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Nè Fiori, nè Opere di Bene

24 novembre, 2009 - 8:41 di  
Archiviato in Cazzotti, latest, Meccanica delle Cose, Oltre le Righe




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C’é stato un tempo in cui eravamo sicuri, almeno la stragrande maggioranza, che il mondo marciasse verso “magnifiche sorti e progressive”.

Si trattava solo di avere pazienza e aspettare.

Vegnarà Bepi del giazo! si gridava a Nord Est. Addavenì Baffone! si rispondeva da Roma.

Si pensava che l’avvenire sarebbe stato più equo e solidale del presente. E se a qualcuno non stava bene, chissenefrega, tanto il futuro non ha mica bisogno di permessi per venire. Ne erano convinti persino quelli che non votavano PCI, che domandavano guardinghi, scuotendo la testa: ma di questo passo dove andremo a finire?

Eppure, malgrado la povertà e il bisogno fossero assai più diffusi di oggi, o forse proprio per questo, si donava molto di meno. Giusto l’elemosina in chiesa, alla domenica mattina.




Soprattutto non c’erano così tante richieste di aiuti contributi elargizioni donazioni elemosine, in favore di onlus fondazioni associazioni confraternite comunità, contro distrofia cancro diabete sclerosi multipla fibrosi cistica, a favore di sael sudan belucistan ninos de rua, a sostegno di clero missioni medici senza frontiere emergency amnesty…

Oggi non passa giorno che non squilli il telefono e dall’altra parte non ci sia un tale che conta su di te per un nobilissimo scopo, lasciandoti in bocca un gusto un po’ amaro ogni volta che gli dici di no.

A non considerare i testimoni di Geova, che in fin dei conti hanno un bellissimo progetto pure loro, quello che ti chiedono é soltanto che tu li stia a sentire senza innervosirti.

C’é stato un tempo in cui tutte queste cose non c’erano. Neppure i testimoni di Geova. Potrà parere strano, ma non c’era neppure il telefonino e neppure il telefono fisso, il frigo, la lavatrice, la lavastoviglie, che degli elettrodomestici fu ultima

Però, o forse proprio per questo, si ragionava in grande. Se i poveri di tutto il mondo si fossero uniti e avessero strappato dalle mani dei capitalisti i mezzi di produzione, si ragionava, hai voglia quante amnesty e quanti unicef si sarebbero potuti fondare e mantenere. Anzi, non ce ne sarebbe stato neppure bisogno: spazzati via i piccoli borghesi, i veri affamatori del popolo (un’apodissi di cui non sono mai riuscito a comprendere appieno la logica), sarebbero scomparsi i problemi per affrontare i quali si era dovuti ricorrere ad amnesty e all’unicef.

La solidarietà a cui si pensava era funzionale al cambiamento del mondo, “proletari di tutto il mondo unitevi…”, mica al reperimento di un pasto caldo per la sera, o di una coperta per ripararsi dai rigori di una notte stellata.

A questo punto nascono le domande.

Ma questa solidarietà, che si sollecita da tutte le parti, in modo via via sempre più pressante da almeno trent’anni, usando tutti i mezzi possibili e immaginabili: meleperearanceazalee lotterie maratone televisive concerti e-mail bollettinidiccp, sarà da considerarsi come cosa buona e giusta in sé, in quanto atto di generosità, date e vi sarà dato, o uno può valutare caso per caso (ma come farà?) e decidere: questo si e questo no?

E qualora decida per il si, dovrà credere che servirà a qualcosa, o potrà pensare che sarà una pennellata di vaselina su un bubbone della peste, utile a lenire il senso di colpa di chi la spalma, quasi niente il dolore di chi la riceve?

Me lo chiedevo davanti a una lettera della Conferenza Episcopale Italiana, Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, in occasione del Santo Natale.

- Caro signore, – diceva con una punta di rimprovero, ma appena appena, – Quando abbiamo bisogno ci aiutano. Oggi aiutiamoli noi. […] Oggi i sacerdoti non ricevono più la congrua dallo stato. É giusto assicurare a ciascuno di loro i mezzi necessari per una vita dignitosa e per lo svolgimento della loro missione. -

Ebbene, che io sappia, dal 31 dicembre ’86, ogni cittadino italiano, ove lo voglia, può devolvere l’otto per mille del suo IRPEF alla Chiesa Cattolica. E qualora non lo voglia, ma non esprima alcuna volontà, ne devolverà comunque una parte a sua stessa insaputa, così come stabilito dal Concordato dell’84. Inoltre, ove si tratti di soggetto praticante e continui a volerlo, potrà sopperire ulteriormente alle necessità del clero ogni domenica mattina in occasione della santa messa, oltre che nel corso di battesimi comunioni cresime matrimoni funerali messe in suffragio: non basta?

Cazzo, ma non ti é mai venuto in mente che possa averti coscientemente escluso dalle mie priorità?

Scusate.

Ma quanti sono gli enti e le persone che si occupano di opere di bene? C’é qualcuno che ne abbia un’idea approssimativa?

Tantissimi e a trecentosessanta gradi, si dovrebbe dire, a giudicare dalla quantità di richieste che ci piovono addosso da ogni parte in ogni stagione dell’anno. E com’é che con tanti benefattori i problemi non accennano minimamente a diminuire? Qual’é il rendimento delle varie organizzazioni, il rapporto tra euro erogati ed euro incassati?

E se per caso non fosse la strada migliore per alleviare le sofferenze dei diseredati del mondo? Siamo sicuri che sia meglio mandare in Africa missionari caritatevoli, piuttosto che preservativi corredati di spiegazioni per l’uso? Sarà poco solidale, ma se la smettessimo di correre dietro a pratiche inefficaci, ancorchè edificanti, buone solo per salvarci l’anima, e provassimo a fare cose che funzionano? Tipo togli ai ricchi per dare ai poveri? Ma i ricchi, se gli togli, s’incazzano! Lo so, già così paghiamo abbastanza in tasse (noi che le paghiamo). Ma basterebbe spiegarglielo. Se servisse da un lato a toglierci di torno quelli secondo cui devi perennemente qualcosa a qualcuno, altrimenti ce l’hai sulla coscienza, perché lui non ha acqua potabile bastante per dissetarsi mentre tu ne sprechi quindici litri ogni volta che tiri lo sciacquone, dall’altro a metterci una pezza sul serio, beh, io credo che più di uno ci starebbe.

Una bella Imposta per le Opere di Bene, potremmo chiamarla IOB, progressiva sul reddito, per finanziare un nuovo progetto per rendere gli uomini un po’ più felici. Non del tutto, solo un po’. Perché la diseguaglianza, ancorchè il motore del mondo, se spinta oltre la soglia limite, ne diventa pure la rovina. Sto pensando all’immigrazione. Come puoi pensare di mitigare il divario economico che la muove, e quindi i danni che produce, coi missionari e coi soldi raccolti vendendo arance sul sagrato della chiesa?

Lo so. Molti sentono il bisogno d’essere buoni in prima persona, di portare direttamente il loro sassolino, di mettere il dito nella piaga. Non dico che sia sbagliato. Non sono contrario alle opere di bene per una questione di principio. Ma ho l’impressione che dilettanti e buon cuore producano spesso belle parole, raduni, fiaccolate, emozioni e poco altro. Ci vorrebbe una cosa da professionisti. Bisognerebbe ricominciare a pensare in grande. O quantomeno a pensare.

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Comments

38 Risposte a “Nè Fiori, nè Opere di Bene”
  1. Giovanni Volpe scrive:

    Eccesso di egoismo, di individualismo, sono alcune tra le parole spontanee che scaturiscono dalle riflessioni conseguenti alla lettura di questo post.

    Purtroppo, queste sono le conseguenze della dilagante incultura che pervade ancora il nostro Paese.

    L’equità, la giustizia sociale, la questione morale, sono idee, concetti, discorsi, distanti anni luce dai reali interessi di certi personaggi.

    http://www.giovannivolpe.it

    • fma scrive:

      Non so se i nostri guai derivino da un eccesso di individualismo e di egoismo, e se questo eccesso sia figlio di un’incultura.
      Se poi conoscessi la risposta non saprei che farmene.
      La domanda che mi sono posto è più terra terra: se la solidarietà così come viene praticata (individualmente) raggiunga il fine che s’è prefissa (alleviare le miserie del mondo), oppure no.
      E, in questo caso, se non sia opportuno cambiarla, istituzionalizzandola, cioè ponendola a carico della collettività.

  2. Alfonso scrive:

    Quello che più insulta l’intelligenza è la richiesta di SOLDI. Una cosa che non ha senso. Un bisognoso non ha bisogno di soldi ma di COSE. In realtà, nel piccolissimo, questa cosa funziona. Ho assistito “più che personalmanete” a collette familiari per togliere un parente dai casini…

    Il problema è che chi tra chi elemosina e chi dona c’è un rapporto ormai implicitamente codificato. C’è quindi chi non dona perché sennò quello gli si attacca al portafogli, c’è chi dona insieme ad altre amiche… Ma nessuno crede di poter risolvere i mali del mondo. L’unica cosa che importa è un minimo di visibilità nel cerchio dei donatori. Poter dire “io faccio qualcosa”. Perché di “facciata” si tratta.

    Secondo me non bisogna cercare la coerenza, quanto piuttosto trovare degli strumenti di divulgazione (uno dei quali menzionato, cioè la spedizione di preservativi con istruzioni per l’uso) che ci insegnino come utilizzare le risorse a nostra disposizione. Ed evitare i tranelli della coscienza.

    • fma scrive:

      Impossibile evitare i tranelli della coscienza.
      L’unica condizione per poterlo fare, che io conosca, è di non avercela.
      Che è una contraddizione in termini.

