Vendola: l’Alternativa è Possibile? 14


Puglia, elezioni regionali del 2005. Gennaio. Nichi Vendola vince a sorpresa le primarie del PD contro il suo rivale Francesco Boccia. Il risultato doveva essere scontato, Francesco Boccia, candidato “moderato” sostenuto da Margherita e DS, secondo gli “esperti” avrebbe vinto a mani basse contro il comunista estremista Vendola. Ma le urne diedero un esito diverso: le primarie furono vinte dal comunista. I moderati di DS e Margherita rimasero interdetti dal risultato, dissero che avrebbero sostenuto Vendola ma tra i denti dicevano che non c’era alcuna speranza di vincere le elezioni con un comunista che porta l’orecchino e si dichiara orgogliosamente gay perché la Puglia era una regione conservatrice e gli elettori non l’avrebbero sostenuto. Al tempo in Puglia girava questa voce: quelli del centro-destra, su mandato dei maggiorenti della coalizione, erano andati a votare in massa per Vendola perché in questo modo sarebbero stati sicuri della rielezione di Fitto, che mai avrebbe potuto perdere per un candidato così “estremista” in una regione come la Puglia.

Ed infatti il centro-destra, anche quello nazionale, iniziò fin da subito a martellare gli elettori pugliesi con il tema dell’omosessualità e del comunismo del candidato del centro-sinistra. Beppe Pisanu, allora Ministro degli Interni, disse di Vendola: “in Puglia non ha perso solo il povero Boccia, ma ha perso anche D’ Alema. Ha vinto un’ interpretazione no global, anti Usa, antiatlantica, anticapitalista. Ha vinto la sinistra dei centri sociali, degli espropriatori proletari, dei disobbedienti senza confini con la violenza politica e l’ eversione”. Fitto, l’avversario di Vendola, continuò su questo tema per tutta la campagna elettorale. Sono parole non tanto diverse da quelle utilizzate dal centro-destra anche ora che Vendola ha vinto nuovamente le primarie contro Boccia. Ma già 5 anni fa Vendola, invece di negare la sua identità e le sue idee, come ormai fanno in continuazione gli ex PDS, le esaltò ribaltando a suo favore le accuse del centro-destra, cartelloni con le scritte “pericoloso”, “diverso”, “sovversivo”, “estremista”, furono appesi in tutte le città pugliesi.

Vendola, regionali 2005

Anche in campagna elettorale Vendola trattò temi scottanti che il centro-sinistra nazionale tende sempre a schivare con imbarazzo. Nichi Vendola annichilì l’avversario, indebolito certamente dal discusso piano di riordino ospedaliero (Fitto è stato successivamente rinviato a giudizio per alcuni fatti relativi alla sua attività di amministratore della regione), ma anche dalle capacità dialettiche, comunicative ed umane del comunista. Vendola, capendo che molto del suo elettorato potenziale era emigrato fuori dalla regione, organizzò pullman e treni per riportare a casa i giovani e farli votare. Contro ogni aspettativa vinse le elezioni: la Puglia conservatrice e secondo alcuni “clientelare” scelse il candidato comunista e gay.

