No Tav e Violenza: Don Ciotti 12


Tre giorni fa Don Ciotti rivolgeva un appello al Governo per la riapertura del dialogo relativamente al TAV in Val di Susa richiedendo inoltre un confronto tecnico sull’opera. All’appello, di cui era il primo firmatario, si univano illustri membri della società civile, della cultura e della politica ed esso veniva immediatamente rilanciato, oltreché dai media nazionali, dai vari organi di informazione NoTAV e relativi social network.

L’altro ieri Don Ciotti lanciava un nuovo appello rivolgendosi al movimento affinché siano “isolati i violenti”, ma questa esternazione risulta sgradita ai NoTAV e su alcune pagine web del movimento la notizia viene introdotta con considerazioni che collocano il fondatore di Libera fra quanti coltivano interessi para-criminali – se non addirittura in odor di mafia – intorno ai lavori della Torino-Lione.

“Come ha spiegato bene Comandante Macaco, ci abbiamo provato ad isolare i violenti, ma loro hanno idranti, lacrimogeni, manganelli… non è facile!” scrive S.Z., quindi prosegue: “E soprattutto, Don Ciotti, sarebbe ora di fare tutti, nessuno escluso, un bel discorso su quanto è COLPEVOLE il SILENZIO di molte associazioni che fino ad oggi si sono astenute dal prendere parte in questa lotta, sulle RAGIONI di questo silenzio, sulle RESPONSABILITA’. Sono anni che la valle cerca il sostegno di Libera e non riceve risposta, la prima volta che Don Ciotti si è visto in Valsusa è stato ad agosto quando Turi è salito sull’albero… alla domanda che gli ho posto personalmente “Don Ciotti, non crede sia il caso di prendere una posizione chiara su questa gigantesca truffa?” la risposta è stata “ehm, si, beh, chiamate la sede di Torino…. “.”

Incalzano altri utenti nei commenti all’articolo: “libera ha troppi interessi con la politica..”, “Purtroppo è cosi libera e la politica vanno a braccetto.. e Don Ciotti questo lo sa molto bene..”, “sono d’accordo con s. contro le bandieruole no tav vedi DON CIOTTI…no ai catto no tav come don ciotti , si agli anarco no tav come luca…”, “confermate i miei sospetti. Quando in mano girano troppi denari avviene una mutazione genetica con preponderanza di opportunismo ipocrita”, “a me personalmente nn è mai piaciuto don ciotti..MAI!!!”, “ah ecco, finalmente qualcuno ha risposto alle mie domande…grazie mille!!!!!!mi chiedevo da tempo come mai il silenzio di Libera…”, “gli ipocriti si smascherano subito perché si dichiarano a favore di qualcuno o qualcosa ma la stragrande maggioranza dei loro commenti sono contrari. E stanno sempre dalla parte del potere.”, “Dispiace constatare l’acritica assunzione delle menzogne propagandistiche propalate dall’establishment come verità incarnata da parte di un prelato che finora ha goduto della mia stima”.

Ovviamente ognuno è libero di pensarla come crede e di informarsi dove meglio ritiene opportuno, ma, a parte tutte le dietrologie del caso, cosa potrà mai esserci di colpevole in un richiamo alla nonviolenza?

Si vorrebbe forse sostenere che Don Ciotti sta mettendo strumentalmente l’accento su qualche cosa che non esiste perché i NoTAV sono pacifici e nonviolenti sempre? Io non ne sarei così certa (e trovo poco sincero chi lo sostiene) tuttavia, se così fosse, il problema si porrebbe ancor meno.

Più in generale, non posso che trovarmi d’accordo col richiamo del sacerdote antimafia – e io non ho interessi negli appalti del TAV! – aggiungendo che l’eventuale violenza altrui, gli abusi o le prevaricazioni eventualmente subite (ma che si denuncino portando le prove alle Procure invece di ciarlarne su facebook!) non dovrebbero fornire a nessuno l’alibi per esercitare violenze, abusi e prevaricazioni a propria volta, come invece molti sembrano sostenere ultimamente.

