Mi ero Riproposto di non Parlare di Politica, ma non ci Riesco Proprio…
16 maggio, 2008 di lupoalburnino
Archiviato in Democrazia e Diritti
Quakche mattina fa, ascoltando “Prima pagina” di Radio 3 per avere notizie fresche fresche prima di comprare il quotidiano, un ascoltatore ha posto una domanda al giornalista di turno, Costa de “Il giornale”: “Non crede lei che con queste elezioni si sia determinato un “vulnus” (testuale parola) nel nostro sistema democratico con la scomparsa di forze di sinistra, di destra e di centro?” Il giornalista Costa in risposta ha detto: “Certo che si è creato un vulnus, ma, caro ascoltatore, il vulnus non è stato calato dall’alto. Il vulnus l’ha determinato il popolo che non ha rinnovato la fiducia a questi partiti che non hanno raggiunto il quorum sufficiente per sedere negli scranni del Parlamento italiano”.

Poiché l’ascoltatore non ha diritto di replica la discussione è finita lì. Io mi ero riproposto di non parlare di politica per cinque anni, ma avrei voluto continuare il discorso con il giornalista Costa per ricordargli che il vulnus è stato voluto da una legge elettorale fatta ad hoc. Calata dall’alto sì, ma da Berlusconi e Calderoli. E’ politica la mia o solo una precisazione ad onore della verità? Comunque sia, vorrei aggiungere una considerazione per avvalorare la mia tesi, lontana e distante da quella del giornalista Costa. Durante questa campagna elettorale ho visto scendere in campo solo pochi candidati. Nella zona in cui abito quasi nessuno, dell’una e dell’altra parte, è venuto ad illustrarci le sue idee e le proposte del suo partito. Nessuno, ma proprio nessuno. Ha imperato la televisione con Berlusconi, Veltroni e qualche altro.
Perché, lo vorrei dire al giornalista Costa, senza voto di preferenza, ai candidati posti da metà lista in poi non interessava nulla fare campagna elettorale, anzi hanno aspettato e basta, senza rimetterci neppure il becco di un quattrino. O la va o la spacca. Per alcuni è andata benissimo: sono stati eletti anche quelli posti oltre la metà della lista. Per altri la frittata non è riuscita bene: non ne è stato eletto nessuno. Con il voto di preferenza la propaganda sarebbe stata fatta porta a porta da tutti. Ci sarebbe stato un impegno massiccio da parte di tutti i candidati, anche dell’ultimo in graduatoria, e nessuno avrebbe potuto automaticamente dichiararsi eletto. Forse si sarebbe verificato lo stesso il vulnus lamentato, ma ci sarebbe stato un concorso di tutti con una propaganda più capillare e diffusa e certamente con una conoscenza più approfondita dei problemi, delle proposte e delle idee dei partiti in gara.

Con il vento che ha spirato e spira molto probabilmente avrebbe vinto ugualmente la compagine di centrodestra, ma non a valanga come è stato. Avrebbe dovuto, il Berlusconi, sudare le famose sette camicie e avrebbe sentito di più il fiato grosso sul collo della concorrenza. Così, con questa legge elettorale, la sua è stata una passeggiata, comoda, lastricata di fiori, vincente, perché la propaganda è avvenuta soprattutto attraverso i mass media, di cui egli è padrone e signore. E’ stata una campagna elettorale “percepita”, non reale.
Scusate se ho dimenticato i miei proponimenti. Ripeto: è politica la mia o precisazione?
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Beh, ma con la stessa identica legge due anni fa vinse il centro-sinistra di Prodi e ci fu una rappresentanza in Parlamento per coloro che oggi ne sono restati fuori.
Attribuire il fatto alla sola legge elettorale non spiega la differenza tra ieri e oggi. Almeno mi pare.
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Caro Fully,
la volta scorsa fu fatta una grande ammucchiata che non ha retto alla prova della governabilità. Se questa volta fosse stata riproposta la stessa Unione i risultati sarebbero stati catastrofici. Non che non lo siano, in verità.
Credo che sia stato un dovere aver costituito il PD, non tanto per alleggerire il Parlamento, ma per non ripetere gli errori fatti e scontati già lungo il percorso del governo. La legge elettorale, soprattutto senza il voto di preferenza, non ha fatto che evidenziare la volontà dominatrice di Berlusconi che ha giocato ad un tavolo facile facile: una sfiducia diffusa verso le forze che hanno governato fino a qualche mese fa e la percezione che alcune emergenze non sono state affrontate con la dovuta energia. C’era poco da stare allegri. Ho detto solo che il voto di preferenza avrebbe messo in moto più energie che certamente si sarebbero maggiormente distribuite sul territorio e forse per il PD in particolare sarebbe stata un’altra cosa. E Berlusconi non avrebbe stravinto. Ma con il senno di poi…
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