Menare il camper l’aia
15 giugno, 2007 di cruman
Archiviato in Cronache Italiane
Il mondo intellettuale progressista è in subbuglio a seguito di una sconcertante notizia che non ha più senso tenere nascosta: mia madre è razzista. Devo ammettere che non è mai stata il faro illuminante della tolleranza umana. Per esempio non può proprio vedere Fernando Alonso.
Non che il pilota spagnolo ne faccia un cruccio personale, ma la situazione aveva assunto sfumature preoccupanti durante il connubio con la scuderia di Briatore, a cui mia madre preferisce di gran lunga un cadavere sull’uscio. Poi ci sono i film dove si menano. Quelli di Bud Spencer, Walker Texas Ranger, Domenica in. Anche in questo caso mia madre elabora preconcetti culturali che per brevità riassumerò con la formula “che schifo”. Ultimamente, però, la situazione è precipitata. Una piccola comunità di zingari si è insediata in un’aia ai margini del paesino di periferia in cui i miei anziani genitori risiedono. L’avvento dei nuovi ospiti ha portato la possibilità di un eccitante scambio culturale e una serie spaventosa di episodi di criminalità. Ogni notte diversi appartamenti vengono visitati (manco fossero musei) da sostenitori del nomadismo dei beni materiali. L’esasperazione degli intolleranti autoctoni ha portato alla istituzione di piccole ronde notturne armate di insonnia da panico. Quello che gli abitanti del posto faticano ad accettare è soprattutto una certa dose di cattiveria e violenza gratuita associate al fenomeno della dislocazione delle private proprietà. Gli espropriatori usano addormentare la gente che dorme con un gas che raramente ha decorso fatale. Svolta la loro attività, durante la quale l’inquilino gasato deve cercare di non svegliarsi altrimenti viene rimandato a letto a ceffoni, gli ospiti usano esprimere gratitudine defecando in salotto ed allontanandosi a 160 all’ora per le vie del paese a bordo dell’auto messa a disposizione nel sottostante garage. Durante quest’ultima operazione, qualche giorno fa, è stato asfaltato un pedone indigeno, all’oscuro degli usi e costumi degli investitori. Purtroppo lo hanno lasciato lì, si vede che avevano fretta. Eppure in bagno c’erano appena stati.

Com’è come non è, i miei anziani genitori vivono soli e nel terrore. Dormono con i lucchetti alle finestre, nonostante non abbiano più l’età per apprezzare un ambiente caldo e umido, nel tentativo di salvaguardare le loro membra e ciò per cui hanno lavorato onestamente una vita.
Quando il giornalista di Studio Aperto chiede a mia madre e ai suoi compaesani che cosa pensano degli zingari, la risposta unanime è “dovrebbero starsene a casa loro”, dimenticando che, in quanto nomadi, si trovano a casa loro un po’ dappertutto. L’intellettuale progressista arriccia il naso un po’ schifato. Lui non tollera gli intolleranti. Pensa che dovrebbero starsene a casa loro. Odia il giornalista perché ha rimarcato l’etnia dei “nemici” e odia mia madre perché fomenta il razzismo dimostrando scarsa comprensione delle contingenze storiche e perché fa di tutta l’erba un fascio (secondo me anche perché lui è tifoso di Alonso). Di contro lui non dimostra comprensione per la vita di mia madre, già di per sé non semplicissima (essendo la mia di madre), resa un inferno senza pace e senza sonno, ma lei certo non scrive un editoriale su questo insano disinteresse e di come l’intellettuale utilizzi tutta l’erba di cui sopra.
Da un certo punto di osservazione l’intellettuale non si può dire che sbagli. I giornalisti spesso più che dare le notizie, le fanno. Certi dettagli fanno di un evento una notizia. Come quando un pitbull sbrana un bambino. Non ci si può certo aspettare di trovare sui giornali “canide afferra ripetutamente con la bocca un cucciolo di uomo” per evitare di fare del razzismo canino. Qualche giorno fa un ragazzo è sparito dopo aver saputo di essere gravemente malato. Il “dettaglio” delle analisi errate ha reso questo fatto una notizia. Se fosse sparito per esami giusti non avrebbe attirato l’attenzione dei media, eppure sempre di un essere umano in grave difficoltà si sta parlando.
Però, almeno nel caso del paesello dei miei, mi sento di difendere i giornalisti. È vero, hanno dato risalto all’etnia delle persone in questione, ma hanno riportato fedelmente un sentimento popolare. Infatti nessuno degli intervistati ha detto “cerco di comprendere le radici socio culturali che hanno portato questa gente a cagare sul divano del mio soggiorno”. No, tutti hanno espresso prima paura poi il rifiuto di accettare, l’intolleranza. I giornali pongono la questione “xenofoba” perché la pone la gente, che sia per ignoranza, razzismo, incomprensione o solo paura.
Tutte cose da combattere. Non tutti hanno le risorse per comprendere, non tutti hanno le basi culturali per andare oltre i fatti. È giusto lavorare per superare questi limiti, ma contro la paura chi combatte? Chi si occupa di proteggere gli indifesi prima di accusarli di razzismo? Allora prima di mollare il bicchiere di Lagavulin e alzarsi dalla poltrona per sputazzare la propria superiorità umana e intellettiva, qualcuno dovrebbe preoccuparsi del perché la gente ha paura. Qualcuno dovrebbe capire e spiegare a chi non riesce a farlo, perché qualsiasi comunità viene attraversata da preoccupazioni e panico appena entra in contatto con gruppi di persone dediti a sopravvivere a danno degli altri, formati da uomini che oltre a delinquere magari sono anche veramente razzisti e detestano mia madre molto più di quanto lei detesti loro anche se non gli ha mai pisciato nel serbatoio del camper.

