Monti: L’epilogo umiliante di un uomo piccolo piccolo 113


Un giorno si ricorderà Mario Monti per l’eccezionale parabola che ha accompagnato il suo destino politico. Dal suo ingresso nelle camere, direttamente col laticlavio a vita, alla presidenza di un consiglio di ministri incaricato nientemeno che della “salvezza della patria”, con i primi tentennamenti in casa e all’estero per passare ad una campagna elettorale che definire poco dignitosa è esercizio di pietoso eufemismo.

Il tutto chiuso da una relazione sulla questione dei fucilieri di marina che Brunetta, personaggio sovente supponente ma dalla retorica sempre efficace, ha sagacemente definito per metà grigia relazione burocratica e per l’altra metà opera di vile scaricabarile dove ad aver preso la decisione di tornare in India risultano essere stati gli stessi marò e le dimissioni del ministro degli esteri presentate “a sua insaputa” (di Monti). Il tutto condito con una punta di maligna insinuazione nella quale si è inteso pregiudicare un eventuale futuro politico per Terzi. Insomma uno spettacolo che è sembrato indecoroso ed umiliante anche in un aula dove si sono viste e sentite cose che ancora oggi fanno arrossire.

La figura di Monti e dei suoi dilettanti allo sbaraglio che fra lacrimuccie e affermazioni discutibili hanno deliberato su imposte, tasse, pensioni, mercato del lavoro e questioni internazionali mi appare ora così triste da farmi ripensare seriamente alle modalità con le quali si è concretizzato il loro insediamento. Un appannamento del metodo democratico non è mai un’occorrenza gradevole, ma se è compensata dall’emergere di grandi personalità può avere dei risvolti in grado di mitigare il disappunto.
Invece la sospensione della democrazia di cui siamo stati vittima ha partorito una rappresentanza della vacua borghesia dai doppi cognomi che presidia sterilmente da decenni i salotti italiani mangiando pasticcini e pontificando su supposte competenze e nobiltà. Un gruppo di burocrati superbi ed incapaci capitanati dal grande Mario Monti, un uomo che si è rivelato professionalmente discutibile, politicamente mediocre ed umanamente deprecabile. Al suo confronto, anche quel gran gaglioffo di Silvio Berlusconi appare meno ipocrita, proletario, più “sincero” nella sua palese disonestà e sicuramente dotato di un carisma per ordini di grandezza superiore.

Ecco, forse fra le tante cose sarà questa quella che non perdonerò mai a Mario Monti. Per un istante mi ha fatto pensare a Berlusconi in termini positivi come vittima di un’immeritata ingiustizia. E’ stato un attimo, è durato poco, ma non mi è piaciuto lo stesso.

Vade retro Monti. Vade retro.


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