Multikulti o ultimi culti? 63


Alcuni anni fa, poco prima di cessare definitivamente di guardare la televisione, stavo seguendo un documentario alla tv sui portatori di sale africani, probabilmente un programma di quelli della famiglia Angela… Mentre osservavo con grande coinvolgimento le operazioni di preparazione del carico, nell’ambiente francamente ostile di una regione in cui era presente un antico bacino disseccato e il conseguente immenso deposito di sale sfruttato da centinaia di anni, mentre riflettevo con ammirazione sulla estrema specializzazione di quella etnia che si era assunta il compito di trasportare e commercializzare i blocchi di sale e si era adattata a sopravvivere a lunghi, pericolosi e lenti viaggi nel deserto sviluppando, consolidando e tramandando una cultura con il solo ausilio di animali da trasporto e delle proprie antiche conoscenze affinate nei millenni, sono stato fulminato da una rivelazione: tutte quelle conoscenze, tutte quelle asprezze sopportate, tutte le strategie adottate e tramandate nei millenni erano un ramo secco della evoluzione adattativa umana. Inutili, anacronistiche, antieconomiche e destinate a scomparire. Un solo elicottero militare da carico avrebbe agevolmente sostituito con maggiore efficienza tutto quel carnevale inutile di lenta preparazione e di lento carovanare nel deserto. L’attività di quegli uomini, volendo, era completamente priva di senso.
E come accade nelle rivelazioni, all’improvviso mi sono reso conto che lo stesso ragionamento poteva essere esteso a innumerevoli etnie e innumerevoli linee evolutive di adattamento all’ambiente che ormai, nel nostro mondo, sono solo anacronistiche perpetuazioni di conoscenze inutili.
Ho ripreso quella riflessione in questi giorni di intensa discussione e di grande esposizione mediatica del fenomeno della emigrazione. Grandi masse di esseri umani che si spostano con disperata determinazione verso le nostre terre. Cosa vuole dire tutto questo? A mio avviso vuole dire senza possibilità di negazione che il nostro modello è quello vincente e tutti gli altri, dico tutti gli altri, hanno perso.
La “società multiculturale” è un palese imbroglio. Non esiste alcuna multiculturalità  perché abbiamo vinto noi come etnia in senso allargato  e come cultura, e tutte le altre etnie e culture vengono qui a dichiarare la loro sconfitta. Certo, possono portarsi dietro i loro intrugli alimentari, i loro vestiti tradizionali, le loro credenze arcaiche ma vengono qui a lavorare secondo i nostri dettami, a svolgere mansioni decise dal nostro sistema, ad assoggettarsi alle nostre leggi, implacabilmente vincenti e dominanti sui loro costumi. Chi saremmo noi? Noi siamo la società capitalista, liberista, mercantilista dominata e sostenuta dalla immane potenza della tecnica e della scienza che ci danno benessere, salute, forza militare ed economica. Loro sono il mondo arcaico, perdente, degli inutili e improduttivi viaggi nel deserto ed infatti non hanno sviluppato alcuna società dominante. Hanno perso la battaglia della Storia.

Perché dico questo? Perché serve a disvelare la bugia della aspirazione alla perfetta “società multietnica e multiculturale” dove la differenza è arricchimento. Ma di che? Chi di noi, al di fuori del salotto e della chiacchiera snob, ha qualcosa da imparare da costoro? Imparare a cucinare qualche piatto etnico? A riflettere sul ruolo degli anziani? Noi abbiamo fatto da tempo la scelta, gli anziani li mettiamo in ospizio o a casa con la badante. Chi prenderebbe a modello, che so, un modello africano o mediorientale e andrebbe ogni giorno dall’anziano ad ascoltare “parole di verità”, come diceva la gag radiofonica degli anni ’70? E i piatti etnici? Quelli li releghiamo al turbinio ludico nel quale viviamo immersi. E che scambio culturale hanno avuto gli States con i nostri emigrati? A leggere quello che scrive Eliana Petrizzi su questo sito, i nostri si sono chiusi nel ghetto italiano rifiutando persino la lingua del paese ospite. Ne sono usciti solo i figli, con brandelli di memoria dell’origine ma ormai americani a tutti gli effetti. E cosa hanno appreso svizzeri e belgi dai nostri minatori rinchiusi nelle baracche a fine turno di lavoro negli anni del dopoguerra? Finiamola di prenderci in giro, sono solo relazioni di dominanti e dominati. La sola società multiculturale è quella tra culture di pari potere e ricchezza, allora sì che c’è scambio. Oppure quando le società sono arretrate allo stesso livello ed ogni scambio può nascondere un vantaggio per entrambi, o di tecnologia o di cultura in senso più vasto. Ma non è quello che accade oggi, quando lo squilibrio è troppo grande.

