Nel Santissimo Nome dell’Apparenza
24 marzo, 2009 di Comandante Nebbia
Archiviato in Appunti Italiani, latest
Ieri si sono concluse le indagini che hanno portato alla conferma dell’arresto per due sospetti accusati dello stupro della Caffarella del 14 febbraio scorso. Ionut Alexandru, 18 anni, e Oltean Gavrilia, 27 anni, hanno ammesso di avere violentato una 14enne nel parco romano, il giorno di San Valentino, aggredendo anche il fidanzatino 16enne della vittima.
In realtà, più che la confessione che alla luce degli ultimi eventi, non appare un validissimo elemento di valutazione, ciò che induce a pensare che si sia sulla strada giusta è il fatto che il DNA dei rei confessi sia sovrapponibile a quello rilevato sulla scena del crimine.
Bene, anzi benissimo. In poco più di un mese le indagini hanno condotto ad un risultato molto soddisfacente facendo luce su uno di quei crimini “non premeditati” e “non organizzati” che, come sa chi è del mestiere, sono sempre i più difficili su cui lavorare.

A questo punto, però, è utile fare un’analisi della storia per rilevarne luci ed ombre.
La prima cosa che ci si chiede è perché Loyos e Racz si siano accusati di un delitto non commesso. Anzi, no. Il perché ciò sia avvenuto è abbastanza chiaro. I metodi coercitivi con i quali molto spesso i sospetti sono indotti a collaborare sono tristemente noti e rappresentano, probabilmente, il segno più evidente della scarsa professionalità di parte degli operativi italiani.
Scarsa professionalità esternata anche nelle dichiarazioni di incaricati di altissimo livello quale il questore di Roma, Giuseppe Caruso che, un mese fa, commentando la confessione di Loyos e Racz commentava(1):
“Un lavoro fatto in strada, di pura investigazione, di intuito e senza l’aiuto di supporti tecnici. Un lavoro da veri poliziotti”.
Dichiarazione che alla luce delle novità di questi giorni mostra tutti i suoi limiti. Il vero lavoro dei poliziotti, oggi più che mai, è essenzialmente tecnologico e scientifico. Soprattutto nel caso di crimini brutali che si evolvono senza premeditazione e organizzazione. Risultando assolutamente inefficace il solito sistema di rimestare nell’ambiente alla ricerca di una provvida soffiata è necessario acquisire elementi che consentano, a tavolino, di individuare la strategia migliore da perseguire.
Prendere i primi due che più o meno rispondo alla descrizione e hanno avuto la sventura di aggirarsi da quelle parti e “convincerli a collaborare” non è un lavoro fatto in strada, di pura investigazione, di intuito e senza l’aiuto di supporti tecnici e tanto meno un lavoro da veri poliziotti. E’ semplicemente un cattivo lavoro fratto da personale poco professionale. Dei veri poliziotti avrebbero atteso un riscontro oggettivo prima di rilasciare simili dichiarazioni.
Probabilmente l’ansia di “apparire” ha indotto gli inquirenti a trascurare la sia pur minima cautela con l’effetto di far fare una pessima figura alla polizia di Roma.
E quanto sia stata brutta la figura fatta lo si può valutare soprattutto leggendo(2) quello che un mese fa si scriveva su Loyos e Racz.

Karol Racz, 36 anni, è stato rintracciato a Livorno. Stava per fuggire in SpagnaIl ventenne (Loyos) ha confessato. «Non so perché, non so come è successo, volevamo solo rapinarli, poi improvvisamente tutto è cambiato» ha detto nel corso dell’interrogatorio davanti al pm Vincenzo Barba che ha fatto scattare il provvedimento di fermo.
Avendo trovato la ragazza molto carina, ha riferito il capo della Squadra Mobile di Roma, Vittorio Rizzi è scattato lo stupro.
«L’ho violentata prima io». Alexandru (Loyos) ha raccontato di essere stato prima lui a violentare la ragazza e poi il suo connazionale. L’uomo, che in Romania faceva il pastore, durante l’interrogatorio, a quanto si è appreso, non avrebbe pianto, apparendo invece impassibile senza alcun pentimento.
Un aspetto positivo della vicenda, invece, è che nonostante il gran can can fatto intorno a tutta questa storia, il protocollo di difesa degli accusati ha funzionato bene. Loyos e Racz sono due emeriti signor nessuno e in Italia contano meno di niente. In un paese con minori garanzie legali la prova del DNA che sconfessava la baraonda mediatica scatenata dalle forze dell’ordine sarebbe stata, molto probabilmente, occultata. Invece qui è venuto tutto fuori.
Me ne compiaccio. Il sistema non funziona, è compromesso, ma non è totalmente marcio. Di questi tempi anche questa la si può considerare una bella notizia.