  3. maria scrive:

    Alcune volte, per debolezza, ci sitrova a dare qualcosa… In soldi ovviamente…
    E da quel giorno che la mia cassetta delle poste è piena di bollettini di ccp o ccb Non da prendere, magari… Ma da dare, se voglio….
    Non saprei cosa dire… Mia nonna mi raccontava sempre della cattiveria che c’era tra povera gente… Altro che l’unione fa la forza!
    Mi racconta di una famiglia, anche lei povera come la famiglia di mia nonna, che gli andava a chiedere ogni tanto qualcosa da mangiare… Mi anonna aveva solo due figli e l’altra famiglia tanti… Sempre in nome dei bimbi, i bimbi erano gia da allora messi in prima fila….
    questa famiglia pian piano, tra conoscenze e cose varie e favoretti, riusci’ a farsi un nome, ancora adesso più o meno conosciuto nella zona…
    Mia nonna mi disse: non mi hanno ridato nemmeno un unghia delle cose che gli diedi….
    Adesso si aiuta per telefono, per bollettini, per tv….
    Ma per strada, la cattiveria, è rimasta, anzi si è evoluta, se vogliamo, possiamo dire che siè truccata ed ha preso le sembianze di una donna col viso angelico che ti sorride…. (non c’è riferimento religioso, e nemmeno antifemminista… Mi è uscita così per rendere l’idea di ciò che volevo dire… Sperando si comprenda!)

    • fma scrive:

      Così com’è vero che i ricchi non sono migliori dei poveri è vero anche il contrario: che i poveri non sono più buoni, in quanto poveri.
      Sarebbe auspicabile che i più abbienti ne fossero coscienti e dessero una parte del loro per salvaguardare la pace sociale, che non può prescindere dall’equità, oltre che spinti da virtù evangeliche.
      Se questo non avviene a sufficienza potrebbe diventare necessario un intervento pubblico a carico della fiscalità generale. Questo il succo.
      Una cosa è certamente sbagliata, secondo me, pensare che si tratti di un prestito che dovrà essere restituito.

      • maria scrive:

        Sul prestito hai perfettamente ragione, Non mi aspetterei mai che un chichesià, mi restituisse nulla… Ma auspicherei sul fatto, che se un qualcuno che ha avuto in quanto non poteva avere se non in quel modo, diffonda a sua volta ed aiuti a sua volta, qual’ora ne abbia possibilità in eccesso l’aiuto ricevuto verso altri che ne hanno a loro volta bisogno…
        Il discorso di mia nonna, nasceva dal ricordo delle sue fatiche per far studiare il figlio…. Solo quello maschio però, :)
        Anche, specialmente, dopo che mio nonno morì.
        Mio zio, il suo figlio maschio, dovette cmq espatriare per trovare lavoro, all’epoca, e lo vedeva si e no una volta l’anno, se tutto andava bene…..

  4. maria scrive:

    Scusate, ho riletto il mio commento… Non sono contro gli aiuti… Ma contro l’esagerazione ed il tormento e le belle parole o alcune volte minacce… tipo nelle famose lettere di Sant’Antonio ed altro.. Che ci propinano ogni giorno… Alla fine magari si da di qua e poi si penza… Ma forse di la, c’era davvero bisogno… Quindi, non solo dai soldi per taluni, ma ti senti pure in colpa per non averli dati ad altri…
    La cosa che più mi fa rabbrividire, sono le fondazioni onlous, dove chiedono aiuto, economico, fondate da chi inevitabilmente di soldi ne ha molti!!
    l’ultima è una contro la violenza… Onestamente, mi lasciano perplessa!

    • Romina scrive:

      Le fondazioni hanno molti soldi ma forse ne hanno bisogno per portare avanti progetti di ricerca scientifica qualificata.
      E’ importante capire che se non ci sono fondi per la ricerca, non c’è sviluppo del paese visto che l’istruzione è uno dei tre indici (insieme guarda caso a salute e pil) per indicare il grado di avanzamento di uno stato (in pratica per essere messi tra i paesi del terzo mondo o meno). Se diamo soldi alla ricerca (sopperendo alla mancanza di una politica mirata allo sviluppo dell’istruzione) nel nostro piccolo facciamo qualcosa di giusto.
      Poichè la fibrosi cistica è stata citata nell’articolo “Nè fiori, nè Opere di Bene” e le Fondazioni denigrate da te nel commento, mi sono sentita chiamata in causa (madre di una bambina fc e delegata della fondazione FC).
      Qui sotto un esempio di dove vanno a finire i soldi dati alla Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica di ho conosciuto il fondatore e posso testimoniare per la sua integrità morale:

      Progetto FFC #2/2009
      Responsabile:
      J. Luis V. Galietta (Laboratorio di Genetica Molecolare Istituto “Giannina Gaslini” – Genova)
      Partners: Enrico Millo (Dip. Medicina Sperimentale – Sezione Biochimica – Università degli Studi di Genova)
      Mauro Mazzei (Dipartimento Scienze Farmaceutiche – Università degli Studi di Genova)
      Ricercatori coinvolti: 13
      Sviluppo di nuove molecole per la correzione del difetto di trasporto di cloruro nella fibrosi cistica
      Durata: 2 anni
      Finanziamento: € 125.000

      • maria scrive:

        Non parlavo di ricerca….
        Anche se cmq non dovremmo essere noi a dover mandare avanti la ricerca, e nello stesso tempo, sono felice che questa ricerca abbia fatto passi da gigante per la nostra salute….
        Spesso però mi chiedo se e quando, questi ricercatori facciano blocco alle case farmaceutiche, affinchè venga sperimentato e dato a disposizione un farmaco per le malattie rare….
        Che ne sono tante!

      • fma scrive:

        Non ho nulla contro la ricerca, se mai contro il fatto che sia troppo spesso sacrificata e che i pochi soldi disponibili siano sovente dirottati altrove.
        Soprattutto contro il fatto che la sua sopravvivenza sia affidata al buon cuore.
        La ricerca deve essere generosamente finanziata dalla fiscalità generale.
        Secondo me.

  5. azzo scrive:

    L’articolo in linea generale mi è anche piaciuto. Sono abituato a leggere inesattezze sulla stampa e gli organi di informazione tradizionale. Resto oltremodo sconfortato quando le stesse leggerezze e informazioni scorrette vengono riportate e amplificate da chi crede di fare un uso “critico” della sua mente e in realtà si lascia fregare dal vizio di fidarsi senza approfondire di quanto detto e ridetto da altri.
    Cito:
    ” Siamo sicuri che sia meglio mandare in Africa missionari caritatevoli, piuttosto che preservativi corredati di spiegazioni per l’uso? Sarà poco solidale, ma se la smettessimo di correre dietro a pratiche inefficaci, (…) ”

    Allora, lungi da me essere un fottuto lecca preti. Ma smettetela di criticare quanto fanno sul sociale e nello specifico in Africa.

    Non parlo della linea ufficiale (che consiglia l’astinenza e l’uso del condom solo in seconda battuta, qualora si decida di trombare in allegria), ma della realtà dei fatti.

    Nella pratica (e lo so da plurime testimonianze e conoscenze dirette) in AFRICA, quelli che portano i GONDONI sono LE MISSIONI della CHIESA CATTOLICA.

    Quelli che criticano e propongono soluzioni lungimiranti e di ineffabile arguzia (tipo “prendere ai ricchi per dare ai poveri”), al 90% dei casi non fanno una benemerita coppa di ciolla.

    Ovvero si limitano a criticare chi MUOVE IL CULO e AIUTA CONCRETAMENTE chi ha bisogno, mettendosi a filosofeggiare su quale sarebbe la soluzione ideale.

    Esattamente la stessa cosa di predicare astinenza in un contesto di estrema diffusione dell’AIDS. C’è un problema? Iniziamo a toglierci il cappello davanti a chi si fa il culo per metterci una pezza. Poi, con molta umiltà e un po’ di imbarazzo guardiamo al nostro piccolo e proponiamo le nostre opinioni…

    grazie per lo spazio e se per caso voleste rettificare come l’informazione cartacea mai farebbe.

    • Salve,
      la risposta nel merito la lascio all’autore che non ha bisogno di aiuto per sostenere le sue tesi.
      Invece, in quanto amministratore del sito, mi tocca riferirmi al metodo che hai usato.

      Le riflessioni si fanno sulle posizioni ufficiali, le notizie di fonte autorevole, i dati e le fonti verificabili.
      Le conoscenze dirette che ha “azzo” o che “azzo” millanta non sono sufficienti a rettificare alcunché. Nemmeno se “azzo” fosse il Papa. Figuramoci poi se non lo è.

