Neghiamoci Giustizia in Nome del Principio
17 novembre, 2009 di Comandante Nebbia
Archiviato in Appunti Italiani, Cuore di Tenebra, latest
Nella notte tra il 26 ed il 27 ottobre 1991, il teatro Petruzzelli di Bari fu completamente distrutto da un incendio. Il rogo, dopo le prime indagini, apparve doloso e partirono le indagini della magistratura. Indagini che, dopo un percorso tortuoso, conducono all’istruttoria di un processo contro Ferdinando Pinto, il gestore del teatro che, secondo l’accusa, avrebbe ordinato l’incendio dello stabile per coprire una pesante situazione debitoria personale.
L’8 aprile del 1998, Pinto viene condannato a 7 anni e 8 mesi di reclusione. Il 6 aprile del 2001, in appello, la condanna viene ridotta di due anni. Nel secondo processo di appello, disposto dalla Corte di Cassazione e conclusosi il 14 luglio del 2005, Pinto viene assolto. La sentenza diventa definitiva nel gennaio 2007 con la decisione della Suprema Corte. Tra l’incendio e la sentenza definitiva passano sedici anni. A settembre del 2007, il difensore di Pinto, l’ avvocato Michele Laforgia, presenta alla corte di appello di Lecce, competente per territorio a trattare i procedimenti che riguardano la magistratura di Bari, un ricorso per la «non ragionevole durata del processo».
Intervistato a “La Storia Siamo noi” Pinto dichiara “Se avessi immaginato di stare 16 anni intorno a questa vicenda mi sarei suicidato. La mia vita maciullata, l’impossibilità di lavorare, l’impossibilità di sentirmi un uomo, vivo.”
In questo caso, il procedimento penale di durata geologica ha interessato un innocente e questo colpisce la sensibilità di tutti. In realtà, un processo che dura sedici anni è incivile anche nel caso che l’imputato sia trovato colpevole. Infatti, la durata del processo, periodo durante il quale la vita dell’imputato è sconvolta al punto di non potersi svolgere normalmente, non va a decurtare la pena a meno che non ci sia stata custodia cautelare (carcerazione preventiva) che in Italia, è utile ricordarlo, può durare fino a sei anni.
Statisticamente, la maggior parte di coloro che leggono queste righe non ha mai avuto modo di avere a che fare con polizia, carabinieri, giudici istruttori e processi penali. Purtroppo, non posso dire altrettanto. Molti anni fa mi sono trovato dalla parte degli imputati. Dopo, per le strane occorrenze che rendono variegata la vita degli uomini inquieti, sono passato dalla parte degli inquisitori. Ciò nonostante, per indipendenza intellettuale e pietà verso chi subisce sopruso, devo dire che essere coinvolti in un’inchiesta penale in Italia è una vera e propria disgrazia, specialmente se si è una persona comune, ignara dei meccanismi e delle malizie che accompagnano un’indagine giudiziaria. Due anni per ogni grado di giudizio, come prevede il disegno di legge approvato dal Senato, sono, secondo me, ancora un’enormità.
Eppure, la proposta ha provocato la sollevazione di coloro che in Italia dovrebbero tenere alto il vessillo del garantismo. Perché, giustamente, imporre una durata massima dei processi senza modificare le attuali procedure, è come dire che si è guariti perché si stabilisce per decreto che uno ha la febbre solo se ha almeno 38 e mezzo.
Una giustizia imparziale (la tautologia è giustificata dalla perdita di valore della parola giustizia in italiano), efficiente e, soprattutto, rapida, dovrebbe essere un obiettivo comune per tutti in una nazione moderna e civile. La magistratura italiana ed i meccanismi procedurali sono, più o meno, gli stessi di un secolo fa. Quintali di carte bollate, faldoni polverosi ammassati in archivi umidi ed ammuffiti, toghe, privilegi di casta, uscieri, uffici giudiziari più simili a gironi infernali che a luoghi pubblici.

Non fare chiasso inutile, dopo tutto non era la prima volta
Tra magistratura e potere politico, io non saprei dire chi è meglio. Eppure, in nome della lotta contro il Principe del Male, mi trovo istintivamente costretto a difendere un sistema penale vessatorio, inefficiente, lento e sicuramente non equo perché chi ha i mezzi, può sfuggire. Chi non ce l’ha, no.
La storia di questi giorni è tutta qui: scegliere tra l’impunità del presidente del consiglio e la magistratura, tra Berlusconi e Fini, tra Vespa e Santoro, tra un calcio nelle palle e due dita negli occhi.
