Nel Pieno della Notte
15 aprile, 2008 di mc
Archiviato in Caffè Amaro
Non vi racconterò chi ha vinto le elezioni politiche del nostro paese. La vittoria ha sempre tanti padri e non c’è bisogno che ne leggiate l’elenco anche su MenteCritica.
Invece vi parlerò di chi ha perso. E quando dico chi ha perso non mi riferisco alla sinistra con l’erre moscia, orologio RADO al polso, scarpe inglesi, giacca di cachemire e occhialini di tartaruga. Quando parlo di chi ha perso non penso a ministri dell’ambiente preoccupati solo di piazzare i propri fratelli al senato, né di invenzioni senza senso come il partito democratico con le sue verginelle figliedi, le sue giovannedarco col cilicio, i suoi scioperisti della fame ad libitum, capeggiato da un uomo la cui faccia di gomma moscia ed occhialuta somiglia straordinariamente a quella del pupazzo della Michelin.
Quando penso agli sconfitti non mi vengono in mente i fustigatori dei tassisti, i crociati della medicina al supermercato, gli abolitori di costi di ricarica o i persecutori dei notai, anche perché dopo tanto chiasso i tassisti hanno continuato a farsi gli affari loro, le medicine sono rimaste nelle farmacie, le tariffe telefoniche sono aumentate ed è più facile entrare nel letto di Nicole Kidman che diventare notaio se non si è stati tanto furbi da nascere figlidi.
Non parlo di loro perché questa gente, anche se sa benissimo di aver finito il suo ciclo e di essere stata cancellata dalla storia della nostra amatissima nazione, ha un bottino cospicuo con cui ritirarsi a vita privata e godere del privilegio che danaro, proprietà, amicizie e complicità sapranno regalare indistintamente a ciascuno di loro.
Non parlo di loro perché, anche se in altri periodi della storia sarebbero stati impiccati, fucilati o ghigliottinati, noi oggi siamo gente civile e li lasceremo andare con la borsa a godere del frutto di tanti anni di inganno, rapina e malversazione.
Non parlo di loro perché sapranno riciclarsi per l’ennesima volta, rotolandosi nelle pieghe marce di un sistema che hanno contribuito in prima persona a corrompere e a deteriorare oltre ogni limite ammissibile.
Quelli che hanno perso veramente siamo noi. E quando dico noi non parlo solo di chi si è astenuto o ha votato i tizi di cui ho appena parlato. Quando dico “noi”, dico tutti noi. Hanno perso quelli che hanno votato Berlusconi, quelli che hanno votato lega, quelli che hanno votato PD, quelli che hanno votato Di Pietro, quelli che hanno votato i partitini e anche quelli che si sono astenuti. Abbiamo perso tutti.
Le camere che emergono dai risultati elettorali non esprimono più alcuna rappresentanza delle forze moderne e riformiste di questo paese, ma sono solo l’espressione della reazione e del centrismo.
Le coppie omosessuali, le femministe, i divorziati, i laici, i lavoratori precari, sono stati cacciati da questo parlamento e non gli rimane che la piazza presidiata dai carabinieri per farsi sentire. Il governo della repubblica è nelle mani della Lega e la costituzione unitaria della nostra nazione sarà probabilmente soggetta a offese senza precedenti che ci divideranno ancora di più e ci porranno gli uni contro gli altri.
Il paese è nel pieno di una crisi economica gravissima e avrebbe bisogno di onestà, unità, solidarietà e sostegno reciproco. Quello che sta per ricevere è discriminazione, separazione e populismo. Aver votato Lega o Berlusconi non metterà nessuno al riparo dalla furia che monterà nelle strade quando l’esasperazione sveglierà definitivamente il gregge sonnolento di televisionari calciofili che costituisce il nerbo pensante della mia nazione.
Teoricamente esiste la remota speranza che gli uomini che ora reggono le leve del potere si rendano conto della grande responsabilità storica che grava sulle loro spalle e sappiano contenere i loro terribili appetiti di potere. Sinceramente non ci credo.
Chi sono lo sappiamo già. Basta leggere le pagine della cronaca giudiziaria degli ultimi anni.