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Una lezioni invece emerge potente dallo scenario odierno. Qualcuno potrebbe obiettare che dai paesi da cui fuggono queste persone, fuggono anche persone di grande preparazione scientifica, penso ad esempio a paesi come l’Iran. Questo dimostra una sola cosa : che lo sviluppo tecnico anche di altissimo livello e di grande rilievo militare, comunque mutuato, lo sottolineo, dall’Occidente, può coesistere con la più brutale arcaicità. Io ho ancora nella mente l’orribile episodio della impiccagione di Reyhaneh Jabbari  che mi ha tolto il sonno per lungo tempo, non ultimo e non solo, assieme a mutilazioni, impiccagioni, fustigazioni a cui moltitudini assistono riprendendole con smartphone di ultima generazione. Ed ancora, dico questo col massimo rispetto e proprio perché è necessario che simili orrori non accadano più, cosa ne pensavano le persone  direttamente coinvolte in quella vicenda della legge islamica applicata in tale modo? Si può fuggire da regimi che applicano la pena capitale, sapendo di essere tra quelli a rischio di subirla, senza essere tuttavia contro la pena capitale?
L’immagine della ragazza molto più che adolescente, fotografata alla frontiera macedone dopo che l’aveva superata sotto lo sguardo bonario dei militari macedoni, è emblematica: stringe a sé un piccolo riassunto della sua speranza, stringe a sé un grande pupazzo di Mickey Mouse. Ha in mano un paio di occhiali neri ed è senza velo, sono contento per lei. Verrà qui e vedrà che noi sfottiamo il Papa così come sfottiamo qualunque capo di stato e ci prendiamo gioco delle religioni, come è giusto che sia. Ma non chiamiamola società multietnica, al massimo è una società schizofrenica dove le nostre figlie girano seminude coi piercings accanto a giovani straniere mummificate nel velo. E dove ogni tanto qualcuna di queste ultime ci lascia la pelle perché “vestiva troppo all’occidentale”, perché l’imprinting culturale sembra strettamente connesso all’equilibrio e alla salute mentale e non può essere così facilmente “scambiato”. Al massimo è una società degli ultimi culti dove, si spera, essi si estingueranno per inconsistenza storica.
Non esiste la società multiculturale, esiste un pianeta multiculturale. Il nostro rispetto andrebbe orientato in tal senso.


Informazioni su Django

Operaio. Per anni convinto di poter prendere l'ascensore sociale con il lavoro manuale. Poi ci siamo ritrovati in sette miliardi e con quelli dei piani alti che hanno lasciato le porte aperte. Apposta.

63 commenti su “Multikulti o ultimi culti?

  • mentecritica

    Complimenti, un bel pezzo. Peccato che lei non abbia avuto il coraggio di andare fino in fondo e trarre la conclusione finale.
    Grazie per l’opportunità.

    • Django

      Grazie per i complimenti! Per il resto io arrivo solo fino al due più due, per la matematica superiore mi affido a lei. 🙂

  • Gilda

    “Chi di noi, al di fuori del salotto e della chiacchiera snob, ha qualcosa da imparare da costoro?”
    A me piacerebbe imparare la pazienza, la capacità di muoversi a ritmi meno frenetici; e un mucchio di altre piccole cose che non rientrano sotto la definizione stringente di “tecnica”. Ma in questo mondo, in questa cultura, non è possibile: appunto, è quella vincente e non lascia spazio agli ultimi in classifica; essendo organizzata in regimi democratici o semidemocratici, tra l’altro, la nostra società ha bisogno (e ha modo) di rafforzarsi e “totalistizzarsi” in altri ambiti che non siano strettamente politici. Siamo pesciolini in mezzo al branco, muoversi in direzioni diverse o con tempi diversi se non è impossibile è inutile; anche se penso che talvolta valga ancora la pena tentare.

