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Mi Sento Libero ma Presto Starò Meglio

14 aprile, 2008 di cruman  
Archiviato in Leggere, Oltre le Righe

Io mento è il paradosso linguistico più breve che esista. Lo so bene perché all’esame di logica il mio professore non gradì la mia arguta obiezione che rivendicava la maggiore brevità di io naso. Esistono proposizioni che nascondono insidiosi trabocchetti, non solo logici, ma anche filosofici e spesso grammaticali. Per esempio io sono libero è una frase capace di smuovere le fondamenta stesse dell’esistenza, a meno che i vostri genitori non vi abbiano battezzato con l’aggettivo in questione.

Libero è una parola strana ed esigente. Mica come tutte le altre, chessò, palafreniere per esempio. Libero non può mai terminare una frase, mentre palafreniere sì. Libero è un concetto negativo: esprime cioè l’assenza di qualcosa. Uno libero di parlare non ha qualcuno che lo faccia tacere, uno libero di muoversi non ha ostacoli o impedimenti, nel calcio il libero non ha un avversario da marcare, nella pallavolo il libero non attacca, un maschio libero non ha una partner, un cesso libero non ha una persona all’interno, come del resto una donna libera e compagnia cantando. Quindi la parola libero dovrebbe essere sempre seguita dalla descrizione delle cose di cui può fare a meno, altrimenti perde significato, invece palafreniere, dove lo metti lo metti, sempre palafreniere è.

Ma andiamo con ordine. Alcuni quesiti filosofici (significa senza risposta sensata): la libertà necessita di esistenza? Si può essere liberi senza esistere? In fondo potremmo essere tutti il sogno di qualcuno, sospetto insinuato da Borges e dai Propaganda. O, peggio ancora, potrebbe esistere solo quel ciccione del mio vicino di casa. E se fossimo solo un pensiero, saremmo un libero pensiero? Se è così ne cala che l’attributo libero non richiede una reale concretezza e nemmeno una polizza infortuni.
Essere liberi prevede l’esercizio di codesta libertà? Se sì, bisogna chiedersi se esista il libero arbitrio. Secondo Moggi no, ma Paparesta ha espresso riserve in merito.

L’annosa questione del libero arbitrio ha aperto una lunga zuffa dialettica tra i suoi sostenitori e i deterministi. I primi postulano la possibilità di prendere una decisione nella libertà di indifferenza che, oltre a permetterti di fischiettare nell’esercizio di tale funzione, non ti lega a vincoli di necessità con le cause e le conseguenze della scelta fatta. I deterministi, non avendo troppo tempo da perdere, sostengono di rinfaccio, che puoi chiacchierare e arrovellarti quanto ti pare tanto la scelta che farai è già scritta, il che è seccante se hai passato 45 minuti davanti all’armadio per decidere cosa mettere (viene da chiedersi però quale entità si sia presa la briga di scrivere che cosa ti saresti messo e soprattutto come faccia ad avere un tale cattivo gusto).
Questa allegra tenzone si è risolta con l’istituzione di un accapigliamento ancor più caotico tra i deterministi compatibilisti, in accordo con i libertaristi compatibilisti, e gli incompatibilisti delle due fazioni. La cosa sembra molto complessa, ma testimonianze attendibili riferiscono di Hobbes, Spinoza, e Kant al pub il filosofo spettinato, mentre ebbri di birra, ridevano degli studenti che sottolineano parti dei loro libri, sentenziando giusto a margine, scritte dalla governante cilena.

Indipendentemente dal suo effettivo significato, la libertà appare comunque come qualcosa di limitato, come tutto ha un limite nella realtà che concepiamo (a parte la noia generata da un programma della Palombelli). Anche nelle condizioni più favorevoli, infatti, la nostra libertà è limitata da ciò che realmente siamo in grado di mettere in pratica. Io posso sentirmi libero di volare, ma se mi lancio dal tetto di casa mia, punterò miseramente verso il centro della terra per ragioni newtoniane che non sono state messe a conoscenza del mio libero entusiasmo volereccio. Per dovere di precisione e con buona pace della concisione, la parola libertà andrebbe quindi sempre sostituita da un elenco ragionato di cose che ci è concesso fare dai nostri limiti, dalla società, dal contesto in cui ci troviamo. Se le libertà in questione fossero in quantità opulenta, si può scegliere (essendo libertaristi o deterministi compatibilisti) di compilare un elenco di limiti considerando tutto il resto fattibile.

Sarà per questo che in barba alle libertà politiche, sociali e culturali, nelle filosofie orientali il concetto di libertà è sempre collegato al distacco dalle cose terrene, un distacco che libera davvero da ogni limite. Concetto difficile da mantenere in testa: è come pensare per più di 3 secondi all’infinità dell’universo senza cadere per terra in preda ad attacchi epilettici. A questo dovrebbe portare il nirvana buddista o la liberazione dal samsara indiano (che sarebbe quello che ci costringe a reincarnarci per aver fatto delle marachelle nella vita precedente o perché si è lasciato il latte sul fuoco).

