Scrivere queste righe mi costa fatica, una cosa insolita per me, che normalmente scrivo di getto e con facilità e spesso pubblico senza rileggere, e vi avviso che non sarò breve, ma ritengo il messaggio molto importante. Parto con la frase citata da un’amica, da lei attribuita a Mao Zedong:
“Dieci morti in Occidente sono una strage, diecimila morti in Oriente una notizia”

Due settimane fa mi aveva particolarmente colpito e fatto riflettere la lettura di un articolo di JP qui su Mente Critica, in particolare questo passaggio:
” (…) Passati i mesi, la notizia finiva nell’oblio: i blogger toglievano i banner dalle loro colonne; la comunità internazionale tentennava, come al suo solito, senza riuscire ad imporre alcunché ai generali; il regime si consolidava, preparando il prossimo referendum costituzionale farsa. Ora il Myanmar è un inferno sommerso dalla furia rabbiosa ed implacabile degli elementi. Il ciclone Nargys ha spazzato via interi villaggi di cartapesta, ha reclamato decine di migliaia di vite umane, ha reciso in maniera probabilmente definitiva il rapporto tra il paese ed il resto del mondo, già di per sè molto labile, e l’ha fatto precipitare in una crisi umanitaria gravissima, dagli esiti drammatici ed imprevedibili.”

Anche io a suo tempo ho messo quel banner sul mio blog, anch’io l’ho tolto, anche se dopo molti mesi da quel giorno d’ottobre 2007. In questi casi ci si chiede sempre “cosa si può fare in concreto?”.
All’incirca nello stesso periodo, nella sezione a tema libero di un Forum che leggo per motivi ludici, la mia amica Gaia scriveva:
Tutti voi sono al corrente di quello che è successo in Myanmar (ex Birmania). Sto parlando del ciclone che giorni fa ha devastato la parte centro sud del paese.
I media ci stanno bombardando di cifre sul numero dei presunti morti e dispersi, nonché dei senzatetto.. cifre che si aggirano intorno agli 80.000 morti e agli stimati 1.000.000 di senzatetto… siamo così abituati a ricevere informazioni comodamente seduti nelle nostre poltrone, circondati da ogni sorta di agio, che spesso queste informazioni ci colpiscono sul primo momento, ma poi scorrono via dalla nostra mente come pioggia su una superficie impermeabile.
Ma non per me.
Io ci sono stata in quel paese: ho visto con i miei occhi le condizioni di vita di un popolo che ancora non aveva subito questa catastrofe e già allora ero indignata e incazzata con il regime!
Il mio cuore e i miei pensieri corrono spesso a quei visi e alle persone che lì ho conosciuto e che lì ho dovuto lasciare, perché uscire da quell’inferno è praticamente impossibile: per ottenere un visto di un “semplice” viaggio devi aspettare mesi e far recapitare alle autorità una lettera di coloro che ti ospiteranno nel tuo soggiorno (siano alberghi, strutture ricettive o semplici cittadini privati).Una ragazza è rimasta lì. Il suo nome è Su Hlaing: era la nostra guida, ma ha vissuto con noi per tutto il periodo che siamo stati lì ed è diventata una nostra amica. Aveva l’opportunità di “scappare” da quella realtà: il suo ragazzo aveva trovato un lavoro in Thailandia e lei stava meditando di lasciare tutto per trasferirsi da lui.
Poi arrivò la protesta dei monaci e dopo uno scambio di email lei decise di rimanere lì, con la sua famiglia, con il suo paese.