      • azzo scrive:

        rileggevo l’articolo che mi ero dimenticato di rispondere, provvedo subito a fornire link e riferimenti che desidera il “Comandante Nebbia”, che non fidandosi giustamente di “AZZO” potrà far rettificare quanto scritto di impreciso (questo ovviamente se ci tiene a passare informazioni CRITICHE e non DISINFORMAZIONE di bassa lega come un quotidiano medio) saluti e buone feste!

        http://blog.panorama.it/mondo/2009/04/04/la-chiesa-e-i-preservativi-in-africa-chiedete-e-vi-sara-dato/

        qui c’è anche una foto, per disomologare la tua vista…

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=2733

        32681. MADRID-ADISTA. Chiesa, preservativo, Aids. (…) molti sacerdoti cattolici, attivi nelle terre devastate dalla pandemia, indipendentemente dalle direttive ufficiali, scelgono di salvare vite. Con l’uso del preservativo. (…) il segretario generale e portavoce della Conferenza episcopale, il gesuita p. Juan Antonio Martínez Camino, che in un incontro a Madrid con il ministro della sanità, Elena Salgado, ha sostenuto che la Chiesa riconosce che “i preservativi hanno un loro ruolo nella prevenzione integrale e globale dell’aids” e che la Chiesa, a differenza di quanto dicono molti mass media, “è molto preoccupata e molto interessata a questo grave problema”. E ha avallato la Strategia Abc (Abstinence, be faithful e condoms) resa nota dalla rivista scientifica inglese The Lancet il 26 novembre e sottoscritta da 150 esperti di 36 Paesi.
        Strategia che propaganda, in quest’ordine, astinenza, fedeltà e solo come ultima istanza l’uso del preservativo quali strumenti per evitare la propagazione del virus Hiv.
        La posizione della Chiesa, ha precisato Martínez Camino, “coincide fondamentalmente” con questa strategia.
        (…) “un programma integrale di prevenzione, se non vuole essere parziale, deve tenere conto di tutte e tre questi pilastri, in quest’ordine, e differenziarsi secondo la gente a cui è diretto”. (…) La Chiesa quindi accetta il preservativo come ultima opzione sempre “nel contesto di una strategia di prevenzione integrale della lotta all’Aids”.
        (…) Interpellato sulla posizione di papa Paolo VI, che nell’enciclica Humanae vitae dichiarava inammissibile qualunque forma di contraccezione, il prelato britannico ha replicato: “A quei tempi non c’era l’Aids”.

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=25759

        IL VATICANO CORRE AI RIPARI: MEGLIO IL PRESERVATIVO DELL’AIDS
        … Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute card. Javier Lozano Barragán, vescovo di Goiás Eugene Rixen, coordinatore della Commissione nazionale sull’Aids e le malattie sessualmente trasmissibili: “Tra la camisinha (il condom in brasiliano, ndr) e l’espansione dell’Aids, siamo obbligati a scegliere il male minore” (…)
        Gli appelli dei missionari a chiedere urgentemente una revisione del divieto dell’uso del preservativo sono stati, negli anni successivi, i missionari impegnati quotidianamente in Africa e nelle zone più colpite dall’Aids.
        I Padri Bianchi, nella persona di p. Bernard Joinet, in Tanzania dal 1998 hanno dato vita all’iniziativa “Flotta della speranza”: in un poster, tre barche sul mare montante dell’Aids. Fedeltà, Preservativo e Astinenza i loro nomi. “Non restate nell’acqua! – recitava la didascalia -. Salite sui battelli. Lì è la sicurezza”. “L’Aids uccide! Proteggiti! Proteggi gli altri!” era invece lo slogan di un dépliant scritto e distribuito dai gesuiti di Kinshasa.

        GLI ISTITUTI RELIGIOSI SULLA PREVENZIONE ALL’AIDS: “IL CONDOM SERVE”. BASTA DIRLO A BASSA VOCE

        34439. ROMA-ADISTA. (…) Il 27% dell’assistenza e della cura a livello mondiale dei malati di Hiv e Aids, ha detto p. Frank Monks, della Commissione per la salute Usg/Uisg, è fornito dai religiosi.
        (…) “La risposta dei religiosi al problema dell’Hiv non è sempre stata visibile, oscurata dall’attenzione quasi esclusiva che il mondo secolare ha riservato alla questione del preservativo”. Per la prevenzione della pandemia il condom è considerato indispensabile da tutti (…) per evitare il contagio dell’Aids il rimedio proposto dal magistero ecclesiastico è l’astensione dai rapporti sessuali. Ma la strategia degli ordini religiosi per controllare la pandemia non si risolve affatto in questo ‘no use’: “siamo molto attivi – ha informato p. Monks – sia a livello di attività medico-sanitaria, sia a livello di prevenzione generale, prevenzione della trasmissione madre-figlio, cura di orfani e famiglie colpite, assistenza spirituale, educazione sessuale e, infine, nel campo della ricerca, in particolare del vaccino”. (…) “L’atteggiamento pastorale non è da Giudizio Universale”, ha ammesso suor Maria Martinelli, missionaria comboniana e coordinatrice del progetto di mappatura. “I nostri principi sono noti (…) però a livello personale, (…) certo non andiamo diciamo con il megafono di utilizzarlo (il preservativo), ma ci rendiamo conto che serve”. (…)
        Non è che siamo poi così differenti da altri organismi di prevenzione e cura dell’Hiv-Aids. (…)

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=44590

        La strategia ABC (Abstinence, Be faithful, Condoms), predica ad esempio l’educazione all’astinenza (per i malati) e la fedeltà (nella coppia) e solo come last resort i preservativi: molti religiosi l’hanno fatta propria e sembra funzionare. (…)

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=44594

        Juan Piña Batista, parroco di San Tomás de Aquino, a Cadice (in Spagna).

        Dopo aver ricevuto la visita medica del personale specializzato, un’infermiera dà ad ogni assistito le dosi del trattamento e suor Jane (giovane monaca scozzese che da più di 24 anni svolge con abnegazione questo ed altri lavori in Africa) consegna ad ogni paziente di entrambi i sessi vari preservativi, insistendo che non dimentichino di usarli e che, se ne vogliono di più, basta che li chiedano. Per un attimo alza lo sguardo e dice: “Anche il papa se fosse qui distribuirebbe preservativi”.

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=44655

        34953. LISBONA-ADISTA. “Quando una persona infettata non prescinde dalle relazioni e induce il partner (a conoscenza o no della malattia) alla relazione, il preservativo non è solo consigliabile, può essere eticamente obbligatorio”. Lo ha affermato il vescovo di Viseu (Portogallo), mons. Idílio Leandro. (…)

        http://xoomer.virgilio.it/feninnovito/cardinal_martini_e_i_condom.htm – (20 aprile 2006- Repubblica)

        Il cardinale Martini apre all’uso del preservativo (…)
        ROMA – I profilattici sono il “male minore” per contrastare il dilagare dell’Aids. Lo ha detto il cardinale Carlo Maria Martini, uno dei componenti più autorevoli del Collegio Cardinalizio, in un’intervista all’Espresso.
        La voce di Martini, in tutti i casi, non è isolata nella Chiesa, solo due mesi fa anche il cardinale belga Godfried Danneels, in un’intervista al quotidiano “La derniere heure”, aveva spiegato che “se permette la protezione della vita, il preservativo non ha un rilievo non solo sessuale.”
        In materia si era espresso anche il cardinale svizzero George Cottier, ex-teologo della Casa Pontificia durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Cottier aveva motivato il suo pensiero agganciandosi a quello che in teologia è il “male minore”.

        http://www.comodo.it/cat/canali/preservativo/preservativo-e/chiesa-cattolica/i-segnali-di-apertura/

        Nel 1996 vescovo di Poitiers, Albert Rouet, a proposito di condom sostiene: «Usatelo pure per difendervi dall’Aids».
        Nel 2000 Patrick Dunn, vescovo della città neozelandese di Auckland, dichiara che «i giovani dovrebbero usare il condom se non riescono a mantenersi casti». Torna in tal modo d’attualità il principio del “male minore”, sancito dalla Chiesa con riferimento a tutti i casi in cui un individuo non riesca a restare sulla retta via, e ora applicato al tema dei profilattici. Sarebbe a dire che essi rappresentano un’alternativa accettabile qualora si decida di rinunciare alla castità. E infatti monsignor Dunn aggiunge: «Se le persone vogliono comportarsi come credono, suggerisco che siano molto prudenti e usino tutte le precauzioni del caso. Non parlo solo dei rischi fisici, ma anche di quelli psicologici e morali in caso di gravidanze non desiderate».
        La sua opinione trova l’appoggio dell’allora arcivescovo di Durban (…), il vescovo sudafricano conferma in un’intervista pubblicata il 7 aprile scorso dal quotidiano canadese The Globe and Mail: «Le donne mi stanno a cuore. Sto dalla loro parte…». Monsignor Dowling le ascolta tutte, e fa la cosa che ritiene più giusta: distribuisce preservativi. Un’iniziativa rischiosa per il “vescovo dell’Aids” (come la gente lo chiama in Africa meridionale). L’impegno in favore dei condom è valso a monsignor Dowling la simpatia di tantissimi chierici e laici, che lo hanno letteralmente sommerso di lettere per manifestargli il proprio appoggio morale. Centinaia di questi messaggi sono partiti, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids 2002. (…)

        «Se fossi papa, avvierei una fabbrica di preservativi all’interno del Vaticano. Che senso ha mandare cibo e medicine se poi lasciamo che la gente si infetti e muoia?». A pronunciarle è stato un sacerdote brasiliano che nel suo ufficio tiene affisso un quadretto con dentro un preservativo e con sopra una scritta: “In caso di emergenza, rompere il vetro”.

        http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/06/africa-la-chiesa-apre-al-preservativo-ma.html

        Sulla questione profilattico il porporato ha aperto uno spiraglio. Il tema è tabù in Vaticano, ma nel Continente Nero viene affrontato da suore e missionari con grande pragmatismo. Tanto è vero che molti religiosi impegnati nella lotta all’ Aids con i loro presidi sanitari insegnano a uomini e donne come utilizzare il preservativo. Lo stesso Osservatore Romano, nei giorni in cui la polemica sulle parole del Papa esplodeva, pubblicò l’ articolo di un missionario che sosteneva il profilattico.

        http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200903articoli/42068girata.asp

        La Chiesa del silenzio distribuisce i condom
        I missionari fronteggiano il virus in barba alle regole
        E’ la nuova «Chiesa del silenzio». A dissentire dal no ufficiale al condom sono i cardinali che teorizzano la liceità morale dell’uso del preservativo davanti al dilagare dell’Aids e le congregazioni missionarie che nell’Africa subsahariana (ma anche in America latina e in tutto il terzo mondo) fronteggiano la catastrofe distribuendo preservativi. Ma sono anche intere conferenze episcopali, come i vescovi del Camerun: ricevono fondi dal governo guidato dal cattolico Biya per il piano statale contro l’epidemia di Hiv che include la distribuzione di preservativi.
        (…) arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi che per primo sulla questione del contagio nel matrimonio riconobbe alla donna il diritto a «esigere il profilattico da parte del marito».