    • Django

      Aspetto con interesse che turi le falle logiche. Il tuo commento sotto mentite spoglie e quello di fma mi hanno prodotto un brivido di spersonalizzazione, davvero!!! Brrr!

      • Gilda

        In parte. Io non conosco Valori Universali, ma penso che limitarci ad assurgere come valori la moneta, il commercio, i mercati, l’efficienza economia, la tecnica fine a se stessa sia una gran perdita… così come relegare l’etica a “questione di opinioni personali” (e varianti). Non è (solo) la tecnologia a migliorarci la vita. Non è (solo) l’efficienza a far ruotare il mondo. Non è (solo) la moneta ad indicare dove e come si fa meglio. Che ci devo fare, ho avuto cattivi maestri… anche qui su mentecritica (che avrei piacere di omaggiare, se non fosse che non ci sono più).

        “lo sviluppo tecnico anche di altissimo livello […] può coesistere con la più brutale arcaicità” – appunto.

        Ripensandoci, però, non mi è ben chiaro il significato dell’ultima frase del pezzo: cosa intendi esattamente per “pianeta multiculturale” se, almeno da quanto ho capito dalle tue parole, lasci intendere che le altre culture sono destinate a soccombere?

        • Django L'autore dell'articolo

          Intendo dire che, invece di blaterare di una inesistente (oggi) società multietnica, causa disparità ormai troppo accentuate di natura economica, tecnica e di emancipazione sociale, dovremmo ricordarci di rispettare di più le società differenti a casa loro (invece per esempio di rifilare loro rifiuti tossici o appoggiare dittatori e sfruttatori).

          • Gilda

            Ok, mi era venuto il dubbio che intendessi qualcos’altro. In questo caso, sono d’accordo 🙂
            Ma detta così è un po’ astratta e può voler significare tutto e niente. I tipi di rapporti mondiali che abbiamo costruito col tempo rendono un po’ difficile “rispettare a casa loro”, o quantomeno sorge spontaneo interrogarsi su cosa si intenda per “rispettare”. Non ci sappiamo rispettare pienamente nemmeno tra di noi, se è per questo… solo che tra di noi camuffiamo meglio gli sgarbi 😉

          • Django L'autore dell'articolo

            Aggiungo ancora una cosa poi taccio: a me pare che la somma delle sensibilità totali oramai propenda per una società seppure a livello mondiale multiculturale dove certi valori, sottolineo non più minimi nè di base ma ben evoluti, sono irrinunciabili. L’uccisione di R. Jabbari è stata molto poco ostacolata, ascritta al capitolo della sovranità giurisprudenziale intoccabile, mentre si sarebbe dovuto boicottare molto di più. Se cerchi oggi in rete scopri particolari orrendi su certi aspetti della società di quei luoghi che pretendono di essere inseriti nel turismo mondiale. Di seguito sono state uccise due intellettuali giovani e attiviste in Libia e Egitto e qui non se le è filate nessuno, alla faccia del buonismo multikulti. Io sarei per una intransigenza assoluta verso insopportabili arcaismi che non si risolvono con l’accoglienza di manciate di persone (sul totale).

      • fma

        Caro dottor Jekyll, se devo dirla tutta mi pare un’ingiustizia. 😉
        Il tuo pezzo, per la ricchezza degli spunti e il felice assemblaggio delle argomentazioni, meritava qualcosa di più, in termini di partecipazione, soprattutto di coloro che tifano contro.
        Mi pare significativo, ma non ne sono sicuro, potrebbe anche essere un caso.
        p.s. mentre sono sicuro che pirla si scrive con la i.

