Migranti: Non agire ci rende assassini 55


Ho più volte scritto quel che penso per formazione, carattere e disciplina. Le azioni brutali, quando sono necessarie per salvare vite, vanno compiute senza se e senza ma. Il lassismo, l’attendismo, il buonismo e il perdonismo sono solo maschere diverse dietro le quali si nasconde un’unica cosa: l’incapacità vile di assumersi la responsabilità di distinguere tra vittime e carnefici. Continuare a piagnucolare per i naufragi e le tragedie che affliggono i migranti imbarcati e trasportati in condizioni aberranti è vile. Dispiegare la flotta per raccogliere a metà strada questi barconi e soccorrere le vittime di questo ignobile mercimonio mentre gli scafisti si dileguano sui gommoni è criminale perché incoraggia il traffico, uccide più persone, ma salva la coscienza buonista di un paese senza carattere e senza coraggio. Ignorare il problema e ricordarsene solo per fare titoloni, meme sui social network o, ancora peggio, per agitare randelli politici è infame.

Ribadisco che, al momento, l’unica risposta seria è un’azione militare condotta sui luoghi d’imbarco per distruggere i barconi quando sono ormeggiati vuoti nei loro approdi di origine e  affondare senza mezzi termini i gommoni degli scafisti che ritornano alla base. Se la distruzione dei barconi debba avvenire attraverso l’utilizzo dell’aviazione o di reparti sbarcati al suolo è da valutarsi in funzione delle condizioni logistiche. Per attitudine, opportunità e manifestazione di determinazione opterei, quando è possibile, per la seconda, ma mi rendo conto che è alternativa di grande rischio e complessità.

La storia insegna che, se i paesi confinanti non sono in grado di garantire la legge e l’ordine, ogni nazione ha l’opzione estendere il suo perimetro di difesa per garantire la propria popolazione e quella dei paesi confinanti dall’abuso, dalla violenza e dal disordine. La pace e la vita sono responsabilità globali che non vengono fermate dalle linee di confine. Questo è vero sia quando si usano le forze armate come strumenti di interposizione su quadri operativi remotissimi, sia quando il mare sul quale, volenti o nolenti, esercitiamo un’aliquota consistente di controllo è teatro di abusi e violenza quotidiani.

Ignorare la chiamata di responsabilità rifugiandosi in una atteggiamento ipocrita e politicamente corretto è omicidio, anzi stragismo. Pretendere che questo finisca supportando un’azione decisa che non trasformi militari in crocerossine è imperativo.

Una volta arrestato questo fenomeno con la necessaria fermezza, sarà tempo di studiare politiche di accoglienza che non ignorino la fase di viaggio. A questo punto meglio gestire l’immigrazione clandestina negli aeroporti che ripescando cadaveri in mare, visto che il costo di un “passaggio” sui barconi è pari ad un volo in business class.


55 commenti su “Migranti: Non agire ci rende assassini

  • fma

    “al momento, l’unica risposta seria è un’azione militare condotta sui luoghi d’imbarco per distruggere i barconi quando sono ormeggiati vuoti nei loro approdi di origine e affondare senza mezzi termini i gommoni degli scafisti che ritornano alla base.”
    A monte della proposta c’è evidentemente l’idea che sia lecito provare a controllare le migrazioni. Personalmente sono d’accordo. Ma i cattolici sono di tutt’altro avviso, se Francesco grida “Vergognatevi”! ogni volta che può.
    Si potrebbe chiedere il parere del “Popolo”, ma potrebbe non essere in linea con l’Etica Ufficiale. Dunque meglio di no. Meglio demandare la questione ai talk show, che se la sbrighino loro. Finora è stato così e non ci sono cambiamenti alle viste.
    Alle generazioni future gli lasceremo non solo un sacco di debiti, ma anche un mare di problemi. Speriamo che ci perdonino.

  • sara timoncelli @sarettaboh

    La soluzione che proponi sarebbe bombardare ,nel mare territoriale di altri stati, imbarcazioni vuote? E con quale criterio dovremmo operare tale scelta? Forse la vetusta’ di tali imbaarcazioni? Oppure bombardiamo a tappeto ? “Questa volta no” cantava Gino Paoli. Questa volta non sono d”accordo.