Sperare è illudersi. Ora viene il momento di resistere, resistere e costruire. Costruire quella forza nuova che sia capace di riunire la brava gente di questo paese per la quale parole come solidarietà, giustizia, onestà e disinteresse hanno ancora dignità di vocabolario.
Ora è il momento di finirla con i giochetti di parole, con i protagonismi sul web e con le cose sfiziose. Ora è il momento di combattere e chi non se la sente, chi non crede che la lotta non è alle sigle di partito, ma al sistema, chi non ha il coraggio di schierarsi, resti a fare il buffone o il giullare, oppure si consegni agli avversari. Da questa parte, dalla mia parte non è più gradito.
La mia è la parte di chi non ci sta a consegnare la sua terra alla criminalità organizzata, sia quella di Secondigliano o di Arcore non mi interessa. La mia parte è quella di chi vuole morire qui dove e nato e non si farà cacciare da nessuno. La mia parte è quella che non ci sta a vivere sotto il governo di un piduista o sotto quello della CEI. La mia parte è quella di chi crede che non può esserci federalismo fiscale prima che le regioni del Sud non siano sottratte alla mano rapinosa ed assassina della mafia. La mia parte è quella che crede che la ricerca scientifica, il diritto alla retribuzione onesta, il riconoscimento dell’amore, a prescindere dal sesso e l’integrazione serena con gli immigrati sono le chiavi dello sviluppo civile del nostro paese. Sviluppo civile che va perseguito prima ancora di quello industriale.
Questo perché io voglio che non esista una nazione dove l’interesse del singolo, la sopraffazione e la disonestà siano le chiavi del successo. Questo perché io non mi identifico con l’ideale di vita che misura il valore di un uomo in base al denaro che accumula ed alle anime che corrompe. Questo perché, nonostante tutto, io sono nato libero e non mi rassegnerò a morire berlusconiano. Mai.
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Se dici questo:
“Non parlo di loro perché, anche se in altri periodi della storia sarebbero stati impiccati, fucilati o ghigliottinati, noi oggi siamo GENTE CIVILE e li lasceremo andare con la borsa a godere del frutto di tanti anni di inganno, rapina e malversazione.”
ma poi dici questo:
“Ora è il momento di COMBATTERE e chi non se la sente, chi non crede che la lotta non è alle sigle di partito, ma al sistema, chi non ha il coraggio di schierarsi, resti a fare il buffone o il giullare, oppure si consegni agli avversari. Da questa parte, dalla mia parte non è più gradito.”
e infine concludi con la tiratina moraleggiante e cristianoide del “volemose bene”:
“Costruire quella forza nuova che sia capace di riunire la brava gente di questo paese per la quale parole come solidarietà, giustizia, onestà e disinteresse hanno ancora dignità di vocabolario. (…) Questo perché io voglio che non esista una nazione dove l’interesse del singolo, la sopraffazione e la disonestà siano le chiavi del successo. Questo perché io non mi identifico con l’ideale di vita che misura il valore di un uomo in base al denaro che accumula ed alle anime che corrompe.”
A me interesserebbe sapere la cosiddetta “gente civile” come deve “combattere” in nome della “solidarietà”?
La società civile è veramente un luogo in cui basta la solidarietà? o forse è un ideale cristiano trasposto e utilizzato come griglia concettuale?
Combattere pretende antagonismo e non solidarietà (tra il lavavetri e borghezio? tra l’operaio e berlusconi?))
Mentecritica deve finalmente decidere tra il buonismo pessimista e sarcastico e una reale presa di posizione!
Sennò saranno solo litanie di dolore poeticheggianti che a chi governa fanno solamente bene…solamente bene…
Io credo che c’era un modo democratico per dimostrarlo, invece sempre di parlarsi addosso.
Non è stato scelto da alcuni ed è stato preferito come presidente del consiglio uno che ha dichiarato un mafioso un eroe.
Così è la vita, baby.
@mattions
L’astensione non ha avuto, purtroppo, alcuna rilevanza ed era un metodo di espressione lecito come il voto.
Secondo me a parlarsi addosso sono stati i soliti fedeli alla causa incapaci di prendere una posizione veramente diversa ed alternativa al mettersi in fila come le pecore per farsi fare il timbrino sulla groppa.
