Net Neutrality: Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche di Internet 19


Molti di voi faranno fatica a crederlo, ma esiste un non luogo dove ancora è in corso una lotta feroce tra capitalismo e comunismo. Questo non luogo non è Cuba, non è la Corea del Nord, non è la Cina, tutti posti dove il comunismo esiste ed è esistito solo nelle intenzioni, ma è la frontiera di telecomunicazione di massa più avanzata attualmente disponibile, la piattaforma tramite la quale state leggendo queste parole: l’indispensabile e modernissima Internet.

URSSI

Pochi lo sanno perché ormai, più che storia, la nascita di Internet è materia di preistoria. La grande rete che ora interconnette gran parte del mondo attraverso cavi, onde elettromagnetiche e satelliti, è l’evoluzione di un concept degli anni sessanta quando un progetto finanziato dalla difesa americana ipotizzava una rete informativa di interconnessione per garantire un rapido accesso a dati ed informazioni a tutti i computer collegati. Da allora fino ad oggi, Internet si è sviluppata con la logica del best effort delivery. Cioè, Internet non offre alcuna garanzia sul fatto che un dato sia trasportato da sorgente a destinazione, ma solo di cercare di fare il possibile perché questo accada. Quindi, non ci sono “livelli di servizio garantiti”, ma risposte che dipendono dal traffico, dall’integrità della rete e dalle risorse disponibili al momento del transito. E’ per questo motivo che quando cliccate un link non siete sicuri di visualizzare la pagina richiesta. Fra la punta del vostro mouse e lo schermo sembra non esserci spazio, eppure tra il click e la visualizzazione ci sono milioni di chilometri di cavo, tratte wireless, migliaia di apparati di rete e un numero impressionante di guasti e deviazioni di rotta (routing) possibili. Questo approccio è flessibile, ma come tutti i servizi a best effort, va in crisi quando il traffico raggiunge livelli di picco. Pensate a quello che accade al servizio postale nel periodo natalizio ed alla rete telefonica cellulare  a mezzanotte del 31 dicembre di ogni anno o in occasione di un evento disastroso quando tutti cercano di trovare i loro cari. Rete telefonica e servizio postale sono erogati con la logica del best effort.

E’ vero, chiunque può decidere di acquistare un accesso a internet che va da pochi Mb al secondo, fino a diversi Tb al secondo, però quello che ci viene garantita (mediamente) è solo l’ampiezza banda che porta i nostri dati fino all’ingresso della rete. Quando i nostri pacchetti di informazione si inseriscono nei canali di distribuzione dell’informazione, diventano tutti uguali di fronte al governo di Internet. I pacchetti che portano l’ordine di vendita di 10.000.000 di euro di azioni o la richiesta di un fegato compatibile per un trapianto, vengono trattati dagli apparati di rete con la stessa priorità del download di un video da youtube. In parole povere, la rete è neutrale, per lei non esistono pacchetti più o meno importanti, sono tutti uguali di fronte alla grande legge del routing. La net neutrality viene vista come una forma di garanzia che impedisce a chi fornisce il servizio di privilegiare proprie applicazioni rispetto a quelle della concorrenza (in termini prezzo o prestazioni) e ai governi di bloccare contenuti legali (per le dittature e i contenuti illegali la network neutrality non vale) non conformi alle opinioni dell’esecutivo. Fuori dall’Italia, nel resto del mondo occidentale, si  dibatte accanitamente sul terreno della net neutrality perché la rete è l’equivalente contemporaneo della piazza sulla quale transiteranno gli ordinativi di merci fisiche e la sede naturale per l’esplosivo mercato del prossimo futuro: l’erogazione di servizi di alta qualità e specializzazione.

Proprio per questo motivo, la commissione europea per l’agenda digitale sta finalizzando la sua prima proposta di regolamentazione sulla net neutrality.  Fra i principi fondamentali enunciati c’è quello della garanzia del “diritto di passaggio”. Cioè, a ogni contenuto lecito dovrà essere garantito il transito sulla rete. Il principio è garantista, ma nello stesso tempo la commissione non ha voluto chiudere la porta agli operatori, lasciandogli la libertà di prezzare differentemente i servizi che transitano sulla rete. In questo caso, per esempio, un operatore di telecomunicazione potrebbe imporre una tariffazione penalizzante per i pacchetti del voice over ip (skype) per renderlo meno concorrenziale con i servizi di telefonia convenzionale.
Per evitare questa scappatoia, due paesi europei, Slovenia e Olanda si sono già dotati di innovative leggi nazionali sulla neutralità della rete che vietano esplicitamente la tariffazione separata dei servizi. Il Belgio ci sta lavorando. Il vuoto intellettuale del nostro parlamento su questo argomento è uno dei segnali più inquietanti della deindustrializzazione in corso.

Volendo però abbandonare il piano ideale trasferendosi su quello operativo, come conviene secondo approccio scientifico, è da notare che una rete completamente neutrale non offre automaticamente opportunità uguali per tutti. Il monopolio esercitato da Google e la grande potenza numerica dei paesi anglofoni sommati allo sterminato mercato cinese operano di fatto una selezione dei contenuti dove la qualità viene soffocata dalla massa.
Di questa opinione è anche il professor Carlo Alberto Carnevale Maffè il quale è un aperto sostenitore della necessità di offrire un’opportunità a chi ha servizi di qualità da proporre se riesce a trovare un segmento di mercato disposto a pagarli. Internet che vive di pubblicità è fatta solo per i grandissimi numeri, mentre l’opportunità di elaborare offerte qualitative rappresenterebbe un’opzione per quei sistemi produttivi verticali la cui tradizione culturale è nella produzione di eccellenza.

 

Per certi versi, l’auspicio di di Carnevale Maffé va nella direzione in cui si è evoluta l’offerta televisiva. In questo momento televisione generalista e televisione satellitare convivono con offerte separate e diversamente retribuite.

La mia opinione è che la rotta, come è semplice immaginare, non punti verso gli estremi dell’intervallo “Net Neutrality – QoS”. Volendo proseguire sulla metafora introdotta da Carnevale Maffè, è vero che alla tv generalista si è affiancato un mercato privato di grande redditività, ma basta osservare il caso del nostro paese per capire che un monopolio di discreta qualità è stato sostituito da un oligopolio di qualità non eccelsa dove a prodotti veramente molto scadenti non si contrappongono contenuti di altissimo valore. Per consentire redditività, la grande qualità della prima offerta di televisione satellitare in Italia ha dovuto aprirsi alla pubblicità e giungere al compromesso attuale di Sky e Mediaset Premium. Mentre, sul fronte generalista il vantaggio del “diritto di passaggio” è stato tutto dei contenuti a bassissimo valore culturale.

Io credo che il non luogo di Internet sia il sesto continente. L’ultimo rimasto da sfruttare su questo pianeta per le grandi risorse che è in grado di offrire. A mio parere non saranno né le leggi, né il mercato a guidarne la definitiva colonizzazione, ma la strada inossidabile che passa per manu militari o l’equivalente tecnologico della stessa.

E’ un vero peccato che da questa corsa dove numero di cannoni, navi e portaerei non contano, ma ci sono in ballo solo la fantasia, l’estro e l’inventiva (doti di cui continuiamo a vantarci come nazione, ma che non esplicitiamo più da decenni) l’Italia sia completamente tagliata fuori.