Moratoria sull’Aborto e Legge 194. Dico la Mia
6 gennaio, 2008 di Fully
Archiviato in Democrazia e Diritti, Diritto di Replica
Si riparla di aborto. C’è chi vorrebbe vietarlo tout-court, e forse preferirebbe tornare alle pratiche clandestine o al “turismo abortivo” di trent’anni fa. C’è chi vorrebbe liberalizzarlo del tutto, in nome di quella “libertà di scelta” che viene reclamata per i vivi e dimenticata però per i nascituri. C’è poi chi, come me, considera la 194 una legge molto buona, che ha prodotto buoni risultati ma che, a me sembra, potrebbe produrne di migliori se applicata a dovere. Mi spiego meglio.

Confrontando il dato generale degli aborti in Italia (passati da circa 200.000 negli anni della prima applicazione ai circa 130.000 degli ultimi due-tre anni) con il dato disaggregato degli aborti relativi alle donne più giovani (16-20 anni) che invece è in costante aumento nonostante – come è noto – i rischi in gravidanza aumentino all’aumentare dell’età, si ha motivo di ritenere che negli ultimi tempi l’aborto sia percepito specie nelle generazioni più giovani come mera pratica anticoncezionale.
L’art.1 della legge 194 afferma invece chiaramente che l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) non è un mezzo per il controllo delle nascite. Nota bene: lo afferma nel primo articolo, dove di solito il legislatore indica i principi più generali della norma.
Ecco, a me pare che questo articolo della legge 194 sia caduto nel dimenticatoio, e che oggi, da noi, all’aborto si ricorra con troppa leggerezza. Non parlo di “leggerezza” nel senso che sia una pratica leggera, so anch’io quali traumi fisici e psicologici esso determini. Parlo di “leggerezza” nel senso che mi pare che l’immaginario collettivo abbia perso di vista il fatto che con l’aborto si dice “no” alla creazione di una vita umana e che questo “no” andrebbe detto solo quando ve ne sono motivazioni forti, decisive.
Ritengo – lo ripeto – la legge 194 una buona legge e non ritengo affatto utile al Paese che venga abrogata, semmai vorrei che fosse applicata per bene e per intero. La legge consente l’aborto a determinate condizioni: qualsiasi donna che “accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie di malformazioni del concepito” può richiedere l’IVG entro i primi 90 giorni dal concepimento. Dopo tale periodo l’IVG è ancora praticabile nel caso in cui la prosecuzione della gravidanza comporti un grave pericolo per la salute della donna o una grave malformazione del nascituro.

Tutti sappiamo che una delle conseguenze (possibili) dell’atto sessuale è il concepimento di una nuova vita. Ebbene io ritengo che, qualora tale concepimento non sia ricercato o non sia desiderato, esso dovrebbe essere prevenuto con uno dei tanti metodi anticoncezionali. Trovo invece sbagliato che si ponga “rimedio” ex post ad un’eventualità – divenuta realtà – nota a priori ma sottovalutata o addirittura ritenuta ininfluente, quando non vi sia quel serio pericolo di cui parla la legge.
In un mio articolo precedente ho accostato anch’io – come Giuliano Ferrara – la pratica dell’aborto “illegittimo” (ossia fuori dei canoni della 194) alla pena di morte. La mia riflessione critica si rivolgeva innanzitutto allo Stato, proprio perché nell’applicazione pratica della legge mi risulta – dalle discussioni che più volte ho avuto con alcuni operatori del settore – che non sempre venga verificata con il rigore adeguato l’esistenza di almeno uno dei presupposti che legittimano il ricorso all’aborto (”serio pericolo” per la salute fisica e mentale della donna).
E soprattutto non mi risulta venga messa in pratica quell’opera di educazione ed assistenza psicologica finalizzata a limitare per quanto possibile il ricorso a questa pratica. E’ la disinformazione – unita alla insufficiente propensione all’uso di sistemi di contraccezione preventiva – che porta alla confusione della pratica abortiva con l’uso di un qualsiasi anticoncezionale, e questo aspetto si è ulteriormente aggravato da quando con la RU-486, tale pratica abortiva è stata resa (per fortuna, dico io) meno cruenta, e proprio per questo meno “pesante” sul piano sanitario e psicologico.
A me Giuliano Ferrara piace per il suo spessore intellettuale e culturale. L’appello-anatema di cui tanto si parla è scritto con spumeggiante penna forse proprio per rendere più “tintinnante” e “titillante” la sua provocazione, ma io non credo – l’ho sentito dalla sua bocca in un’intervista al TG1 qualche sera fa – che con esso il direttore de ‘Il Foglio’ voglia proporre l’abolizione della Legge 194 e tornare a prima del 1978, quando in Italia l’aborto era un reato. Io penso che egli voglia proporre il tema al dibattito intellettuale per affrontarlo con maggiore attenzione, profondità e consapevolezza di quanto non si sia fatto finora. Ben venga – io penso – anche a costo di qualche strumentalizzazione, da qualunque parte essa provenga.
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Il tuo ragionamento sul numero di aborti in età più giovaniile è accettabile, ma rimane sempre un’opinione.