In definitiva, dagli antichi greci ad oggi, la libertà è stata definita in molti modi: coincidente con la necessità (mentre quella degli altri è prepotenza), con i diritti politici, con la felicità, la consapevolezza e via discorrendo. Come si fa a capire dove c’è libertà? Non è per niente facile. Molto più semplice capire dove c’è un palafreniere. Perché la libertà è una sensazione. Ci si sente liberi se i limiti imposti non ci vanno stretti. La ricerca della libertà è il tentativo di allargare il proprio spazio di manovra, abbattendo limiti che avvertiamo come soffocanti. Ne discende che qui c’è libertà significa qui potete fare questo (vedi elenco), ma potrei descrivere lo stesso luogo dicendo qui non c’è libertà perché non si può fare quello (vedi elenco B). In pratica io sono libero se mi accontento dello spazio di manovra concessomi.
Insomma la libertà è una cosa stupenda per cui combattere, ma una volta acquisita è una gran brutta gatta da pelare. Va gestita, controllata, organizzata (rischiando così di somigliare più a un palafreniere che a una libertà) e più cose ci è consentito fare, più farloccate possiamo combinare. Insomma per essere liberi occorre saggezza, forza, spirito…è un po’ come un prestito in banca, ce l’hai se non ne hai bisogno.
Qualcuno ha detto “Mio dio, sono libero. Liberatemi della libertà”

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Comments

11 Risposte a “Mi Sento Libero ma Presto Starò Meglio”
  1. ilBuonPeppe scrive:

    “Io mento” è corto. Ma per qualcuno “io membro” è ancora più corto.

    … ehm!
    Scusate… non lo faccio più

    [Rispondi a questo commento]

  2. cruman scrive:

    la solita filosofia del cazzo

    [Rispondi a questo commento]

  3. piquetitos scrive:

    scusate signori, vorrei postituirmi.. interessa?

    [Rispondi a questo commento]

  4. piquetitos scrive:

    (tipico esempio di POSTribolo)

    [Rispondi a questo commento]

  5. piquetitos scrive:

    dunque.. proviamo a rialzare il livello della conversazione, quanto meno..
    se tutto fosse predeterminato potremmo essere liberi non avendo limiti in quanto non aventi possibilità di scelta (determinismo). libertà come assenza di libertà. c’è da sperare che abbiano predeterminato bene..
    se non avessimo desideri potremmo essere liberi non avendo limiti in quanto non aventi volontà di scelta (oriente). libertà come annullamento di volontà. c’è da sperare che….: ah già, non si può sperare, non contemplabile..
    eppure, una tipica situazione in cui spesso ci si sente liberi è quando capita di avere contemporaneamente volontà di scelta e possibilità di scelta.
    può darsi che io non sia libera ma a volte mi sento libera. credo sia questo il punto..
    se non sei un automa o un ‘trascendente’, oggettivamente liberi da un certo punto di vista il che già mette in discussione l’oggettività della loro libertà, ti tocca accontentarti della ricerca della libertà e di qualche fugace bagno nella stessa e, a proposito di fughe, provo piacere non perché “posso ascoltare glenn gould” tra mille pianisti che suonano bach, ma perché “ascolto glenn gould” anche mi fosse imposto di ascoltarlo obbligatoriamente, ad esempio.. sentirsi liberi è la stessa cosa, credo, cioè il senso di piacere legato alla libertà non deriva dal non fare tutto ciò che non fai avendo scelto di fare ‘proprio quella cosa’, ma nel fare ciò che hai scelto di fare.. quindi tutto sommato chisseneimporta dei limiti, entro certi limiti, insomma alla fine hai ragione pure tu..

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  6. Neottolemo scrive:

    Cit. “Io non voglio mai sposarmi. Io, voglio solamente divorziare”

    E chi capisce capisce :mrgreen:

    [Rispondi a questo commento]

  7. cruman scrive:

    “provo piacere non perché “posso ascoltare glenn gould” tra mille pianisti che suonano bach, ma perché “ascolto glenn gould” anche mi fosse imposto di ascoltarlo obbligatoriamente, ad esempio”

    questo contrasta con il presocratico insegnamento di mia nonna: “anche l’acqua fa schifo, se te la prescrive il medico”.

    ricorderò sempre quello che mi disse mia nonna in punto di morte: “chi cacchio sei tu?”

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  8. piquetitos scrive:

    I’m batman!

    ..prendo un bicchier d’acqua e mi riappendo a testa in giù… notte
    (ah.. di giorno sono sempre paola..)

    [Rispondi a questo commento]

  9. piquetitos scrive:

    ‘sta notte ero batman ma ‘sta sera mi sento un po’ abbatman.. ‘cacchio’ alla meglio significa ‘germoglio non fruttifero di vite o d’altra pianta’ ma con un nonnulla potrei trasformarmi in ‘larva d’ape’ o peggio ancora in ‘uovo di mosca o di altro insetto’.. per non parlare dell’accezione eufemistica…
    se non bastasse ‘sta notte quando ho provato a bere a testa all’ingiù mi è entrata acqua nel naso..
    leggo in un altro tuo post che a te persino una vaga somiglianza con chicchessia fa venire le bolle. probabilmente sei uno spirito bollente.. anche se di solito gli spiriti e gli alcool sono bassobollenti.. per me invece le affinità sono belle rivelazioni. spesso da esse deriva la scoperta di differenze assai più interessanti delle somiglianze.. non sempre post hoc ergo propter hoc, è vero, ma a volte sì, prendi francesco bacone e francis bacon o edward hopper e edoardo speranzoso..

    [Rispondi a questo commento]

  10. cruman scrive:

    sicura che non se la avranno a male se li prendo tutti insieme?
    posso metterci anche soren kierkegaard e severino chirchegardo?
    e poi che ne faccio?
    a parte colazione con francis.

    comunque anche io vivo appeso a testa in già avvolto in un poncho fatto con la mia fedina penale. ognuno ha i suoi talenti solo che il mio è proibito in ventisette stati.

    [Rispondi a questo commento]

  11. piquetitos scrive:

    attento ad aggirarti per gotham city dopo le 11 di sera allora, ponchoreporterwithoutborder, potrei palesarmi quando meno te l’aspetti.. ..ed associarmi. che il 27 si annichilisca quanto prima.
    (tra l’altro aggirandoti con hopper e bacon non riusciresti mai a passare ‘inosservato’!..)
    buonagiornata

    [Rispondi a questo commento]

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