Gennaio 2010. L’Ulivo del 2005 non esiste più, ora c’è il PD, che è già riuscito nel suo intento di eliminare dalla scena politica italiana tutto ciò che era alla sua sinistra. Ora gli alleati “naturali” del PD sarebbero, secondo D’Alema e Bersani, quelli dell’UDC, ex alleati di Berlusconi nella scorsa legislatura e all’opposizione nell’attuale governo regionale della Puglia. Vendola non va bene, non piace all’UDC e deve farsi da parte. Ma Vendola non ha nessuna intenzione di farsi da parte, sarebbe il candidato naturale (è assurdo che una coalizione bocci il suo Presidente al primo mandato!) ma è disposto a fare le primarie e a sostenere il candidato che le vincerà. Il PD non ne vuole sapere e candida Emiliano, attuale sindaco di Bari eletto nel capoluogo anche con i voti dell’UDC. Ma il congresso del PD che dovrebbe designare il candidato non si tiene a causa delle proteste della base del PD, che bloccano la seduta. Con disprezzo della loro base i dirigenti del PD accusano i vendoliani di aver interrotto con violenza la riunione. Vengono sbugiardati da video e fatti che dimostrano come le porte del consiglio siano state aperte dagli stessi dirigenti per non essere costretti ad ammettere di non riuscire a trovare un accordo. Emiliano, che qualche giorno prima non voleva saperne di primarie, stizzito, si dice disponibile a fare le primarie a patto che la Regione Puglia faccia una legge (ad personam, sic!) che non obblighi l’attuale sindaco a lasciare l’incarico per candidarsi alla guida della regione. Vendola dice: si alle primarie ma non posso garantire modifiche normative, che appartengono alla libertà, alla libera decisione, al libero convincimento di ciascun consigliere regionale. Da una parte abbiamo quindi un PD che fa giochini politici ed invoca addirittura leggi ad personam, dall’altra uno che parla di primarie e “libertà di espressione” dei consiglieri comunali (cose che ormai non si vedono nemmeno nel parlamento nazionale, il minuscolo è d’obbligo).

Il finale è storia nota: Emiliano si ritirerà, il PD sarà costretto ad accettare le primarie è candiderà ancora una volta Francesco Boccia (quello che aveva già perso 5 anni prima). Contro Vendola ed a favore di Boccia scenderà in Puglia lo stesso Massimo D’Alema, il quale inizierà una campagna elettorale, città per città, contro l’attuale Presidente della Regione. Massimo D’Alema predicherà la necessità di allearsi con l’UDC per vincere, ripetendo in continuazione la litania: “Vendola è solo contro tutti, dobbiamo salvare Vendola da se stesso”.

Ancora una volta Vendola ribalterà le accuse rivoltegli dagli avversari. Alcuni cartelloni lo ritrarranno in mezzo alla gente, lo slogan sarà: solo contro tutti. Intanto su youtube inizierà una campagna fatta di videolettere e spot che finiranno regolarmente sul principale quotidiano pugliese: La Gazzetta del Mezzogiorno. Ancora una volta il comitato di Vendola organizzerà pullman per far votare alle primarie coloro che sono lontani da casa.

Vendola, primarie 2010, solo contro tutti

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=T1AWeQmU0TA[/youtube]

Il risultato delle primarie è risaputo. Francesco Boccia perderà malamente le primarie. Duecentomila elettori pugliesi bocceranno la linea politica di D’Alema e sosterranno, con il loro voto, il Presidente uscente. I piani di UDC e PD saranno sconvolti ma anche il PDL si troverà preso in contropiede. Infatti, senza nemmeno attendere il risultato delle primarie, Raffaele Fitto candiderà Rocco Palese, un suo delfino, alla carica di governatore. L’UDC non gradirà il gesto del PDL ed a sorpresa candiderà Adriana Poli Bortone, già sindaco di Lecce, Ministro della Repubblica ed attuale senatrice (dissidente) del centro-destra. Risultato di questo ambaradan è che oggi Nichi Vendola, dato per spacciato solo un mese fa, è di nuovo il favorito per la vittoria finale.

Il PDL pugliese, mosso anche dall’odio viscerale di Fitto per Vendola (la sconfitta brucia ancora) sembra essere entrato nel pallone come il PD nazionale. Infatti sta inanellando un errore strategico dietro l’altro. Pur di non candidare Poli Bortone (che piaceva anche a Berlusconi ma che da anni è in aperto contrasto con Fitto), gli esponenti locali del PDL hanno scelto di forzare la candidatura di Palese. La lunga lista di errori strategici è stata iniziata proprio da Berlusconi che, subito dopo l’annuncio della candidatura, ha chiesto a Palese di farsi da parte facendo chiaramente intendere che l’uomo di Fitto non sarebbe il candidato ideale per battere Vendola. Palese ha dato la sua disponibilità a ritirarsi ma la Poli no, quindi il PDL ha scelto nuovamente di sostenere Palese (dopo un assurdo balletto che ha sicuramente offuscato l’immagine del candidato). La campagna elettorale di Palese intanto iniziava alla classica maniera dei Berlusconiani: accusando all’avversario di aver aumentato le tasse e lasciato buchi di bilancio. Fitto intanto esaltava le doti di Palese come gestore del bilancio pugliese durante i sui 5 anni di governatore. Purtroppo per lui però, subito dopo questi elogi la Magistratura congelava alcuni Bond sottoscritti da Palese quando era assessore al bilancio. I Magistrati, nel chiedere conto a Palese di quelle firme, hanno ottenuto la seguente risposta:  “Non so l´inglese, sono un medico” (sic!). Nel frattempo Vendola accusava il Governo Berlusconi di aver già deciso dove fare le centrali nucleari, ma di tenere nascosti i siti per meri interessi elettorali. Vendola dichiarava in TV che per fare le centrali nucleari in Puglia dovranno venire “con i carri armati”.