Passerà, non fosse altro per il fatto che siamo uomini e non possiamo andare oltre le nostre vite. Fortunatamente, altri verranno dopo di noi. Speriamo soltanto che sappiano fare meglio.
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Hai visto il processo penale dalla parte del colpevole (o ancor peggio dell’innocente), ma bisogna considerare anche il processo penale dalla parte delle vittime. Attendere tanti anni per vedere un po’ di giustizia è un tormento. Cosa dire poi dei processi civili? Delle cause di lavoro? Un uomo che decida di fare causa ad un datore di lavoro può dover aspettare 10 anni prima di vedere riconosciuta la sua causa.Qualche tempo fa scrissi di un rappresentante licenziato dalla sua azienda perché si era rifiutato di pagare una sorta di “tangentina” ai responsabili dei supermercati affinché inserissero il loro prodotto nei banchi di vendita. Il dipendente da anni aspettava giustizia e l’azienda, pur avendo perso qualche grado di giudizio, continuava a non pagare il dovuto in attesa della sentenza definitiva. Poi non so come è andata a finire (magari l’azienda è stata assolta) tuttavia il caso è emblematico.
giusta riflessione
Sottoscrivo da cima a fondo.
Per non arrivare al punto in cui siamo sarebbe stato necessario che l’ordinamento giudiziario, in tutti questi anni, mostrasse di possedere una capacità di autoanalisi e di autoemendamento concreti e perpetui.
Una sorta di logica del miglioramento continuo, di cui invece, all’atto pratico, s’è dimostrato assolutamente privo.
Dunque adesso ha buon gioco chi sostiene che bisogna provvedervi dal di fuori.
Che poi a sistemare il pollaio si proponga la faina, fa accapponare (per restare in tema) la pelle.
pollaio mi sembra una definizione pertinente
Esatto , chi ha i mezzi può sfuggire e chi non ce li ha no. Questa frase infelice mi costò d’esser redarguita da un esimio principe del foro ed illustre professore universitatio di diritto penale, osannato e rispettato, che mi stava esaminamdo in diritto processuale penale, come ebbi pronunciata questa frase, l’uomo solitamente composto e quasi aristocratico, divenne rosso in viso e urlando mi diffidò dal presentarmi mai in futuro in una aula di tribunale.. voleva bocciarmi, la commissione si oppose, era evidente che ero preparata, e mi copntinuarono l’esame..lui dovette firmarlo , un voto bassissimo che mi abbassò la media del che i suoi assistenti mi chiesero scusa, e il luminare mi ribadì di non farmi mai vedere in una aula di tribunale, mi avrebbe impedito in ogni modo di esercitare la professione.. dopo anni ancora non mi è chiaro il perchè..ma il suo primo assistente, professore universitario e noto avvocato mi fece notare avanti a tutti e certo non in segreto, che l’esimio personaggio era tra coloro che stavano curando il nuovo pocesso penale, e il concetto fu che dovevo capire le ragioni “politiche” dl tipo.
Le ho capite dopo tanto tempo e le ho viste in azioni dopo che è ruiscito nei suoi intenti e in quelli di quanti come lui la pensavano, la pensano e che se potessi mandrei tutti a spaccare pietre nel deserto.
Meglio Berlusconi, credetemi, io ne ho visto il volto di questa gente, ne ho misurato l’abisso che si nasconde nel loro sentire.. meglio berlusconi, anche se davvero fosse quella sentina che lo si vuole fare apparire.. perchè io ho potuto vedere il vero volto di coloro.
La magistratura e Berlusconi, in molti casi, sono due aspetti dello stesso problema: la difesa del privilegio.
In questo caso, stilare una classifica di merito, è arduo.
forse mi sfugge qualcosa, maria non stai parlando di un avvocato? Era semplicemente il ghedini di turno in quel momento, cioè un professionista prezzolato per scrivere leggi iper garantiste, che consentano a tutti i delinquenti non di strada (ai colletti bianchi, insomma, non certo alla manovalanza) di farla franca.
Che differenza c’è con Berlusconi? Certo all’epoca datore di lavoro era il famigerato CAF, e non il berlusca ancora in nuce (ma già all’opera dietro le quinte), ma la dinamica è la stessa.
E identica era la volontà di costruire un processo iperultramega garantista (che garantisse i cittadini che delinquono ad alto livello, ovviamente).
