Mentre noi stiamo fermi, gli altri camminano. 30


Il problema comune a tutti i paesi dell’Occidente, quale più, quale meno, è la mancanza di posti di lavoro. Non basta un articolo della Costituzione a garantirli, non serve salire sulle ciminiere, né scendere in piazza per averli. S’è dimostrata fallace la previsione secondo cui ci attendeva un futuro post-industriale, fondato tutto sui servizi.

Sulla scorta di una deflagrante crisi occupazionale che ormai sembra lambire anche i paesi più forti dell’area, il rilievo che per ogni posto di lavoro creato nell’industria se ne creino altri due nei servizi, prende piede sempre più convintamente nell’agenda europea. 

Qualcosa forse si sta muovendo verso la reindustrializzazione dell’Occidente. L’uscita dalla crisi probabilmente passerà da qui, dal successo o dall’insuccesso dell’operazione.

Oggi, al settimo anno di crisi, ci si rende conto che, delocalizzando le attività di trasformazione produttiva, si perdono anche le capacità progettuali a queste connesse. Se uno stilista, un progettista, un designer non dispongono del riscontro diretto della produzione, rischiano di perdere in breve tempo le stesse conoscenze applicative, che trasformano la loro creatività in industria.

L’America, l’Inghilterra, la Francia, stanno riscoprendo l’indispensabilità del manufacturing. Giappone e Germania non hanno mai smesso di crederci.

Da noi, quella che ha tutta l’aria d’essere una scelta strategica densa di ricadute sul futuro, sembra non interessare a nessuno. Siamo troppo occupati a guardarci l’ombelico, a inseguire scorciatoie. Del tutto prigionieri dei nostri antichi mali. I soliti:

  • Una classe politica che insegue il proprio tornaconto, senza capacità né voglia di occuparsi della cosa comune.
  • Una Pubblica Amministrazione geneticamente ordinata a vessare il Cittadino; incapace di comprendere come il servizio al Cittadino sia la sua unica, vera, ragione d’essere.
  • Una Magistratura, requirente e giudicante, che non svolge in tempi ragionevoli e con esiti accettabili le sue funzioni. Portata a identificarsi con la Giustizia, dunque a considerare qualsiasi critica come un atto di lesa maestà.
  • Così come il Corpo Docente, nella Scuola, si considera l’incarnazione della Cultura e vede in ogni tentativo di riforma dell’Istituzione un attentato all’Istanza Superiore. Come se i docenti non fossero il mezzo ma il fine del Sistema Scolastico, che invece, fino a prova contraria, è e resta la formazione dei giovani.
  • Un’Informazione legata a paradigmi fatti più per vellicare la pancia che per mettere in moto la testa della platea; sorda all’obiezione secondo cui non giova alla qualità del prodotto finale l’essere finanziati da quello stesso Sistema di cui si dovrebbe essere guardiani e, ove necessario, censori.
  • Un Sistema di Relazioni Industriali fermo, fin qui, all’antica dicotomia Padroni/Operai, entrambi fortemente attardati rispetto ai tempi e alle cose. Un Padronato che per un pugno di dollari ha abbandonato patrimoni di conoscenze e di capacità che non sarà facile rimettere insieme all’occorrenza. Un Sindacato che, con altrettanta superficialità, non non ha fatto nulla per evitarlo; che s’è rifiutato ostinatamente di riconoscere la relazione che lega i diritti dei propri rappresentati alle sorti del Sistema Produttivo.
  • Un Sistema Finanziario che ha snaturato la propria ragion d’essere, spostando il proprio core business all’esterno del Sistema Produttivo; che preferisce i BTP e i Derivati ai Corporate, il rischio finanziario a quello d’impresa.
  • Una popolazione, infine, dove ognuno insegue il suo proprio particulare e mentre l’insegue bestemmia e impreca contro chi lo impiccia, inseguendolo a sua volta, con lamenti del tipo: ma non c’è proprio più nessuno che pensi al bene comune, in questa cazzo di nazione?!

In un paese normale si discuterebbe e ci si dividerebbe sul punto dal quale partire, non potendo fare tutto e subito. Che nelle contingenze attuali non dovrebbe neppure essere troppo difficile da trovare. La centralità del lavoro è tale per cui anche la forza politica più ottusa deve fare un grandissimo sforzo per non sbatterci contro. Un Paese senza lavoro è un paese senza futuro. Ci si aspetterebbe di trovare tutte le forze politiche e le organizzazioni sociali sull’argomento, ciascuna con la sua ricetta.