Che tutta la storia sua stata trattata con sistemi più adatti all’avanspettacolo che ad una seria indagine su fatti criminali è confermato dalla notizia che Karol Racz apparirà stasera a “Porta a Porta”.
Lo stesso sistema di spettacolarizzazione e di manipolazione dell’immagine che lo aveva stritolato, lo condurrà, probabilmente, nel mondo dorato della TV dove potrà conoscere fama, danaro, successo e sesso(3).
In questo ci deve essere una profonda morale che al momento non percepisco, ma che sono certo, un giorno, mi sarà chiara.
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Il sistema ha retto: su questo concordo con te. Rimane il fatto che una certa mentalità razzista si stia facendo strada nel nostro paese, e credo che, oltre gli inquirenti, tanti altri, in prima fila giornalisti, dovrebbero chiedere scusa. Perfino le foto di Racz, come quella qui riportata, sembrano scattate ad arte per accentuarne l’aspetto criminale. Lo scrivevano in un blog in maniera dettagliata: ieri che ho avuto l’occasione di vederlo in TV, mi rendo conto di quanto quella foto non fosse affatto realistica.
Purtroppo, temo che tutti i responsabili di questa sporca vicenda continueranno a fare danni nel nostro povero paese, senza che nessuno li richiami alle loro responsabilità.
Ti posso dire, per esperienza personale, che chiunque abbia l’onore di farsi fare una foto segnaletica sembra poi un criminale.
Nel mio caso non c’è stato nemmeno bisogno di lavorare troppo.
Anche ammettendo che le foto segnaletiche facciano inevitabilmente apparire come criminali i soggetti coinvolti, che bisogno c’era che la grande stampa e le TV mandassero per settimane in giro questa foto? In questa vicenda, davvero non so se sia maggiore la responsabilità degli inquirenti o dei giornalisti, ma non c’è mai nessuno che chieda scusa.
Devo dire che l’apparizione a porta a porta mi sembra un buon sistema per ristabilire il bilancio d’immagine.
Molti innocenti, compresa la persona che si suicidò a seguito delle accuse di violenza sulla figlia e poi scoperta innocente, non hanno avuto questa grande occasione.
Il caso mi colpì molto anche se, sinceramente, non ricordo il nome del protagonista. E questo è tutto dire.
Sottoscrivo dalla a alla zeta.
Da dove tanta timidezza della politica e degli organi d’informazione davanti al caso di due rei confessi, condannati dall’ideologia, scagionati dal metodo empirico?
Le nostre speranze che gli venga resa giustizia riposano tutte su Vespa.
Un momento, va bene le critiche, ma stando ai giornali, tutti, i due romeni arrestati come spiegazione di aver confessato un fatto non commesso, hanno addotto le minacce ricevute dai poliziotti rumeni che collaborano con i nostri.
Onestà intellettuale vorrebbe che l’elemento entrasse nei ragionamenti, ma forse è sfuggito a me?
Appunto interessante ma non logicamente corretto, secondo me.
Sinceramente questa sorta di derivata seconda della responsabilità per la quale, oltre ad accusare i rumeni di compiere crimini, si inizia a tirare in ballo la polizia rumena per giustificare indagini malamente condotte mi sembra un’interpretazione eccessivamente elastica del concetto di globalizzazione.
Questo è territorio italiano. Qui opera la polizia italiana. Sua è la responsabilità delle indagini e sua è la responsabilità dell’esito delle stesse. Se la polizia rumena “obbliga” qualcuno ad accusarsi di un crimine e la nostra polizia si fida ciecamente di ciò che le viene raccontato senza cercare riscontri oggettivi si comporta in maniera non professionale.
La sostanza, a parer mio, non cambia assolutamente.
Indubbiamente la resposabilità delle indagini appartiene alla polizia italiana, ma a me sembra, e posso sbagliare, che gli arrestati abbiano fatto una denuncia precisa : avrebbero ricevuto botte e minacce solo dai poliziotti romeni ed in interrogatori subiti esclusivamente e separatamente da questi.
Ora si dovrebbe conoscere l’accordo delle due polizie, e nè io nè te , credo , lo conosciamo, per questo immagino che i fatti vadano riferiti il più correttamente possibile, anche se è umano soffermare l’attenzione su quelli che interessano l’assunto del discorso.
Poi è un dato di fatto che c’è una grande confusione nella informazione, la stampa libera non esiste: i giornali sono costosi, prima era la politica a d influire, ora sono i flussi economici, le banche nei consigli di amministrazione. I blog, inutile dire, sono connotati troppo dal punto di vista politico, normale per chi professionista della notizia , per ora non è, che si lasci prendere dalla passione,