Mi Sono Riproposto di non Parlare di Politica per Cinque Anni. Di che Parlo?
2 maggio, 2008 di lupoalburnino
Archiviato in Democrazia e Diritti, Meccanica delle Cose
Mi sono riproposto di non parlare di politica per cinque anni, finché dura questo governo. Di che parlo? Non posso stare zitto, non ci riesco proprio, abituato come sono a parlare anche a vanvera. Mi sembra che gli argomenti non manchino. Basta guardarsi intorno o guardare la televisione. In questi giorni si è tornato a discutere, anche animatamente, della violenza sulle donne. Un tema che forse non è stato mai affrontato con la dovuta maniera, eppure le leggi esistono. Ma a volte vengono applicate con una discrezionalità che lascia perplessi.

Una notizia di pochi giorni fa mi ha, a dir poco, sorpreso: un uomo è stato condannato a venti giorni di carcere e a quaranta euro di multa per aver guardato insistentemente una donna che si è sentita offesa. Non discuto della legittimità della condanna e del diritto della donna di denunciare l’uomo che le ha lanciato uno sguardo assassino. Mi preoccupo di quanti sguardi assassini ho lanciato tanti anni fa alle ragazze che mi passavano accanto lungo le vie di Salerno, di Trieste, di Roma. Se quelle donne se ne dovessero ricordare e denunciarmi, sarei condannato all’ergastolo. A mia modesta difesa devo anche dire che mai ho molestato una donna. Ma, a parte gli scherzi e la mia personale esperienza, modesta a dire il vero, con le donne, il problema oggi si sta appalesando molto grave anche perché sta venendo a galla in maniera eclatante e giustamente, anche.

Le donne che subiscono violenza sono moltissime, ma solo il quattro per cento la denunciano. Solo quelle violenze che avvengono fuori casa. La stragrande maggioranza di esse, che avvengono tra le pareti domestiche, rimangono chiuse nelle quattro mura di casa. E’ terribile! Ne sono terrorizzato. Non ne avevo nemmeno la percezione forse perché a casa mia, a cominciare dai miei nonni, non ho mai assistito a violenze familiari. Ma non significa nulla. Il mio post non intende mettere in rilievo un fenomeno che è ampiamente conosciuto e trattato dai mass media e da fior fiori di sociologi e psicologi. Ci farei una meschina figura al confronto. Vorrei mettere in evidenza un elemento semplicissimo. E’ risaputo, tranne pochi casi eccezionali, che gli uomini sono muscolarmente più forti delle donne ed è purtroppo noto che molti di essi ricorrano alla forza fisica per sottometterle con la violenza.
Approfittare di questa supremazia fisica è da vigliacchi. Ma che non ci sia qualche altro motivo che cova sotto la cenere e che noi non abbiamo il coraggio di esplicitare? Anche questo è un argomento già discusso, in verità, e cioè che oggi l’uomo non possiede altra arma, se non la forza fisica, per sopraffare la donna, a volte solo per zittirla. Ho avuto la fortuna o la sfortuna di conoscere donne al cui confronto mi sono sentito un povero analfabeta per la dialettica e l’arguzia con cui affrontano temi delicati e complessi. Posseggono la rara capacità di andare al fondo dei problemi con una competenza e con una sensibilità eccezionali. Le ascolto con devota attenzione, forse anche con l’invidia di cui ho già parlato, ma mai che abbia alzato “troppo” la voce per affermare le mie ragioni. Perché poi? Se le loro argomentazioni su di un tema sono valide, mentre le mie sono debolucce, me la debbo prendere con me stesso, con la mia ignoranza. Ma forse la violenza è solo di carattere sessuale? Non è detto.

Non sempre la violenza ha questa connotazione. Molte volte è una sorta di prestigio, una specie di supremazia intellettuale che l’uomo crede di possedere rispetto alla donna. Ed è la peggiore, non rendendosi conto, a parte la parità di diritti acquisiti, che le donne il cervello lo fanno funzionare molto bene. Ma noi non ci vogliamo stare ancora. Che peccato!
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2008







