Download di Musica: Produttori vs. Consumatori
10 maggio, 2008 di Lisa Vitolo
Archiviato in Consumo CriticaMente, Media Mente Critica, Suoni & Musica
Il problema del download illegale di musica/film è di nuovo salito alla ribalta, con la decisione di rendere illegali anche i metodi usati per monitorare chi scarica o meno. Devo dire che la notizia mi ha lasciato sorpresa: finalmente un passo avanti! In occasione, ho deciso di dire la mia analizzando un po’ l’origine della “querelle”.
Scaricare è facile. Scaricare musica è comodo, anche per chi non è esperto di computer. Due click, si scrive il titolo o l’autore, un altro paio di click e via! Qualche minuto di attesa e la canzone è pronta per l’ascolto. Il fenomeno è diventato così diffuso da rimpiazzare per molti il classico acquisto nel negozio. Certo, c’è sempre chi preferisce un bel CD originale, ma sembrano essere la minoranza. C’è il rovescio della medaglia: scaricare è reato, ma sembra non importare a nessuno. Non sono servite a molto le minacciose pubblicità trasmesse al cinema prima del film, che con musichette da sparatoria paragonavano un ragazzo che scarica ad un ladro e facevano vedere finestrelle improbabili di “Download deleted”. Ma, esattamente, perché è reato?
La risposta è subito pronta: si viola il copyright ricevendo musica “da altre fonti” senza averla pagata. Questo dovrebbe mettere fine ad ogni discussione sulla legittimità del p2p: ma quando un reato viene costantemente ignorato, anzi diventa sempre più diffuso (e non certo fra menti criminali o delinquenti) forse ci si deve chiedere se non sia l’ora di dare una seconda occhiata al problema.

C’è anche un altro fatto che induce a riflettere sul “gioco di interessi” dietro ad una banale legge sul copyright: i produttori musicali hanno iniziato a vedere i guadagni scendere, e soprattutto hanno capito di non avere più il monopolio sulla vendita di musica. Il prezzo dell’album non mi piace? Non devo più comprarlo per poterlo ascoltare. Molti dicono “Se i CD costassero di meno, li comprerei”. Traduzione: se vuoi che io compri CD, d’ora in avanti sei tu che metti i prezzi che stanno bene a me. Non si possono più nemmeno appellare alle volontà degli artisti: ce ne sono tantissimi che mollano le case discografiche per proseguire il successo via Internet, e tanti che il successo l’hanno visto proprio condividendo le loro canzoni su reti p2p.
La cosa non li fa molto contenti. Se in Italia Francesco Orsenigo ha giustamente parlato qui di leggi che favoriscono i produttori musicali, e non i consumatori che dovrebbero essere i più tutelati, nelle altri parti non stiamo messi molto meglio. Conoscete la RIAA? : è un’associazione di produttori discografici, che negli USA gode anche di una legislazione speciale che in continuazione si scaglia contro la condivisione di musica. Monitoraggi non sempre legali, continue cause contro ISP, privati o enti, appelli, chiusura di server eMule e chi più ne ha più ne metta. Vi consiglio di leggere la voce su wikipedia per avere un’idea ancora migliore.

Le conclusioni? La legge che impedisce di controllare gli utenti è sicuramente un passo avanti, e cominciano ad esserci risposte da parte degli utenti stessi, ma finché ci sarà la lotta fra gli interessi dei produttori e quelli dei consumatori non si arriverà da nessuna parte. Il p2p e le altre reti di condivisione hanno portato ormai a un cambiamento nel mercato musicale, ed è troppo tardi per tornare indietro. Non è vero che il ciò distrugge totalmente i produttori: insomma le due cose non devono necessariamente escludersi a vicenda. Se il p2p fosse legalizzato, potrebbero benissimo convivere.
Voi che ne pensate?
MC Inserzione Locale
Articoli collegati:
- Scaricare Musica é illegale, ma è Illegale anche Controllare chi lo Fa! E’ di stamane la notizia che il Garante della Privacy...
- La Rivoluzione Digitale Nel 1954, quando l’energia nucleare era ancora ai suoi inizi,...
- Con i DRM i Vostri File Diventano Come il Latte, Dopo un pò Scadono e Sono da Buttare. L’altro giorno, navigando sul web un pò a casaccio,...
Leggi anche
|
|
|
|
|
|
Stampa questo Articolo






















Precisazione: tecnicamente scaricare non è reato, ma lo è condividere.
Nei programmi peer to peer si condivide automaticamente almeno ciò che si scarica, quindi è impossibile usarli senza far scaricare qualcosa agli altri e, nel caso in cui il materiale scaricato sia coperto copyright, si commette un reato.
La sanzione penale è sproporzionata rispetto al fatto considerato illecito, si vuole fare del terrorismo sapendo benissimo che l’efficacia deterrente del cosiddetto decreto Urbani è ridicolmente prossima allo zero. L’equiparazione furto-download delle pubblicità regresso nei cinema è assolutamente fuorviante dal punto di vista sociologico e giuridico, altro terrorismo inutile.
Sono preoccupanti le notizie che giungono dalla Francia dove si vorrebbe dare ai provider il compito di sorvegliare l’attività degli utenti che, dopo tre violazioni di copyright, si vedrebbero tagliare provvisoriamente o definitivamente la linea adsl. Una simile oscenità nel nostro sistema giuridico non potrebbe avvenire senza fare pesanti cambiamenti e andare contro gli ultimi pronunciamenti (tardivi) dell’ Autorità garante per la privacy.
In tutte queste vicende si inserisce l’impreparazione dei giornalisti nel trattare il tema, anche di quelli che operano nel settore delle nuove teconologie (per esempio quelli di Punto Informatico).
Da ricordare i titoli fuorvianti che, dopo una sentenza della Cassazione per un fatto avvenuto prima del decreto Urbani, facevano cadere in errore moltissime persone.