Palese rispondeva immediatamente a Vendola ricordandogli che la legge contro il nucleare in Puglia è stata votata unanimemente da tutto il consiglio pugliese, inclusi quelli del centro-destra. Cosa vera, ma purtroppo per Palese, con una prontezza quasi sorprendente, il Ministro Fitto decideva di impugnare le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata contro il nucleare. Allora Palese ha provato a spostare lo scontro su altri aspetti e, riprendendo le accuse già usate da Boccia e D’Alema durante le primarie, ha accusato Vendola di essere un bravo poeta ma uno scarso amministratore.

Ma indovinate un po’ quale sarà la campagna elettorale di Vendola per le regionali? Ancora una volta ribalterà le accuse degli avversari per usarle a suo favore. Così, proprio mentre Palese accusa Vendola di fare il poeta egli presentava la sua campagna elettorale: cartelli pubblicitari in rima poetica e lo slogan: la poesia è nei fatti.

Vendola, la poesia è nei fatti

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=cd35iA7uI2g&feature=channel[/youtube]

La realtà italiana in Puglia sembra totalmente ribaltata. Un centro-destra diviso, confuso, strategicamente disastroso, costretto all’inseguimento su temi che generalmente sono di sinistra. Il centro-destra nazionale che continua ad impugnare, uno dietro l’altro, tutti i provvedimenti fatti da Vendola durante questi 5 anni. In Puglia non è il PDL a dettare i temi del dibattito, ma Vendola ed i temi del dibattito non sono quelli tanto cari al centro-destra. I temi che sono stati fonte di problemi e divisioni nel PD nazionale (vedi PACS) sono stati cavallo di battaglia di Vendola, che ha fatto votare una legge sulle coppie di fatto pure a quelli della Margherita. Il bello è che, tranne qualche sparuta protesta, non ci sono stati Family Day e manifestazioni di piazza a bloccare il provvedimento. L’immigrazione poi, per fortuna, è un tema totalmente avulso ai dibattiti politici pugliesi. La Puglia è stata terra di sbarchi, è ancora terra di sfruttamento degli immigrati per le raccolte nei campi ed ha ospitato a lungo centri di accoglienza molto discussi. Eppure il tema immigrazione (almeno per ora) non esiste in campagna elettorale. Anzi esiste, ma perché Vendola ne parla in termini di integrazione, solidarietà, aiuto (vedi uno dei provvedimenti impugnati dal governo nazionale linkato più su). Anche Poli Bortone in fondo, durante il suo mandato di Sindaco di Lecce, parlava continuamente di “Salento Porta D’Europa” e capitale dell’accoglienza ed aveva introdotto, forse prima in Italia, il consigliere comunale straniero, con tanto di elezioni in cui potevano votare solo gli immigrati.