Ho già espresso la mia perplessità sulla possibilità scientifica di separare,a livello statistico, l’aborto fatto con leggerezza da quello effettivamente inevitabile. La cosa dovrebbe attingere a informazioni ufficiali sulle motivazioni che, proprio in ossequio alla legge, non possono indicare il motivo anticoncezionale.
In ogni caso una maggiore educazione al valore della vita, che rimane un valore in generale sul quale la Chiesa Cattolica non ha il monopolio, sarebbe essenziale.
Il problema è che il diritto laico di comunicare valori, spesso non viene esercitato. Si preferisce indurre bisogni che sfociano in un acquisto e questo lascia campo libero alla Chiesa Cattolica che si impossessa di certi valori e li gestisce secondo regole sue.
Il socialismo aveva anche questa valenza. E’ stato dimenticato troppo velocemente.
Il tuo ragionamento va bene ma secondo me non è del tutto vero che manchi l’assistenza psicologica e l’informazione a limitare la pratica. In realtà c’è e spesso dopo un aborto è proprio il consultorio a consigliarti metodi anticoncezionali. Però in italia sono più pubblicizzati i metodi del comitato vita che si infila nei consultori. e la Chiesa fa la sua buona parte per evitare QUALUNQUE FORMA di educazione alla contraccezione. Ci aggiungo la strana forma dei dottori obiettori… Sono incredibilmente tanti: proprio l’altro giorno parlavo con una ragazza che era andata dal suo medico (cl) a farsi rilasciare un certificato per fare sport: la ragazza si lamentava del fatto che il suo medico non le facesse la ricetta per la pillola e che la segretaria del tal dottore la invitasse al controllo fisiologico della fertilità ’stai due mesi senza fare sesso e ti regoli sul periodo dell’ovulazione’. La ragazza in questione ha chiesto alla segretaria quanti figli aveva già avuto e la segretaria ha risposto 5. la ragazza mi ha detto che andrà a cambiare medico.
riguardo a questo problema che dovrebbe essere affrontato prima della 194 riporto due/righe da fisicamente:
Picchia il medico obiettore di coscienza che non vuole prescrivere alla moglie la pillola del giorno dopo.
L’aggressione si e consumata in una guardia medica di Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, dove si è presentato un operaio di 37 anni chiedendo il farmaco. Al rifiuto del medico, che gli ha risposto che non poteva accontentarlo perchè obiettore, l’operaio lo ha aggredito, desistendo solo quando il medico gli ha prescritto il farmaco. L’aggredito ha però chiamato i carabinieri che hanno denunciato l’operaio per minacce, lesioni e violenza d un incaricato di pubblico servizio. Ma l’Aduc, l’Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, fa notare che non esiste il diritto all ‘obiezione di coscienza per la prescrizione di un farmaco da parte di un persona in pubblico servizio. Piuttosto è un reato, in quanto commesso al fine di realizzare un proprio interesse traendone un indebito beneficio.
insomma la famosa disinformazione ha reali ragioni incredibilmente censurate. non parliamo poi dell’assistenza a neonati terminali: associazioni cattoliche anche lì che si infiltrano e passano sopra al sanitario.
Ferrara a mio parere non ha fatto altro che aumentare questo tipo di disinformazione assolutamente ingiusta. Insomma parlando con un qualunque sanitario che lavora nel braccio della 194 (gli obiettori non ci entrano nemmeno) nessuno ti dirà che si abortisce nel nome del’eugenetica o nel nome di un tipo di contraccezione un po’ azzardata: dal discorso di ferrara viene fuori una pratica un po’ superficiale ma non è assolutamente così. di certo però in tutto questo battibeccare non ho trovato un solo articolo che spieghi come funziona la pratica abortiva in sè, quali sono i rischi per la salute della donna e quali sono le ragioni delle donne che arrivano a tale pratica: si potrebbero avere statistiche accurate se solo il braccio della 194 non fosse nascosto come una vergogna statale: si sa però che pubblicare statistiche dove le ragioni sono solo delle donne (che vanno ad abortire da SOLE nel 90% dei casi) non piace a nessuno. Basta vedere il dibattito di questi giorni: parla ferrara, parla ruini, parla casini, parla bagnasco, parla buttiglione, parla la binetti (donna?), parla finalmente la pollastrini e ultimamente la bindi (donna?). perchè l’aspetto femminile anzi il punto di vista femminile è così censurato? forse perchè la 194 sta dalla parte delle donne? non lo so… non lo capisco.
La 194 sancisce un diritto sacrosanto. È il risultato di un Referendum. È la volontà del Popolo. Se anche il Popolo desautora il suo stesso potere che – si badi – è il principio fondamentale della Costituzione Italiana, allora siamo un non-popolo e ci meritiamo i governanti che abbiamo.
Che l’aborto non sia mezzo contraccettivo è lapalissiano. Ma di contro non vedo alcuna reale formazione sessuale per i giovani. La contraccezione, a livello mediatico, è esclusivo appannaggio della pubblicità che – sia chiaro – non ha funzione sociale ma commerciale. Eppure, solo la pubblicità porta in televisione i preservativi.
