Mission Accomplished
3 novembre, 2007 di settantasette
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Giugno.
Caldo.
Tramonto.
Festa di laurea in riva al mare.
Settantasette si presenta in tenuta da surfista anni ’80, recando in dono: numero 24 birre, numero 2 bottiglie di Havana 7, euro 50 di sansemilla. Nonostante si renda conto che i wayfarer e le all-star senza lacci sono un po’ fuori moda, si sente bullo comunque.
Ciò che si trova davanti è un enorme gazebo pavimentato, rivolto verso il bagnasciuga, dotato di formalissimi camerieri, camicia bianca e papillon, che servono un catering assai lussuoso a una quarantina di ospiti ambosessi in abiti quasi da cocktail.
Settantasette pensa, complimentando la festeggiata, che il concetto di “party in spiaggia” si è evoluto nel tempo molto più velocemente di lui, e in direzione divergente.
Rassicurato dalla neo-dottoressa riguardo al fatto che, quando il DJ partirà con la musica, e un adeguato numero dei presenti arriverà in doppia cifra con le consumazioni, l’atmosfera si rallegrerà sicuramente, Settantasette si dedica alla manipolazione di sottili foglietti di cartavelina. Così, giusto per non correre rischi.

Una rara foto di Settantasette scattata nel 1990
Dopo aver sdegnosamente rifiutato un flute e un piattino di porcellana, dandosi al prosecco direttamente dalla bottiglia, e ai gamberoni mangiati con le mani, comincia a sentirsi un po’ più a suo agio.
Vedere poi che le creazioni della sua digitazione, mirabili quanto a compattezza e precisione della chiusura, e spaventose quanto a percentuale di contenuto psicoattivo, riscuotono un lodevole successo, girando con continuità tra gli invitati, lo conforta ulteriormente.
Ma quanto cazzo ingessati siete, pensa. Non per molto, però. Non per molto. Sorride.
Al calare delle tenebre, i primi risultati del diabolico piano cominciano a rendersi evidenti, e il danzare a ritmi disgustosamente sudamericani delle gonnelline MaxMara e delle camicie RalphLauren si fa progressivamente più scomposto e disinibito.
Quando una graziosa rampolla-bene si rovescia ridendo il ginlemon addosso, risolve togliendosi il vestito al grido di “tutti a fare il bagno”, e parte di corsa verso il mare sventolando il reggiseno e ottenendo unanime seguito, Settantasette sa di aver vinto.
Tutti i più grandi, da Sampras a Schumacher, hanno saputo mollare nel momento migliore, ed è quindi l’ora di scomparire in a blaze of glory.
Ordina un whiterussian all’ultimo dei barman rimasti, e se ne va bevendolo, in una consapevole citazione del Grande Lebowsky. La laureata-ormai-da-un-po’, priva dell’originario tailleur e di gran parte dei suoi principi morali, lo rincorre per salutarlo, ed esprime il suo apprezzamento per l’animazione data alla serata con una congrua percentuale di lingua in bocca.
Allontanandosi definitivamente, accompagnato dalle note di “One step Beyond”, dal CD dei Madness precedentemente imposto a un condiscendente e comprensivo DJ, Settantasette pensa che è stato uno sporco lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo.
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settantasette
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2008







Sempre un piacere rileggere questo fantastico racconto! Bravo!
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Quando c’è classe c’è classe.
Ma quando c’è settantasette non c’è storia.
da applauso.
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Se un idolo, amico!
I Madness…quanti ricordi..
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ti stimo a manetta.
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Tremendo, veramente un intervento odioso
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Quando settantasette la vide, fu come se non avesse mai visto nessuno prima. La citazione del Grande Lebowsky lo aveva eccitato fin dentro il midollo: si fermò, sputò per terra e penso che qualcuno doveva pur farlo, ma che quella sera - perdio - il suono del farò gli aveva già rotto i coglioni. Entrò nel penultimo bar aperto, lei lo seguì a ruota. Prese una birra con due dita di gin, mandò giù e si chiese dove l’avesse già vista.
Non l’aveva mai vista. La rivoluzione lo aveva distrutto e il gin, quella sera, saliva a fior di pelle, come lo sbocco, come la divina, come la morte.
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Complimenti 77
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Adesso ho la prova che la forza è con te.
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