Così non è. Berlusconi ha annunciato che presenterà una proposta di legge per l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, Bersani sabato 13 è sceso in piazza «contro la povertà», Grillo ha presentato tre disegni di legge su omofobia, coppie di fatto e modificazione di sesso.

E la Rete? Si divide tra chi pensa che si può ribaltare la situazione uscendo dall’Euro a man salva e chi pensa che se si farà si pagherà caro; tra chi vede in Grillo un comico che fa perdere tempo e chi un demiurgo che guiderà la Nazione alla Terra Promessa; tra chi considera la Democrazia Rappresentativa come l’unica praticabile e chi pensa che abbia fatto il suo tempo e sia giunta l’ora della Democrazia Diretta, da esercitare via Internet.

E su come fare per creare nuovi posti di lavoro? Tace.

E le forze sociali che dicono?

Giorgio Squinzi e Susanna Camusso sembrano orientati a valutare l’ipotesi di deporre le armi “E’ finito il tempo degli scontri”, ha detto il leader degli industriali chiedendo al sindacato di “remare nella stessa direzione”. “Posizioni comuni per affrontare le emergenze”, l’auspicio del segretario della Cgil. Parole che Camusso ha rafforzato anche in un’uscita di stamane, quando ha detto che “c’è bisogno di parlarsi per mettere insieme alcune richieste comuni sulle priorità e sulle urgenze”.

Ma il mitico Landini, è d’accordo?

C’è bisogno di un vero progetto per il lavoro in Italia e in Europa. C’è bisogno di un sistema universale di tutele nel lavoro che estenda gli ammortizzatori sociali a tutte le imprese e a tutte le forme di lavoro, che comprenda anche forme di reddito di cittadinanza sia per il diritto allo studio e sia quale sostegno di ultima istanza. C’è bisogno di ridurre gli orari di lavoro, a partire dai lavori più disagiati, e di incentivare l’uso dei contratti di solidarietà per evitare i licenziamenti. Il diritto al lavoro promesso a tutti i cittadini dalla nostra bella Costituzione nei fatti è negato e, in alcuni casi, riemergono discriminazioni della libertà e della dignità delle persone.

Tutto bene, manca soltanto l’indicazione su cosa si debba fare per aumentare i posti di lavoro. Evidentemente il Vero Progetto invocato in apertura, Landini se lo aspetta dagli altri.

Ma da chi?

Qualcuno dice: cazzo, ma da una nuova Classe Politica! Da chi, se no? Fingendo d’ignorare che una nuova Classe Politica non s’improvvisa. Che non basta proclamare che si cambierà tutto. Che bisogna spiegare come, dove, quando, con quali risorse. Soprattutto poi bisogna farlo. In questo senso l’epilogo della rivoluzione arancione e il repentino tramonto dell’astro di Luigi De Magistris, potrebbero insegnare qualcosa.


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30 commenti su “Mentre noi stiamo fermi, gli altri camminano.

  • Doxaliber

    Oggi, al settimo anno di crisi, ci si rende conto che, delocalizzando le attività di trasformazione produttiva, si perdono anche le capacità progettuali a queste connesse. Se uno stilista, un progettista, un designer non dispongono del riscontro diretto della produzione, rischiano di perdere in breve tempo le stesse conoscenze applicative, che trasformano la loro creatività in industria.

    Il problema degli economisti è che ci hanno messo sette anni per capire ciò che un pirla come me diceva cinque anni fa sul suo blog. Quindi: o sono totalmente inetti, oppure totalmente ipocriti. Propendo per la seconda.
    Ora, come ti dico da tempo, non c’è più niente da fare. Ecco perché ho smesso di parlare e di scrivere di politica. Non abbiamo gli uomini, le idee, i mezzi, le capacità di uscirne fuori. O almeno, io non li vedo.

    • fma

      Se non abbiamo né uomini, né idee, né mezzi, né capacità, se l’unica cosa che sappiamo fare è starnazzare, allora periremo e sarà un bene per tutti. E’ ciò che si chiama selezione naturale della specie.
      Ma io non sono così pessimista: vuoi proprio che i pirla si siano dati appuntamenti tutti qui da noi? Malgrado ogni tanto qualche dubbio in tal senso mi colga. 😉

  • GirFalk

    Bene, mi metto alla prova, visto che sennò pare che non gliene frega niente a nessuno (per inciso, GirFalk e Gilda sono la stessa persona. credo). Poi non mi si dica che dovrei tacere su argomenti che non conosco, perche’ una cosa esclude l’altra. (riferito al “cazzo, ma da una nuova Classe Politica! Da chi, se no? Fingendo d’ignorare che una nuova Classe Politica non s’improvvisa.”)