        • Django L'autore dell'articolo

          Cosa vuole professore, siamo nati per essere ignorati (la più parte di noi). Quella j che fa capolino significa che si aggira ancora da queste parti… 😉

  • Django

    Caro Django, la tua riflessione é interessante e trasmette la profondità di livello a cui la folgorazione ti ha colpito. Tuttavia mi permetto, a una prima lettura, di ritenere che ci siano alcune contraddizioni logiche tra vari punti del pezzo. É un sentiero ragionativo avvincente, il tuo, e largamente condivisibile. Concordo con il comandante che manchi una certa conclusione (ma nulla di nuovo sotto il sole: sospetto che la conclusione sia un concetto che il comandante ci ripete spesso)… E aggiungo che andrebbe ordinato e “perfezionato” il ragionamento, pulendolo e correggendolo da certe contraddizioni, appunto.

      • Django

        Aspetto con interesse che turi le falle logiche. Il tuo commento sotto mentite spoglie e quello di fma mi hanno prodotto un brivido di spersonalizzazione, davvero!!! Brrr!

    • anna

      Nonostante il lungo scritto non hai detto nulla.
      Dagli albori della storia la ruota gira inesorabile: popoli fagocitati con la violenza, annessioni semipacifiche. Migrazioni di intere civiltà verso terre che sfamavano. Nazioni accecate dalla cupidigia che decimavano indigeni indifesi (atzechi)
      Imperi con mire espansionistiche (leggasi impero romano). E po i grandi “esploratori” (sempre di soldi si trattava): i Magelllani, i Cristofori Colombi, i Caboto, i Marchi Polo, oro e schiavi.
      L’America, civilissima, con la mai ricordata abbastanza vergogna dello schiavismo.5.6 milioni di esseri umani rresi schiavi dai religiosissimi americani.
      Poi i colonizzatori, che andavano a fare del bene (ah aha ah!) distruggendo interi popoli, l’abissinia, la libia. Quasi tutta l’Africa “selvaggia” sfruttata dai civilissimi Europei.
      E che dire degli indiani d’America? Che schifo!
      La storia è fatta di qualcuno che ha tentato di cancellare la cultura altrui. Senza riuscirvi. Perchè ciascun popolo è riuscito a salvare anche solo un grammo della propria storia.
      Ora si assiste nuovamente ad una tragedia immane. E ci si interroga su cosa hanno imparato gli svizzeri dagli immigrati italiani..E si scopre che un elicottero avrebbe eliminato le carnevalate dei portatori di sale. Di etnie vincenti.
      Sono stravolta dalla lettura delle tue parole. Ma spero di avere frainteso. Quale sarebbe la colpa della popolazione costretta a fuggire, suo malgrado, dalla propria terra?
      E se noi siamo così trionfalmente vincenti nell’usare l’elicottero, nel regalare pupazzi di topolino, nel fare crepare i nostri vecchi in strutture d’eccellenza dove li menano, nello sfornare bulli violenti e adolescenti che desiderano solo sballarsi fino a morirne, nel condividere il pianerottolo con arricchiti uomini d’affari che menano e ammazzano le mogli, nell’assistere quotidianamente a stupri di donne e bambini da parte di appartenenti al mondo perbene, che paura dobbiamo avere di accogliere questi arretrati, incivili, sporchi,e brutti?
      Non sarebbe una bella sfida riuscire ad ammaestrarli a dovere?

