Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Morto un Parà se ne fa un Altro" è stato scritto da la Donna Cannone
Un progetto istituzionale annuale di 2 milioni di sterline va a scoprire quanto sono felici gli inglesi. Differenziando fra felicità (intangibile) e benessere (misurabile). Mi offro qui dando un contributo al governo italiano, gratis, che non viene a investigare nè il mio né il vostro benessere. Dice una delle 4 domande agli inglesi: to what extent do you feel the things you do in your life are worthwhile? * Fino a che punto ritiene valga la pena di fare le cose cui si dedica nella vita? Gentile governo italiano, studiare, informarmi, sviluppare un pensiero critico, conoscere il mondo, sono cose che hanno senso e valore, accrescono la mia felicità – ma non sempre il mio benessere. Facciamo un esempio? Oggi il TG1 dice:

l’“attacco contro i nostri militari in Afghanistan. Ucciso un parà, due i feriti” ecc.ecc. Il TG risuona del populismo di una classe dirigente che asciuga lacrime televisive di “profonda commozione”; manipola lo stile nominale per togliere significato ai fatti e tace – oggi e puntualmente – che non si tratta di un incidente, e che la “povera vittima” era un militare di professione. Militare significa “appartenente alle forze armate”, quindi chi per lavoro usa le armi; ergo la “povera vittima” era lì anche per uccidere. Queste notizie e questi fenomeni mediatici mi rendono infelice. Tolgono senso alle cose che faccio. Mi rendono una cittadina frustrata. Forse, dopo, farò girare l’economia, per curare la mia anima con la terapia dello shopping. Intanto, l’ipocrisia mascherata da informazione mi complica la digestione. Pagare il canone per un disservizio informativo mi aggrava il malumore nazionale. Essere associata a un governo che non mi rappresenta mi rovescia la bile.
War is peace
L’affronto di un reiterato linguaggio astratto travestito da parole di senso – come in “fase di ripiegamento al termine di un’attività di controllo e ricerche” (nella valle del Murghab) mi fa dubitare del tempo impiegato a studiare.
L’italiano possiede nomi comuni che significano cose concrete - sono le prime nozioni grammaticali e lessicali che impariamo alle elementari. Come mai da grandi ci facciamo abbindolare, credendo che operazioni di guerra possano essere pace? E perché ci crediamo, che un giornalista scriva per informare, quando non ci dice che le ‘povere vittime’ da vivi sono militari professionisti, che in missione guadagnano migliaia di euro al mese? Che dai tempi della 1° guerra mondiale, negli eserciti circolano droghe e che i reduci da contesti guerriglieri al rientro sono spesso ”individui socialmente pericolosi”, o disadattati? Scontro a fuoco significa: battaglia.
Armato è il participio passato di armare, che significa dotare di armi; le armi sparano; in guerra si spara per uccidere.
La difesa senza attacco non esiste.
L’Afghanistan è stato invaso dagli USA (che hanno finanziato i mujaheddin, armandoli contro i sovietici) con un’operazione militare chiamata Enduring Freedom – Libertà duratura.
A noi, italiani, non ci viene manco in mente che il governo ci chieda se stiamo bene.
Se disinguiamo fra felicità e benessere.
Perchè uno è un concetto astratto – come ”operazione di pace”, l’altro è concreto e tangibile, come guerra. Non sia mai che cominciamo a distinguere…
Ignorance is strength

Ciao. Volevo solo dirti che anche la tua chiara disinformazione sull’attività dei militari italiani all’estero complica la mia digestione e rende più complesso il mio inizio di giornata! Evidentemente, ognuno ha le sue responsabilità sul metabolismo altrui.
@Max – eccomi. Pronta per leggere le info chiarificatrici che mi vorrai scrivere
DC
Dire che i soldati italiani sono lì per uccidere è una semplificazione piuttosto banale, ma che fa sicuramente effetto e trova l’approvazione entusiasta di ogni antimilitarista. Per non parlare poi del discorso delle migliaia di euro, delle droghe e dei disadattati al rientro. Ogni volta che muore un militare, mi ritrovo a leggere commenti del genere, Il più delle volte leggo e basta. Ma qualche volta, quando ritengo l’interlocutore valido, provo ad esprimere e confrontare il mio pensiero. Trovo che gli articoli e i vari commenti siano spesso piuttosto demagogici e superficiali. Espressi da chi rivendica con forza la propria ideologia di fondo, ma che in realtà non conosce davvero l’argomento.