        Numerosi teologi, vescovi e cardinali (tra i quali Martini, Cottier, Daneels, Cordes) ritengono necessario il ricorso al condom e anche il ministro vaticano della Sanità, il cardinale Javier Lozano Barragan, ammette il preservativo come difesa dall’aggressione dell’Aids. «Se qualcuno mi vuole assalire con un bastone, devo tutelarmi ricorrendo a strumenti idonei. Così per difendermi dall’Aids devo utilizzare i mezzi più appropriati- spiega-. Con il preservativo? Sì se è efficace per difendermi dall’aggressione». In silenzio e un po’ di nascosto, moltissimi missionari e religiosi che operano in Africa distribuiscono preservativi. Pochi lo riconoscono apertamente come suor Maria Martinelli, missionaria comboniana e l’irlandese suor Mary Owens (da 15 anni a Nairobi in Kenya): «Ci rendiamo conto che il preservativo serve». Dal 2001 due congregazioni religiose distribuiscono preservativi «come rimedio contro l’Aids»: i gesuiti in Congo e i Padri bianchi in Tanzania. Dal 2002 segue il loro esempio l’intera conferenza episcopale del Ciad. Nel 2005 il numero due della Chiesa spagnola, il segretario generale dei vescovi Juan Antonio Martinez Camino sottoscrisse la strategia anti-Aids nota come «Abc» («Abstinence, Be faithful, Condoms», cioè Astinenza e fedeltà e preservativo).

        http://www.vitadidonna.org/politica/laici/africa-si-al-preservativo-e-qpronti-ad-un-papa-neroq-2752.html

        Le suore e i missionari che operano in Africa lo trattano con estremo realismo e ne diffondono l’uso tra la popolazione spiegandone le modalità d’utilizzo.

        La Chiesa e i preservativi in Africa: chiedete e vi sarà dato – da Luanda, Angola
        Si fa ma non si dice. I missionari distribuiscono condom per prevenire l’aids anche se per la Chiesa resta un tabù. Religiosi e volontari salesiani distribuiscono profilattici. Ottocento condom al giorno presso sei presidi e un centro salute del Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo, l’ong che fa capo ai salesiani) nella provincia di Moxico, 800 chilometri dalla capitale Luanda. Destinatari: le categorie a rischio, cioè prostitute, coppie con un coniuge sieropositivo, orfani e ragazzi di strada. Per l’attuazione di questo programma il Vis riceve 87.400 dollari l’anno dal Global fund, il programma delle Nazioni Unite per la lotta all’aids.
        “Si tratta di un programma articolato di prevenzione dell’hiv-aids che non può assolutamente essere ridotto alla consegna dei condom” precisa a Panorama Paola Franchi, responsabile del Vis per l’Angola. Le suore francescane di San Josè distribuiscono condom a giovani e donne a rischio anche presso il centro sanitario Cefas nella capitale Luanda e presso i presidi di Santa Clara a Mabubas e di Sao Jeronimo a Boavista.
        (…) I missionari considerano il preservativo come un mezzo di prevenzione tra gli altri. Tanto che padre Bernard Joinet, missionario dei padri bianchi in Tanzania e docente presso la facoltà di medicina di Dar es Salaam, ha diffuso un manifesto che si ispira all’arca di Noé per propagandare l’uso del preservativo contro l’aids.

        Tra i fautori del modello Abc (astinenza, fedeltà, condom) c’è fratel Daniele Giovanni Giusti, missionario comboniano, medico da 30 anni in Uganda. “Il preservativo ha funzionato in epidemie focalizzate e tra gruppi particolari” riconosce il missionario. Perciò suggerisce “l’uso del preservativo come ripiego” per quanti non riescono a essere fedeli e ad astenersi dai rapporti sessuali a rischio.
        (…) A livello personale, confida suor Maria Martinelli, comboniana, coordinatrice del progetto, “considerando che operiamo spesso con persone di diversa religione, cultura o etnia, certo non andiamo dicendo con il megafono di utilizzare il preservativo, ma ci rendiamo conto che serve”.

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=1214
        CONTRO L’AIDS USATE IL CONDOM”:APPELLO DEI GESUITI DEL CONGO
        30922. KINSHASA-ADISTA. “L’Aids uccide! Proteggiti! Proteggi gli altri!” è lo slogan diffuso da un depliant scritto e distribuito dai gesuiti di Kinshasa, per informare la popolazione congolese sia sulle conseguenze della malattia, sia sugli strumenti per prevenirla, primo fra tutti l’uso del preservativo. (…) Nel frattempo, dove la promiscuità è un fattore culturale, il preservativo rimane un presidio sanitario irrinunciabile fino a quando l’attitudine sessuale assumerà aspetti di maggiore maturità e consapevolezza che permetteranno di godere con gioia del benessere e della felicità che l’amore riesce a donare.

      • azzo scrive:

        un po’ di riferimenti e dati per fare felice il comandante nebbia e se possibile correggere onestamente per fare informazione davvero “critica” e non disinformata.

        http://blog.panorama.it/mondo/2009/04/04/la-chiesa-e-i-preservativi-in-africa-chiedete-e-vi-sara-dato/

        qui c’è anche una foto, per disomologare la tua vista…

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=2733

        32681. MADRID-ADISTA. Chiesa, preservativo, Aids. (…) molti sacerdoti cattolici, attivi nelle terre devastate dalla pandemia, indipendentemente dalle direttive ufficiali, scelgono di salvare vite. Con l’uso del preservativo. (…) il segretario generale e portavoce della Conferenza episcopale, il gesuita p. Juan Antonio Martínez Camino, che in un incontro a Madrid con il ministro della sanità, Elena Salgado, ha sostenuto che la Chiesa riconosce che “i preservativi hanno un loro ruolo nella prevenzione integrale e globale dell’aids” e che la Chiesa, a differenza di quanto dicono molti mass media, “è molto preoccupata e molto interessata a questo grave problema”. E ha avallato la Strategia Abc (Abstinence, be faithful e condoms) resa nota dalla rivista scientifica inglese The Lancet il 26 novembre e sottoscritta da 150 esperti di 36 Paesi.
        Strategia che propaganda, in quest’ordine, astinenza, fedeltà e solo come ultima istanza l’uso del preservativo quali strumenti per evitare la propagazione del virus Hiv.
        La posizione della Chiesa, ha precisato Martínez Camino, “coincide fondamentalmente” con questa strategia.
        (…) “un programma integrale di prevenzione, se non vuole essere parziale, deve tenere conto di tutte e tre questi pilastri, in quest’ordine, e differenziarsi secondo la gente a cui è diretto”. (…) La Chiesa quindi accetta il preservativo come ultima opzione sempre “nel contesto di una strategia di prevenzione integrale della lotta all’Aids”.
        (…) Interpellato sulla posizione di papa Paolo VI, che nell’enciclica Humanae vitae dichiarava inammissibile qualunque forma di contraccezione, il prelato britannico ha replicato: “A quei tempi non c’era l’Aids”.

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=25759

        IL VATICANO CORRE AI RIPARI: MEGLIO IL PRESERVATIVO DELL’AIDS
        … Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute card. Javier Lozano Barragán, vescovo di Goiás Eugene Rixen, coordinatore della Commissione nazionale sull’Aids e le malattie sessualmente trasmissibili: “Tra la camisinha (il condom in brasiliano, ndr) e l’espansione dell’Aids, siamo obbligati a scegliere il male minore” (…)
        Gli appelli dei missionari a chiedere urgentemente una revisione del divieto dell’uso del preservativo sono stati, negli anni successivi, i missionari impegnati quotidianamente in Africa e nelle zone più colpite dall’Aids.
        I Padri Bianchi, nella persona di p. Bernard Joinet, in Tanzania dal 1998 hanno dato vita all’iniziativa “Flotta della speranza”: in un poster, tre barche sul mare montante dell’Aids. Fedeltà, Preservativo e Astinenza i loro nomi. “Non restate nell’acqua! – recitava la didascalia -. Salite sui battelli. Lì è la sicurezza”. “L’Aids uccide! Proteggiti! Proteggi gli altri!” era invece lo slogan di un dépliant scritto e distribuito dai gesuiti di Kinshasa.