      • anna

        Nonostante il lungo scritto non hai detto nulla.
        Dagli albori della storia la ruota gira inesorabile: popoli fagocitati con la violenza, annessioni semipacifiche. Migrazioni di intere civiltà verso terre che sfamavano. Nazioni accecate dalla cupidigia che decimavano indigeni indifesi (atzechi)
        Imperi con mire espansionistiche (leggasi impero romano). E po i grandi “esploratori” (sempre di soldi si trattava): i Magelllani, i Cristofori Colombi, i Caboto, i Marchi Polo, oro e schiavi.
        L’America, civilissima, con la mai ricordata abbastanza vergogna dello schiavismo.5.6 milioni di esseri umani rresi schiavi dai religiosissimi americani.
        Poi i colonizzatori, che andavano a fare del bene (ah aha ah!) distruggendo interi popoli, l’abissinia, la libia. Quasi tutta l’Africa “selvaggia” sfruttata dai civilissimi Europei.
        E che dire degli indiani d’America? Che schifo!
        La storia è fatta di qualcuno che ha tentato di cancellare la cultura altrui. Senza riuscirvi. Perchè ciascun popolo è riuscito a salvare anche solo un grammo della propria storia.
        Ora si assiste nuovamente ad una tragedia immane. E ci si interroga su cosa hanno imparato gli svizzeri dagli immigrati italiani..E si scopre che un elicottero avrebbe eliminato le carnevalate dei portatori di sale. Di etnie vincenti.
        Sono stravolta dalla lettura delle tue parole. Ma spero di avere frainteso. Quale sarebbe la colpa della popolazione costretta a fuggire, suo malgrado, dalla propria terra?
        E se noi siamo così trionfalmente vincenti nell’usare l’elicottero, nel regalare pupazzi di topolino, nel fare crepare i nostri vecchi in strutture d’eccellenza dove li menano, nello sfornare bulli violenti e adolescenti che desiderano solo sballarsi fino a morirne, nel condividere il pianerottolo con arricchiti uomini d’affari che menano e ammazzano le mogli, nell’assistere quotidianamente a stupri di donne e bambini da parte di appartenenti al mondo perbene, che paura dobbiamo avere di accogliere questi arretrati, incivili, sporchi,e brutti?
        Non sarebbe una bella sfida riuscire ad ammaestrarli a dovere? (Spero si evinca l’ironia della domanda)

        • Django

          Grazie Anna. Hai espresso dei ragionamenti ai quali non sono indifferente. Nei conservatori di tutto il mondo, anche quelli dei paesi ex colonie, si studia e si cerca di interpretare al meglio secoli e secoli di musica classica occidentale. Credo che questo significhi qualcosa.

          • Bob

            Il conservatorio è per per sua natura (lo dice il nome), occidentale; è una nostra invenzione per divulgare un sistema tonale che ci soddisfa. Il pianeta ospita suoni e sistemi differenti al nostro con la medesima grazia e soddisfazione.

          • Django L'autore dell'articolo

            Sulla godibilità sono d’accordo, sulla universalità di meno. Credo che l’apparato acustico e la sua connessione cerebrale (e l’evocazione che ne consegue) negli umani sia per la gran parte simile, al netto delle differenze culturali. Il successo ha palesemente numeri diversi, nella mia opinione, ovvio.

  • danielesavi

    Posto l’incondizionato apprezzamento per Django direi che la visione, seppur dai connotati terribilmente reali, risulta miope ed orfana di un irrinunciabile senso umanistico e di una visione antropologica di ben altre dimensioni.
    Ritengo che quanto descritto, e tutto quel che con sé riporta, sia da guardarsi come guardavamo in discoteca le mirror-ball, altrimenti…

    (che pezzi avrebbero scritto i saggi abissini con gli italiani in casa loro a non si sa bene far cosa? e tutti i colonizzati di questo mondo infame, che considerazioni avranno mai fatto e faranno sui coloni e di quel che portano con loro?)

    Migrano non perché la loro società è perdente ma, “forse”(?), perché esausti di vivere tra bombe ed esacerbata violenza senza senso. (esattamente, seppur con le debite proporzioni di gravità, come tanti di noi, io compreso, “migrati” in nord europa stufi marci di sentir di stragi e gambizzati. Ma poi i più son tornati)

    Qui è la società (mutliunbelnulla) che è perdente, la società intesa come Umanità: non v’è nulla di “vincente” nella dissipazione dei Valori Universali, nelle migrazioni costrette da eventi di tale gravità, nella spinta alla fuga contro ogni reale volontà. Quindi, giunti a questo punto di non ritorno, si è in un certo modo costretti ad ammettere che vi sia solo la Suprema Legge del Comandante; Legge a cui sono costretto ad abdicare, come tanti di noi credo, in quanto meramente utilitaristica e funzionale alla sopravvivenza.

    Ma vista così, allora, in un quanto mai prossimo futuro, di godersi un Bernini, un Raffaello, Venezia o un Orgasmo in un prato di papaveri quello no, non ce ne faremo proprio un bel cazzo di niente mai più. (Ed io non so se avrò la forza di sopportarlo.)

    • Django

      Daniele ti rendo onore. Non possiamo tuttavia nasconderci che ognuno di noi ha contribuito a consolidare questa realtà.