Qualcuno, parlando di Nichi Vendola, lo ha definito il “Berlusconi rosso”. Ci sono similitudini, in primis è l’unico oltre a Berlusconi che riesce a rigirare gli attacchi degli avversari a proprio favore e lo fa anche con molto meno vittimismo. Inoltre, come gli avversari del PDL, sciorina numeri e dati a manetta e come Berlusconi stabilisce gli argomenti del dibattito. Vendola riesce a primeggiare senza far finta di essere uno di destra (come alcuni sindaci del PD), bensì agendo in antitesi alla destra. La regione Puglia ha emanato leggi su coppie di fatto, energie rinnovabili, vaccino gratis per il papilloma virus, finanziamenti a fondo perduto per le imprese giovanili, finanziamenti scolastici e borse di studio per i meno abbienti, stabilizzazione di molti precari della sanità che prima lavoravano per cooperative esterne e che ora sono stati assunti con contratti a tempo indeterminato. L’altro giorno mio padre stava seguendo Tetris, una trasmissione di La 7, gli ospiti erano Vendola, Cota (Lega Nord) e Belpietro. Non ho seguito tutta la trasmissione ma l’impressione era che Cota e Belpietro avessero una sorta di timore reverenziale nei confronti di Vendola, di sicuro non è stato il solito parapiglia politico, lo ascoltavano in silenzio e più volte affermavano di essere ‘accordo con quanto Vendola affermava. Come quando l’attuale Presidente della Puglia ha detto che la Fiat dovrebbe seguire l’esempio di Bari, dove si produce innovazione (a Bari fu perfezionato anche il brevetto del Common Rails, ora montato su tutti i motori diesel, poi venduto a Bosch) ed il numero di occupati è addirittura in aumento.

Non so come finirà la partita in Puglia. Oggi molti esaltano Vendola, se un domani dovesse perdere tutti lo attaccherebbero ed egli sparirebbe dall’agone politico con quel poco che è rimasto della sinistra italiana. In Puglia credo che in tal senso si stia giocando una partita che va ben oltre il semplice voto regionale e non è un caso se la questione pugliese ha tenuto banco anche nel dibattito politico nazionale. Tuttavia, anche se Vendola dovesse perdere, di sicuro qualcosa avrà insegnato: per vincere contro la destra bisogna essere alternativi alla destra. Pare una cosa banale ma d’altro canto non tutti la pensano così ed il PD continua a proseguire sulla strada delle alleanze verso il centro mentre alcuni suoi sindaci imitano alcuni loro colleghi della Lega Nord nell’approvazione di leggi e provvedimenti molto discutibili. La sinistra deve essere alternativa, non a parole come dice Bersani nei cartelloni enormi che tappezzano le città, ma nei fatti. Lo scrivevo in subito dopo la vittoria di Berlusconi, quando molti esponendi del PD inventarono la boiata del PD del Nord. Essere alternativi non porta ad una vittoria immediata ma aiuta a creare un’identità politica e ad essere pronti quando il carrozzone propagandistico si sfascerà e gli italiani desidereranno una politica diversa: che difficilmente avrà i baffetti di D’Alema.


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14 commenti su “Vendola: l’Alternativa è Possibile?

  • Comandante Nebbia

    Devo dire che hai scritto un pezzo molto informativo Doxa.
    Vendola è un personaggio un po’ oscurato dai media, tirato fuori solo in quanto “omosessuale” o per il suo coinvolgimento nei fatti giudiziari relativi alla sanità pugliese.

    Il quadro che emerge dal tuo contributo è quello di un uomo politico moderno, coerente e fattivo. Peccato che lui e De Luca non si prendano.
    E’ vero che hanno metodi diversi, ma secondo me sono entrambi dei “realizzatori”, forse proprio per questo osteggiati dalla partitocrazia che li vede come pericolosi outsider.

    • doxaliber

      Purtroppo la stampa fa passare solo quello che vuole. In merito alla sanità ad esempio mi risulta che i rinviati a giudizio siano la dirigente dell’ASL Lea Cosentino e l’ex assessore Tedesco. Quest’ultimo fu invitato da Vendola alle dimissioni due mesi prima del rinvio a giudizio. Quando poi l’indagine si allargò ad altri esponenti della maggioranza Vendola praticamente azzerò la giunta, chiedendo (ed ottenendo) ad esempio le dimissioni di Sandro Frisullo, esponente DS di cui uscirono alcune intercettazione (tutt’ora non rinviato a giudizio). Molti degli asti della dirigenza PD (coinvolta nello scandalo sanità) nascono proprio da queste decisioni di Vendola.
      Intanto oggi e ieri in Puglia sta succedendo questo:
      http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/9-febbraio-2010/precari-aula-urla-accuse-maratona-notturna-la-legge–1602429622657.shtml