    Premetto che io sono dell’idea che (come aveva già detto qualcuno qui dentro: forse proprio tu, o peppe, o eduardo, o serpiko, o cn) il lavoro bisognerà inventarselo (altro che classe politica…) e che qualsiasi legge decidano di approvare in Parlamento questa situazione secondo me non cambierà di più di una virgola. E sono anche anarco-individualista, quindi alla fin fine della legge me ne fotto e conto sulle mie forze, finche’ non mi abbandonano.

    Dalle informazioni che mi giungono, per esempio, gran parte dei prodotti cosiddetti “made in italy” sono in realtà prodotti altrove e inscatolati in italia. Non credo che ciò sia buono: toglie posti di lavoro e aggiunge costi di “importazione”. A guadagnarci e’ il solo imprenditore che riduce i costi di produzione, a scapito del consumatore e della nazione intera. Quindi una legge che restringa certe manovre non potrebbe fare che bene (potrei stare dicendo una grandissima boiata, che di informazioni facilmente reperibili non ce ne sono molte e io non ho neanche una buona cultura economica. Tuttologa non lo voglio diventare; acculturata “alla greca” magari, ma il percorso e’ lungo e facilitazioni non ne vedo)

    Attualmente non mi sembra che ci siano tante incentivazioni ad aprire imprese, anche solo guardando al panorama che ci circonda: imprese che falliscono o che chiudono battenti, che licenziano il personale, che non riescono a vendere il prodotto. Degenerazioni anche causate da leggi che col lavoro non c’entrano ma il lavoro e il commercio finiscono per influenzarli. Secondo me ci dovrebbe essere un finanziamento alle imprese controllato (non necessariamente dallo Stato), in cui l’ente di controllo verifica il funzionamento o meno dell’impresa in questione evitandone il fallimento qualora vada in quella direzione: l’azienda non ce la fa? Allora si chiudono i battenti, ne’ si lascia fallire ne’ gli si concedono prestiti che poi, una volta fallite, non riescono a ripagare.
    Stessa cosa per i casi opposti: non e’ pensabile che in una nazione ci sia chi non riesce a campare e chi può permettersi 30 inutili ferrari (una, due, tre, forse anche si. ma non 30). La tua azienda va bene? Produce introiti? Bene, non può rimanere un tuo personalissimo guadagno. O devolvi parte degli introiti in eccesso per opere pubbliche che producono posti di lavoro (ovviamente opere pubbliche utili, e qui bisognerebbe definire l’utile) oppure abbassi il prezzo del prodotto rendendolo accessibile a tutti (e guarda caso i prodotti italiani, anche in italia, sono quelli che costano di più). E in italia produciamo troppe robe superflue (vedi ferrari e valentino) e poche cose indispensabili, a livello di grande industria. Cosa che contribuisce ad arricchire il solo imprenditore a scapito della collettività. (farei un copia incolla dell’ultima parentesi del paragrafo precedente, ma credo che tu possa anche andare a rileggerlo)