D’accordo, forse, sul non distinguere in “buoni” e “cattivi”, valligiani e non, valsusini d.o.c e d’adozione provenienti dai centri sociali o da qualsiasi altra realtà, ma certe pratiche vanno tagliate fuori dai movimenti in primo luogo perché non sono funzionali agli stessi, perché legittimano le azioni repressive e perché prestano il fianco precisamente a quelle manipolazioni mediatiche che poi contestiamo tanto.

Una volta per tutte vorrei riaffermare che la linea di demarcazione fra ciò che è accettabile e ciò che invece non lo è non la si potrà tracciare chissà quando, soprattutto non a pochi passi dall’inizio degli attentati dinamitardi: è indispensabile farlo adesso, anzi, avremmo dovuto farlo tempo fa. Dovremmo farlo già sulla scelta delle parole che usiamo per raccontare le nostre ottime ragioni. Non stupiamoci, altrimenti, che ci sia chi ne approfitta per rinverdire – talvolta, ma non sempre, a sproposito – lo spettro straliso degli anni di piombo.

Siamo i primi a permetterlo se, invece che fare informazione, diventiamo strumenti di propagande faziose e cediamo alla violenza o all’ipocrisia dei linguaggi stereotipati e degli slogan che qualcun altro ha confezionato per noi. Sparando nel mucchio – magari solo verbalmente ma animati da rancore reale – in ciò non diversi da un qualsiasi diffamatore de Il Giornale o di Libero.

Parole che speravo di non sentire mai più, che credevo morte oltre trent’anni fa insieme al povero Guido Rossa – “delatore”, “delatori” – tornate in voga dopo la manifestazione del 15 ottobre e dal sapore inequivocabile. Le ho viste rivolgere a una mia amica, una delle donne più integre e oneste e impegnate e generose a cui questo Paese disgraziato si sia pregiato di dare i natali.

E adesso rabbrividisco al pensiero del sangue che chiama sangue, ricordando come facebook, twitter e pure molti muri cittadini si siano riempiti della scritta “sbirri assassini”, la settimana scorsa, per un ragazzo, Luca Abbà, che – a parte tutto e a prescindere dall’imprudenza del rocciatore che lo ha inseguito sul traliccio da cui è caduto – era ed è ancora vivo. Scritte destinate a nutrire odio generico contro una categoria percepita come “il nemico” (mentre non è neppure l’interlocutore), scritte portasfiga, oltretutto, che speculano sulla sopravvivenza di un essere umano, magari addirittura nella squallida speranza di trovare il martire della causa, e che hanno continuato a moltiplicarsi anche dopo che le condizioni di Luca si erano stabilizzate (con affetto, forza Luca!).

Allo stesso modo, e poiché la verità è già sufficientemente agghiacciante, mi nauseano i biechi patetismi di chi racconta di “poveri agricoltori espropriati delle loro terre”, quando la campagna d’acquisizione dei terreni dove sarebbe dovuto sorgere il cantiere – pochi metri a testa, da parte degli attivisti NoTAV, fatta apposta per rallentare burocraticamente la pratica degli espropri – era stata una delle più belle e geniali trovate nonviolente di tutta la protesta e io stessa me n’ero fatta promotrice. Ora invece sono proprio le persone che l’avevano ideata a buttarla sulla lacrima facile, manco fossimo in un talk-show della De Filippi. Se non è informazione manipolata questa! Ed è anche un insulto all’intelligenza di chi ha un po’ di memoria, come la sottoscritta.

E noi saremmo “i buoni”? Ci credo, allora, che qualcuno è infastidito dalla distinzione fra “buoni” e “cattivi”!

Mi potrei dilungare – e in parte, ne ho anche già scritto – su decine di episodi e sulla discrepanza fra quello che ho testimoniato vivendoli e su come invece sono stati riportati, non già dall’orrendo Massimo Numa de La Stampa, ma dai siti NoTAV.

