Messico e Narcos

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Messico e Narcos" è stato scritto da Miguel Pena

Viviamo in un mondo “sommerso” dai problemi. Uno di essi e’ la droga, affare che genera incredibili guadagni (esentasse) ai narcotrafficanti e a tutti quelli coinvolti nel processo di produzione e spaccio, tra i quali le strutture governative dei vari Paesi.

Vi racconto un aneddoto: qualche anno fa, Armando Carrillo, allora capo del cartello di Sinaloa nel Messico, (chiamato “Il Signore dei Cieli” e poi riportato morto, anche se si dice viva negli Stati Uniti sotto protezione dopo una chirurgia facciale) aveva offerto al Governo Messicano di pagare il debito nazionale a patto di essere lasciato in pace; con questo potete immaginare fin dove può arrivare il potere economico e la sfacciataggine di questi personaggi.

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Quetzalcoatl – Il Dio Serpente
(I lettori veneti sicuramente rideranno)

Oggi vi parlerò precisamente del Messico, Paese che fornisce gran parte della droga che entra negli Stati Uniti d’America attraverso le sue frontiere.
I principali cartelli di narcotrafficanti che dominano il territorio messicano sono due: quello del Golfo, rappresentato da Heriberto Lazcano “El Lazca”, e quello di Sinaloa, rappresentato a sua volta da Ismael Zambada García “El Mayo”. Poi ci sono anche i cartelli di Juárez e Milenio affiliati al cartello di Sinaloa.
Questi cartelli sono feroci rivali che da anni si contendono il territorio seminando centinaia di morti nelle loro lotte; per la precisione, dove abito io, cioe’ a Monterrey (capitale dello stato di Nuevo León), che e’ la capitale industriale del Messico, dall’inizio dell’anno sono morte 94 persone, tra cui il Capo di Sicurezza dello Stato.

Fonti della Procura Generale della Repubblica (PGR) consultate per il settimanale “Proceso” sostengono che i capi dei cartelli si sono riuniti in sette occasioni, fra maggio e giugno di quest’anno. Durante questi incontri hanno raggiunto almeno due accordi di base: fermare la violenza fra le due organizzazioni e delimitare una nuova mappa del narcotraffico con relativa assegnazione di territori per ogni cartello. (Queste informazioni sono state rese pubbliche da un alto funzionario della Procura Generale della Repubblica (PGR) dopo aver ottenuto il completo anonimato).

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Nuova distribuzione di territori

Da questa intervista con l’alto funzionario della PGR risulta che gli alti comandi del Governo Federale sono a conoscenza dei negoziati dei capi dei cartelli; anche la DEA conferma come dato di fatto che il Governo Messicano e’ al corrente di questi incontri, come diffuso dal settimanale “Proceso” dell’1 Luglio 2007.

Altre fonti – vicine all’apparato antinarco del Governo e sempre sotto rigoroso anonimato – che sono al corrente degli annessi dei giri di negoziazioni, assicurano che l’avvicinamento dei capi del narcotraffico comincia a preoccupare sia la Presidenza della Repubblica che la Segreteria di Difesa Nazionale; tali autorita’ stanno preparando una controffensiva in particolare contro gli “Zetas”, il gruppo di sicari piu’ violento del paese, i cui membri provengono dai corpi speciali dell’esercito, accusati di sparizioni di persone, omicidi, sequestri e estorsioni in più della metà del territorio messicano. Questo commando e’ il braccio armato del cartello del Golfo: usano fucili AK47, giubbetti Kevlar, bombe a mano e tutte le tecnologie militari a disposizione sul “mercato”; lasciano anche “firme” per farsi riconoscere come autori dei fatti; quasi tutte le armi da fuoco automatiche espellono i bossoli verso destra o verso l’alto, i sicari modificano la posizione dei bossoli espulsi per far capire che conoscono perfettamente le procedure e disturbare il lavoro dei periti balistici chiamati ad indagare sulla scena del crimine.

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Agenti dell’AFI (Agenzia Federale d’Investigazione)

Casualità (o causalità?), quello che possiamo chiamare il “narcopatto” ed il piano del Governo di attaccare il braccio armato del cartello del Golfo (Zetas) si posizionano temporalmente entrambi alla vigilia della firma di un accordo da parte del Presidente del Messico -Felipe Calderón- con gli Stati Uniti per applicare una replica del Piano Colombia americano.
Questo piano del Governo prevede appoggio finanziario, armi, apparecchiatura aerea dotata delle ultime tecnologie e addestramento da parte di organismi americani per rendere “efficiente” il lavoro delle varie polizie messicane incaricate nella lotta contro il traffico di droghe.
Le stesse fonti riferiscono che nella strategia del governo c’e’ anche un elenco di almeno una decina di narcotrafficanti dove sono inclusi Benjamín Arellano Félix ed Albino Quintero Meraz, pezzi grossi del narcotraffico che potrebbero essere stradati negli Stati Uniti quest’anno.