È vero che il passaggio che porta da singoli episodi al giudicare un intero popolo è figlio di una forma di ignoranza deprecabile, come del resto limitarsi a dare del razzista a chi, a fronte di gravi danni subiti, si permette di dire che non vorrebbe avere a che fare con certa gente, mi sembra solo un sistema per propagandare una supposta superiorità morale (che in quanto supposta…).
Io ho provato a parlare a mia madre di integrazione, ma non dorme lo stesso. Ho provato anche a dire, come fanno spesso questi intellettuali, che anche noi italiani anni fa siamo andati in giro per il mondo a fare danni. Mia madre mi ha risposto: “e quindi io devo farmi prendere a calci nel culo senza protestare per questo? Allora con la stessa logica potremmo mettere tutti i tedeschi in un enorme forno”. Mia madre certe volte ha delle espressioni colorite, ma non sapevo come ribattere e ho finto uno spasmo intestinale (“usa pure il salotto degli ospiti” mi ha detto mia madre). Probabilmente non sono abbastanza intellettuale.
Se la gente finisce per rivolgersi a Borghezio è anche colpa di questi intellettuali sempre pronti a sostenere che la loro intolleranza è lecita, mentre quella degli altri no. Perché ora fa molto controcultura difendere i colpevoli e bacchettare le lamentose vittime. La cosa curiosa poi è che spesso questa controcultura ritiene corretto usare lo stesso sistema “razzistico” per demolire ciò che lei trova sgarbato. Per esempio un prete pedofilo è motivo sufficiente per demolire la Chiesa intera, mentre, chessò, un maestro pedofilo non è un buon motivo per demolire il Ministero dell’Istruzione.
Non si può pretendere saggezza e comprensione da chi già vive nel disagio ed è costretto a subire prepotenze senza capire perché e chi possa aiutarli. Anche per comprendere ci vuole un presupposto di serenità ed equilibrio.
“Quelli sono tutti ladri”
“Voi siete tutti razzisti”
C’è così tanta differenza tra queste due affermazioni? E soprattutto a chi serve questa diatriba? Alla gente che soffre no di certo, all’evoluzione culturale nemmeno.
“Mamma non tutti gli zingari sono così”
“Ma perché non se ne stanno in Zingària?”
“Non esiste la Zingària, mamma”
“Se la saranno rubata!”
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il mio solito racconto per epiteti , ieri prima di pagare la revisione della macchina sono andato alla festa di mia figlia (3 anni) all’asilo, sono di milano e 3/4 sono stranieri di bambini ……
Mia figlia è mezzosangue, però alla consegna simbolica del diploma gli italiani applaudivano i bambini italiani ma non gli stranieri e non viceversa.
Si inizia fin da piccoli per non farci cagare nel salotto o in testa.
ad essere sincero, saranno le mie condizioni, ma non è chiarissimo. Non ho capito se intendi:
opzione numero A
hanno fatto bene a cagare sul divano dei miei dopo avergli portato via tutto perchè è un ottimo strumento di interazione etnica.
opzione numero B
i miei se la sono cercata perchè durante la seconda guerra mondiale (quando cioè erano piccoli) invece di applaudire degli stranieri si preoccupavano solo di trovare qualcosa da mangiare.
opzione numero C
perchè interrompere questa simpatica tradizione di cazziare le vittime e giustificare i carnefici?
spero proprio di non aver capito niente, come in effetti mi capita spesso da quando non sono esattamente in forma
Oi Cruman.. sei troppo uno spasso!
E tua madre, con la Zingaria che è stata rubata.. ahahahhahah!!!
grazie sono imbarazzato (come avrai intuito dal post)
sicuramente l’offesa a spada tratta è come la difesa a spada tratta.
altrettanto sicuramente ci sono culture che per diversi motivi entrano in contatto con altre.
sicuramente ci sono delle leggi da rispettare e valgono sul territorio, a prescindere dalla tua etnia.
sicuramente non esiste una facile soluzione all’integrazione, che sicuramente non è un rogo di nomadi nè una rassegnata rassegnazione dei derubati.
sicuramente tutti (quelli che non abitano vicino un campo nomadi) se ne fregano altamente.
sono finiti i sicuramente e dovrebbero iniziare i condizionali.
non spettano a me.
Quoto in pieno l’articolo di cruman!
Fantastico! E’ tale e quale!
Gran bel pezzo cruman, fa riflettere, ma con brio
Verita` pura, comunque poi qualcuno deve anche spiegare perche` a un certo punto gli zingari hanno cominciato a disinteressarsi di allevamento e mestieri tradizionali e occuparsi solo di furti e danneggiamenti.
Circa 2 anni fa qualche zingaro, dopo aver bevuto qualche bicchiere in un bar, si e` anche vantato di avere rapporti con la mafia (tanto a loro che gli importa, vengono presi si e no una volta su 100).
Credo che in questo momento abbiano funzioni di pre-impoverimento e creazione di situazioni di insicurezza, ovvero sono una specie di battistrada per le successive attivita` dell’onorata societa` (sempre interessata ad allargare il giro d’affari).
Infine i comuni tentano in tutti i modi di far andare i bambini a scuola ma non c’e'` verso, come per altre realta` una soluzione rapida ed efficace sarebbe quella di togliere i figli dalle famiglie dal primo giorno di vita.
Un’altra soluzione interessante sarebbe quella di ricondurli nelle grandi praterie e di farli ripartire con l’agricoltura e l’allevamento di bestiame.