Moratoria Aborto: Diritti Violabili e Sfruttamento Elettorale
22 febbraio, 2008 di Dani di Yastaradio
Archiviato in Democrazia e Diritti
Sono passati 30 dall’approvazione della Legge 194, anni di polemiche, critiche, faccia a faccia, tentate abrogazioni. Sono passati trent’anni di storia, storia di donne, storia politica, economica e della famiglia. Sono passati trent’anni di aborto protetto, regolarizzato, igienico e controllato da medici specialisti, trent’anni di sofferenze vissute, per lo meno, in sicurezza. Sono passati trent’anni di diritti, acclamati, voluti e ottenuti lottando, ma forse ancora violabili!

L’ingerenza del potere ecclesiastico e la presa di posizione di alcuni medici delle facoltà romane, oltre alla proposta di moratoria recentemente avanzata da Giuliano Ferrara, hanno rimesso in discussione un diritto, quello delle donne, che sembrava dover essere inviolabile. Da molte parti si dice che la proposta non vuole essere quella di cancellare la legge 194, ma di modificarla, ponendo maggiore attenzione “alla vita”, “ai diritti del nascituro”, “alla natura”.
I medici, in particolare, nella dichiarazione che hanno stilato e firmato, pongono l’attenzione sul loro obbligo morale ed etico di rianimare il feto poiché “Un neonato vitale, in estrema prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio, e assistito adeguatamente”, “anche se la madre è contraria, perché prevale l’interesse del neonato”.
Anche se la madre è contraria. Ma ai diritti di chi una vita ce l’ha già e vuole preservarla non ci pensiamo più?
Una madre che abortisce un feto di 23 settimane, come quello di cui parla la dichiarazione di questi medici, (che forse la legge 194 non l’hanno letta bene), lo può fare solo se la sua stessa vita è in pericolo. Inoltre questa madre sa benissimo, come lo sanno gli stessi medici che scrivono, che un feto di 23 settimane, se sopravvive all’accanimento terapeutico messo in atto per tenerlo in vita, può riportare gravissimi problemi cerebrali o addirittura vivere da vegetale.

Qualcuno saprebbe spiegare dando una motivazione oggettivamente sensata, quale motivo ci sarebbe di infliggere una tale sofferenza ad una madre, ad un padre, ad un feto?
Che diritto ha un uomo qualsiasi, che sia un politico, un medico, un Papa, di giudicare la scelta sofferta di una donna e di un uomo e di opporsi ad essa?
Concordare o no con l’aborto è lecito e giusto, siamo in una democrazia (dicono!) e ognuno deve essere libero di esprimere le proprie opinioni, le quali io non voglio commentare. Ma in uno Stato sovrano, democratico e laico, a ognuno deve essere anche garantito il diritto di compiere delle scelte, e come tale deve essere trattato il diritto di decidere se abortire o no.
E dato il fatto che questa, di cui sto scrivendo, è una decisione tra le più difficili che un essere umano debba prendere, piuttosto che giudicarla, perché non si discute su come evitare che possa essere un obbligo per alcune donne?
Gli spietati moralismi portati avanti in nome della religione, perdono senso e ragione di fronte all’esigenza attuale di informazione, sensibilizzazione e prevenzione delle gravidanze indesiderate oltre che delle malattie sessualmente trasmissibili.
L’ipocrisia dei discorsi “dal pulpito” si scontra con i problemi non solo fisici (che costringono ad abortire per proteggere la propria vita), ma anche con i problemi economici (di chi per avere una casa deve pagare l’ici e non riceve milioni di euro grazie all’8 per mille), sociali e familiari, in una società in cui chi dovrebbe accogliere insegna a giudicare, e chi declama “la vita” preclude la libertà!
La 194 va protetta perché è una legge completa e attuale, che pone, ad esempio, il problema etico dei medici ( i quali possono rifiutarsi di intervenire nei casi di aborto, obiettando) e che parla del caso di ragazze minorenni; perché è una legge che garantisce alle donne un trattamento sicuro e controllato, non a caso dopo la sua approvazione sono drasticamente diminuite le morti per aborto; perché prevede, anche se su questo punto dovrebbe essere non migliorata, ma meglio applicata, un appoggio anche morale da parte dei consultori.
La 194 va protetta perché è un diritto delle donne!
in contemporanea con YastaRadio
Articoli collegati:
- L’Ennesimo Scandalo Italiano: Ginecologi e Obiezione di coscienza Secondo l’edizione napoletana de la Repubblica (riporta Aduc ), la...