Poi Gaia riporta alcune mail scambiate con Su, che ripubblico integralmente con la sua autorizzazione:
Non so da dove comminiare a scrivere delle cose che sono successe qua. Quello che avrete visto sulla tv non e’ nienche una decima parte di quello che e’ successo veramente. Oggi sono ,pur in mezzo al casino di Yangon, riuscita a trovare questo internet centre appena aperto e che funziona abbastanza. Pensavo che sarebbe durato piu’ di un mese per poter usare Internet perche’ per le strade di Yangon, c’e’ molta rovina, molta confusione e ci sono gli alberi grossi caduti ancora per terra. Sono contenta di essere viva dopo tutto quello che abbiamo visto quel giorno fatidico. Racconto solo i problemi piu’ importanti di Yangon; non abbiamo l’acqua perche’ non c’e’ l’eletricita’. Siamo sul quinto piano di un palazzo senza l’ascensore e l’altro ieri ,la famiglia di pianterreno ,avendo un generatore di corrente ,ha dato l’acuqua in beneficenza e io e mia sorella siamo andate giu’ a prendere l’acqua con i secchi ma siamo riuscite a prenderne poco perche c’era molta gente che aspettava. Abbiamo ancora acqua in serbo per altri due giorni al massimo e stiamo pensando cosa dobbiamo fare dopo questi due giorni perche’ quella famiglia non da piu’ acqua visto che a Yangon, non e’ facile trovare la banzina. C’e’ gente che la vende ma a prezzo alle stelle perche’ anche i distributori di banzina sono state danneggiate molto. La benzina che vendono e’ quella che e’ rimasta prima , quella che hanno comprato i giorni prima del ciclone. Ora tutte le cose sono diventate tre volte piu’ care e visto che il ciclone ha distrutto tutte le parti del delta che e’ il primo posto a produrre il riso per il paese, il costo del riso e’ alle stelle e i negozienti non aprono le porte dei loro negozi pienamente perche’ la gente e’ disperata e hanno paura che vengano a rubare. Vendono solo poco riso dietro le sbarre delle porte. Non so piu’ cosa sperare vedendo queste scene ;fino alle dieci di sera la gente aspetta a prendere l’acqua quando qualcuno che ha soldi porta l’acqua in macchina a distribuire. Sapete che Yangon era molto verdeggiante prima e ora sembra una foresta rovinata. Ma siamo stati fortunati a essere rimasti vivi dopo questo disastro perche’ nelle altre parti ,sono molti tanti; secondo le notizie ufficili del governo ( perche’ non dicono mai la verita’ ), fino a ieri sono morti piu’ 23000 e il numero di missing people e’ quasi 50000; fino a oggi il governo non fa niente di concreto , anzi, non vogliono nienche che le associazioni non governative vengano ad aiutare nel paese perche hanno paura che la presenza di stranieri metti in difficolta’ il loro referendum che farrano il 10 maggio. Ora hanno spostato la data a 24 Maggio per le parti che hanno subito il ciclone e tutto resto del paese invece deve votare il 10 Maggio.
Dopo un paio di giorni:
Cara Gaia, Dopo il fatidico ciclone, il numero dei morti aiumenta di giorno in giorno e gia’ a Yangon, la gente e’ molto disperata. I prezzi sono terribilmente alti. Ieri e’ arrivato un aereo umanitario ma gli altri non hanno permesso di entrare in paese perche’ per la storia del referemdum il governo fa tutto a non avere la presenza degli stranieri quando farrano il riferumdum. Ieri abbiamo cercato tutte le parti del quartiere un generatore di corrente ma per un bel po’ non abbiamo potuto prestarlo perche’ c’era molta gente che ne ha bisongno per tirare l’acqua. Il governo distribuisce l’acqua la sera con i camion ma quanta acuqua possono dare anche perche’ bisogna fare la fila , ognuno con il proprio secchio.A Yangon ci sono quasi sei millioni di abitanti e quell’acuqua che danno non e’ mai sufficente. Poi non e’ possibile portare l’acqua ai piani superiori senza l’ascensore e quindi abbiamo dovuto per forza prestare un generatore e alla fine l’abbiamo trovato a prezzo alle stelle. Non lo so cosa devo chiedervi come aiuto. Mi sento anche terribilmente vergognata a farlo. .Per quanto riguarda il lavoro non e’ facile che il turismo riprenda dal scorso Settembre dopo la rivoluzione dei monaci. Facevo prima insegnante d’inglese perche’ non avevo lavoro turistico. Ma ora i miei studenti non vogliono piu’ studiare dopo il ciclone perche’ le loro case sono state danneggiate moltissimo. Io stessa appena dopo il ciclone ho cercato di far riparare la casa di mio padre ( i miei sono quasi divoziati e mio padre abita da solo in una casa e io abito con mia madre ) ma fino ora non e’ possibile perche’ i prezzi di costruzione sono diventati incredibilmente cari e i negozi non hanno nienche le merci sufficienti e bisogna pur fare la coda per poter comprarli. Ho pensato di rimandare aggiustamenti della casa ma ora quasi ogni giorno piove e fra poco ,viene monsone. Mi viene davvero depressione a scrivere queste cose e non so dove sbattere la testa. Ho sempre lavorato nella mia vita e non ho mai chiesto un aiuto economico da nessuno ma ora vorrei farlo con la faccia calda dalla vergogna. Se avete voglia e potete, mandatemi per favore un po di soldi perche’ ora senza soldi , non si puo’ piu’ fare nulla. Ma se vi pesa questa richiesta, non vi preoccupare perche io non vorrei mai darvi fastidio e provo veramente una vergogna terribile. Grazie,Su
Dopo circa una settimana:
Cara Gaia, Grazie per la tua disponibilita’ di aiutarmi.Qua il governo e’ terribile e e’ decisamente il governo piu’ odiato e piu’ crudele del mondo. Hanno cacciato tutte le persone dal UN ieri prendendo tutta la roba che sara divisa solo fra di loro. Tutti gli aerei rimangono bloccati alle confine perche’ non hanno permesso di entrare. Vorrei fare qualche cosa per questa mia gente che soffre e i poverini non sanno nineche che fuori la Birmania ci sono aiuti umanitari che valgono fino a ieri 57 millioni di dollari .E’ una vera vergogna ad avere questo governo di banditi. Domani alcuni dei miei amici benestanti vanno nelle parti in cui ce’ molta gente che ha fame per donare il riso e daro alcuni miei vestiti a loro per questa gente. Non posso dare i soldi perche io stessa abitando in citta’ , non riesco a far nulla senza soldi e non ne ho a sufficicenza. Quindi daro dei vestiti. Tutto e’ diventato caro, proprio tutto e a lungo andare non si sa come si farra a arrangiarsi con questi prezzi cosi alti rispetto ai guadagni piccoli. E’ un vero dillema. Per quanto riguarda il trasferimento dei soldi, ho un’amica che abita a Singapore e chiedo delle informazioni che servono per questa cosa. Ti ringrazio molto per questo aiuto. Su

