Mi Chiamo Marco e Qualcuno Piscia sulla mia Tomba 9


mib2.jpgNell’aprile del 2007 Marco, un ragazzo di Torino, si è infilato un coltello all’altezza del cuore e, contemporaneamente, si è buttato dal quarto piano della palazzina dove abitava. Ha lasciato due lettere dove spiegava il come e il perché; in una delle due spiegava che non aveva studiato perché stava premeditando il suo suicidio.

Per gli strizzacervelli sono segni importantissimi. E’ significativo che abbia scritto ben due lettere e, prima di buttarsi, si sia infilato un coltello all’altezza del cuore. Voleva essere sicuro di riuscire a compiere il suo gesto.
Per l’occasione MenteCritica pubblicò un articolo che tentava di spiegare il punto di vista del ragazzo suicida e fra i commenti lasciati dai lettori vi cito quello di Davide@work che sicuramente rimarrà deluso dagli ultimi avvenimenti:

Appena ho saputo ho provato a mettermi nei panni della madre. E ne sono uscito subito perché mi ha fatto paura.
Che mondo di merda quello in cui nessuno riesce a dire a Marco di tener duro, di fottersene dei fighetti, di capire che sono loro i “diversi”. Fanculo, minorenni o no io li processerei; mica per condannarli, ma per il gusto di metterli di fronte alle loro responsabilità del cazzo. Loro e tutta la mediaset-generation che sta andando a formare il sostrato culturale di questo vecchio, vecchissimo Paese. Praticamente con un piede nella fossa.
Au Revoir

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Il 27 settembre esce la notizia che per l’ennesima volta “non ci sono colpevoli”;vi elenco alcune frasi tratte dalla richiesta di archiviazione:
non c’era un clima omofobico all’interno della scuola”,”ne Marco(o Matteo) era omosessuale”; quest’ultima affermazione scaturisce da immagini femminili rintracciate nel cellulare «che indicano un’univoca attenzione per l’altro sesso».
Qualcuno dovrebbe spiegare al P.M. che i luoghi di ritrovo dei gay pullulano di gente sposata che vigliaccamente millanta eterosessualità, come probabilmente faceva Marco, pur di farsi accettare dal gruppo, perché si sa, non tutti hanno le palle di affrontare la propria condizione di omosessuale anche a causa di certi politici e di certe religioni.

Inoltre ci sono strane precisazioni del P.M. Ad esempio: “Lascia perplessi – è il commento di Borgna – che diventi un’icona gay un ragazzo che non era tale».
Qualcuno dovrebbe spiegare al P.M. che anche Madonna, Lady D, Maria Callas e perfino Raffaella Carrà sono icone gay, dobbiamo dunque pensare che la Carrà sia lesbica, o che il P.M. si perplima a vanvera?

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Inoltre, per precisare, il fatto che i gay abbiano gridato ai quattro venti la loro indignazione per l’accaduto non significa che il ragazzo sia diventato un icona gay, anzi. Per icona gay si intende di solito un esempio da seguire, il più delle volte nel mondo dello spettacolo, non giù dal quarto piano; questo P.M. è davvero fuori strada.
Anche la madre del ragazzo spiega che nell’ultimo anno aveva smesso di raccontare dei disagi e degli scherzi subiti.
Aveva smesso di raccontare, nessuno dice che aveva smesso di subire.
Punto primo: sicuramente i disagi e gli scherzi prima c’erano, lo ha detto la mamma, e lo ha detto anche la vice preside, nonostante il P.M. non se ne sia accorto.
Punto secondo; i fighetti possono tranquillamente continuare a prendere in giro Marco, Michele, Gianna e pure Ludovica, tanto, caro Davide, nessuno li metterà di fronte alle loro responsabilità del cazzo.
Per quel che serve voglio dire a Marco che queste poche e disordinate righe stanno a significare che, nonostante il P.M. Paolo Borgna, per quel che mi riguarda non è morto invano.


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9 commenti su “Mi Chiamo Marco e Qualcuno Piscia sulla mia Tomba

  • Nicolò

    Questo articolo è bellissimo.

    I rimandi agli altri articoli, durante la lettura, mi hanno portato le lacrime agli occhi per la tragicità del fatto, che avevo sentito solo di sfuggita qualche tempo fa, e mi pento di non aver approfondito subito la storia. L'altra cosa che mi mette una tristezza grandissima è il fatto che persone così vengono considerate dalla società di oggi "quelli per bene", i "bravi ragazzi". Purtroppo la vita va quasi sempre condotta nostro malgrado a fianco di persone così spregevoli da nemmeno capire con quanto poco rispetto stanno trattando chiunque gli sia davanti. Ogni diversità è pretesto per trasformare una qualità in un orribile difetto. A volte guardo a loro con rabbia, a volte con pena, dato che sono le uniche sensazioni che mi suscitano comportamenti simili.