- Invece di Masturbarsi non è Meglio un Bell’Elettroshock alle Balle? D:“Che cosa dice la Chiesa Cattolica del prelievo del seme...
- Fare i Difensori della Vita con l’Utero degli Altri Francamente mi sono rotta i coglioni che si metta ancora...
Stampa questo Articolo
Lo stesso giorno gli anni scorsi
2008







Posto che sono d’accordo con quello che scrivi, e che capisco e condivido le motivazioni per difendere la legge 194, nella maggior parte degli articoli pro-194 non si risponde ad una domanda che i “pro-vita” fanno:
“Perche’ l’aborto non dovrebbe essere considerato un omicidio?”
Per chi, in buona fede, considera l’aborto ne piu’ ne meno che un omicidio, i tuoi punti sono poco convincenti.
[Rispondi a questo commento]
@Orsenigo, chi considera l’aborto un omicidio, puo scegliere di non abortire, io non considero l’aborto un omicidio, e posso scegliere di abortire.
Il problema è non imporre le proprie idee agli altri, se qualcuno vuole cambiare la legge, deve cercare di raccogliere le firme e fare un referendum.
[Rispondi a questo commento]
Caro Francesco, capisco la tua domanda, ma per come la vedo io l’aborto non dovrebbe essere considerato un omicidio perchè, sostanzialmente, non lo è!!!Mi spiego meglio: l’omicidio, vedi art 575 Codice penale, è l’atto di chi cagiona la morte di un altro uomo. E allora la domanda da porsi non è se l’aborto sia un omicidio, ma se un feto possa essere considerato già un uomo o solamente un uomo in “potenza”?
Chi è o cos’è un uomo?
Resta il fatto che, come dice giustamente Marco, chi considera l’aborto un omicidio può scegliere legittimamente di non farlo, e nessuno pensa di imporre il contrario!
[Rispondi a questo commento]
@Dani: Hai ragione, sei andata dritta al punto.
“Chi o cos’e’ un uomo?”
Credo che per convincere una persona contraria, piu’ che ragioni di natura pratica e civile, servano argomentazioni piu’ ideali, mirate alla definizione di uomo.
Piu’ che ripetere qual’e’ la nostra definizione di uomo, penso sarebbe davvero utile dire *perche’* scegliamo proprio quella definizione.
E’ la giustificazione della scelta della definizione di uomo che va proposta, perche’ e’ l’unica argomentazione che puo’ far presa su chi si oppone alla 194 in base a considerazione piu’ ideali che pratiche.
[Rispondi a questo commento]
Rischio e ribadisco il punto di vista “cosmico”. A mio avviso, l’aborto è un embricidio. Perché l’embrione è vita, in uno dei suoi stadi, come un bruco in un bozzolo. E sarà vita fino a quando il corpo non sarà dissolto nell’ambiente che lo circonda. Il punto è che su una vita che è dentro di me io ho potere di morte. fa parte della Natura ed è una cosa che duetta con la decisione di dare la vita. E il motivo per cui prendo questa decisione, come per chi beve un noto amaro, sono fatti miei. La società libera di cui faccio parte può giudicarmi moralmente (e tanto mi giudica eh, da questo non si scappa, sotto questo profilo siamo ancora contadini e allevatori nomadi vestiti di stracci) ma ha l’obbligo di darmi una scelta, di aiutarmi se sono in difficoltà. Qualsiasi legge o moratoria contro questa possibilità di scelta è un passo indietro nel cammino verso la libertà.
[Rispondi a questo commento]
Alt! Non parliamo di “vita” perchè non se ne esce.
Un esempio banale sul valore della vita. Se per la strada incrocio un topo e lo ammazzo c’è qualcuno che mi ringrazia, se ammazzo un cane c’è qualcuno che mi denuncia. Ergo: la vita non è qualcosa di assoluto (magari l’affermazione è un po’ forte, ma spero si sia capito quello che voglio dire).
Il punto centrale è quello che ha colto Dani: cos’è un uomo?
Solo che anche qui non se ne esce, perchè ognuno ha una sua visione e tutte sono legittime e difendibili anche se non condivisibili.
Ergo: non si può scegliere una definizione e imporla agli altri, e la legge deve offrire quindi gli strumenti per consentire a ciascuno di operare secondo la propria visione.
W la 194
[Rispondi a questo commento]
@ilBuonPeppe: concordo in pieno sull’abuso del termine “vita”, ottimo esempio peraltro.
