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Nino

25 aprile, 2008 di Comandante Nebbia  
Archiviato in Storia e Memoria

Piove. Nino è di guardia. Il Capitano gli ha dato la postazione più esposta, quella che guarda sul vallone. Da quella parte non può salire nessuno, ma il masso dietro il quale Nino si nasconde è spazzato dal vento e dal nevischio.

brioschi.jpg

Nino indossa un cappotto dell’esercito tutto consumato. Il cappotto è corto e stretto e sulla schiena ha una serie di buchi. Una raffica di mitra che ha messo fine alle sofferenze del precedente proprietario. Sotto ha vecchi calzoni e un maglione di lana autarchica che gli punge la pelle. Nelle scarpe, nei pantaloni e sotto il cappotto è tutto imbottito con carta di giornale. Quando si muove fa uno strano rumore, come quello che si fa scartando un pacco.

Nelle ore che precedono l’alba i sentieri della montagna sono bui e minacciosi. Gli alberi ondeggiano nel vento, il suono della pioggia è sottile e continuo, il freddo ghiaccia il fiato e le mani si stringono intorno al moschetto che puzza di grasso rancido. Nino ha solo sedici anni e ovunque, ma non in questo tempo e non in questo spazio, sarebbe solo un ragazzo. E come tutti i ragazzi, la notte è preso dalla stanchezza per la vita che deve ancora venire. E la stanchezza conduce al sonno. E Nino lentamente si addormenta. Si addormenta e sogna.

E’ il sogno è uno di quelli che solo un ragazzo può fare. Nel sogno Nino non è più di guardia in montagna. Nel sogno Nino è sul ciglio di un sterminato campo di grano, sotto la luce abbagliante di un pomeriggio d’estate. Nel sogno non ha più il cappotto, ma una leggera camicia che copre la pelle abbronzata. Nell’aria il ronzio degli insetti ed il profumo della terra che secca sotto il sole.
Le zolle del campo non nascondono mine. Le spighe non celano nemici, ma solo la promessa di pane caldo e fragrante come quello che mangiava da bambino. Nel sogno lui cammina, con i piedi nudi sulla terra tiepida. Nel sogno Nino non ha paura. E non ha paura perché sa di essere libero. Non ha paura e non ha bisogno di nascondersi perché sa che nessuno gli sparerà addosso. La paura. La paura più che l’amore è il sentimento nel quale Nino è cresciuto.

Ma è solo un attimo e Nino riapre gli occhi di schianto, con il cuore in gola. Eccolo di nuovo, sotto la pioggia di una notte buia di montagna. Con le mani strette intorno a un fucile e con il terrore che qualcuno possa essersi avvicinato durante il suo sonno brevissimo. Ora è più stanco di prima, perché è stanco di avere paura. E’ stanco di essere preda nella sua terra. Se è uomo a sufficienza per portare un fucile, deve esserlo anche per usarlo. Domani, quando attaccheranno la colonna tedesca non resterà indietro come gli ha ordinato il capitano. Domani sparerà e, se sarà fortunato, ucciderà.

Il giorno dopo la brigata attacca una colonna tedesca. All’improvviso spuntano due carri e non c’è più partita. Mentre la brigata ripiega disordinatamente i tedeschi spazzano i costoni con le mitragliere dei carri. Nino è solo uno dei sei che ci lasciano la pelle. Appena fa notte il capitano e altri cinque uomini tornano sul posto. Lavorano tutta la notte per scavare una buca. Prima di giorno i sei ragazzi sono di nuovo insieme.

Il tempo è una dimensione sfuggente. A differenza dello spazio sul quale gli uomini possono illudersi di influire, il tempo scorre indifferente, implacabile e severo.
Dal giorno dell’attacco alla colonna tedesca sono passati sessantacinque anni. Sul luogo dove è sepolto Nino e i suoi compagni ora c’è un parcheggio. Di fianco al parcheggio ci sono dei capannoni dove ragazzi della stessa età di Nino si agitano e urlano a ritmo di musica. Abbagliati dagli effetti ipnotici delle luci, storditi dall’alcol e dalle pasticche essi vivono il proprio eterno presente. Inconsapevoli della loro origine, indifferenti al proprio futuro, estranei alla terra che li ha cresciuti.

Amen

La foto riprodotta è quella di Osvaldo Brioschi, il ragazzo della Trecca, la cui storia potete leggere qui.

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Comments

2 Risposte a “Nino”
  1. lupoalburnino scrive:

    Straordinario e commovente. Oggi 25 aprile: festa della liebrazione! Anche Nino ha contribuito con la sua vita a rendere l’Italia libera dalla dittatura nazifascista. Anche in questo gli italiani hanno la memoria corta. E’ tempo di revisionismo, si dice. Ci si dimentica di una cosa, per mio conto fondamentale: il fascismo e il nazismo sono realmente esistiti o sono un’invenzione? La dittatura in Italia e in Germania ci sono state davvero o ce le siamo inventate? La seconda guerra mondiale con milioni di morti, per la stragante parte innocenti, c’è stata o è una favola? E chi l’ha scatenata? Io che all’epoca ero un bambino (così vi ho rivelato anche la mia età) o qualche altro? Mi sembra tutto così miserevole tutto ciò che capita oggi…Che siano avvenute stragi, vendette, morti, tutte deprecabili s’intende, nessuno le disconosce, se si ha un pò di buon senso. Dopo quel pò pò di rovine, di avvenimenti tragici, era prevedibile che qualcuno o molti cercassero di fare i conti con il nemico, di farsi giustizia da sè, dall’una e dall’altra parte. Ciò appartiene alla miseria umana, altrimenti saremmo tutti santi, anche se pure i santi qualche volta si arrabbiano. Tutto deprecabile senza se e senza ma. Ma le tragedie non si possono dimenticare come quella fossa comune su cui ora c’è un parcheggio, immagino senza neppure una targa. Che tristezza!

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  2. andrea scrive:

    Bellissimo…
    Consiglio anche la lettura di questo articolo…
    http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=10884

    [Rispondi a questo commento]

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