Davvero mi giunge strano che nei primi anni 70 vi fosse berlusconi dietro le quinte, ma tutto può essere. Il fatto che mi fa adirare è che questo illustrissimo personaggio, che ha fatto danni che ancora scontiamo, con tanti innocenti veri e risaputi tra la gente comune, persone in carne ossa, famiglia ed anima, che hanno pagato per i giochi di potere di un gruppo di sconsiderati, non solo non ha pagato un tubo, ma ne è uscito pulito anche verso la opinione pubblica, controllata e condotta magistralmente, non certo da <Berlusconi che se mai, con tutte le sue debolezze ed errori, è stato il vero e solo cuneo , debole, che avrebbe dovuto potersi opporre a progetti sinistri, come quello che ha minato la giustizia del paese e che sorge da prima degli anni 70, abbiamo visto come va. Resta e il danno cha hanno voluto infliggerci consapevolmente, era quello di mantenerci divisi, smarriti da un surplus di notizie discordanti: come se in una arena, uno dei contendenti buttasse sabbia negli occhi all'altro per farsi i fatti suoi nel frattempo, e poi riprendere il gioco truccatissimo, sporco e ignobile dello sfruttamento e rimbecillimento degli Italiani per meglio mungerli.E vergonosamente molti che sapevano, hanno usato per se stessi e per le loro famiglie quello che sapevano ed avevano il potere di fare valere, non ultimo l'illustre personaggio che è arrivato aurlare infaccia, senza vergogna, forte del suo sinistro potere, contro una studentessa che ripeteve niente di più o di meno che quel che era scritto in un testo che a lui dava noia e non era per le sue orecchiucce delicate politicamente corretto, e ora ce lo godiamo tutti il politicamente corretto suo e dei suoi ricchi compagnucci .
No, non è la stessa cosa, Berlusconi ed i suoi sono quel che sono ed agiscono erga omnes e l'assurdità per esempio di questa roba uscita iin questi ultimi giorni dalla fantasia non so se di ghedini o di alfano, è discutibile, di Berlusconi si dice tutto ed il contrario di tutto, domani si andrà al voto e gli Italiani potranno decidere e lo faranno, come hanno potuto fare con il surreale governicchio di Prodi bis. Una specie di colpo d Stato qui lo hanno fatto a suo tempo solo le sinistre con Scalfaro il mastrolindo, ma alla destra mai sarebbe permesso, per ovvi motivi dati i trascorsi storici, almeno da quella parte stiamo tranquilli.
Mi son persa , in breve: la differenza è che berlusconi ed i suoi sono visibili e controllabili, Berlusca lo puoi insultare,si fa satira ed insulto a palate , impunemente, sta sempre sotto una lente di ingrandimento, quello come un topo agiva dietro le quinte, lui si in fondo come tanti baroni all'epoca e chi sa, forse ancora oggi ce ne è prezzolati da questa o da quella lobby. Quel personaggio non lo si poteva toccare, si sapeva cosa stava facendo, ma nessuno osava e non credo fosse solo piaggeria, Questo era il potere dei Baroni del Università.. ci sarebbe da farne un libro, ma davvero ben documentato, non un libello per quasta o quella fazione. Comunque , impariamo a capire la origine di certi fatti attuali, in rete se sai legger c'è moltissimo, se ti fermi ai giornali delle banche, ti resta la sabbia negli occhi
mi rendo conto di esser stato poco chiaro, e me ne scuso…quando dicevo che SB era all’opera dietro le quinte non intendevo dire che già all’epoca fosse il cd. “grande burattinaio” (per me non lo è neanche oggi), ma solo che era già alacremente all’opera per costruire quell’impero del malaffare che lo ha portato dove è oggi, pur stando lontano dai riflettori.
Quanto all’argomento che SB è meno pericoloso di altri perchè agisce alla luce del sole, mi sembra sinceramente inaccettabile. Il dichiarare che si sta abolendo il codice penale perchè si deve salvare il suo culo non vedo come ciò renda meno nocivo quanto si sta facendo.
Sembra il vecchio artificio retorico preferisco uno che ruba alla luce del sole invece che uno che lo fa di nascosto, perchè almeno il primo è coerente.
Così oltre ad aver qualcuno che ruba, ci si devono pure sorbire gli elogi alle ruberie…
Comunque il mio augurio a chi concorda con queste belle riforme è sempre lo stesso: rimaner vittima di qualche bel reato da processo breve, e poi andare a ringraziare sotto il parlamento quando vedrà in libertà il colpevole non processato nei tempi.
Ma ovviamente sarà colpa dei magistrati che non lavorano, non di chi fa leggi che invoglieranno gli avvocati ad ingolfare ancora di più la macchina della giustizia, in modo da esser sicuri che non possa più muoversi…
Scusate ma mi sembra che diciate cose giuste, fermandovi però alla superficie (il che è strano per chi anima e frequenta questo blog).