        GLI ISTITUTI RELIGIOSI SULLA PREVENZIONE ALL’AIDS: “IL CONDOM SERVE”. BASTA DIRLO A BASSA VOCE

        34439. ROMA-ADISTA. (…) Il 27% dell’assistenza e della cura a livello mondiale dei malati di Hiv e Aids, ha detto p. Frank Monks, della Commissione per la salute Usg/Uisg, è fornito dai religiosi.
        (…) “La risposta dei religiosi al problema dell’Hiv non è sempre stata visibile, oscurata dall’attenzione quasi esclusiva che il mondo secolare ha riservato alla questione del preservativo”. Per la prevenzione della pandemia il condom è considerato indispensabile da tutti (…) per evitare il contagio dell’Aids il rimedio proposto dal magistero ecclesiastico è l’astensione dai rapporti sessuali. Ma la strategia degli ordini religiosi per controllare la pandemia non si risolve affatto in questo ‘no use’: “siamo molto attivi – ha informato p. Monks – sia a livello di attività medico-sanitaria, sia a livello di prevenzione generale, prevenzione della trasmissione madre-figlio, cura di orfani e famiglie colpite, assistenza spirituale, educazione sessuale e, infine, nel campo della ricerca, in particolare del vaccino”. (…) “L’atteggiamento pastorale non è da Giudizio Universale”, ha ammesso suor Maria Martinelli, missionaria comboniana e coordinatrice del progetto di mappatura. “I nostri principi sono noti (…) però a livello personale, (…) certo non andiamo diciamo con il megafono di utilizzarlo (il preservativo), ma ci rendiamo conto che serve”. (…)
        Non è che siamo poi così differenti da altri organismi di prevenzione e cura dell’Hiv-Aids. (…)

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=44590

        La strategia ABC (Abstinence, Be faithful, Condoms), predica ad esempio l’educazione all’astinenza (per i malati) e la fedeltà (nella coppia) e solo come last resort i preservativi: molti religiosi l’hanno fatta propria e sembra funzionare. (…)

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=44594

        Juan Piña Batista, parroco di San Tomás de Aquino, a Cadice (in Spagna).

        Dopo aver ricevuto la visita medica del personale specializzato, un’infermiera dà ad ogni assistito le dosi del trattamento e suor Jane (giovane monaca scozzese che da più di 24 anni svolge con abnegazione questo ed altri lavori in Africa) consegna ad ogni paziente di entrambi i sessi vari preservativi, insistendo che non dimentichino di usarli e che, se ne vogliono di più, basta che li chiedano. Per un attimo alza lo sguardo e dice: “Anche il papa se fosse qui distribuirebbe preservativi”.

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=44655

        34953. LISBONA-ADISTA. “Quando una persona infettata non prescinde dalle relazioni e induce il partner (a conoscenza o no della malattia) alla relazione, il preservativo non è solo consigliabile, può essere eticamente obbligatorio”. Lo ha affermato il vescovo di Viseu (Portogallo), mons. Idílio Leandro. (…)

        http://xoomer.virgilio.it/feninnovito/cardinal_martini_e_i_condom.htm – (20 aprile 2006- Repubblica)

        Il cardinale Martini apre all’uso del preservativo (…)
        ROMA – I profilattici sono il “male minore” per contrastare il dilagare dell’Aids. Lo ha detto il cardinale Carlo Maria Martini, uno dei componenti più autorevoli del Collegio Cardinalizio, in un’intervista all’Espresso.
        La voce di Martini, in tutti i casi, non è isolata nella Chiesa, solo due mesi fa anche il cardinale belga Godfried Danneels, in un’intervista al quotidiano “La derniere heure”, aveva spiegato che “se permette la protezione della vita, il preservativo non ha un rilievo non solo sessuale.”
        In materia si era espresso anche il cardinale svizzero George Cottier, ex-teologo della Casa Pontificia durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Cottier aveva motivato il suo pensiero agganciandosi a quello che in teologia è il “male minore”.

        http://www.comodo.it/cat/canali/preservativo/preservativo-e/chiesa-cattolica/i-segnali-di-apertura/

        Nel 1996 vescovo di Poitiers, Albert Rouet, a proposito di condom sostiene: «Usatelo pure per difendervi dall’Aids».
        Nel 2000 Patrick Dunn, vescovo della città neozelandese di Auckland, dichiara che «i giovani dovrebbero usare il condom se non riescono a mantenersi casti». Torna in tal modo d’attualità il principio del “male minore”, sancito dalla Chiesa con riferimento a tutti i casi in cui un individuo non riesca a restare sulla retta via, e ora applicato al tema dei profilattici. Sarebbe a dire che essi rappresentano un’alternativa accettabile qualora si decida di rinunciare alla castità. E infatti monsignor Dunn aggiunge: «Se le persone vogliono comportarsi come credono, suggerisco che siano molto prudenti e usino tutte le precauzioni del caso. Non parlo solo dei rischi fisici, ma anche di quelli psicologici e morali in caso di gravidanze non desiderate».
        La sua opinione trova l’appoggio dell’allora arcivescovo di Durban (…), il vescovo sudafricano conferma in un’intervista pubblicata il 7 aprile scorso dal quotidiano canadese The Globe and Mail: «Le donne mi stanno a cuore. Sto dalla loro parte…». Monsignor Dowling le ascolta tutte, e fa la cosa che ritiene più giusta: distribuisce preservativi. Un’iniziativa rischiosa per il “vescovo dell’Aids” (come la gente lo chiama in Africa meridionale). L’impegno in favore dei condom è valso a monsignor Dowling la simpatia di tantissimi chierici e laici, che lo hanno letteralmente sommerso di lettere per manifestargli il proprio appoggio morale. Centinaia di questi messaggi sono partiti, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids 2002. (…)

        «Se fossi papa, avvierei una fabbrica di preservativi all’interno del Vaticano. Che senso ha mandare cibo e medicine se poi lasciamo che la gente si infetti e muoia?». A pronunciarle è stato un sacerdote brasiliano che nel suo ufficio tiene affisso un quadretto con dentro un preservativo e con sopra una scritta: “In caso di emergenza, rompere il vetro”.

        http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/06/africa-la-chiesa-apre-al-preservativo-ma.html

        Sulla questione profilattico il porporato ha aperto uno spiraglio. Il tema è tabù in Vaticano, ma nel Continente Nero viene affrontato da suore e missionari con grande pragmatismo. Tanto è vero che molti religiosi impegnati nella lotta all’ Aids con i loro presidi sanitari insegnano a uomini e donne come utilizzare il preservativo. Lo stesso Osservatore Romano, nei giorni in cui la polemica sulle parole del Papa esplodeva, pubblicò l’ articolo di un missionario che sosteneva il profilattico.

        http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200903articoli/42068girata.asp

        La Chiesa del silenzio distribuisce i condom
        I missionari fronteggiano il virus in barba alle regole
        E’ la nuova «Chiesa del silenzio». A dissentire dal no ufficiale al condom sono i cardinali che teorizzano la liceità morale dell’uso del preservativo davanti al dilagare dell’Aids e le congregazioni missionarie che nell’Africa subsahariana (ma anche in America latina e in tutto il terzo mondo) fronteggiano la catastrofe distribuendo preservativi. Ma sono anche intere conferenze episcopali, come i vescovi del Camerun: ricevono fondi dal governo guidato dal cattolico Biya per il piano statale contro l’epidemia di Hiv che include la distribuzione di preservativi.
        (…) arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi che per primo sulla questione del contagio nel matrimonio riconobbe alla donna il diritto a «esigere il profilattico da parte del marito».

        Numerosi teologi, vescovi e cardinali (tra i quali Martini, Cottier, Daneels, Cordes) ritengono necessario il ricorso al condom e anche il ministro vaticano della Sanità, il cardinale Javier Lozano Barragan, ammette il preservativo come difesa dall’aggressione dell’Aids. «Se qualcuno mi vuole assalire con un bastone, devo tutelarmi ricorrendo a strumenti idonei. Così per difendermi dall’Aids devo utilizzare i mezzi più appropriati- spiega-. Con il preservativo? Sì se è efficace per difendermi dall’aggressione». In silenzio e un po’ di nascosto, moltissimi missionari e religiosi che operano in Africa distribuiscono preservativi. Pochi lo riconoscono apertamente come suor Maria Martinelli, missionaria comboniana e l’irlandese suor Mary Owens (da 15 anni a Nairobi in Kenya): «Ci rendiamo conto che il preservativo serve». Dal 2001 due congregazioni religiose distribuiscono preservativi «come rimedio contro l’Aids»: i gesuiti in Congo e i Padri bianchi in Tanzania. Dal 2002 segue il loro esempio l’intera conferenza episcopale del Ciad. Nel 2005 il numero due della Chiesa spagnola, il segretario generale dei vescovi Juan Antonio Martinez Camino sottoscrisse la strategia anti-Aids nota come «Abc» («Abstinence, Be faithful, Condoms», cioè Astinenza e fedeltà e preservativo).

        http://www.vitadidonna.org/politica/laici/africa-si-al-preservativo-e-qpronti-ad-un-papa-neroq-2752.html

        Le suore e i missionari che operano in Africa lo trattano con estremo realismo e ne diffondono l’uso tra la popolazione spiegandone le modalità d’utilizzo.

        La Chiesa e i preservativi in Africa: chiedete e vi sarà dato – da Luanda, Angola
        Si fa ma non si dice. I missionari distribuiscono condom per prevenire l’aids anche se per la Chiesa resta un tabù. Religiosi e volontari salesiani distribuiscono profilattici. Ottocento condom al giorno presso sei presidi e un centro salute del Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo, l’ong che fa capo ai salesiani) nella provincia di Moxico, 800 chilometri dalla capitale Luanda. Destinatari: le categorie a rischio, cioè prostitute, coppie con un coniuge sieropositivo, orfani e ragazzi di strada. Per l’attuazione di questo programma il Vis riceve 87.400 dollari l’anno dal Global fund, il programma delle Nazioni Unite per la lotta all’aids.
        “Si tratta di un programma articolato di prevenzione dell’hiv-aids che non può assolutamente essere ridotto alla consegna dei condom” precisa a Panorama Paola Franchi, responsabile del Vis per l’Angola. Le suore francescane di San Josè distribuiscono condom a giovani e donne a rischio anche presso il centro sanitario Cefas nella capitale Luanda e presso i presidi di Santa Clara a Mabubas e di Sao Jeronimo a Boavista.
        (…) I missionari considerano il preservativo come un mezzo di prevenzione tra gli altri. Tanto che padre Bernard Joinet, missionario dei padri bianchi in Tanzania e docente presso la facoltà di medicina di Dar es Salaam, ha diffuso un manifesto che si ispira all’arca di Noé per propagandare l’uso del preservativo contro l’aids.