Io sono stata convinta di sta cosa da molto tempo, è una delle radici dell’ineguaglianza sessuale che fa ancora parte del nostro mondo.
Io credo che già da molti secoli gli uomini si siano resi conto che noi donne in linea di massima abbiamo ragione. Solo che gli è sempre pesato ammetterlo. E da qui è nato il colpo di genio: cosa c’è di meglio, per far comportare le donne come vogliamo noi, di renderla una cosa “morale”, “giusta”? E da qui è nata la visione della donna come angelo del focolare (sisi stai buona lì a cucinare), le frasi del tipo “sono faccende da uomini non ti impicciare”, le credenze del tipo “una brava donna non fa questo”, e la cosa è riuscita talmente bene che persino noi donne lo crediamo. Poi piano piano qualcuna ha cominciato ad uscire di casa, a rendersi conto dell’ingiustizia del mondo, ha ricominciato ad avere ragione. Streghe, puttane, adoratrici del demonio!
In fondo non siamo noi le tentatrici? Le peccatrici? Quelle che derivano dalla costola dell’uomo, che il Signore ha creato a sua immagine e somiglianza? Non siamo una delle piaghe uscite dal vaso aperto dalla sciagurata Pandora? Altri modi per ‘legittimare’ la nostra effettiva sottomissione, per spingerci a seguire le loro regole (venite da noi, che vi facciamo tornare in grazia di Dio) e creare in generale l’equazione donna = immagine di dolcezza, di candore, di fragilità, di sottomissione.
Adesso ovviamente questo modello sta cambiando, come cambiano i costumi, anche se la Chiesa non si arrende e ci prova ancora. Ma non tutte le mentalità stanno cambiando: la donna viene ancora derisa con epiteti sessuali quando parla (specialmente se sta dicendo qualcosa di sensato). E le violenze continuano a consumarsi nelle case, nel silenzio di tutti, da uomini che preferiscono una facile vittoria fisica piuttosto che starci a sentire.
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Il sopperire la propria mancanza di argomentazioni con la violenza fisica o verbale è una sconfitta, ma chi mette in atto simili comportamenti è talmente idiota da non accorgersene.
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Cara Lisa e caro Iniquo, le mie idee sulle donne forse me le sono fatte a seguito del mio lavoro nella scuola e nel sindacato, in cui ho conosciuto donne veramente in gamba attraverso le quali ho imaparato di che pasta sono. Forse anche attraverso le mie figlie, con le quali ho avuto sempre un rapporto alla pari. Neppure con mia madre mi è riuscito di avere un’idea esatta, perchè i nostri rapporti erano di carattere affettivo. Quello che avete scritto è sacrosanto, ma nel corso dei secoli vuoi per la mentalità diffusa un pò tra tutti i popoli anche di cultura e religioni diverse, vuoi per la forza fisica, vuoi per la lotta per il potere, vuoi perchè le guerre sono state condotte solo e sempre dagli uomni, mentre la donna a casa era l’angelo del focolare, vuoi per tanti altri motivi, il ruolo delle donne è stato sempre un gradino più in basso di quello degli uomini. Bisogna aggiungere anche un altro non semplice e piccolo particolare: il cocco di mamma chi l’ha creato e costruito? Ancora oggi da più parte si sente dire: “E’ un uomo e certe cose non le può fare. Come cucinare, lavare i piatti, mettere la lavatrice, stirare o, che scherziamo, mettere ad asciugare i panni sul balcone. Se lo vedono i vicini cosa possono dire? I pantaloni li porta la moglie!” Forse le cose stanno cambiando. Mi auguro non in peggio. Un esempio. Ieri sera ho visto per TV “I raccomandati”, tanto per cambiare. Ho notato che le vallette sculettavano per portare a Conti la busta con le telefonate, un sorriso e ancora sculettando via solo per una volta, perchè cambiavano ad ogni busta. La cosa non mi meraviglia più di tanto. Una società, in cui l’immagine prevale su tutto, per cambiare una certa mentalità dovrà aspettare ancora molto tempo. E ciò si ripercuote sulla parità tra uomini e donne o no? Certo ci sono motivazioni più serie e profonde: il ruolo che la chiesa ha avuto nei secoli, la prostituzione elevata a sistema da tutti i popoli, l’idea che la donna non era e non è adatta a coprire certi ruoli, il voto alle donne giunto in Italia solo nel secolo scorso ed in alcuni paese ancora non c’è, senza dimenticare che non solo la chiesa cattolica ha sottovaluto la donna rispetto agli uomini e ancora è così anche nei popoli primitivi. Insomma la “virilità”, intesa come sopraffazione fisica, ha giocato un ruolo determinante nell’evoluzione della società non a favore, ma contro la donna. Credo sia arrivato il momento di prendere coscienza che la donna non è solo l’altra metà del cielo, della mela in senso romantico-sentimentale e…, ma che è parte integrante della società in tutti sensi.
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Ricordo di aver visto un documentario in cui si analizzavano alcune società matriarcali (non ricordo di che parte del mondo), quindi la nostra arretratezza non è diffusa ovunque.
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@Iniquo: io penso che se in molti popoli antichi ci sono storie e miti riguardanti delle guerriere (le Amazzoni, le Valchirie nordiche, o la greca Atena che pur essendo la dea dell’intelligenza è rappresentata con l’elmo), un motivo ci dev’essere. Mi spiego, non può essere tutta una fantasia campata in aria. Senza contare le varie statuette preistoriche che inneggiano alla funzione della maternità.
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Sicuramente! I miti non solo una proiezione delle aspirazioni dei nostri progenitori, ma provengono anche da una realtà esistente, non solo immaginata. La maternità, non so se ieri più di oggi o viceversa, aveva una funzione vitale nelle società primitive. Sicuramente l’uomo si proiettava nel futuro e poteva farlo solo guardando avanti, nei loro successori garantiti dalla maternità. Poi, cosa è successo? E’ successo, evidentemente, che le donne furono “utlizzate” solo a quel fine, nobile fin quando si vuole, ma limitato. Infatti, le donne erano adibite alla cura della prole e gli uomini alla sua protezione e alla ricerca del cibo, cacciando, coltivando la terra e allevando gli animali. Ho letto da qualche parte che le donne della preistoria preferivano gli uomni bassi, tozzi e agili perchè più idonei a proteggere la “famiglia”, mentre quelli più alti, dovendosi muovere tra alberi, arbusti, erba alta, spine e via dicendo, erano impediti nei movimenti e meno efficienti nella difesa di “compagna e figliolanza”. Come cambiano i tempi. Oggi le donne scelgono, senza pensarci due volte, l’uomo aitante: alto, muscoloso, bello possibilmente, anche ricco va bene?, scartando quelli bassini, perchè la difesa della società dipende da altri strumenti, come le armi. Si può dire che oggi, la scelta non è condizionata dall’avere o non avere figli, ma dall’amore. E’ proprio così? Alle donne l’ardua sentenza!
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