Nella lega una nobile gara: quella a chi è più razzista 39


La Lega, si sa, è affollata di personaggi repellenti. Il più noto è Mario Borghezio, quello delle cannonate contro i barconi con destinazione Lampedusa, fino a poco tempo fa in testa alla classifica del leghismo verace quanto a persecuzione degli immigrati. Secondo assoluto Salvini, quello dei vagoni della MM milanese solo per stranieri e dei napoletani che puzzano. Recentemente però il primato di Borghezio era stato scalzato dall’ex senatore Erminio Boso il quale aveva detto che quando nel Canale di Sicilia un barcone di immigrati affonda, lui è contento. Anzi ci gode. Ma subito dopo è arrivato Roberto Calderoli a superare sia Boso che Borghezio e a conquistare la posizione di comando in classifica.

In base a quali meriti? Per aver detto, durante un pubblico comizio a Bergamo, che la ministra dell’integrazione Cecile Kyenge assomiglia a un orango. Ennesimo insulto che proviene dalla cloaca leghista, pronunciato però da uno che è vicepresidente del Senato, contro un bersaglio perfetto per il machismo razzista di stampo padano: donna e per giunta nera.

Sdegno bipartizan da parte del centro sinistra, del centro destra, del centro centro, delle presidenze della Camera e del Senato, della presidenza della Repubblica, dei media politically correct. Unica eccezione Grillo, evidentemente preso da questioni più importanti.
Il leghista Salvini ha provato a depotenziare la questione dicendo che quella del suo compare è stata solo una “battuta”, mentre il diretto interessato ha provato a spiegare la “battuta”.

“Le mie parole erano inserite in un discorso ben più articolato e politico di critica al ministro”. Come esempio del suo “ben più articolato e politico discorso”, ecco le successive dichiarazioni del personaggio: “Fin dalla sua nomina la Lega ha espresso perplessità e critica nei confronti del ministro Kyenge. Intanto perché ci è subito sembrata una scelta provocatoria nei confronti della Lega [vero, e questa è un’ottima cosa] … E poi perché Kyenge sta portando avanti questa battaglia dello ius soli, che tra l’altro non è nel programma di governo [vero, e anche questa è un ottima cosa] … E allora mi pare corretto che in democrazia uno possa criticare apertamente chi ci vuole imporre, venendo da fuori [da fuori? Ma lo sa che la Kyenge è italiana da anni?], qualcosa che non rientra nel nostro [cioè nel tuo] modo di pensare e di vivere … Io comunque non voglio sentire accuse di razzismo da parte di politici che sono razzisti ogni giorno con i cittadini del nord [questa è da Guiness dei primati]”.

Maroni – coraggiosamente – ha emesso un belato di condanna. Ma cosa aspetta l’establishment delle larghe intese a dimissionare d’autorità il Calderoli dalla vicepresidenza del Senato, con la stessa velocità con cui ha dimissionato la ministra Idem per una questione assolutamente meno grave? In attesa di questo, la nobile gara nella Lega continua.


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