Secondo me peró, filosofeggiando un po’, si puó tirar fuori qualcosa dalla “definizione di uomo”: giá inquadrare il punto é un ottimo risultato: sarebbe davvero interessante provare a procedere da qua.
[Rispondi a questo commento]
Oggi è ritenuto generalmente condiviso il senso di rispetto dovuto alla dignità umana, ma se siamo ancora confusi dinanzi all’interrogativo “Chi/cosa è un uomo?” significa che è molto meno agevole convenire sui tratti essenziali di quel soggetto al quale si deve riconoscere un simile riguardo.
La questione antropologica, il dibattito sulla dignità della vita e della morte, la difficoltà di dire uomo/persona ci toccano in profondità e ci costringono a rintracciare quei valori su quali si fonda la nostra esistenza.
Io credo, al contrario di Il buon Peppe, che “non se ne esce” proprio perché non parliamo di vita.
Io credo che la vita sia un valore assoluto, se la vita non ha valore per sé stessa ma dipende dal valore che l’individuo le attribuisce, allora può essere strumentalizzata.
Ed è ciò che normalmente accade:
la vita è oggetto di fabbricazione e manipolazione, troppo spesso considerata non più fine ma strumento della scienza, se ritenuta qualitativamente inferiore, subnormale, anormale, non è riconosciuta e facilmente negata..
Come dire:”Tutte le persone sono esseri umani ma non tutti gli esseri umani sono persone” (Matteo Galletti. -Decidere per chi non può.Approcci all’eutanasia non volontaria-).
L’uomo/persona è tale, secondo me, in ogni fase della sua vita, dal concepimento alla vecchiaia passando, anche, attraverso la malattia.
Luna
[Rispondi a questo commento]
Francesco, io non cerco di convincere i sedicenti pro-vita che l’aborto non sia omicidio.
Così come loro sanno che non è ovvio palese e scontato che l’aborto sia omicidio.
Inutile cercare di convincersi a vicenda, bisognerebbe rispettarsi e lasciare libertà di scelta. Senza altre cazzate come la moratoria o il partito della vita. Inorridisco
[Rispondi a questo commento]
Quello che dici Luna, è assolutamente condivisibile. Ed è proprio per questo che non intendo basarmi sul concetto di “vita”: anche i pidocchi, i virus e la gramigna sono “vita”. Una vita che ha un valore diverso da altre forme di vita.
Se parliamo di “vita umana” il discorso cambia, e possiamo anche “assolutizzzare” il concetto. Non possiamo però pretendere che tutti la pensino come noi. Anche io ho l’idea che il concepito vada trattato come persona, ma non mi sento in coscienza di imporre questa visione ad altri, perchè è innegabile che tra un embrione, un feto e un essere già nato ci sono notevoli differenze.
Inoltre ci sono casi gravi (violenza, malformazioni, rischi per la madre) di fronte ai quali riconosco di non poter dire, a freddo, come mi comporterei; lo sa solo chi ha la disgrazia di passarci, e trovo abbastanza presuntuoso dare per scontato il proprio comportamento di fronte a situazioni non vissute.
[Rispondi a questo commento]
Gli spunti che avete dato sul concetto di vita, o meglio di vita umana, sono molto interessanti e condivisibili.
Ma io resto dell’idea che per arrrivare ad un confronto su questo tema bisogna definire l’uomo!!!
E questo proprio perchè, come ha detto giustamente il Buon Beppe, ci sono grandi differenze fra un ovocita fecondato, un embrione, un feto e un bambino.
Un ovocita fecondato è un uomo? un embrione è un uomo?
Potrebbero anche essere “vita” ma la loro vita potrebbe valere come quella delle mosche o delle zanzare che massacriamo d’estate: dove sta la differenza? Il discorso sulla “vita” è interessante ma potrebbe portarci molto lontano.
Fra l’altro questo problema se lo pone anche la 194: infatti il diritto di abortire è tale solo nei primi 3 mesi di gravidanza.
Dopo i 3 mesi la donna può abortire solo se in pericolo di vita o se è in pericolo la sua salute psichica.
Ciò significa che il Legislatore fa una differenza fra i primi 3 mesi e il poi…Forse è da qui che bisogna partire…
[Rispondi a questo commento]
ragazzi ricordiamoci sempre che interrompere una gravidanza è un trauma insuperabile, non è come scegliere una cravatta da mettere.
sul concetto di vita la legge ha - com’è ovvio - dei limiti che deve porsi. Nessun altro lo può fare
[Rispondi a questo commento]