Monti Prima e Dopo 17


Ammiro chi è capace di cambiare idea quando capisce di aver sbagliato o quando si rende conto che le condizioni a contorno sono mutate. Gli opportunisti, invece, mi disgustano. La mia è la tipica alterigia dei falliti a cui, dopo aver perso tutto, rimane solo l’onore, onore al quale ci si attacca per non sentirsi, oltre che falliti, pure stronzi.
E’ per questo che, in questi giorni, sto osservando con curioso compiacimento l’avvitamento nel quale si sta precipitando il caro Professor Monti che, dopo la sua “salita” in politica perde completamente il controllo. Un po’ come quelle ragazze musone e seriose che tengono le cosce strette per tutta la serata e dopo il secondo bicchiere te le ritrovi a ballare sul tavolo senza le mutande.

Compiaciuto, sì. Perché essendo io un fallito, ho un’innegabile soddisfazione dal vedere che sotto la grisaglia, la voce pacata e l’aspetto da santino, si nasconde lo stesso marciume di cui sono composti tutti gli altri.
Prima il professore camminava tutto impettito, con la scopa d’ordinanza ficcata nel culo per tenere la schiena dritta, ora, quando viene il suo turno di fare la comparsata in TV, cerca solo di scimmiottare i sui avversari. Peccato che non abbia l’esperienza di Casini, che con inossidabile faccia di cazzo è disposto a sostenere qualunque maggioranza in grado di erogare poltrone, i superpoteri da camaleonte che rendono Bersani capace di conciliare i matrimoni gay e il baciamano ai cardinali e, infine, la grande arte circense di Berlusconi i cui numeri da pagliaccio sono capaci di ammaliare grandi e piccini (mentre la  mazza viagrata e pompettata è capace di infilzare soprattutto le piccine).

Monti, svestito della sua armatura da Lancillotto ha tirato fuori un fisico da “Prima e Dopo”, straordinaria pubblicità degli anno 70 dove si vedeva un tizio smilzo e con la gobba trasformarsi in una specie di Schwarzenegger grazie ad una pomata miracolosa che costava tremila lire. Peccato per lui che la pomata abbia fatto l’effetto contrario, il “Dopo” è venuto prima del “Prima”. Forse la pomata era scaduta.

Ed eccoci qui, grazie ad un divertente contributo de “Il Sole 24 ore” a fare con Monti lo stesso giochino che siamo abituati a fare con Berlusconi. Confrontare affermazioni fatte a breve distanza di tempo e divertirci a vedere come cambiano in funzione della personale utilità.
Molti hanno voluto vedere in Monti un punto di discontinuità e, qualche volta, hanno persino fatto dubitare me che, da lucido idiota, vivo di certezze inossidabili. Mi piacerebbe leggerli ora, mentre Monti rinnega se stesso e scarica la colpa sui predecessori come un Berlusconi qualsiasi.

Rimango, speranzoso, in trepida attesa del primo:”Sono stato frainteso”.

1. Patrimoniale

Monti a Porta a Porta del 15 gennaio 2013:

«La pressione fiscale deve diminuire, i governi succeduti in questi anni l’hanno aumentata troppo. Assolutamente non penso ad un’imposta patrimoniale»

Il 12 novembre 2012, intervenendo a Milano a un convegno organizzato dal Financial Times, Monti aveva detto:

Il governo sta «studiando» una patrimoniale «generalizzata» ma «non sarà introdotta nottetempo, ci sono passi che stiamo verificando». Monti aveva anche aggiunto: «Non vogliamo allontanare gli investitori con una tassa non equa».

2. Redditometro

Monti a Porta a Porta del 15 gennaio 2013

Il redditometro é una delle «bombe a orologeria» con le quali «chi ci ha preceduto ha punteggiato il percorso di questo Governo». «Fosse per me non lo avrei messo». E sulla eventualità di toglierlo risponde: «Lo valuteremo seriamente».

Il 17 novembre 2011, nel suo discorso programmatico in Senato, Monti aveva affermato:

Contro l’evasione serve «potenziare e rendere operativi gli strumenti di misurazione induttiva del reddito».

3. Imu

Monti a Porta a Porta del 15 gennaio 2013:

«L’Imu é stata introdotta dal governo precedente ma io credo che deve essere ridotta».

Il 6 dicembre 2012, Monti commentava così la reintroduzione dell’imposta sulla casa intervenendo a Porta a Porta:

«La prima casa è una cosa importante per la vita dei cittadini, ma è anche una cosa che consuma risorse pubbliche. Ci vogliono infrastrutture intorno alle case, le città costano. In tutti i Paesi anche la prima casa contribuisce al mantenimento dei servizi pubblici».

4. Riforma del lavoro

Monti a Porta a Porta del 15 gennaio 2013:

Rispondendo a una domanda su Pier Luigi Bersani che vorrebbe cambiare la riforma del lavoro, Monti spiega: «Io non avrei preclusioni a modificarla ma non vorrei attenuare l’equilibrio di lungo periodo».

A fine dicembre 2012, nella sua Agenda, il premier Monti si esprime così sulla riforma Fornero:

La Riforma del lavoro è un «passo avanti verso un modello di flessibilità e sicurezza», da cui «non si può fare marcia indietro».

 


17 commenti su “Monti Prima e Dopo

  • Vittorio Mori

    E pensa che me la volevo comprare pure io, la pomata miracolosa che costava tremila lire, all’epoca. Comprai gli occhiali che facevano vedere sotto i vestiti, però. Erano una fregatura.

  • fma

    Non per farti cambiare idea, ma per quello stesso senso dell’onore che ti ispira, come sostenitore del professore, anche se non lo voterò perchè troppo contiguo alla Chiesa, mi sento in obbligo d’osservare che quelli di Monti, fin qui, non sono stati dei voltafaccia smaccati, ma degli aggiustamenti molto comprensibili. Sta facendo quello che Clausewitz chiama accorciamento di fronte, per non prestare troppo il fianco alla manovra avversaria.
    Perché il professore non sarà un santo, ma neppure un coglione.
    Nè si può pretendere che lo sia, in un mondo dove chi si fa pecora il lupo se lo magna.

    • eduardo

      “Ammiro chi è capace di cambiare idea quando capisce di aver sbagliato o quando si rende conto che le condizioni a contorno sono mutate”.
      Le gerarchie ecclesiastiche, dopo l’entusiasmo iniziale, hanno chiaramente ritirato i ponti. Anche Todi 3 è stata “silenziata”.
      Un saluto affettuoso.

  • Antonello Puggioni

    È più facile essere indifferenti: l’interesse richiede coraggio e il coraggio richiede carattere.
    E il carattere, insieme all’onore, è davvero l’ultima cosa rimasta a noi falliti.
    P.S.
    Nel frattempo, rimango speranzoso, in trepida attesa, del “Gli è venuto un ictus.”

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