altamente. A Parigi ci vado da turista e voglio farlo con calma.
    Ciò detto devo invece dire che mi stanno sui coglioni i no TAV, TUTTI. Sia i montanari “nimby”, sia soprattutto il frangiame vetero-estremista, anarco-insurrezionalista, incazzato-fancazzista, centrosocial-giovanilista, #occupystocazzo che li affianca. Sono brutti, sono tristi, ma soprattutto la maggior parte di loro sono lì per altro (anche se, a occhio, non hanno ancora capito bene per cosa). Si muovono e ragionano come gli Ultrà del calcio e questo li squalifica culturalmente a prescindere da qualsiasi considerazione sull’inutilità di un treno…
    Vogliono l’ADSL ad altissima velocità per poter twittare ed organizzare flash mob ma la TAV per andarci di corsa a questi flash mob, questa no.

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