    Mi risulta che in America ci sia un legame molto più stretto tra università e lavoro di quello che c’e’ da noi. Bene, io lo importerei in italia e lo estenderei anche alle scuole superiori più specialistiche (come istituti tecnici e professionali). L’idea del garzone non e’ male, ma qui in italia e’ sfruttata sempre dagli imprenditori più che dalla collettività. Uno “garzone” lo può essere in tempi di studi e in accordo con la scuola e l’università, ma non e’ accettabile che lo sia in età lavorativa. Ad esempio nel mio istituto, al quarto anno, abbiamo fatto uno stage lavorativo per imparare il mestiere: siamo stati smistati in vari posti di lavoro che avessero un connotato grafico (il mio era un istituo d’arte, che tra l’altro adesso non esiste più). I risultati non sono stati dei migliori. Io, per esempio, sono stata mandata in un negozietto all’interno di un centro commerciale in cui si stampavano le fotografie dei clienti (dalle foto per le tombe alle foto di classe alle foto del viaggio ai caraibi o in abruzzo). Non ho imparato nulla, ho buttato nel cesso due settimane della mia vita a far nulla senza guadagnare nulla ne’ in termini monetari ne’ in termini culturali. Potevano, piuttosto, mandarci all’interno di esercizi commerciali più “validi”, nel senso che avessero un aspetto grafico più professionale. Ho svolto il tutto a Modena, ma nessuno e’ stato mandato ad imparare in un’impresa della Ferrari o della Maserati. Cosa sconcertante. Tra l’altro, i contatti si sono chiusi li’ e non c’e’ stata un’evoluzione realmente lavorativa e professionale dello stage (se non nei crediti acquisiti a livello scolastico… ma chi se ne fotte, oltre i professori?). Stessa cosa vale per i concorsi scolastici, che comunque sono sporadici e di nicchia: a scuola ci hanno fatto progettare scatole per cereali e biscotti, libri per bambini, etichette e confezioni per bottiglie di vino (tutto sempre su ordinazione dei professori)… tutto rimasto all’interno dei nostri idioti progetti, all’interno della scuola, all’interno di un foglio da disegno e giudicati a pura discrezione dell’insegnante senza un metro di giudizio limpido ed obiettivo (a parte più che sporadici casi, che comunque torno a dire NON hanno avviato un percorso formativo e lavorativo più vasto). Io ho vinto un concorso per un’associazione musicale, hanno stampato la mia locandina e mi hanno regalato 100 euro di buono-spesa per la feltrinelli, ma di contatti extra-scolastici neanche l’ombra. In sostanza a scuola, anche qualora ti avviino al lavoro, lo fanno per un lavoro di basso profilo e decisamente non remunerativo per il paese, oppure più semplicemente inconcludente. E’ uno stage di facciata, ma in realtà e’ solo una protesi aggiuntiva della scuola. (anche qui, vedi la suddetta parentesi)

    Anche sull’agricoltura si potrebbe investire di più, anche se mi dicono che già ci sono agevolazioni per chi decide di lavorare nell’ambito ed e’ al di sotto dei trent’anni. In merito, avevo proposto a mio padre di avviare una coltivazione di canapa (di cui noi siamo grandi importatori, e che e’ utile praticamente in ogni ambito dalla cosmetica all’alimentazione al vestiario al cordame alla farmaceutica) ma ho scoperto che la terra in questione sarebbe stata sprecata per un progetto simile, che abbisogna anche solo di terre di bassa qualità. Ergo nun se po’ fa. (anche qui ti invito a rileggere la famosa parentesi)

    E comunque come hai detto anche tu su altri argomenti: senza soldi che vuoi fa?

    Oh, mi dispiace ma per ora non mi viene in mente più nulla. E comunque rimango dell’idea che la carenza più grave e più responsabile e’ quella scolastica. Mo sono curiosa di sapere cosa ne pensi tu, anche oltre ai commenti che sicuramente avrai da fare alle mie parole.

    • fma

      Per costruire una scocca d’automobile bisogna per prima cosa disegnarla pezzo per pezzo, 250/300 pezzi tra grandi e meno grandi. Oggi si fa col CAD. Poi i pezzi bisogna costruirli uno per uno, con tecnologie prototipali, che consentano di ottenere pochi pezzi, a costi contenuti, in tempi brevissimi. Si usano il CAM per la costruzione dei modelli, la stereo litografia, gli stampi in silicone o in leghe a basso punto di fusione… Poi bisogna assiemarli. Vanno testati prima i sottogruppi, quindi la scocca completa; i risultati dei test retrocessi ai progettisti per le modifiche. Le modifiche introdotte vanno testate a loro volta. Ogni pezzo ritenuto idoneo va industrializzato, in modo da poterlo produrre con le caratteristiche di progetto, al minor costo possibile. Modificando il progetto ove questo non sia facilmente industrializzabile.
      Tutto questo lavorio coinvolge ingegneri, tecnici, operai, impiegati … eccetera eccetera. I quali col loro stipendio vanno al supermercato, al cinema, a vedere la partita di pallone. Tutto questo cessa nel momento preciso in cui, per mille e un motivo, la fabbrica di automobili si trasferisce altrove. La buona politica deve avere coscienza di tutto ciò e trarne le debite conseguenze, nell’interesse generale.

  • GirFalk

    Credo che il mio commento sia finito nello spam per la lunghezza. Non ci ho messo ne’ parolacce ne’ termini come riv….ione.

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