Io sono un militare, sono stato in vari teatri, prima in Bosnia, poi in Kosovo e in Iraq. 1) Non mi sono arricchito! 2) Non mi sono mai drogato! 3) Non mi ritengo un disadattato, né tantomeno un individuo socialmente pericoloso! Potrei rappresentare un’eccezione, ma ti assicuro che vale lo stesso per la stragande maggioranza di chi ha condiviso con me queste esperienze. E allora? Perché esprimere questi giudizi così sommari e superficiali? Il fatto è che l’atteggiamento fastidioso dei figlidipapà/sotuttoio che sparlano a destra e manca di argomenti di cui spesso sanno poco o nulla, col culo spalmato sulle loro comode poltrone, a volte non riesco proprio a reggerlo. I militari sono ragazzi come tanti altri, che hanno scelto di fare un certo tipo di lavoro per motivi vari, che vengono spediti in culo alla luna, non certo per ammazzare la gente, ma per una questione di interessi che non sono i loro. Coloro che si arricchiscono sono altri. Questo è chiaro a tutti! Io non dico che debbano essere considerati degli eroi, ma meritano certamente il rispetto che merita chiunque ci lasci le penne nello svolgimento del proprio lavoro. Il bersaglio delle critiche non dovrebbero essere loro, ma chi li usa per difendere interessi propri e per combattere una guerra che non è la loro.
Buongiorno Max. La ringrazio per essersi preso la briga di rispondermi, scegliendoci come interlocutori fra tutti i risciacqui di simili commenti che dice di leggere. Evidentemente abbiano letture diverse, perché io invece posizioni simili non le sento mai e mi sento ululante nel deserto.
Posso capire che, da militare, si dissoci, per sua esperienza, dall’assunzione di droghe E se la sua scelta professionale non l’ha arricchita, mi dispiace, poichè tutti lavoriamo per denaro. Alcuni anche per passione. Alcuni riescono a unire le 2 cose.
Devo rispedirle indietro la generalizzazione e l’ipotesi di cui mi taccia: figlia di papà col culo spalmato sulla sedia, comodamente. Lei non sa chi sono che faccio a che classe appartengo, se sudo lavorando.
Detto questo, mi preme FORTEMENTE CONTESTARE LA SUA PERICOLOSSISSIMA AFFERMAZIONE SECONDO CUI ”I SOLDATI SONO GIOVANI COME GLI ALTRI”.
NO! Secondo questa banalizzazione di una scelta lavorativa armata, i marines, i paracadutisti, le SS!!!! sarebbero – giovani come gli altri.
Mi faccia il piacere di propormi un’onesta intellettuale sulla cui base possiamo dibattere.
Perchè, nonostante gli scatti d’ira e i rigurgiti, per motivi personali e non, non giro ancora armata.
E amici che lavorano in finanza e nei carabinieri, per dirne una, confermano sgomenti il tasso di omicidi in famiglia e di suicidi di chi svolge questa professione.
Per finire, che dirle? in un paese governato da Berlusconi e ciò che egli rappresenta, mi pare ottima cosa che un militare di professione non si senta disadattato. Io sì. E conterei di continuare a esserlo.
Attendo il suo riscontro, ore felici
DC
@ Max – guardi, se lo desidera, volentieri le apro uno spazio in cui dar voce alle sue parole. Senza nulla togliere a MenteCritica, anzi, debitamente segnalando che ci ha fatti virtualmente incontrare, che ne dice di rilasciarmi un’intervistina per la mia rubrica “Voci dal Sottoscala” (cfr http://blog2piazze.blogspot.com/search/label/Voci%20dal%20Sottoscala)
Senza censure, ovviamente.
Attendo sue notizie
Grazie, DC
Intervengo sulla base della mia personale esperienza. Entrambe le opinioni, di DC e Max sono una semplificazione.
La verità, come al solito, è nel mezzo. Le motivazioni nella scelta di un certo tipo di lavoro sono nella quasi totalità dei casi egoistiche: denaro, voglia di fare esperienze estreme, desiderio di fare centro dentro qualcuno (cit.). La Patria c’entra poco.
Poi Max, a mio parere, esclude dal discorso quella componente di esaltati che so benissimo esserci che rendono il portare la divisa più difficile di quello che già è.
DC, viceversa, avrebbe bisogno di conoscere più da vicino un mondo che è per definizione chiuso ed elitario. L’intervista è un’ottima idea.
Detto questo, lasciamo fuori i figli di papà che non vanno a fare i militari, ma nemmeno gli operai. Farsi la guerra tra poveri è stupido.
Comodi
Comandante, no certo che non ci vogliamo fare la guerra fra poveri, che quella decreta solo la (ennesima) vittoria di chi muove i bottoni nelle stanze ovattate.
Come scriveva Orwell, è da secoli che sulla base di concetti astratti governi riescono ad arruolare gente disposta ad armarsi, uccidere e morire.