Poi, se ti consola pensare che i 9 e passa punti percentuali di scarto siano dovuti al 3% di astensione posso solo consigliarti un po’ di ripasso di matematica e qualche pilloletta per continuare a dormire.
buona notte
@quell’altro
non ho capito un cazzo, ma non credo sia importante.
@Comandante Nebbia
Non credo che i voti mancanti a Veltroni siano da attribuire agli astenuti.
E` stata fatta una chiara scelta di campo da parte degli italiani.
Ah, e non c’è niente da costruire. C’è da aspettare che distruggano l’Italia. Ci impiegheranno poco tempo.
Infine penso che puoi non essere d’accordo con le mie opinioni, ma non credo che puoi sindacare se sto dormendo o no.
@Sain-Just
Tu vuoi una soluzione. Per ora la soluzione io non la vedo.
@mattions
era, ovviamente una metafora. come quella del parlarsi addosso che hai usato tu.
ti sei offeso?
e poi, se non ti riferivi all’astensione, a chi ti riferivi?
Questo perché, nonostante tutto, io sono nato libero e non mi rassegnerò a morire berlusconiano. Mai.
Eppure oggi ho la sensazione che lottare non abbia piu’ senso. Domani forse sara’ diverso. Oggi c’e’ solo l’assenza di ogni luce. Il buio.
quell’altro sono io!
la definizione di Altro non mi dispiace comunque!
Mattions a differenza dell’inacidito ComandanteNebbia ha colto la questione: è necessaria una soluzione o perlomeno una proposta di soluzione!
Lo dico perchè le litanie di dolore e il piangersi addosso per poi farsi tutti una risata assieme con il prossimo articolo sarcasteggiante non risolve il problema e non propone!
Non si può proporre solo in via negativa: non votare, ad esempio (per quanto possa essere ovviamente uno strumento giusto e democratico per esprimere protesta).
Mi piacerebbe sapere il signor ComandanteNebbia (che non è Altro ma sempre lo Stesso di tutto ciò che ci circonda, devo ritenere a questo punto), cosa relamente propone…cosa significa combattere, cosa significano le virtù cardinali che evoca…in poche parole cosa propone in una situazione del genere al di là del lavoricchio meramente intellettuale nel quale si prodiga…
Se è possibile che un Altro qualsiasi possa meritarsi una risposta, ovviamente…
Ora è più chiaro e più conciso, soprattutto.
Io ho un’opinione che vale come quella di qualsiasi altro ed è questa:
secondo me occorre mettere la rete al servizio della costituzione di un soggetto politico che deve nascere fuori dal sistema e caratterizzarsi con obiettivi chiari e senza compromessi.
Nessun contenitore che punti al consenso di tutti, ma cinque, dieci argomenti essenziali sui quali si è d’accordo per portare la discussione in parlamento. Senza pretesa di governare, cosa che risulterebbe assurda, ma con lo scopo di fare da pungolo e da barricata contro chi detiene effettivamente il potere.
Un ruolo simile a quello che ha avuto il partito radicale negli anni 70. Ruolo che è stato lasciato libero da anni e che è necessario riassumere.
In questo senso mi adopererò perché MC possa essere uno degli strumenti di questo dibattito e, se troverò persone affidabili ed oneste, le sosterrò.
Chi vuole fare la rivoluzione armata, senza nemmeno aver fatto i tre giorni del militare, secondo me è inutile e superfluo.
Certo che no. E il motivo è di una semplicità disarmante: gli italiani hanno voluto così. L’80% (circa) degli italiani hanno gradito i governi di Silvio, Romano, Massimo e compagni vari, e gli hanno confermato la fiducia.
Si chiama democrazia. Che poi questo produca una devastazione senza precedenti è un altro discorso…
Neanche io. Ma la nazione in cui viviamo io e te è esattamente questa.
“dalla furia che monterà nelle strade quando l’esasperazione sveglierà definitivamente il gregge sonnolento di televisionari calciofili che costituisce il nerbo pensante della mia nazione.”
Questa frase è un ossimoro, oppure c’è un “pensante” di troppo.
Insomma, io non ci credo a questa furia per le strade. Non mi interrogo nemmeno se sarebbe un bene o un male, perchè semplicemente non mi sembra verosimile. Penso che gli unici assembramenti popolari in crescita saranno le code per fare i provini per il grande fratello, o per amici della de filippi.
sabrina