Nel Nome del Padre
19 marzo, 2008 di diabolicomarco
Archiviato in Democrazia e Diritti, Schermo dei Sogni
Gerry è il protagonista di una storia che difficilmente riusciamo ad immaginare ambientata in Europa, con attori europei. Un attentato terroristico che causa la morte di 5 persone e ne ferisce gravemente 65. L’opinione pubblica che esercita una forte pressione sul governo. Il governo a sua volta preme sulla polizia affinché giustizia sia fatta, e in fretta. Quattro giovani vengono ingiustamente accusati e costretti, sotto tortura, a firmare una confessione. Vengono condannati all’ergastolo. Guerra tra religioni, terrorismo, restrizioni della libertà. Gli ingredienti ci sono tutti. Questa è una storia dalla quale avremmo potuto imparare molto. L’attentato avvenne nel 1975. I quattro di Guilford vennero rilasciati nel 1989. Le scuse arrivarono per bocca di Tony Blair solo nel 2005.

Gerry Conlon cresce in una famiglia cattolica nel quartiere più povero di Belfast. Il padre lo spedisce dalla cognata a Londra per “evitare di finire nei guai”. Nel 1975 l’esplosione in due pub di Guilford. L’intera famiglia della zia Anne Maguire, colpevole di aver ospitato il presunto terrorista, viene accusata processata e condannata per aver collaborato all’attentato. La pistola fumante sono le tracce di nitroglicerina trovate su dei guanti. L’accusa non riuscì mai a dimostrare come e quando ci fosse arrivata. Quattordici anni ad Anne Maguire e a suo marito Patrick, cinque ai loro figli di 14 e 17 anni. Dodici anni al fratello della Maguire e ad un amico di famiglia, colpevole di essere nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Dodici anni a Giuseppe Conlon, il padre di Gerry. Tutti scontarono la pena fino all’ultimo giorno. Ne uscirono con problemi più o meno gravi.
Tutti ne uscirono vivi. Tutti tranne Giuseppe, che muore in cella nel 1980.
Il film “Nel nome del padre” di Jim Sheridan del 1993 è basato sul romanzo autobiografico di Gerry. Il film, come il libro del resto, non racconta solo la vicenda di uno dei più gravi errori giudiziari, dei rischi che comporta la contrazione delle libertà della valenza delle confessioni estorte con la tortura fisica e psicologica. Racconta con forza e passione anche di un rapporto inizialmente conflittuale tra padre e figlio che l’esperienza condivisa del carcere ha permesso di rinsaldare.

“Ho conosciuto veramente mio padre solo in carcere” ha dichiarato Gerry in un’intervista di qualche anno fa. “Prima lo vedevo di sfuggita come tanti ragazzi della mia età. Non l’ho mai sentito tanto vicino come dopo la sua morte“.
Con Daniel Day-Lewis fresco di premio Oscar per “Il mio piede sinistro” nella parte di Gerry, Pete Postlethwaite nella parte di Giuseppe. Da YouTube tre spezzoni fondamentali. Per chi non vuole (ri)vedere tutti i 133 minuti del film.
Gerry Conlon, “Proved Innocent” (“Il prezzo dell’innocenza”, Sperling & Kupfer Editori, 1994).
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grande grande film
Grazie Marco, per aver ricordato i padri che non ci sono più fisicamente, ma che ci sono tanto vicini, ora più di allora.
Un abbraccio da Josiane
capolavoro.
capolavoro, ambientato in una delle culle della democrazia moderna…
bella cosa la ragion di stato.
Ulteriore beffa (se è lecito usare questo termine…) è che, così facendo, i veri attentatori l’hanno fatta franca.
Ho visto ieri per la prima volta il film ” in nome del padre ” e ho ricordato il viaggio fatto a belfast, rimanendo colpito dai segni della guerra che insanguinò per lunghi anni l’Irlanda del Nord.
Sono magistrato e sono rimasto colpito dalla storia non antica della lotta al terrorisno dell’IRA che è stata l’ecatombe dello Stato di diritto.
Grazie.
Vittorio
Belfast ha colpito molto anche me, una città molto triste in un isola che non brilla di allegria.
Comunque un esperienza da fare.
In merito alla tua seconda considerazione, mi piacerebbe conoscere la tua opinione da tecnico sulle modalità con le quali è stata condotta, invece, la lotta al terrorismo in Italia.