‘Na tale Fatica 12


Non vorrei fare del facile allarmismo, ma tra poco è Natale. Il Natale sembra una ricorrenza religiosa con le relative palle, ma non lo è. La Pasqua è la vera madre di tutte le celebrazioni cattoliche, solo che si limita ad offrire un lunedì in coda in autostrada e un uovo di colesterolo con dentro un modellino di automobile che, una volta assemblato seguendo le istruzioni in malgascio, diventa un abominevole portachiavi. Per di più, nessuno sa che cosa si festeggi.

Invece il Natale reca seco pacchi dono (con dentro portachiavi), giorni di vacanza, luminarie, cenoni e, di ritorno, tafferugli all’outlet per comprare l’ultimo portachiavi e dispensazione coatta di sentiti auguri a gente che per il resto dell’anno si vorrebbe vedere, non dico morta, ma seduta su un cesso ad affrontare problemi di cacca sì. Però tutti sanno che cosa si festeggia. Oddio, quando sia nato veramente Gesù Cristo nessuno lo sa e per soprammercato lui di compleanni ne ha due (l’altro è appunto Pasqua che però è mobile, nel senso che ogni anno è un giorno diverso non nel senso dell’ikea). Non è l’unico: anche Lazzaro ha due segni zodiacali con buona pace di Branco e dei suoi eredi (di Lazzaro non di Branco).

Io la Pasqua la preferisco. Sa più di seconda possibilità. Anche Gesù lo capì: alla sua prima nascita fu accolto da tre uomini e, com’è come non è, finì che lo misero in croce. Insomma anche a lui il Natale è costato (ferito). Tornando dalla morte optò per palesarsi al genere femminile (le pie donne), forse anche per agevolare la diffusione della novella.

Io so fare tante cose, tante e sexy: so impostare l’orologio del videoregistratore, so riconoscere la bandiera del Belize, so ascoltare quello che dice Cossiga senza comprare un biglietto per il Belize, ma gli auguri di Natale, quelli mi generano fatica dell’anima.
Mi rendo altresì conto che molti professano nei salotti l’ipocrisia degli auguri ma se non glieli fai ti tolgono il saluto pensando di farti un torto. Per altri invece è davvero importante ed è per loro, per il loro bisogno di provare un’opinione di felicità in questo periodo di neve saccarotica, che ho deciso di raccogliere qui, tutti gli auguri che non farò mai perché io sono triste, isolato dall’incomprensione e dalle emozioni distorte, empaticamente disabile e pure un po’ stronzo.

Buon Natale all’Italia in crisi, che sa di chi è la colpa e saprebbe anche come risolvere i problemi se non fosse che il capovillaggio di Aruba ha appena chiamato per fare il balletto del granchio ubriaco.
Buon natale a tutti quelli che sono andati in via Montenapoleone a seguire Beckham con l’espressione di chi se ne sbatte di quelli come Beckham.
E buon Natale anche a lui e gentile consorte che va in giro vestita come Audrey Hepburn, che è un po’ come se io mi vestissi come Italo Calvino (comunque farei la mia porca figura).
Buon Natale al paese in cui tutti sanno sempre quello che non si dovrebbe sapere e le cose che si dovrebbero sapere non interessano a nessuno e auguri a chi da ciò trae giovamento.
Buon Natale a chi è innamorato dell’amore, ma all’amore piace un altro.
Buon Natale a chi ha fiducia nel futuro, anche se prima della creazione era il caos e non è che ora siano venuti a rassettare.

Buon Natale a politici ed economisti per tanti motivi. Perché non si capisce niente di quello che dicono, non perché trattino problemi complessi ma perché usano parole che non esistono in natura. Perché in un mondo che suggerisce la necessità del rinnovamento, dopo i fallimenti di comunismo, capitalismo, fede, anarchia, tecnocrazia, fallocentrismo, edonismo e vattelapeschismo, hanno deciso di affrontare la crisi versando miliardi che non esistono per far sopravvivere ciò che ci sta annientando. Sarebbe troppo prevedibile approfittare della crisi per investire nel rinnovamento e nel reimpiego, diamo piuttosto incentivi per svuotare i magazzini di automobili a combustione fossile e per far volare sempre più aerei per unire diverse culture ed esibirsi nel ballo del granchio ubriaco. Auguri quindi ai cervelloni che ci prendono i soldi per far vendere più automobili e poi ce ne prendono altri per farle circolare (così magari la usi meno la macchina, però comprala) e poi altri per combattere l’inquinamento che provocano e poi altri per parcheggiarle e altri perché non hai comprato il modello eurogiusto e se l’hai comprato ormai c’è già il modello eurofigo e poi altri perché smaltire tutta sta roba che compri in continuazione costa, idiota di un consumista.

Buon Natale a tutti quelli che si lamentano della crisi, del lavoro, della miseria e di altre cose che non ho capito perché mentre parlavano gli stava suonando l’iphone con la voce del gattino virgola.
Auguri anche a te gattino virgola che mi hai ridato fiducia e speranza nella vivisezione.

Auguri agli esperti di clima, perché quest’anno si registrano le più intense nevicate che un inverno più caldo del secolo ricordi.
Buon Natale a tutti i carcerati italiani. Voi che essendo dietro le sbarre sicuramente non siete politici, palazzinari, terroristi o impresari del pallone.
Buon Natale a chi odia il Natale, a chi odia quelli che odiano il Natale e a quelli che odiano me, tra tutti, i più avveduti.

Buon Natale a mio padre, che ha lavorato tutta la vita e l’unico sogno di cui io l’abbia mai sentito parlare era quello di vedere l’america. Ora fa anche senza.
Buon Natale a mia madre, senza la quale non sarebbe mai Natale.
Buon Natale a te, che mi sei stata vicino fino a rendermi insopportabile.
Buon Natale a voi lettori, perché sappiate che uno scrittore è un uomo solo che per mestiere fa compagnia agli altri.

immagini di isa_in_the_city, digitaljoe, Jerry7171.

data di pubblicazione originale: 23 dicembre 2008


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