        Tra i fautori del modello Abc (astinenza, fedeltà, condom) c’è fratel Daniele Giovanni Giusti, missionario comboniano, medico da 30 anni in Uganda. “Il preservativo ha funzionato in epidemie focalizzate e tra gruppi particolari” riconosce il missionario. Perciò suggerisce “l’uso del preservativo come ripiego” per quanti non riescono a essere fedeli e ad astenersi dai rapporti sessuali a rischio.
        (…) A livello personale, confida suor Maria Martinelli, comboniana, coordinatrice del progetto, “considerando che operiamo spesso con persone di diversa religione, cultura o etnia, certo non andiamo dicendo con il megafono di utilizzare il preservativo, ma ci rendiamo conto che serve”.

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=1214
        CONTRO L’AIDS USATE IL CONDOM”:APPELLO DEI GESUITI DEL CONGO
        30922. KINSHASA-ADISTA. “L’Aids uccide! Proteggiti! Proteggi gli altri!” è lo slogan diffuso da un depliant scritto e distribuito dai gesuiti di Kinshasa, per informare la popolazione congolese sia sulle conseguenze della malattia, sia sugli strumenti per prevenirla, primo fra tutti l’uso del preservativo. (…) Nel frattempo, dove la promiscuità è un fattore culturale, il preservativo rimane un presidio sanitario irrinunciabile fino a quando l’attitudine sessuale assumerà aspetti di maggiore maturità e consapevolezza che permetteranno di godere con gioia del benessere e della felicità che l’amore riesce a donare.

      • azzo scrive:

        http://blog.panorama.it/mondo/2009/04/04/la-chiesa-e-i-preservativi-in-africa-chiedete-e-vi-sara-dato/

        qui c’è anche una foto, per disomologare la tua vista…

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=2733

        32681. MADRID-ADISTA. Chiesa, preservativo, Aids. (…) molti sacerdoti cattolici, attivi nelle terre devastate dalla pandemia, indipendentemente dalle direttive ufficiali, scelgono di salvare vite. Con l’uso del preservativo. (…) il segretario generale e portavoce della Conferenza episcopale, il gesuita p. Juan Antonio Martínez Camino, che in un incontro a Madrid con il ministro della sanità, Elena Salgado, ha sostenuto che la Chiesa riconosce che “i preservativi hanno un loro ruolo nella prevenzione integrale e globale dell’aids” e che la Chiesa, a differenza di quanto dicono molti mass media, “è molto preoccupata e molto interessata a questo grave problema”. E ha avallato la Strategia Abc (Abstinence, be faithful e condoms) resa nota dalla rivista scientifica inglese The Lancet il 26 novembre e sottoscritta da 150 esperti di 36 Paesi.
        Strategia che propaganda, in quest’ordine, astinenza, fedeltà e solo come ultima istanza l’uso del preservativo quali strumenti per evitare la propagazione del virus Hiv.
        La posizione della Chiesa, ha precisato Martínez Camino, “coincide fondamentalmente” con questa strategia.
        (…) “un programma integrale di prevenzione, se non vuole essere parziale, deve tenere conto di tutte e tre questi pilastri, in quest’ordine, e differenziarsi secondo la gente a cui è diretto”. (…) La Chiesa quindi accetta il preservativo come ultima opzione sempre “nel contesto di una strategia di prevenzione integrale della lotta all’Aids”.
        (…) Interpellato sulla posizione di papa Paolo VI, che nell’enciclica Humanae vitae dichiarava inammissibile qualunque forma di contraccezione, il prelato britannico ha replicato: “A quei tempi non c’era l’Aids”.

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=25759

        IL VATICANO CORRE AI RIPARI: MEGLIO IL PRESERVATIVO DELL’AIDS
        … Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute card. Javier Lozano Barragán, vescovo di Goiás Eugene Rixen, coordinatore della Commissione nazionale sull’Aids e le malattie sessualmente trasmissibili: “Tra la camisinha (il condom in brasiliano, ndr) e l’espansione dell’Aids, siamo obbligati a scegliere il male minore” (…)
        Gli appelli dei missionari a chiedere urgentemente una revisione del divieto dell’uso del preservativo sono stati, negli anni successivi, i missionari impegnati quotidianamente in Africa e nelle zone più colpite dall’Aids.
        I Padri Bianchi, nella persona di p. Bernard Joinet, in Tanzania dal 1998 hanno dato vita all’iniziativa “Flotta della speranza”: in un poster, tre barche sul mare montante dell’Aids. Fedeltà, Preservativo e Astinenza i loro nomi. “Non restate nell’acqua! – recitava la didascalia -. Salite sui battelli. Lì è la sicurezza”. “L’Aids uccide! Proteggiti! Proteggi gli altri!” era invece lo slogan di un dépliant scritto e distribuito dai gesuiti di Kinshasa.

      • azzo scrive:

        GLI ISTITUTI RELIGIOSI SULLA PREVENZIONE ALL’AIDS: “IL CONDOM SERVE”. BASTA DIRLO A BASSA VOCE

        34439. ROMA-ADISTA. (…) Il 27% dell’assistenza e della cura a livello mondiale dei malati di Hiv e Aids, ha detto p. Frank Monks, della Commissione per la salute Usg/Uisg, è fornito dai religiosi.
        (…) “La risposta dei religiosi al problema dell’Hiv non è sempre stata visibile, oscurata dall’attenzione quasi esclusiva che il mondo secolare ha riservato alla questione del preservativo”. Per la prevenzione della pandemia il condom è considerato indispensabile da tutti (…) per evitare il contagio dell’Aids il rimedio proposto dal magistero ecclesiastico è l’astensione dai rapporti sessuali. Ma la strategia degli ordini religiosi per controllare la pandemia non si risolve affatto in questo ‘no use’: “siamo molto attivi – ha informato p. Monks – sia a livello di attività medico-sanitaria, sia a livello di prevenzione generale, prevenzione della trasmissione madre-figlio, cura di orfani e famiglie colpite, assistenza spirituale, educazione sessuale e, infine, nel campo della ricerca, in particolare del vaccino”. (…) “L’atteggiamento pastorale non è da Giudizio Universale”, ha ammesso suor Maria Martinelli, missionaria comboniana e coordinatrice del progetto di mappatura. “I nostri principi sono noti (…) però a livello personale, (…) certo non andiamo diciamo con il megafono di utilizzarlo (il preservativo), ma ci rendiamo conto che serve”. (…)
        Non è che siamo poi così differenti da altri organismi di prevenzione e cura dell’Hiv-Aids. (…)

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=44590

        La strategia ABC (Abstinence, Be faithful, Condoms), predica ad esempio l’educazione all’astinenza (per i malati) e la fedeltà (nella coppia) e solo come last resort i preservativi: molti religiosi l’hanno fatta propria e sembra funzionare. (…)

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=44594

        Juan Piña Batista, parroco di San Tomás de Aquino, a Cadice (in Spagna).

        Dopo aver ricevuto la visita medica del personale specializzato, un’infermiera dà ad ogni assistito le dosi del trattamento e suor Jane (giovane monaca scozzese che da più di 24 anni svolge con abnegazione questo ed altri lavori in Africa) consegna ad ogni paziente di entrambi i sessi vari preservativi, insistendo che non dimentichino di usarli e che, se ne vogliono di più, basta che li chiedano. Per un attimo alza lo sguardo e dice: “Anche il papa se fosse qui distribuirebbe preservativi”.

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=44655

        34953. LISBONA-ADISTA. “Quando una persona infettata non prescinde dalle relazioni e induce il partner (a conoscenza o no della malattia) alla relazione, il preservativo non è solo consigliabile, può essere eticamente obbligatorio”. Lo ha affermato il vescovo di Viseu (Portogallo), mons. Idílio Leandro. (…)

        http://xoomer.virgilio.it/feninnovito/cardinal_martini_e_i_condom.htm – (20 aprile 2006- Repubblica)

        Il cardinale Martini apre all’uso del preservativo (…)
        ROMA – I profilattici sono il “male minore” per contrastare il dilagare dell’Aids. Lo ha detto il cardinale Carlo Maria Martini, uno dei componenti più autorevoli del Collegio Cardinalizio, in un’intervista all’Espresso.
        La voce di Martini, in tutti i casi, non è isolata nella Chiesa, solo due mesi fa anche il cardinale belga Godfried Danneels, in un’intervista al quotidiano “La derniere heure”, aveva spiegato che “se permette la protezione della vita, il preservativo non ha un rilievo non solo sessuale.”
        In materia si era espresso anche il cardinale svizzero George Cottier, ex-teologo della Casa Pontificia durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Cottier aveva motivato il suo pensiero agganciandosi a quello che in teologia è il “male minore”.