Siamo assuefatti a tutto: alla mafia che ci governa dal Nord al Sud in un sistema di compromissione subdola e alla politicizzazione del Credo e di Dio da parte di toghe che giocano a scacchi con la politica, utilizzando come pedine le menti fragili e rassegnate degli italiani.
Badi piuttosto il Cardinal Ruini a tenere a bada le voglie che prudono sotto le toghe.
Io ho un dubbio da ormai molti anni (forse lievemente OT):
come è possibile considerare Giuliano Ferrara persona (o dovremmo dire ex embrione?) di “spessore intellettuale e culturale”?
Non è polemica la mia domanda: davvero non riesco a capacitarmi.
Anche perché mi mancherebbero poi le parole per definire tipi come Bertrand Russell o Gottlob Frege (giusto per fare solo 2 nomi eh).
Un po’ pungente, ma divertente
secondo me l’italia è il paese ideale per le moratorie.. non sappiamo fare altro.. e ce ne vantiamo pure!
Io non capisco queste contraddizioni palesi:
-Le donne sono lasciate sole (ma non si vuole coinvolgere i padri)
-Nei consultori succede di tutto (però la legge va bene così)
Mettetevi d’accordo prima…
Va bene o non va bene? Se è possibile bypassare la legge, ci sarà pure qualche falla… E intanto gli aborti aumentano (tra i giovani)…
Ha o no ragione Giuliano che è ora di metterci le mani?
A me sembra proprio di si.
Senza contare che mai sento difendere il diritto di nascere.
Questo è uno dei due punti della moratoria che propone Ferrara.
@mc
Il mio ragionamento – che poi non è neanche solo mio – è questo: se il numero complessivo di aborti cala mentre quello delle giovani donne invece aumenta, si può ragionevolmente sostenere che i “seri pericoli” per la donna siano maggiori quando ella è in giovane età piuttosto che quando ella è in età più avanzata? La mia risposta è: “no”. Da cui il mio sospetto (‘ché altro non può essere, visto che nessuno ti certificherà mai il contrario).
@lastrega
“In realtà c’è e spesso dopo un aborto è proprio il consultorio a consigliarti metodi anticoncezionali. Però in italia sono più pubblicizzati i metodi del comitato vita che si infila nei consultori. e la Chiesa fa la sua buona parte per evitare QUALUNQUE FORMA di educazione alla contraccezione.”
Purtroppo il “consiglio” viene DOPO l’aborto, ossia quando è troppo tardi.
Per il resto anche io vedo la Chiesa cattolica fortemente impegnata nella lotta agli anticoncezionali “non naturali”. Ma il problema è un altro, la Chiesa diffonde il suo credo, ma il resto della società civile e politica vi si genuflette a prescindere tenendo in minimo conto le esigenze di quella parte di cittadinanza che non si riconosce nei valori cattolici.
…E’ vero… dove sono le donne?
@ASSU
Nulla da obiettare
@chiara lalli
faccio finta di non accorgermi della lieve ironia e rispondo che… tutto è relativo: ovviamente è relativo a me
@kermitilrospo.
Beh, a me quella sulla pena di morte è piaciuta, eccome.
@ak
anch’io colgo nella legge la carenza del ruolo dei padri. Qualcuno mi ha spiegato che c’è un motivo storico; quando la legge fu varata si voleva porre l’accento sulla piena autodeterminazione della donna (“L’utero è mio e lo gestisco io”). Ma penso che se per introdurre nella legge qualche miglioria (tutto si può migliorare) si dovesse rischiare di stravolgerla, allora preferisco che resti com’è, e che venga applicata meglio di quanto non si faccia ora.
Il diritto di nascere va equilibrato col diritto della donna a decidere sul prosieguo della gravidanza quando sussistano seri pericoli. In questo la legge attuale – ripeto: ove correttamente applicata – mi pare formidabile.
Mi riferivo ai commenti (anche quì) dove si mette il maiuscolo su: La donna è sola a decidere… E’ ovvio che sia sola! Dopo aver preteso di autodeterminarsi, che si pretende adesso? Vogliamo fare meglio? Coinvolgiamo anche i padri! I padri partoriscono con gioia e dolore come le donne, solo che per loro è un parto intellettuale (forse più difficile per certi aspetti).
E coinvolgiamo anche la società, chiamiamola a rispondere di queste vite, facciamole capire che c’entra eccome! Cerchiamo di crescere, maturare, privilegiare sempre la vita. Solo così piaghe ignobili che colpiscono la vita (sfruttamento e violenza sui minori, prostituzione, schiavitù, morti bianche, faide, vendette, regolamenti di conti… ecc), possono diminuire e possibilmente scomparire. Pensiamo attentamente che se ancora si abortisce, significa che non siamo ancora una società del tutto civile. Siamo ancora un po’ barbari. Sono d’accordo con te comunque che quello che c’è di buono in questa legge va salvaguardato.
a volte ho l’impressione che ci si dimentichi del fatto che la gestazione dura 9 mesi, non un quarto d’ora.