Sono seguite altre mail, per mettere a punto i dettagli del trasferimento di fondi.
In sintesi, Gaia ha trovato un modo sicuro per far pervenire direttamente a una persona che conosce e di cui si fida, impegnata nel sociale come lei è qua, un aiuto economico, saltando le varie organizzazioni, pur benemerite come la Caritas e l’ UNHCR che stanno raccogliendo fondi per aiutare la popolazione birmana, ma che difficilmente potranno riuscire a far arrivare questi aiuti nelle mani giuste.
Mi racconta Gaia che a una sua conoscente che dopo due ore continuava a disquisire sull’opportunità di una “goccia nell’oceano”, sempre mantenendo un tono conviviale ma fermo, ha risposto: «e nel frattempo che io e te parliamo, comodamente avvolte in un divano con due tazze di caffè e la sigaretta in bocca… In questo stesso preciso istante ci sono donne come me e te che tengono in braccio il loro bambino e sperano che non muoia di dissenteria perché l’unica acqua che possono dargli da bere è quella del fiume!»
Nel Forum abbiamo organizzato una colletta tra di noi, che conosciamo Gaia e abbiamo a nostra volta piena fiducia in lei. Io ho già inviato il mio contributo, tramite bonifico e di qui a una settimana circa lei farà il primo invio di denaro tramite il contatto di Su a Singapore.
Ho pensato di estendere quest’appello ai lettori di questo blog, ma idealmente a tutta la Blogosfera italiana. Facendo click su questo link potete inviare anche un solo Euro, tramite PayPal, in maniera sicura utilizzando una carta di credito, anche ricaricabile o, se lo avete, trasferendo direttamente la somma dal vostro conto PayPal.

Se volete e pensate ne valga la pena, potete linkare questo post o aggregarlo, o scriverne a vostra volta e comunque spargere la voce il più possibile. Riporterò tra una settimana i risultati, e spero davvero che un’iniziativa come questa, di solidarietà diretta, possa avere successo e dimostrare che non siamo solo capaci di mettere ribbon e banner o indossare una maglietta rossa o un asciugamano, per dimostrare consapevolezza e partecipazione.
N.d.R. Come d’uso, ogni proposta di collaborazione a MC richiede una conferma via Email per avere traccia di chi ha sottoposto il pezzo.
Nel messaggio di conferma, l’autore sottolinea:
Spero il bottone PayPal per la donazione non sia in contrasto con la policy di MC. Sono naturalmente del tutto sicuro del fatto che gli eventuali fondi raccolti giungeranno a destinazione, o non ci avrei messo la faccia.
Il bottone, al momento, è effettivamente in contrasto con le politiche editoriali di MC, pertanto è stato sostituito con un link direttto all’appello originale dell’autore. Autore che non abbiamo avuto modo di conoscere personalmente, ma di cui, almeno finora, non abbiamo avuto alcun motivo di dubitare. Ciascuno si regoli in base all’impressione che riceve personalmente dal sito dell’autore e dalle sensazioni che gli provoca il messaggio trasmesso.
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Tag: Birmania, ciclone, dittatura, ONU, solidarietà, web
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30 Maggio, 2008 a 12:08
JP
Intanto l’ONU continua a infilare una figura di merda dietro l’altra, mentre il delirio dei generali continua imperterrito.
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30 Maggio, 2008 a 19:28
Comandante Nebbia
a quanto pare è più comodo mettere il banner.
una sorta di fire & forget
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30 Maggio, 2008 a 22:57
Adetrax
Lo so che in queste occasioni bisognerebbe solo cercare di fare qualcosa di utile ma visto che siamo qui per riflettere, non posso non notare di quanto la storia si ripete.
Il governo repubblicano USA sta` cercando di mantenere vivo il mito di Bin Laden facendolo avvistare ovunque; per risolvere velocemente la situazione basterebbe quindi spargere un po’ di notizie utili a rompere gli indugi:
- in Birmania c’e` tanto petrolio;
- la Birmania NON ha ordigni nucleari;
- la Birmania confina con la Cina che notoriamente e` piena di comunisti che potrebbero essere tentati di prendere il controllo della situazione;
- i militari del governo Birmano usano metodi semi-terroristici per tenere soggiogato il loro popolo;
- il governo Birmano ha intrattenuto formali scambi di opinioni con agenzie americane:
- essendo denutriti i birmani sono un popolo “relativamente” pacifico, non come gli afghani o gli iracheni, quindi basta arrivare con l’astronave e dopo un discorsetto introduttivo, cominciare a pompare petrolio e a imporre i costumi yankee.
P.S. la mossa di tenere lontani gli aiuti e gli interessi internazionali funziona al contrario in quanto li attira inesorabilmente, Saddam ci ha gia` provato.
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