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Muri e Confini

10 novembre, 2009 di Comandante Nebbia  
Archiviato in Storia e Memoria, latest



Ieri  è stato il ventesimo anniversario dell’abbattimento del muro di Berlino. La seconda guerra mondiale è finita. La guerra fredda è un ricordo.
Eppure, anche se lo abbiamo dimenticato, l’Italia è stata per anni terra di confine tra Est e Ovest. A Gorizia c’è stato un muro che divideva l’Italia dalla Jugoslavia. Certo, era più piccolo, non c’era il Checkpoint Charlie ed aveva meno fascino del Muro di Berlino, ma i muri restano muri, ovunque si erigano. Quello di Gorizia, poi, è sopravvissuto al suo collega più famoso per diversi anni perché è stato smantellato, anche se non completamente, solo all’ingresso della Slovenia nella comunità europea.

Tra Italia, Slovenia e Croazia, la ferita aperta dalla guerra e da secoli di litigiosa contiguità territoriale e culturale è ancora aperta.
L’Istria, una regione storicamente italiana per lingua e cultura, è solo uno dei pegni che l’Italia ha dovuto pagare per la sciagurata condotta della seconda guerra mondiale. Città come Fiume e Zara, hanno subito un destino comune di invasione, predazione e violenza.
Al comportamento sicuramente eccepibile degli invasori italiani ed alla collaborazione offerta dai militi della Repubblica Sociale alla feroce lotta nazista ai partigiani jugoslavi, fu risposto con massacri di militari e civili, i cui corpi furono successivamente occultati nelle tristemente note foibe.

L’atteggiamento tollerante e remissivo tenuto dalla repubblica Italiana del dopoguerra nei confronti della Jugoslavia fu in gran parte dovuto al Partito Comunista Italiano di allora la cui visione socialista sovranazionale imponeva di appoggiare un paese straniero purché comunista, piuttosto che difendere gli interessi nazionali, almeno fino allo strappo di Tito con Mosca.

La storia si presta sempre a diverse interpretazioni, per questo motivo non ho intenzione di convincere nessuno. La mia opinione personale è che la mutilazione di territorio nazionale subita dall’Italia, le migrazioni imposte a centinaia di migliaia di miei connazionali, l’abbattimento dei segni di una cultura millenaria in città che erano territorio metropolitano dai tempi di Roma, siano state subite dal nostro paese con rassegnazione, remissione e codardia.
Oggi quello che è, è. L’obiettivo è quello di creare un Europa senza confini, ma il ricordo rispettoso per le vittime ed il rammarico per la perdita rimangono.

D’altra parte, non sono l’unico a pensarla così. L’Istria, la Dalmazia, Fiume, Zara, il Quarnaro, nomi che ormai sono solo parole, visto che nella nostra lingua non corrispondono più a nulla, vivono ancora fra quelli che sono sopravvissuti all’esodo e tra chi non si rassegna all’accaduto.

Non hanno dimenticato ancora nemmeno dall’altra parte del confine. Due anni fa la Croazia ha richiesto formalmente (ed ottenuto) che venisse ritirato un francobollo su Fiume emesso dalle poste italiane perché recante la scritta “Fiume – Terra orientale già italiana, quasi a voler cancellare dalla storia anche il ricordo dell’italianità di quella che oggi si chiama Rijeka. L’acquiescenza con la quale si è obbedito al diktat croato è coerente con la sospensione dell’attribuzione, nel 2001, della medaglia d’oro al valor militare alla città di Zara, sempre su richiesta croata.

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Senza eccessivo clamore è passata sui media la notizia di un cortometraggio prodotto dalla RTV di Lubiana e finanziato dall’Accademia slovena per la cinematografia dal titolo “Trst je naš”", Trieste è nostra la cui trama vi posso anticipare grazie a La Repubblica on line.

Il film, ambientato ai giorni nostri, racconta le fantasie velleitarie del protagonista Franco che gioca ai tedeschi e partigiani lasciando la moglie da sola a lavorare in azienda. E’ talmente infervorato che si mette a capo di un gruppo di uomini con le divise dei partigiani di Tito per “liberare” Trieste e cambiare il corso della storia. Nella vicenda irrompe la polizia slovena con il comandante Brane, amico di Franco, che decide di non consentire più la messa in scena di queste battaglie. Ma Franco non si ferma perché ciò che lo preoccupa sono gli insegnamenti da trasmettere alla giovane generazione e a sua figlia Mateja, che teme non abbia modo di apprendere i valori della Resistenza che dovrebbero essere trasmessi di padre in figlio.

Il nostro ministro degli esteri, in un comunicato ufficiale, si dice stupito e io non sono stupito del suo stupore.
La nostra classe politica attuale è del tutto inconsapevole della storia del nostro paese e completamente disinteressata al suo futuro. Vive in uno stato di presente perenne, arroccata a difendere il privilegio nel quale l’abbiamo posta.

Dobbiamo sperare che agli sloveni non venga in mente di prendersi veramente Trieste. Non sono sicuro che Frattini e soci saprebbero andare oltre lo stupore.

P.S.
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Comments

5 Risposte a “Muri e Confini”
  1. doxaliber scrive:

    Metti che un giorno gli istriani riescano a staccarsi dalla Slovenia e si accorgano che al confine, quella che era la loro vecchia Italia, è diventata “Padania”.

    • 3eowulf scrive:

      Ovviamente posteranno video su youtube e creeranno gruppi su facebook dove reclamano il resto della penisola, sottratto alla loro storica sovranità agli inizi del XXI secolo dalle popolazioni della Terronia.

      La guerra tra Terronia e Padania, come ovviamente tutti ricorderanno, era scaturita da un dibattito concernente il lato migliore per rompere un uovo…

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