Possibile che vi sfugga che la legislazione penale e, soprattutto, l’organizzazione dell’apparato giudiziario siano fatti per non consentirgli di funzionare in modo corretto?
Se in una qualsiasi azienda vi dicessero “da oggi il tuo ufficio deve produrre il doppio, però ti dimezzo il budget e ti quadruplico gli adempimenti burocratici” voi cosa direste?
Insomma non c’è dubbio che 16 anni sia una durata inaccettabile, ma come è organizzato il porcesso italiano? le strutture di supporto esistono? Anzi, esistono gli stessi magistrati? 10.000 magistrati, con pochi cancellieri, senza strutture di supporto efficaci, possono fare 3.000.000 di processi in un anno?
E poi, possibile che nessuno rifletta sul fatto che più si vuole un processo garantito più questo deve durare?
Ad esempio perchè nessuno propone, per iniziare 2 riforme, logiche e facili:
1- Abolizione del giudizio di appello. Nel penale in particolar modo l’appello è insensato: il giudizio è retto dal cd. principio di oralità secondo cui la prova si forma davanti al giudice (imputato, testimoni e periti devono convincere il giudice -che non conosce se non a grandi linee la vicenda- della veridicità di quanto dicono tramite il loro contegno tenuto di persona di fronte a questi), il giudizio d’appello, ovviamente no (sarebbe impensabile riassumere la prova in un nuovo dibattimento, non si tratterebbe più di un processo ma di una speciee di recita, per di più la replica di uno show già andato in onda). Quindi a che serve l’appello? a nulla, pura perdita di tempo, aboliamolo e già così si risparmia qualche annetto nei processi più complessi.
2- giudizio di cassazione: nei paesi anglosassoni non è un diritto, le Corti supreme prima di svolgerlo valutano se sono presenti ragioni che fanno ritenere opportuno tale fase processuale; se la ritengono inutile ti rigettano la richiesta di giudizio e tanti saluti (in America al tendenzialmente unico processo di merito se ti condannano vai in galera subito, la richiesta alla corte d’appello o alla corte suprema la fai dalla galera e loro spessissimo ti dicono che hai già avuto quanto ti spettava, non rompere grazie -e paga le spese processuali).
Aggiungo una riflessione, secondo me banale, ma che nessuno fa:
3- procedura: perchè le procedure le fanno i governi e non le corti stesse? Chi conosce meglio i modi per razionalizzare le operazioni se non gli stessi operatori sul campo? Forse che le operazioni chirurgiche si svolgono secondo le procedure imposte dal governo? E poi cosa succede se, putacaso, il governo fosse interessato a processi lenti e disfunzionali?
Risposta facile, succede che si fanno leggi come quelle degli ultimi 15 anni quasi tutte incostituzionali e tese a impedire alla macchina di funzionare.
sono perfettamente d’accordo, infatti il senso del mio pezzo non è nel giustificare la legge sul processo breve, ma nel doversi trovare a rinunciare un diritto in nome di una battaglia politica.
in quanto alle riforme che proponi, non entro in merito, non ho le competenze necessarie.
mi viene da dire che il processo d’appello andrebbe condotto solo se emergono dei fatti nuovi. se ora non è così, è effettivamente inutile.
la cassazione dovrebbe servire a rivedere la regolarità formale del processo che, in caso di dubbio, qualcuno deve pur rivedere.
Le leggi sulla giustizia le fa il parlamento e non la magistratura perché un popola si da le leggi e delega qualcuno a farle rispettare.
certo, con il parlamento eletto in questo modo, la cosa non ha il minimo senso.
Su questo tema mi vengono in mente due notizie che lessi parecchio tempo fa (poiché ricordo solo il succo ma non i dettagli, se qualcuno può integrare o correggere lo faccia pure).
1) In Gran Bretagna ci fu scalpore per l’eccessiva lunghezza di un processo penale che durò, dal primo all’ultimo grado, la bellezza di 380 giorni (cioè un anno e spiccioli).
2) Una seria riorganizzazione del lavoro al Tribunale di Bolzano ha permesso di recuperare parecchio terreno sulle pratiche arretrate e, perfino, di limare i costi della struttura.
1) non ne dubito
2) immagino che una revisione manageriale della gestione del procedimento giudiziario porterebbe a risultati eccezionali. Io so solo che nei tribunali ci sono ancora gli uscieri che portano le carte da un ufficio all’altro e che smistano i visitatori.