  • @novembre69

    Caro Comandante ho letto il tuo pezzo con attenzione e come potrai immaginare mi trovi d’accordo soltanto sul titolo. Sai io faccio parte di quei patetici sognatori buonisti che credono molto negli uomini e pochissimo nelle regole che questi si sono dati per vivere su questo piccolo pianeta. Così anche il concetto di nazione che togliamo dalla naftalina in occasione di partite di calcio e sbandieriamo per difendere il nostro orticello mi pare quantomeno anacronistico.I’Occidente costruito sullo sfruttamento di quei popoli che ora cerchiamo disperatamente di respingere è morto.Possiamo cercare una reale integrazione o buttarci in una lotta impari contro un popolo giovane che ha tutto il diritto di pretendere parte della torta.Certo questo vuol dire rinunciare a qualcosa ma l’esser nati in questa parte del mondo non ci autorizza a chiudere la porta di una casa che non è solo nostra. Ogni uomo spera in un domani migliore e cerca di renderlo una realtà. Come fargliene una colpa.I profughi di oggi poi non sono gli albanesi che arrivavano in Italia in cerca di fortuna ipnotizzati dai programmi di canale 5.Fra loro ci sono donne e tanti troppi bambini e spesso scappano da paesi devastati da realtà e guerre che abbiamo alimentato e ignorato per troppo tempo. Ora io non credo che la soluzione sia quella di impedire loro di partire.Se mio figlio rischiasse di morire partirei anch’io. Certo la soluzione messa in atto dal governo italiano non è la migliore ma la vera vergogna è l’atteggiamento dell’Europa che invece di aprire corridoi unanitari e allestire campi profughi se ne lava bellamente le mani.La politica dello struzzo non pagherà e pagheremo cara l’indifferenza di queste ore. Aiutiamoli a casa loro? Ecco vedi ci sono gli “Altri” e ci siamo “Noi” e forse siamo la stessa cosa perché ogni bambino avrebbe potuto essere mio figlio e la mia porta è sempre aperta.

  • Django

    Non posso restare indifferente al discorso di @novembre69 per due motivi: 1) perchè in senso assoluto capisco le motivazioni, che però rischiano di essere di principio. 2) bisognerà una volta per tutte analizzare a fondo questo senso di colpa per 200 anni di colonialismo del quale non siamo colpevoli noi europei di oggi. Faccio un esempio: la guerra in Libia, che io giudico un errore, è passata sopra le nostre teste senza che noi potessimo fare alcunché. Certo il nostro stile di vita continua ad appoggiarsi sulle ingiustizie verso popoli sottomessi ma chi di noi può uscire da questo meccanismo se non per scelte sporadiche ed ininfluenti. Inoltre, se veramente 60000 persone sono passate per l’Italia negli ultimi tempi, dove sono andate? A chi fa comodo questo flusso? A chi e dove fa comodo che non finisca? Non credo in alcun modo alla buona volontà dell’accoglienza su questi numeri. Ci vedo un affare, un affare per il quale dovremmo, questo sì, urlare affinché venga bloccato. E con la stessa forza dovremmo chiedere che venga fermata questa strage ipocrita. Magari mettendo in piedi meccanismi di accoglienza a carico di chi vuole e può permetterselo.

  • Edoardo Olivari

    I tecnicismi sono meno scontati di quanto si pensi. Qui si parla specificamente di vite umane e di un fenomeno che è un paradigma della disperazione. Il disordine è causato da un’impostazione politica totalmente incoerente con la perizia tecnica di chi queste opera nel settore. L’accoglienza dei profughi o transfughi o migranti è un principio di diritto giusnaturale (direbbe Grozio) non negoziabile. Chiunque non si prodighi per salvare vite in stato di emergenza non puo non essere oggetto delle piu pesante condanna morale. Le fasi immediatamente precedenti e successive all’emergenza, ovvero la prevenzione e l’accoglienza dovrebbero essere regolate in modo tale da non stridere con queste leggi non scritte. Qui purtroppo entra in gioco la pochezza di un apparato politico e istituzionale che ha truppe eccellenti e generali impresentabili. Tutto viene risolto in una contrapposizione quasi calcistica tra pro e contro migranti dove le categorie di si mescolano e le idee si fanno sempre piu’ fumose. Quindi Destra contro e Sinistra pro Centro forse ma chissà….Grazie al cielo abbiamo un Papa che di mestiere fa il prete (primo da molti anni) e che ha almeno sensibilizzato la bizzarra categoria di cattolici di centro destra che da anni vota e sostiene chi dovrebbe essere il paradigma in negativo dei principi in cui domeincalmente asseriscono di credere.
    Le soluzioni non sono facili almeno quanto difficile sarebbe una logica (e logistica) di spostamento con mezzi diversi da quelli sciaguratamente in uso al momento. La realtà è che l’esercito deve avere un funzione di assistenza ai migranti, per evitare il piu possibile che si verifichino perdite di vita umane, bambini o adulti che siano mentra la politica e la diplomazia sono le vere incognite prive come sono di una guida intellettualmente onesta o quanto meno univoca (cambiano ministro ogni amen) in grado di organizzare razionalmente un fenomeno ineluttabile localmente e su base europea. Li si dovrebbe lavorare se ci fosse una vera volontà di affrontare il probblema anzichè cavalcare tigri piu o meno spompate per una manciata di voti.