      • azzo scrive:

        http://www.comodo.it/cat/canali/preservativo/preservativo-e/chiesa-cattolica/i-segnali-di-apertura/

        Nel 1996 vescovo di Poitiers, Albert Rouet, a proposito di condom sostiene: «Usatelo pure per difendervi dall’Aids».
        Nel 2000 Patrick Dunn, vescovo della città neozelandese di Auckland, dichiara che «i giovani dovrebbero usare il condom se non riescono a mantenersi casti». Torna in tal modo d’attualità il principio del “male minore”, sancito dalla Chiesa con riferimento a tutti i casi in cui un individuo non riesca a restare sulla retta via, e ora applicato al tema dei profilattici. Sarebbe a dire che essi rappresentano un’alternativa accettabile qualora si decida di rinunciare alla castità. E infatti monsignor Dunn aggiunge: «Se le persone vogliono comportarsi come credono, suggerisco che siano molto prudenti e usino tutte le precauzioni del caso. Non parlo solo dei rischi fisici, ma anche di quelli psicologici e morali in caso di gravidanze non desiderate».
        La sua opinione trova l’appoggio dell’allora arcivescovo di Durban (…), il vescovo sudafricano conferma in un’intervista pubblicata il 7 aprile scorso dal quotidiano canadese The Globe and Mail: «Le donne mi stanno a cuore. Sto dalla loro parte…». Monsignor Dowling le ascolta tutte, e fa la cosa che ritiene più giusta: distribuisce preservativi. Un’iniziativa rischiosa per il “vescovo dell’Aids” (come la gente lo chiama in Africa meridionale). L’impegno in favore dei condom è valso a monsignor Dowling la simpatia di tantissimi chierici e laici, che lo hanno letteralmente sommerso di lettere per manifestargli il proprio appoggio morale. Centinaia di questi messaggi sono partiti, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids 2002. (…)

        «Se fossi papa, avvierei una fabbrica di preservativi all’interno del Vaticano. Che senso ha mandare cibo e medicine se poi lasciamo che la gente si infetti e muoia?». A pronunciarle è stato un sacerdote brasiliano che nel suo ufficio tiene affisso un quadretto con dentro un preservativo e con sopra una scritta: “In caso di emergenza, rompere il vetro”.

        http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/06/africa-la-chiesa-apre-al-preservativo-ma.html

        Sulla questione profilattico il porporato ha aperto uno spiraglio. Il tema è tabù in Vaticano, ma nel Continente Nero viene affrontato da suore e missionari con grande pragmatismo. Tanto è vero che molti religiosi impegnati nella lotta all’ Aids con i loro presidi sanitari insegnano a uomini e donne come utilizzare il preservativo. Lo stesso Osservatore Romano, nei giorni in cui la polemica sulle parole del Papa esplodeva, pubblicò l’ articolo di un missionario che sosteneva il profilattico.

        http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200903articoli/42068girata.asp

        La Chiesa del silenzio distribuisce i condom
        I missionari fronteggiano il virus in barba alle regole
        E’ la nuova «Chiesa del silenzio». A dissentire dal no ufficiale al condom sono i cardinali che teorizzano la liceità morale dell’uso del preservativo davanti al dilagare dell’Aids e le congregazioni missionarie che nell’Africa subsahariana (ma anche in America latina e in tutto il terzo mondo) fronteggiano la catastrofe distribuendo preservativi. Ma sono anche intere conferenze episcopali, come i vescovi del Camerun: ricevono fondi dal governo guidato dal cattolico Biya per il piano statale contro l’epidemia di Hiv che include la distribuzione di preservativi.
        (…) arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi che per primo sulla questione del contagio nel matrimonio riconobbe alla donna il diritto a «esigere il profilattico da parte del marito».

      • azzo scrive:

        Numerosi teologi, vescovi e cardinali (tra i quali Martini, Cottier, Daneels, Cordes) ritengono necessario il ricorso al condom e anche il ministro vaticano della Sanità, il cardinale Javier Lozano Barragan, ammette il preservativo come difesa dall’aggressione dell’Aids. «Se qualcuno mi vuole assalire con un bastone, devo tutelarmi ricorrendo a strumenti idonei. Così per difendermi dall’Aids devo utilizzare i mezzi più appropriati- spiega-. Con il preservativo? Sì se è efficace per difendermi dall’aggressione». In silenzio e un po’ di nascosto, moltissimi missionari e religiosi che operano in Africa distribuiscono preservativi. Pochi lo riconoscono apertamente come suor Maria Martinelli, missionaria comboniana e l’irlandese suor Mary Owens (da 15 anni a Nairobi in Kenya): «Ci rendiamo conto che il preservativo serve». Dal 2001 due congregazioni religiose distribuiscono preservativi «come rimedio contro l’Aids»: i gesuiti in Congo e i Padri bianchi in Tanzania. Dal 2002 segue il loro esempio l’intera conferenza episcopale del Ciad. Nel 2005 il numero due della Chiesa spagnola, il segretario generale dei vescovi Juan Antonio Martinez Camino sottoscrisse la strategia anti-Aids nota come «Abc» («Abstinence, Be faithful, Condoms», cioè Astinenza e fedeltà e preservativo).

        http://www.vitadidonna.org/politica/laici/africa-si-al-preservativo-e-qpronti-ad-un-papa-neroq-2752.html

        Le suore e i missionari che operano in Africa lo trattano con estremo realismo e ne diffondono l’uso tra la popolazione spiegandone le modalità d’utilizzo.

        La Chiesa e i preservativi in Africa: chiedete e vi sarà dato – da Luanda, Angola
        Si fa ma non si dice. I missionari distribuiscono condom per prevenire l’aids anche se per la Chiesa resta un tabù. Religiosi e volontari salesiani distribuiscono profilattici. Ottocento condom al giorno presso sei presidi e un centro salute del Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo, l’ong che fa capo ai salesiani) nella provincia di Moxico, 800 chilometri dalla capitale Luanda. Destinatari: le categorie a rischio, cioè prostitute, coppie con un coniuge sieropositivo, orfani e ragazzi di strada. Per l’attuazione di questo programma il Vis riceve 87.400 dollari l’anno dal Global fund, il programma delle Nazioni Unite per la lotta all’aids.
        “Si tratta di un programma articolato di prevenzione dell’hiv-aids che non può assolutamente essere ridotto alla consegna dei condom” precisa a Panorama Paola Franchi, responsabile del Vis per l’Angola. Le suore francescane di San Josè distribuiscono condom a giovani e donne a rischio anche presso il centro sanitario Cefas nella capitale Luanda e presso i presidi di Santa Clara a Mabubas e di Sao Jeronimo a Boavista.
        (…) I missionari considerano il preservativo come un mezzo di prevenzione tra gli altri. Tanto che padre Bernard Joinet, missionario dei padri bianchi in Tanzania e docente presso la facoltà di medicina di Dar es Salaam, ha diffuso un manifesto che si ispira all’arca di Noé per propagandare l’uso del preservativo contro l’aids.

        Tra i fautori del modello Abc (astinenza, fedeltà, condom) c’è fratel Daniele Giovanni Giusti, missionario comboniano, medico da 30 anni in Uganda. “Il preservativo ha funzionato in epidemie focalizzate e tra gruppi particolari” riconosce il missionario. Perciò suggerisce “l’uso del preservativo come ripiego” per quanti non riescono a essere fedeli e ad astenersi dai rapporti sessuali a rischio.
        (…) A livello personale, confida suor Maria Martinelli, comboniana, coordinatrice del progetto, “considerando che operiamo spesso con persone di diversa religione, cultura o etnia, certo non andiamo dicendo con il megafono di utilizzare il preservativo, ma ci rendiamo conto che serve”.

        http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=1214
        CONTRO L’AIDS USATE IL CONDOM”:APPELLO DEI GESUITI DEL CONGO
        30922. KINSHASA-ADISTA. “L’Aids uccide! Proteggiti! Proteggi gli altri!” è lo slogan diffuso da un depliant scritto e distribuito dai gesuiti di Kinshasa, per informare la popolazione congolese sia sulle conseguenze della malattia, sia sugli strumenti per prevenirla, primo fra tutti l’uso del preservativo. (…) Nel frattempo, dove la promiscuità è un fattore culturale, il preservativo rimane un presidio sanitario irrinunciabile fino a quando l’attitudine sessuale assumerà aspetti di maggiore maturità e consapevolezza che permetteranno di godere con gioia del benessere e della felicità che l’amore riesce a donare.

      • azzo scrive:

        spero che questa lunga serie di riferimenti PRECISI e documentati siano sufficienti al “CM” che magari ora può accettare questo dato di fatto e chiedere una rettifica er fare informazione CRITICA e SERIA e non la solita DISINFORMAZIONE da quotidiano.

        • fma scrive:

          Non so che intenda fare CN per darti soddisfazione.
          Deciderà lui.
          L’impegno da parte tua c’è stato, su questo non si discute.
          Anche se limitato all’uso del preservativo, che non era propriamente il centro delle mie considerazioni.
          Buon Natale!

          • Nulla direi. Volevo dei riferimenti all’affermazione

            Nella pratica (e lo so da plurime testimonianze e conoscenze dirette) in AFRICA, quelli che portano i GONDONI sono LE MISSIONI della CHIESA CATTOLICA.

            Che è un’affermazione assoluta, quindi indimostrabile anche con un numero infinito di link.
            Abbiamo appurato che alcuni missionari (non tutti perché è indimostrabile), in deroga alle disposizioni ufficiali della chiesa di Roma, distribuiscono preservativi.
            Questo non dimostra nulla sulla chiesa come non dimostra nulla il fatto che qualche prete, in deroga alle disposizioni ufficiali della chiesa di Roma, si dia da fare a letto.

            Il linguaggio del signore, inoltre, mi indispone. E questo, su MenteCritica, è peccato capitale che comporta punizioni irrevocabili.

            La vita, come si sa, non è giusta.