      Di De Luca ancora non mi è chiaro il profilo politico, in fondo lo conosco ben poco. So che i giornali descrivono la Campania come un territorio diviso, per interessi, tra Bassolino e De Luca. Questo quadro emerge anche nei tuoi articoli sul sindaco di Salerno però mi sfugge quanto la divisione sia frutto di campanilismo e quanto invece di veri e propri interessi e spartizione di potere.

    • doxaliber

      Dimenticavo di dire che Tedesco, subito dopo essere stato cacciato da Vendola, è stato premiato dal PD con un seggio in Parlamento.

      • Comandante Nebbia

        è un provvedimento che giunge in aula in ritardo e solo a fini elettorali

        sospetto lecito. tutti esternalizzano, la regione internalizza?

        In quanto a De Luca, credo che si tratti di entrambe le cose, anche se il sostegno a Bassolino sembra avere una componente militare sulla cui natura andrebbero condotte opportune indagini e che proprio per motivi militari, probabilmente nessuno mai farà.

        • doxaliber

          Non saprei, in effetti questo sospetto può sorgere. A quanto ne so questo decreto è un progetto del nuovo assessore alla sanità, scelto direttamente da Vendola per sostituire il succitato Tedesco e chiamato a rimettere ordine in materia sanitaria.
          La Puglia ha iniziato ad internalizzare dipendenti delle cooperative già da tempo, la prima esperienza è stata quella della Sanità Service (che si racconta in uno dei video inseriti nel pezzo). Si scoprì che internalizzando i lavoratori si spendevano meno soldi che non pagando le cooperative. La stabilizzazione dei dipendenti della sanità ha prodotto un risparmio e non un aumento di costi (almeno così si dichiarò all’epoca). Tant’è che l’idea del nuovo decreto è proprio quello di eliminare le società esterne e gli appalti e gestire pulizie, 118, mensa, e altro tutto dall’interno.
          Qui qualche altro dettaglio e anche qui e qui. Si tratterebbe, a quanto leggo, di società ad intero capitale pubblico.

          Applausi del pubblico, composto da numerosi operatori precari della sanità e del 118, hanno accompagnato l’approvazione. I lavoratori ieri sera, dopo l’ennesima sospensione della seduta del Consiglio, avevano bloccato il traffico davanti alla sede della Regione Puglia e, in aula, avevano a lungo inveito contro i consiglieri di opposizione che ostacolavano l’approvazione del testo. Il disegno di legge, spacchettato dall’ex omnibus, oltre la stabilizzazione dei lavoratori prevede, tra l’altro, una stretta sugli acquisti delle protesi (al centro dell’inchiesta Tarantini) e sulle forniture di impiantologia per anca e ginocchio, controlli più rigidi per gli accreditamenti di cliniche e ambulatori, l’applicazione di nuovi tariffari, la nascita di un elenco regionale dei candidati idonei alla nomina di direttori generali delle Asl (una commissione avrà il compito di valutare le capacità) e corsi di formazione per i manager.

          Da Gazzetta Del Mezzogiorno.

          • Comandante Nebbia

            E’ abbastanza evidente che internalizzando si abbattono i costi vivi. Vige il corretto principio, infatti, che il lavoro flessibile sia più caro di quello a tempo indeterminato proprio per retribuire la flessibilità di utilizzo del personale.
            Vige, poi, la differente collocazione in bilancio di costi fissi per il personale e costi occasionali per servizi.

            In parole povere, un servizio offerto da terzi costa 100. Fatto internamente costa 30. Il problema dell’interno è che sarà 30 per sempre, a prescindere se continuerà a servire o no. Viceversa, il servizio si retribuisce a fruizione.

            La flessibilità è un’opportunità industriale di eccezionale interesse perché consente di specializzarsi sul servizio e di liberare il cliente dall’obbligo di intrattenere un rapporto superfluo.
            E’ l’uso, o meglio l’abuso che se ne fa in Italia a renderlo un problema invece che un’opportunità.