  • bezzicante

    Sono fra quelli poco d’accordo. Sospetto che sia per appiccicosi residui di buonismo che non riesco a lavare via (devo cambiare detergente!) e, cercando di ignorarli, ti propongo argomenti di carattere razionale:
    1) l’azione militare che tu propugni è configurabile come azione di guerra, specie quella fatta a terra in territorio straniero; avremmo la condanna di tutte le organizzazioni internazionali con conseguenze sul piano pratico, economico;
    2) un popolo che ha fatto la gazzarra ignobile per il funerale di Ciro Esposito non solo non consentirebbe l’azione militare ma, putacaso si slogasse una caviglia un nostro militare apriti cielo! Caduta del governo e manifestazioni in piazza; nessun primo ministro, quantunque italiano, è così stupidi;
    3) il quadro storico che ci si prospetta è di CRESCITA dell’immigrazione, anche grazie ai bordelli che l’Occidente è andato a fare in Medio Oriente (adesso hanno fatto il Califfato, hai letto? Sono certo che ne comprendi la gravità proprio sotto il profilo militare) e quindi la soluzione deve cercarsi altrove, in un sano “aiutiamoli a casa loro” (non nel senso di Salvini, e anche perché potrebbero essere, per noi, OTTIMI partner commerciali), e poi accogliamoli in maniera decente in Europa, e su quest’ultimo punto mi associo alle lamentele di chi dice che deve diventare problema europeo e non solo italiano.

  • Gilda

    Sarebbe una soluzione, provvisoria (certo: tutte le soluzioni sono provvisorie). Meglio che niente, peggio che qualcosa di più 😉
    Mi dispiace vedere il sociologo che si professa poco d’accordo con l’azione militare, quando l’azione ideata dal mondo dalla sociologia potrebbe benissimo affiancarsi ad essa (come è naturale, d’altronde, che sia – anche nello Stato abbiamo un esercito, e non potrebbe essere altrimenti).

  • Django

    Aggiungo che non ho la tv da anni e quindi il mio unico modo di documentarmi è la rete e sono anche un poco ingenuo. Bene, che fine fanno i barconi quando vengono intercettati? Vengono requisiti e distrutti o vengono restituiti all’armatore? E quale consistenza hanno le flotte a disposizione degli scafisti? Non saranno infinite. Se un armatore decide di privarsi di un mezzo di sostentamento vuole dire che ci guadagna almeno come per tutta la restante vita/barca. Questo presuppone un business criminale pianificato. Se davvero si conosce la localizzazione delle flotte di naviglio destinate a questo scopo, un Paese determinato e con le idee chiare potrebbe anche scegliere una opzione di attacco mirato, magari col necessario minimo (minimo) preavviso per non provocare danni collaterali. Ma ci vorrebbe una gestione militare di altissimo livello specialistico in tutti i rami coinvolti! Abbiamo tale preparazione?

  • Mumon89

    Prima commento, poi leggo gli altri.

    Allo stato attuale la politica di intercettazione dei barconi nelle acque internazionali ha come conseguenza un incentivo alla partenza. In parole povere un conto è partire senza sapere se mai si arriverà, un altro è partire sapendo che potrebbero esserci soldati italiani a salvarci per tempo. In tutto questo spesso non si arrestano gli scafisti perchè questi si confondono tra i migranti e tornano a fare il proprio lavoro quando vengono rimpatriati.
    Aiutarli a fuggire intercettando i barconi è davvero un aiuto per i migranti? Personalmente non ne sono convinta. E’ esattamente come dare denaro ad un tossicodipendente: alimentiamo disperazione e criminalità organizzata. Considerata l’ingente somma necessaria a farsi traghettare, contribuiamo anche ad un ulteriore impoverimento di gente che la ricchezza non sa neppure dove sta di casa.
    Detto ciò, distruggere i barconi prima della partenza può essere una soluzione? Di certo di più che stringere accordi commerciali con i paesi per impedire le partenze dei migranti. Il problema non è tanto lo spostamento di persone (le migrazioni sono un fenomeno naturale che, a mio modesto parere, non cesserà mai), quanto l’incentivo indiretto che si dà loro ad affidarsi a persone prive di scrupoli. A volte per consentire la valutazione di una scelta migliore bisogna sopprimere quella peggiore. ( A trasformare Alitalia in una low cost per migranti diventeremmo pure miliardari va a finire)

  • Vittorio Mori

    Penso che in tutta questa triste storia di disperazione, per risolvere sia necessario parecchio pragmatismo di stile militare, come l’autore dell’articolo suggerisce. Purtroppo, l’Italia è profondamente melodrammatica come retaggio culturale, a mio modo di vedere, e si va sempre a parare sulle lacrime di coccodrillo, ormai da tempo immemore. Il clero, sempre a parer mio, sui poveri e sui disperati ci fa business da molti secoli: sono specialisti del settore, e di certo non hanno nessuna reale intenzione di rovinarsi questi “assist” per fare le solite -perfettamente inutili – reprimenda. In sostanza, le soluzioni ci sarebbero, ma è più conveniente non metterle in pratica e tenere il tutto nel continuo melodramma. Non riesco però a definirci eticamente “assassini”, in tutto questo, perché chi si imbarca sa che rischia la vita. Sul “senza carattere, senza coraggio” e “infami”, concordo pienamente. Matteo Renzi incarna piuttosto bene queste qualità splendidamente democristiane e donabbondiesche, io credo.

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