Se nel mezzo oggi ci sono lauti stipendi, è un progresso o una regressione?
Come Dickens, (modestamente..
) – mi muovo spesso solo intellettivamente in mondi che, nel basso e nell’alto, non conosco e non frequento. Ci sono tetti e pavimenti di vetro, e saltare per andare oltre non è facile.
Le diversità emergono dall’accento, da una ‘automatica’ scelta lessicale.
Di fatto, è difficile entrare in mondi e classi e circoli sociali non nostri.
Se anche torno a vendemmiare, o vado in fabbrica, rimango ‘diversa’ quanto a una cena chic.
E non mi illudo che parole e interviste possano supplire alle esperienze diverse; ma almeno portano qualche conoscenza in più, almeno il racconto.
Vediamo se Max accetta la proposta – in caso, Comandante, se hai domande per l’intervista, le unisco alle mie.
A presto,
DC
PS: in caserma ho lavorato – ma non dovrei dirlo. E mi ci divertivo pure molto!!
Comandante, mi dispiace ma non sono d’accordo. Di motivazioni ce ne sono almeno altre svariate centinaia, forse non c’entrerà la patria, ma le assicuro che non sono tutte così egoistiche come afferma. Gli esaltati ci sono in tutti i contesti lavorativi e sociali e non serve per forza una pistola per ammazzare la gente o per fare danni. L’unica cosa su cui mi sento di concordare è la guerra tra poveri, aspetto a mio avviso più preoccupante dell’era moderna.
DC, la mia affermazione sarà anche pericolosissima, come dice Lei, ma corrisponde alla realtà, checché Lei ne dica. Chiamare in causa poi i Marines e addirittura le SS è alquanto fuori luogo, ma capisco che può esserle utile per rafforzare e spettacolarizzare il suo discorso. Io parlavo di un contesto nostro, che ho vissuto, e che difendo e difenderò all’infinito e non per una questione di cameratismo, ma perché ritengo profondamente censurabili e demagogici gli attacchi di chi parla, generalizzando e semplificando all’ennesima potenza, di un contesto che non conosce o che, nel migliore dei casi, conosce solo marginalmente o per sentito dire. Gli esaltati sono ovunque, anche nell’Esercito e nelle Forze Armate in generale, ma non è da loro che bisogna partire per giudicare. Detto questo, io ho voluto solo esprimere, cordialmente, la mia opinione nel merito, da persona che vive al di qua della barricata. La generalizzazione sui figli di papà non era chiaramente rivolta a Lei in particolare, perché non la conosco. Ma non tollero, è più forte di me, coloro che parlano e sparlano con l’ignoranza e la presunzione tipiche, queste sì, degli esaltati della tastiera.
Con affetto.
Gentile Max,
‘esaltati della tastiera’ mi riempie di divertimento e magari, riuscissi ad esserlo. Non è facile ostinarsi a credere nell’efficacia della (propria) comunicazione.
Dunque, se mille e mille motivazioni ci sono per la sua posizione, perché non mi risponde e non mi dice se mi/ci concede questa intervista?
Altrimenti, rischiamo di proseguire così, fra affermazioni generiche e inutili bordate a degli sconosciuti-
Ammesso e non concesso che da una discussione nascano mutamenti di parere, assunto che l’impostazione logica e ideologica difficilmente la modificherò, senza’altro la invito a darci/mi informazioni e dati, che, a quanto mi pare, lei potrebbe fornire.
La sua manifestazione di affetto mi intenerisce – io sono molto fredda, sa, verso una fetta enorme di umanità. Ma col raggetto di calore che mi suscita, la ricambio con questa dedica molto bella (non c’entra che sia un’omonimia)
http://www.youtube.com/watch?v=QSW7_Q3Yz-w
Aspetto sue notizie.
DC
Sono assolutamente disponibile. Mi faccia sapere Lei come organizzarci. Saluti
Ok, fatemi sapere, magari la “usciamo anche qui”.
Salve Max,
solo i grandi scrittori sanno raccontare cose universali partendo da storie individuali.
I pallidi dilettanti come me, quando esprimono un’opinione per iscritto, per mancanza di capacità espressiva tendono inevitabilmente a semplificare, a volte a generalizzare.
Più volte, su queste stesse pagine, ho provato a trasmettere parte di ciò che ho imparato nella vita, il che comprende anche il pezzo di strada che ha fatto/sta facendo lei. E’ difficile.
Per l’intervista “senza censure”, si può fare!
Salve Max & salve Comandante
Molto bene, sono molto felice che Max sia disponibile e che l’intervista possa essere pubblicata anche qui
Max: se mi manda gentilmente una mail a ladonnakannone@gmail.com con una sua breve presentazione, in modo da fare delle domande ben centrate, le preparo e gliele invio
Comandante: hai domande da includere e inviarmi?