            L’intermediario trattiene tutto l’aggio della flessibilità, scaricando sul prestatore d’opera completamente il rischio. Questa ripartizione non solo è iniqua. ma anche non industriale perché contamina uno strumento che, altrimenti, sarebbe gradito anche ai lavoratori.

          • doxaliber

            Non sono contrario tout court alla filosofia dell’outsourcing (uso il termine inglese perché tutti comprendano, in quanto è questa la parola usata dalle aziende che fanno business su questo, forse per dare un aspetto più affascinante a ciò che in genere affascinante non è), tuttavia ritengo che tale politica lavorativa abbia senso solo per professioni altamente qualificate e per lavori limitati in un preciso arco temporale.

            L’outsourcing non ha senso ad esempio per gli operai. Se un’azienda ha necessità impellenti per aumenti di commesse può ricorrere ai contratti a tempo determinato. Ha senso invece nella mia professione, può avere senso ad esempio che un’azienda non prettamente informatica si rivolga ad un’azienda esterna per le questioni che riguardano la gestione dell’infrastruttura IT o anche dei servizi clienti. Tuttavia, come dici tu, il problema è che queste politiche in Italia sono nate con l’intento di sfruttare il lavoratore e spesso finiscono anche per minarne la professionalità. Non è flessibilità ma precarizazione, non è valorizzazione delle capacità professionali, ma mortificazione. In parte è un problema culturale, in parte è un problema legislativo.

  • marechiaro

    Belle le rime di Vendola. Sconcertanti gli attacchi personali, le lotte interne sia a destra che a sinistra, non per decidere il meglio, ma per il potere, il modo in cui i mezzi d’informazione ci hanno fatto vedere o nascosto le cose. A distanza di tempo ripenso alle parole di chi è stato in Puglia, si lamentavano della sanità, ma nello stesso tempo avvertivano la differenza di vivibilità con qui. Certo un governatore non può cambiare l’umore della gente perchè questo dipende anche dal vissuto personale, ma vedendo il video della signora passata dalla precarietà della cooperativa alla serenità di un lavoro ho fatto subito i confronti con quelli di qui, musoni (e ti credo, quando tardano anche nei pagamenti!) Spero che chi ha la fortuna di essere ben amministrato ne faccia tesoro e non ne approfitti.

    • doxaliber

      La questione sanità è un argomento delicato. A mio parere nessuna regione del sud è in grado di appianare il bilancio ed è già molto se si riesce ad offrire un sistema appena sufficiente.
      Si parla spesso dei debiti della sanità meridionale ma non si parla mai di come lo Stato ripartisce i soldi. Ad esempio, vengono premiate le regioni dove ci sono più anziani e quindi le regioni del sud ricevono meno soldi. Non esiste l’indice di povertà e quindi i soldi non vengono divisi in base al reddito medio o all’indice di povertà ma secondo criteri piuttosto discutibili (che premiano le regioni del Nord). Non si dice nemmeno che le regioni del sud sono costrette a rimborsare le regioni del nord ogni volta che un cittadino meridionale decide di farsi curare in una struttura sanitaria di un’altra regione. Naturalmente è normale che un cittadino possa scegliere la regione in cui curarsi, tanto più se il servizio offerto dalla sua regione è scadente, ma è anche vero che questa “fuga” (così come l’emigrazione) arricchisce ulteriormente la sanità settentrionale a discapito di quella meridionale. Con questo non voglio certo dire che gli amministratori meridionali non abbiano le loro colpe ma è pia illusione credere che nelle regioni settentrionali non vi sia clientelismo. Non è un caso se la legge impone che le nomine dei direttori sanitari siano fatte dalla regione, il controllo è estremo. Duole anche vedere come giornali e telegiornali trattano la questione. Se una persona muore in Calabria o Puglia (magari perché era destino così) si parla subito di malasanità, se a Milano qualcuno ti toglie un rene solo per guadagnare soldi (vedi cos’è successo al S. Rita) non è un problema regionale o di gestione ma il male di una singola clinica.

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