Secondo dati forniti dall’intelligence del Governo Messicano e da altre fonti che conoscono gli annessi del vertice narco, il patto tra i capi dei cartelli di Sinaloa e Golfo e’ stato sigillato. I rappresentanti delle due organizzazioni hanno deciso di “non penetrare in territori altrui senza avvisare gli alti dirigenti e senza pagare diritto di passaggio”, fattore che scatenava la maggior parte della violenza.
I due cartelli trovarono una soluzione per non scatenare la guerra: consegnare le persone che non rispettano le nuove regole; l’organizzazione pregiudicata, poi, deciderà cosa fare con loro: castigati o condannati a morte”, riferisce un’altra fonte sotto anonimato.

Sempre secondo le stesse fonti, i capi dei cartelli dichiarano che i loro operatori penetrano nei territori tramite l’appoggio di contatti, generalmente poliziotti locali, i quali vengono corrotti o minacciati (l’assassinio di un poliziotto federale viene pagato a 2.000 dollari americani). Inoltre, hanno pattuito una regola inviolabile del narcotraffico: “Bisogna avvertirli di chi sono le persone che trasportano la droga, che tipo di droga si sta’ muovendo e in che quantità”. Aggiungo: “Business is Business”.

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Denaro confiscato ai narcotrafficanti

Lazcano (Cartello di Sinaloa) dichiarò con fermezza: “Mi devono avvisare che sono in giro per il mio territorio, altrimenti li elimino”.

Dopo questo “narcopatto”, nelle ultime settimane la violenza si e’ scatenata nel Paese, specialmente negli stati di Guerrero, Michoacán e Veracruz; secondo un giornalista che ha avuto accesso all’interno dei cartelli, questa ondata di violenza forma parte del patto: i cartelli si sono accordati per fare “pulizia” nelle loro rispettive strutture, quindi l’obiettivo e’ quello di eliminare la gente che non serve o non si adegua alle nuove regole.

Potrei continuare perché c’e’ molto da dire, ma sono già stato molto lungo. Vi racconto l’ultima: io sono in stretta amicizia con una persona che lavora nella Sicurezza Nazionale, e vi posso dire che il Governo sa in ogni momento dove si trovano i “ricercati”, dove abitano e tutti gli indirizzi delle case dove si spostano per questione di “sicurezza” verso i rivali; i figli dei capi frequentano le migliori scuole private, e te li puoi trovare a cena nel tuo ristorante preferito (ovviamente il locale e’ circondato da uomini vestiti di nero a lato di Hummer blindate). Semplicemente, la realtà e’ che se le forze dell’ordine agissero “secondo la legge”, si avrebbe un massacro; d’altra parte chi li protegge e collabora prende molti soldi, anche se rimane “legato” ad un cartello, e quindi sara’ probabile bersaglio dell’altro cartello e con un futuro imprevedibile. Non c’e’ scelta e, secondo me, e’ questo il fattore più importante di tutta questa storia, la paura da una parte e lo strapotere dall’altra: la droga deve arrivare comunque agli Stati Uniti, se non lo fà uno lo farà l’altro, ma il giro d’affari non si fermerà mai. Legge di mercato.Marihuana in Jalisco (Messico)

Quando i giornali scrivono che sono state confiscate due tonnellate di cocaina per far vedere che il sistema funziona, sono passate 10 tonnellate per la frontiera nello stesso giorno, e’ una tassa che pagano i trafficanti per rendere credibile l’operato delle forze dell’ordine e continuare i loro affari indisturbati. E’ ovvio che sono coinvolti anche quelli della dogana americana che a loro volta ricevono dei “bonus” per girare la testa da un’altra parte, pur avendo tecnologie sofisticatissime per il controllo alla dogana: abito a due ore di macchina dal Texas e ci vado spesso, a volte ci controllano anche le impronte digitali prima di passare la frontiera, dipende del livello di “Security Alert” del giorno stabilito dalla Homeland Security.

Il paradosso di tutto questo e’ che mentre i cartelli si mettono d’accordo (così posso girare tranquillo per le strade della mia città), il Governo prepara un attacco contro il cartello del Golfo. In questo momento in cui non c’è più guerra fra cartelli, la guerra sarà tra Governo e narcotrafficanti (che probabilmente si uniranno per difendersi); questo potrebbe diventare un terribile incubo per il Messico, anche perche i narcos non hanno problemi di budget.

Adesso vi lascio perche sto’ vedendo alla finestra degli uomini armati in mimetica nera con passamontagna e giubbetti di Kevlar strisciare verso casa mia……..

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Monterrey 11 settembre 2007

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