  • Mario

    Confondi, secondo me, il “vincente” con il dominante. Solo una competizione consapevole fra più soggetti può esprimere una vittoria.

    • Django L'autore dell'articolo

      Ciao Mario, mi spiacerebbe lasciare il tuo commento senza risposta anche se devo correre a lavorare. Hai ragione, si tratta di vincente che però si declina dominante. L’articolo è sbozzato grossolanamente e ben vengano le affinature. Concordo che molti hanno perso senza sapere nemmeno di competere e nel mio sentimento c’era struggimento per la caparbia dedizione e alta competenza, seppure relativa, raggiunta con mezzi poverissimi. La competizione tra consapevoli è affine all’incontro tra culture più o meno pari: si impara spesso dal nemico (competitore) o si è pungolati a migliorare. Ciao.

      • Mario

        Dietro la notazione lessicale, in realtà, speravo che leggessi la mia confutazione di quanto sostieni. Ma lo sostieni bene. 🙂

        • Django L'autore dell'articolo

          Caro Mario, grazie della risposta. Certo mi piacerebbe leggere per esteso la tua confutazione ma va bene così. Quello di cui parliamo, al solito, è il vero volto dell’animo umano. Aspettiamo di vedere come va a finire col Tokamac, ITER e cose varie. Se in presenza di energia pulita e illimitata continueremo ad essere egoisti, allora… Se ci va bene lo riusciamo a vedere nella nostra vita? Chissà. 🙂

  • Doxaliber

    Un pezzo che sento di condividere pienamente. Ma come il Comandante penso che manchi la conclusione finale.

    • Django L'autore dell'articolo

      Porcaccia la miseria (appunto), proprio non ci arrivo. Siete almeno in quattro: nessuno che voglia spiegare? 🙁

  • Antonello Puggioni

    Gran bel pezzo, Django e molto belli tutti i commenti suscitati: ognuno trarrà la propria personalissima conclusione, come sempre.
    A me resta una sola curiosità: in questa nostra famosa società “vincente”, esattamente, che cazzo si vince?

    • Django L'autore dell'articolo

      No, Antonè… la “società” è vincente. E’ come quando vince il Milan… a te che te ne viene? Orgoglio, al più! E poi, noi due siamo isolani, la barca l’abbiamo già presa. 😉

  • Vittorio Mori

    Django, l’illuminato. Hai detto delle cose sacrosante. Bravo. Dopo tutto questo insopportabile buonismo un tanto al chilo, la razionalità dei tuoi ragionamenti è un faro.

    • Django L'autore dell'articolo

      Beh, sai… dopo due anni di MenteCritica… anche i capoccioni duri come me… 😀

      • Vittorio Mori

        Dobbiamo ancora fare il mentecritica party di Settembre, il mese delle vacanze aristocratiche. Chiamiamo pure Eliana che di privè pare che se ne intenda. Al Comandante gli facciamo sparare a qualche cosa, così si rilassa e magari diventa anche simpatico. Ci facciamo scassare le balle per un 40 minuti dal caro vecchio FMA con le citazioni colte. Io ci metto il franciacorta/champagne/verdicchio spumantizzato, la grigliona, le salsicce e il posto in campagna. Open ticket/open space. Possibilità di proiezioni di film colti (roba vintage 1972, tipo “deepthroat” o “debbie does Dallas”) con relativo cineforum di sessantottiana memoria.

        • Django L'autore dell'articolo

          Mi fanno male le mascelle! Sei riuscito a farmi ridere, ritratti azzeccatissimi! L’avevo già letta anni fa questa del raduno, sarebbe emozionante vedersi dal vivo. Ma mi metti “Alice doesn’t live here anymore?”. Sennò non vengo!

          • Mo. Fi.

            Questa cosa era uscita tanto tempo fa, e io volevo imbucarmi… Naturalmente adesso che sono all estero la volete organizzare.
            Vorrei solo vedere le vostre brutte facce…
            In alternativa la facciamo in una zona neutrale, all estero, tipo in svizzera o paesi bassi…. 😉

          • Vittorio Mori

            Eliana la mettiamo in videoconferenza su Skype. Deve dirmi la parola “cuoio” ininterrontamente per 10 minuti.

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