Mi domando, per esempio, quanti di quelli che si sono sperticati in condanne circa le vicende di sabato scorso a Torino P.ta Nuova – vicende che comunque attenderebbero l’inchiesta sollecitata a gran voce da Giorgio Cremaschi e da molti cittadini o almeno avrebbero meritato un qualche chiarimento da parte delle Autorità (soprattutto circa l’utilizzo dei lacrimogeni all’interno della stazione) – mi domando, dicevo, quanti effettivamente sappiano che la premessa a tali vicende era stata un invito circolato in rete nei giorni precedenti la manifestazione a non pagare il biglietto, e mi domando quanti sappiano che sul treno dell’andata Milano-Torino, oltre alle tristemente consuete devastazioni, due controllori sono stati aggrediti e feriti appunto dai manifestanti in viaggio verso la Valle. Forse, in questa luce, il dispiego di Forze dell’Ordine prima del ritorno e il controllo dei biglietti prima che gli stessi manifestanti risalissero a bordo suonerebbe meno come una turpe ‘imboscata’. Anche perché, fa notare un poliziotto commentando un post in merito, “tutto è stato addebitato al fatto che Mortola ora diriga la Polfer torinese, senza che si sapesse se fosse in effetti lui il dirigente del servizio (e probabilmente non lo era)”. Insomma, quale che sia stato il ruolo – tutto da verificare – della discutibilissima figura di Spartaco Mortola, sembra davvero che ogni occasione torni buona per rievocare i fatti del G8 di Genova 2001 e troppo spesso faziosamente (ricordo, quest’estate, citazioni molto ma molto fuori luogo delle molotov ‘piazzate’ alla Diaz, menzionate riguardo ritrovamenti di ciò che ‘piazzato’ decisamente non era), senza accorgerci che la stragrande maggioranza dei lavoratori di Polizia e Carabinieri ne ha davvero preso le distanze in ogni modo possibile anni fa, da quei crimini. A differenza nostra.

A proposito di “prendere le distanze”, tornando a monte e cioè al richiamo di Don Ciotti – richiamo al quale, ripeto, m’associo – mi ha rattristata vedere i video della manifestazione NoTAV dentro la Stazione Centrale, qui a Milano, e constatare che i miei amici stavano protestando accanto a gente travisata e col casco in testa.

Da quando noi facciamo così? Da quando noi lo permettiamo alle nostre manifestazioni o ci affiliamo a chi promuove e/o avalla condotte simili?

Isolare i violenti, anche i violenti della ‘controparte’, inizia dall’impedire questo genere di modalità scorrette, visto che la prima replica opposta dagli operatori delle FFOO all’istituzione di un codice identificativo per loro è la disparità nelle “regole d’ingaggio” durante le dimostrazioni violente, questo insieme alla mancanza di tutela nei loro confronti rispetto, appunto, agli attivisti mascherati.

Ora, io non sono nessuno nel movimento NoTAV e non ho alcuna voce in capitolo per stabilire o nemmeno suggerire da chi si debbano prendere le distanze, chi debba essere isolato e in quale modo sia opportuno o meno esprimere il dissenso, ma, come dicevo, personalmente nutro forti remore morali a scendere in piazza coi NoTAV, pur condividendone le rivendicazioni, se certe distanze non vengono prese in maniera esplicita e concreta e certe modalità non vengono esplicitamente e concretamente condannate.

Ecco, adesso non tiriamo fuori le tanto declamate “grandi manifestazioni pacifiche”: abbiamo fatto una lunga marcia silenziosa e ordinata a fine luglio, da Giaglione a Chiomonte, mettendo i fiori nelle reti, ascoltando i bei discorsi che l’hanno preceduta e seguita, schernendo Maroni, e dopo ancora, a singhiozzo, di “grandi manifestazioni pacifiche” ce ne sono state diverse, fino all’ultima, una settimana fa, e agli eventi sparsi nei giorni seguenti. Ma le serate e le notti a Chiomonte e in Clarea sono state altra cosa: chi c’era lo sa e quando ne tace abusa dell’ingenuità e della buona fede della gente di tutt’Italia. Così come sono altra cosa le intimidazioni a Caselli, ai politici, a chi è favorevole al TAV, agli operai del cantiere, come sono altra cosa i vandalismi e tutto il resto.