    Esseri viventi che per sentirsi realizzati devono avere il Cayenne o sminuire i concorrenti, come insegnano certi esponenti del potere italiano.

    E anche quando capitano episodi come questo, tutti ci passano sopra senza nemmeno pensarci, forse perchè fa troppo male guardare dentro sè stessi e scoprire quanto fa male vedere cosa li hanno trasformati i pomeriggi davanti ai programmi della Maria de Filippi.

    Ciao Marco, ti capisco, anch'io tante volte son stato calpestato. Ma non approvo il tuo gesto. Almeno spero che ciò renda la vita difficile a chi ha causato tutto questo.

  • Silent Enigma

    MiB, non sono proprio deluso, in quel commento prefiguravo un mio convincimento personale sicuramente viziato da emotività.

    Non che abbia cambiato idea, è che nel nostro sistema ci sono certe garanzie sia di merito che procedurali, che rendono necessario perché si abbia reato il profilo del dolo o, in alcuni casi, della colpa. Si chiama principio di colpevolezza.
    Ora, la necessarietà di questo accertamenteo, difficilissimo in un caso come questo, e il susseguente dovere di formulare un’imputazione a coloro che sono indagati (condizione necessaria per richiedere il rinvio a giudizio) porta ad una seconda difficoltà: quella di individuare una fattispecie penale ascrivibile alla condotta materiale tenuta dai presunti responsabili/istigatori.

    Non si può condannare sull’onda delle emozioni, mi rendo conto di essere impopolare ma è così. O meglio, si può fare eccome, ma non in un terreno delicato come quello del diritto penale, che – lo ricordo – si prefissa di incidere sulla libertà personale dei cittadini. Questo discorso, quando i presunti responsabili sono minori (agli effetti della legge penale) merità altresì un’attenzione maggiore.

    Detto questo, io li avrei processati, ma sono talmente compatibili i nostri codici (penale e di procedura) che non ho mai avuto il reale convincimento che si finisse a giudizio.

  • anna

    comprendo l'amarezza , caro Marco, ma era quasi vano credere qualcosa di diverso da quello che hai trascritto , mancando i presupposti fondamentali della colpevolezza di un soggetto da imputare .

    Restano le parole "fesse " nell'eccezione di "vuote" del PM , ma questa è un'altra storia.

    Resta invece nella nostra memoria collettiva questo evento tragico e tremendo . Resta il nostro dovere di fare in modo di sostenere chi si sente debole, diverso a prescindere dall'essere gay,disabile o straniero .

    Resta il dovere di educare questa massa di ragazzi incapaci e rincoglioniti da falsi miti, da educazioni libertine piuttosto che libere, in cui la stupidità non di rado è il comune denominatore.

    La storia di Marco o Matteo è impressa nella mia anima , al punto che pensando a lui nella nostra associazione di Volontariato (Telefono Amico ) assieme all'Arcigay della nostra città , abbiamo preparato un progetto che insegni ai ragazzi l'ascolto , per promuovere il valore della solidarietà,dell’accettazione dell’altro, della comprensione delle diversità, attraverso un approccio culturale aperto e disponibile e l’apertura della forma mentis.

    Forse darebbe gioia a Marco/matteo sapere che la sua sofferenza sarà il riscatto di altre sofferenze.

    Complimenti per il vibrante articolo .

    Anna

  • GdA

    Matteo è un caso archiviato!

    Tenero, delicato, fragile, buono tanto da chiedere scusa, un attimo prima di morire, per i compiti non eseguiti!

    "nessun colpevole"..

    Matteo è ben intenzionato a morire (tanto da uccidersi 2 volte) e il 27 Settembre qualcuno ha il coraggio di scrivere che Matteo è morto "per colpa sua", questo il succo di quell'articolo:L'orrore nel dolore..

    Intanto Matteo muore, solo, nell'ultimo anno aveva "anche" smesso di lamentarsi, di raccontare dei disagi e degli scherzi subiti..

    A me sorge il dubbio che si sia reso conto che "nessuno lo stava ascoltando"..

    Matteo è un caso archiviato: Nessun colpevole!

    Nessun colpevole??????

    (Di fronte a simili avvenimenti, desidero fortemente ed egoisticamente che Dio esista e non per fare Lui "giustizia" ma perchè Matteo, ora, in un mondo "giusto" possa godere della felicità che su questa terra noi gli abbiamo negato!!)

    Luna

  • enzo il bravo

    leggendo, sentendo e condividendo in toto questo stupendo articolo, mi è venuto in mente se fosse possibile riuscire a contattare la mamma di Marco/Matteo e farle leggere tutto quello che qui si è scritto, provato e pensato sulla vicenda che ha coinvolto suo figlio…sicuramente le sarebbe di qualche conforto e le farebbe sapere che non è sola e che di Marco/Matteo noi non ci dimenticheremo mai!

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