            • diabolicomarco scrive:

              che bello non avere un azzo da fare.
              *invidia*

              • azzo scrive:

                simpatica gag.
                il fatto che ho avuto tempo per rispondere solo UN MESE dopo il post dovrebbe piuttosto farti riflettere sul poco tempo che ho per dedicarmi a questo che ritengo un interessante passatempo.
                pensa, c’è chi invece con tutte le cose che ci sono da fare preferisce inserirsi nei “azzi” altrui senza proporre nessuna argomentazione ma tentando sottili e sterili provocazioni *invidia*

                che ti devo dire, cito l’autore dell’articolo: non tutti i gusti sono alla menta

          • azzo scrive:

            ciao fma. la tua tesi, come detto (e votato) in generale la capisco e (seppur non condividendo quella disillusione, forse proprio perché tra quelli “impegnati” in quei campi) la stimo. così come stimo moltissimo la tua onestà intellettuale capace di indietreggiare umilmente davanti a una simile mole di dati (se vai a leggere si trova che i gondoni li distribuiscono Comboniani, Salesiani, Missionari singoli e suore, SMA, Agostiniani e via via TUTTI gli altri ordini impegnati).
            Ti rendo merito di questa capacità (rara!) di ammettere eccezioni ai propri ragionamenti e essere disposti a modificare lievemente il proprio frame di fronte a prove contrarie.
            Mi spiace costatare la chiusura e la “durezza” con la quale “CM”, al quale do del lei perché lo vedo molto stizzito da questa spiacevole discussione (forse avrebbe preferito trovare una persona meno seria di me). Prenda pure tutti i provvedimenti che vuole con il mio IP e mi respinga pure da Mentecritica. Ovvio, tale azione non credo abbia niente a che fare con la razionalità e la capacità critica, ma d’altra parte può essere cambi idea e non si riduca a fare le veci del “gendarme del pensiero di gruppo”, di quello che preferisce appiattire la discussione quando si arricchisce, di quello del dialogo “fino a un certo punto”.
            Te lo ripeto, FMA, stimo e apprezzo quanto hai sostenuto e come l’hai fatto, se le opinioni diverse si affrontassero sempre come fai te ci sarebbero molti meno problemi di comunicazione e dialogo.
            Invece si tende sempre a chiudersi in orgoglio e presunzione, brutta bestia!
            Buone Feste

            p.s. spero che “i provvedimenti” possano lasciare pubblico questo messaggio o quanto meno fare pervenire gli apprezzamenti a FMA.

            p.s. 2 scusate i doppi post di ieri, avevo problemi con il broswer e non li vedevo pubblicati

    • fma scrive:

      Mi pare che la tua critica non sia diretta tanto all’inesattezza delle notizie riportate, su cui ti ha già risposto peraltro esaurientemente CN, quanto al fatto che qualcuno si prenda la libertà di

      criticare chi MUOVE IL CULO e AIUTA CONCRETAMENTE chi ha bisogno, mettendosi a filosofeggiare su quale sarebbe la soluzione ideale

      Cosa vuoi che ti dica: non tutti i gusti sono alla menta.
      Se a te piace muovere il culo a prescindere, padronissimo di farlo.
      Ti guarderò sempre con estremo rispetto, ma non per questo smetterò di chiedermi se tanto dimenare serva a raggiungere lo scopo dichiarato.
      E se i fatti dimostrano che non lo raggiunge non vedo perchè sia peccato chiedersi, col cappello in mano, se per caso non esistano strumenti più efficaci.
      Su allegro.

      • azzo scrive:

        p.s. Massimo rispetto invece per la replica di FMA, che mi ha chiarito che il suo è solo un diverso modo di vedere la questione generale. E per fortuna che si è liberi di avere opinioni diverse!

  6. quando ero comunista disprezzavo l’elemosina perché il mio fine ultimo era la risoluzione dei Problemi di Tutta l’Umanità e non del singolo che, di per sé, non contava nulla.

    poi, crescendo, mi sono accorto che anche aiutare una sola persona ha il suo perché. le masse non hanno volto, le persone sì.
    questo mi ha aiutato a comprendere meglio il concetto cristiano di carità.

    proprio per questo, quando mi viene spontaneamente di farlo, aiuto direttamente con impegno personale. sinceramente, non accade spesso. la mia soglia della pietà è paurosamente alta, ma data la quantità di disgrazia nel mondo, di tanto in tanto accade.

    molte delle organizzazioni di solidarietà sono una forma di industrializzazione del bisogno che ha ciascuno di noi di sentirsi migliore con un piccolo sforzo.
    distinguere non è facile.

  7. Luna scrive:

    Associazionismo, volontariato, donazioni sono le diverse facce dell’azione, (corresponsabilità) sociale.
    Associazioni, fondazioni, ong etc.etc. nascono, crescono e continuano la loro opera grazie alla sensibilità delle persone e alla libertà/diritto riconosciute dalla dichiarazione dei diritti umani, di poterlo fare.
    Istituzionalizzare la solidarietà potrebbe ledere tale libertà?
    Un controllo da parte dello stato, atto a scongiurare mercificazione/industrializzazione del bisogno, sarebbe legittimo? Possibile? efficace?
    Comprendo la tua perplessità e in parte la condivido.
    Sono certa, però, dell’efficacia e dell’ onestà di tante iniziative benefiche promosse da persone/associazioni che spendono del proprio e si spendono, assumendosi obiettivi e responsabilità verso mirate situazioni sociali, cercando fondi, realizzando eventi…
    Contro la disonestà(perhè alla fine sempre di questo si tratta…) l’unica arma che mi sento di poter consigliare è quella della prudenza, della avvedutezza umana da vivere come strategia e tattica pragmatica per ottenere buoni risultati…

  8. fma scrive:

    Non ho motivo per dubitare della buonafede e dell’onestà di molte associazioni.
    Come in ogni realtà complessa ci sta tutto e il contrario di tutto.
    Sull’efficacia generale del sistema qualche dubbio, alla luce dei risultati, ce l’ho.
    Ma forse il mio pregiudizio nasce da un altro aspetto della questione.
    Se provo a mettermi nei panni di colui che riceve, mi viene spontaneo pensare che mi piacerebbe di più poter contare su qualcuno che mi soccorre in quanto cittadino, portatore di diritti, piuttosto che su qualcun altro al quale il mio stato desta, magari perché è Natale, sentimenti di umana solidarietà.
    Sui sentimenti non c’è da farci conto.

    • Luna scrive:

      Tempo fa leggevo (se ritrovo l’articolo magari lo segnaliamo su MC) i risultati di una indagine che analizzava la diversa sensibilità delle persone alla responsabilità civile e sociale.
      Se non ricordo male, la metà circa della popolazione è distaccata dalla sfera prosociale (non svolge volontariato, non aderisce ad organizzazioni, non pratica forme di consumo responsabile non dona a scopo filantropico…).
      “Gli italiani con le mani in tasca” sono stati soprannominati dagli autori.
      Nell’altro 50% della popolazione, invece, il 20% circa, dona denaro per tacitare la coscienza (magari proprio nel periodo natalizio) senza ulteriori coinvolgimenti.
      Un altro 15% è vicino alle minoranze che agiscono in senso pro sociale e se sollecitato accetta di collaborare dall’esterno…
      Il restante 15% milita in associazioni e, come ti scrivevo sopra, si spende per gli altri (mente/cuore/forze/denaro…)

      Anche se, eticamente e culturalmente, lo spirito del 20% (quelli che donano a natale) è diverso da chi si assume direttamente una responsabilità verso le situazioni sociali o le persone che hanno bisogno di aiuto morale e concreto, è importante che esista anche questo tipo di atteggiamento che è comunque utile (vedi iniziative come Telethon)e non è detto che, con il trascorrere del tempo, la persona non possa crescere e maturare in sensibilità e generosità.

      Mi preoccupano e fanno pensare, molto di più, gli italiani con “le mani in tasca”…

      Luna

  9. Luna scrive:

    p.s.: Eppure l’umana solidarietà(lo spirito di fratellanza)è il sentimento che ispira la dichiarazione universale dei diritti umani! :)

    Luna

  10. azzo scrive:

    @ Fma
    comunque mi fa piacere dire la mia sull’articolo nella sua completezza. come giustamente fatto notare da altri e condiviso anche da te, molte associazioni sono serie e affidabili, seppure è innegabile il problema non si stiano risolvendo.

    il punto con i quali sono in disaccordo però è “il controllo” o “gestione” statale o di un ente parastatale della solidarietà all’interno e all’esterno del paese. questo perché purtroppo non nutro molta stima in questi enti che facilmente si corrompono e inoltre sono scettico pure verso questo tipo di “monopolio” della solidarietà… insomma non vedo troppe garanzie, credo sarebbe inefficace tanto quanto il sistema attuale della miriade di associazioni tra le quali ognuno possa scegliere liberamente. Preferisco di gran lunga i micro progetti trasparenti alle “mega associazioni” più dispersive.

    capisco le perplessità sollevate e credo l’intento fosse solo quello di porre le giuste domande (che uniscono) e non tentare risposte (che dividono) e direi che in questo sei riuscito in pieno.

    mi spiace per i tentativi di proporre soluzioni che nel caso sopraesposto non condivido, e nello specifico dell’unico esempio CONCRETO proposto (quello dei preservativi) è tardivo, inesatto e comunque insufficente a risolvere problemi (come si può vedere dai fatti).

    Spero questo mio intervento meno polemico possa essere utile alla riflessione e al dialogo. Premesso che se spendiamo questo tempo per chiacchierare di queste cose è perché stanno a cuore a entrambi e quindi senza nessun atteggiamento di superiorità nel proporre le mie opinioni.

    Saluti
    http://media.panorama.it/media/foto/2009/04/03/49d62f39d62e8_zoom.jpg

    • fma scrive:

      Hai sicuramente i tuoi buoni motivi per pensare che in fatto di solidarietà e aiuto al prossimo funzioni meglio il privato del pubblico, tuttavia non sarebbe male se ti documentassi, come hai dimostrato di saper fare per il preservativo ;) , su che cos’erano nello Stato Pontificio, in Italia, in Europa, l’Assistenza, la Sanità, la Previdenza, la Scuola, quand’erano affidate al buon cuore, prima che le leggi dello stato le normassero, facendole così come oggi noi le conosciamo.
      Saluti anche a te.

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