Bè, sono certa che se ne faranno una ragione, i NoTAV, nel non vedere la mia partecipazione attiva alla loro giusta protesta, ma credo e spero di non essere l’unica cittadina italiana/europea che incappa in questo tipo di scoglio morale e spero anche che – si sa mai… – qualcuno possa trovare nelle mie parole lo spunto per una riflessione più lucida.

Ho paura che vincere con questi metodi rappresenti una sconfitta per lo Stato Democratico e sarebbe dunque una vittoria molto amara, perché, malgrado tutto, io nello Stato Democratico ancora ho fiducia. Così, se davvero voglio lottare per i diritti, l’uguaglianza e la pace, allora continuerò a impegnarmi e a credere che il fine non giustifichi i mezzi, ma, al contrario, che sia prioritario opporsi al venir meno della loro consustanzialità. Quindi per me non voglio altre armi che quelle del pacifismo e della democrazia.


Informazioni su Contributo redazionale

A seguito di un attacco hacker il database degli autori degli articoli di MC è stato compromesso. Questo articolo è stato scritto da un contributore di MC, ma non è stato possibile risalire a chi. L'autore, se lo ritiene opportuno e necessario, può richiedere la ri attribuzione del contenuto via contatti del sito.

12 commenti su “No Tav e Violenza: Don Ciotti

    • Claudio Paci

      ho visto molti miei commenti girare sull'argomento e ti ringrazio per l'attenzione però non per l'uso che ne viene fatto.
      Penso che quando ci sono tue contendenti di cui uno grande e grosso e che ha palesemente torto mentre l'altro è piccolo e debole anche se ha chiaramente ragione di difendersi perché è stato attaccato bisogna stare attenti a cercare nel piccolo qualche errore o eccesso.
      Perché potrebbe servire solo a fargli dare il colpo di grazia.
      Don Ciotti che non è un cretino dovrebbe capirlo da solo.
      Prima di arrivare ad essere mafiosi ci sono vari livelli.

    • Gianalessio Ridolfi Pacifici

      Claudio Paci Mi spiace, ma non mi è chiaro a cosa ti riferisci. Ho letto l'introduzione che fai a questo pezzo di Francesca Bozano sulla tua bacheca . Non so, se hai qualcosa da dire ti concediamo lo stesso spazio che abbiamo dato a Francesca su MC.

    • Claudio Paci

      grazie ma credevo di essere stato più che chiaro.Non amo i lunghi discorsi soprattutto quelli che servono a sfinire.

    • Francesca Bozano

      Gianalessio Ridolfi Pacifici non esiste alcuna questione che non conosci fra me e Claudio Paci: è un contatto di facebook col quale non mi pare di aver mai avuto contatti prima d'ora, quindi ritengo si stia semplicemente riferendo alla "questione TAV in Val di Susa" e a non meglio precisate divergenze d'opinione in merito.

  • Gilda

    E’ proprio vero, c’e’ una tendenza generale a trovare un nemico o un martire in tutte le vicende in Italia (e non solo in quelle più importanti come la Tav). Alla fine e’ “solo” l’omologazione culturale e formativa a cui siamo sottoposti… c’e’ chi ne scampa, e chi no.
    Sul punto centrale (della violenza) sono invece combattuta. Sono per natura pacifista, si, e personalmente credo che non andrei mai con casco e bombe carta a combattere i celerini in mezzo alla strada… ma bisogna anche prendere atto che le cose non si cambiano “mettendo i fiori nelle reti” o “ascoltando i bei discorsi” delle manifestazioni. Purtroppo, sarebbe bello, ma non e’ cosi’. Probabilmente e’ anche una parte indispensabile, ma non bastano quelle azioni da sole. Non che io sappia, almeno. Anche se in fondo non bastano neanche i NoTav.