A presto dunque!
Saluti, DC
Sì, te ne mando qualcuna via email.
ciao
Buongiorno – Ho ricevuto da Max la sua presentazione, e lo ringrazio
Comandante, aspetto le tue domande, e comincio a preparare le mie
Buon inizio settimana, ci aggiorniamo
DC
Grazie per aver cancellato il mio precedente commento! Vi fa onore!
Non
Cioè?
Lasci perdere: non vedevo più il mio commento e ho pensato per un attimo che fosse stato cancellato! Pardon!
Da ex parà e con esperienza di teatri internazionali ho scritto sul mio blog e riporto volentieri.(http://jedan58.splinder.com/post/25281445/a-la-guerre-comme-a-la-guerre).
A’ la guerre comme à la guerre
Già in un’altra occasione, meno di un anno fa (http://jedan58.splinder.com/post/23430915/alpini-meridionali-e-bugie), ho avuto modo su queste stesse pagine di esprimermi con pensieri analoghi a quelli odierni, all’indomani dell’ennesimo funerale di un militare italiano in missione di pace in Afghanistan od in qualsiasi altro ‘ndokazstan del mondo. Esportare la democrazia a colpi di fucile equivale come concetto a quanto volevano fare in Africa orientale le truppe italiane nei confronti degli eritrei con la scusa che prima erano selvaggi e poi invece noi gli abbiamo portato le strade? Forse. Ma il punto non è questo.
Non è sull’aspetto più o meno giusto o scorretto che sta alla base del moderno peacekeeping, dai tempi del Congo improvvisato (anni ’50) alle missioni sotto egida ONU o NATO che sia.
E’ quindi guerra anche se non ne ha tutti gli aspetti. E in guerra appunto si muore…
Ed è perfettamente inutile stare a fare dell’inutile buonismo perché quei ragazzi lo sanno ed anche bene.
Soltanto che, in questo nostro stranissimo paese dell’armiamoci e partite all’indomani di ogni morte di questo tipo si scatena il dibattito, o meglio si riapre, sul senso, sulla giustezza o sulla competenza di ruolo e di fatto che compete ad un paese come il nostro: dibattito che una volta riaperto a destra ed a sinistra si richiude puntualmente 48 ore dopo.
“Perché la guerra è guerra – come si sa – e in guerra ogni tanto capita che qualcuno pure muoia (anche se a noi italiani questa cosa non è mai entrata tanto bene in mente e ogni volta che mandiamo gente in giro, vuoi in Congo, Iraq o su Plutone e qualcuno muore, subito diciamo «Occazzo, e perché hanno sparato proprio a noi, questi vigliacchi assassini, che noi portiamo solo la pace? Torniamo a casa! Torniamo a casa!)» (Antonio Pennacchi. “Canale Mussolini”)
Ed il fatto che tutto quanto ruota a questo dibattito sono soltanto cazzate sparate a vanvera stando comodamente seduti in poltrona a seguire il tg la mamma del paracadutista appena sepolto lo sapeva bene: talmente bene da mostrare la stessa fierezza del figlio nonostante il dolore.
Folgore!
Buonasera a tutti,come L’ex parà Giacomo e Max sono anch’io un Militare,autista soccorritore. mi dispiace sempre molto leggere di come certe persone disprezzino noi e quello che facciamo,che ci crediate o no,per il bene del paese,perchè ti posso assicurare,quello è il principale motivo che spinge un ragazzo ad arruolarsi,perchè per il denaro ci sono vie decisamente piu facili e meno faticose,oltre che senza dubbio meno rischiose. rispetto la tua opinione,e darei la vita per fare in modo che tu possa continuare ad esprimerla,ma non penso che corrisponda a verità,non mi sento una persona anormale,ho un padre che fa servizio in croce rossa è una madre che fa la commessa che mi vogliono bene e che sono contenti di sapere che quello che faccio mi rende felice e aiuta anche gli altri,un fratello che fa il vigile del fuoco che adoro e amici che studiano e lavorano,e quando non sono in servizio mi piace leggere,correre e giocare ai videogiochi. non penso quindi di essere molto diverso da un qualunque ragazzo di 22 anni,ma se è la mia scelta di vita a rendermi un “disadattato” allora non mi crea problemi essere definito tale,perchè l’orgoglio e la fierezza che ho per quello che faccio non sono paragonabili con niente, e mi spingono ogni giorno a migliorarmi per poter servire il mio paese e tutti gli italiani nel pieno rispetto della nostra costituzione. un cordiale saluto.