      • Gilda

        🙂
        Se riesco a fare un’analisi degna di questo nome su come le idee di quell’uomo siano state distrattamente e spudoratamente calpestate da buona parte della società, te la mando.
        Comunque… io non sono in grado di applicare il male necessario, non fisicamente. Diciamo che prevale l’istinto di sopravvivenza. 😉

  • qminchiaèstuled

    Francesca,
    premesso che le mie informazioni sul tav sono di fonte quasi del tutto televisiva e che sono abbastanza lontano dalla val di susa, tengo comunque a essere concorde con quelli che sostengono la completa inutilità e dannosità economica e non solo di questa”grande opera”.
    Ne più ne meno del ponte sullo stretto,delle prossime olimpiadi del 2020 di cui l’Italia non sarà candidata ad ospitare. Per quello che riguarda i modi di manifestare, è chiaro che le provocazioni e istigazioni alla violenza non aiutano la causa, ma,a mio avviso le numerose manifestazioni pacifiche, ricordo l’ultima degli universitari a Roma contro la Gelmini, mesi fà, nonostante la massiccia adesione e l’ assoluta mancanza di episodi violenti non mi sembra aver sortito alcun effetto oltre la soddisfazione leggittima dei partecipanti e il disappunto degli automobilisti…
    Questo solo per rappresentare il mio senso di assoluta impotenza delle masse rispetto ai nostri politici democraticissimi. Non c’è verso,le loro decisioni prese a tavolino sono sempre e comunque giuste per decreto,sono stufo di affermazioni del tipo” è l’europa che ce lo impone”, oppure “abbiamo avuto uno stile di vita al di sopra dei nostri mezzi,ora bisogna che ci sacrifichiamo tutti”…Ma chi? Chi sono questi che hanno vissuto al di sopra dei loro mezzi? Me lo chiedo da molte settimane ormai, perchè da molte settimane troppi canali tv usano questa affermazione, ma non mi incantano, mi fanno solo imbestialire. Non attacca,il telelavaggio del cervello non funziona più, e non so se è bene o è male.
    Ora tu potresti pensare che io appoggio o giustifico in qualche modo i violenti, cosa che non è, principalmente per mancanza di coraggio, per puro calcolo, per comodità, per me come per tanti miei simili. Sono rancoroso,lo ammetto, ma come non esserlo, un operaio che ogni giorno che passa vede sempre più insignificante il suo ruolo nella società, marginale o inutile la sua opera, penso alla prepotenza-prevaricazione in fiat, giusto per tenerci aggiornati alle ore attuali.
    E’ vero che sangue chiama sangue, chissà perchè però in tribunale e in carcere ci vanno le br, mentre i responsabili/proprietari di cantieri o aziende dove muoiono operai per incidenti vari,non vengono mai inquisiti o comunque se la cavano con sanzioni leggerissime,come se non si trattasse di omicidio,fosse anche solo colposo.L’Italia ripudia la guerra, ma solo formalmente,devo aggiungere,l’Italia è contro la pena di morte, ma la pena di morte è ben presente e applicata,in Italia. E quelli che lasciano che venga applicata non sempre sono tanto migliori di me o di te, quindi se qualcuno un domani va fuori di testa per l’esasperazione poi saremo costretti a rammaricarci di qualche brutto episodio che potrebbe capitare,chè oltre alle menti critiche esistono anche menti deboli.
    Spero di non essere stato troppo noioso o poco chiaro,per te e gli eventuali altri lettori.Ciao.

  • Christian Ferretti

    interessante sillogismo, a prescindere dalle "ragioni" o meno della protesta: o sei con me, al 100%, senza se e senza ma, come usa dire in italiano moderno, oppure sei mafioso, colluso con la mafia, servo dei poteri forti, eccetera eccetera. Io sarò forse troppo buddista, e già non mi piacciono le dicotomie, ma questo modo di dividere in due il mondo con l'accetta, non lo giustifico nemmeno con l'esasperazione e la frustrazione. (nel mio Paese ci sono: 1 discarica, che vorrebbero ampliare; una statale supercongestionata; uno svincolo tangenziale in progettazione; una gronda ferroviaria sotterranea da fare, su terreno carsico; un interporto. Lo specifico onde evitare le ire dei soliti che giocano a chi ce l'ha più lungo e a chi ha diritto o meno di discutere, perché il giardino è quello degli altri e bla bla bla).

I commenti sono chiusi.