Medici e Obiezione di Coscienza: Ecco un po’ di Dati
22 aprile, 2008 - 13:00 di spes74
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Mi riferisco ad una di qualche tempo fa che mi ha lasciata senza parole. Non che fossi così ingenua da ritenere il contrario, ma leggere queste cose nero su bianco lascia spiazzati.

Questi dati sono sconvolgenti.

Ricordo che è “il rifiuto di assolvere a un obbligo di legge gli effetti del cui espletamento si ritengano contrari alle proprie convinzioni ideologiche, morali o religiose. Colui che pratica tale opzione si chiama obiettore di coscienza. Caratteristica saliente dell’obiezione di coscienza è l’assunzione in prima persona delle conseguenze civili e penali che dall’obiezione derivano“.
Perché trovo questi dati sconvolgenti? Faccio una piccola premessa. Non ho nulla contro l’obiezione di coscienza purché sia realmente tale e non dettata dall’opportunismo. Se non ci si sente in pace con la propria coscienza in un certo ambito o a praticare talune prassi consentite dalla legge credo sia segno di grande coerenza cambiare lavoro.
I medici di cui parla l’articolo lavorano in strutture pubbliche, quindi stipendiati grazie alle tasse che noi contribuenti paghiamo: devono darci un servizio che è un nostro diritto garantito dalla legge se lo richiediamo. Se non se la sentono (per motivi loro che non sto qui a sindacare) vadano a lavorare da un’altra parte oppure si diano al privato: li possono fare quello che vogliono. Magari anche praticare aborti e far sparire l’obiezione di coscienza davanti a tanti bei soldini: nelle strutture pubbliche è gratis ma privatamente… Ops, che cattivella che sono…
La mia malizia nel fare certe affermazioni è supportata da alcuni dati che ho trovato in questo interessante : è di qualche anno fa ma suppongo che la situazione non sia cambiata molto se non in modo peggiorativo. Una dottoressa dichiara: “Lavoro come una bestia. Da noi, all’ospedale San Camillo, si fanno 15 aborti al giorno. Io ho due specializzazioni, dirigo un reparto, ma non guadagno come un altro dirigente. Mi hanno tolto l’impiegato amministrativo. Mi mandano di tutto: stamattina, una cinese al quinto mese con problemi e un’altra con ictus. I colleghi visitano, si fanno pagare duecento euro, e poi le mandano qui. Tanto, ci sono io. [...] Sono ricominciati i «viaggi dell’aborto», come negli anni Settanta. [...] È nato anche un nuovo pendolarismo politico, interno: si va dalle regioni di centro-destra a quelle di centro-sinistra; dalle zone dove c’è obiezione quasi totale a quelle più laiche; dall’ospedale che non ti riceve a quello dove ci sono medici che fanno funzionare la legge. Le donne girano, con il loro problema, con il loro dolore, a cercare chi garantisca un diritto sancito da una legge dello Stato e rafforzato da un referendum popolare“. Un’altra dottoressa dice: “Siamo un po’ masochiste. Mi chiedono: ma chi tè lo fa fare? Rispondo: noi rappresentiamo lo Stato laico e una legge da applicare, un diritto cui rispondere. Non ho niente da eccepire agli obiettori di coscienza, ma non sopporto gli obiettori di convenienza, che sono moltissimi”. Qualche esempio le da ragione. Al San Camillo di Roma due ginecologi sono stati assunti, in quanto non obiettori, per rinforzare il reparto. Ma dopo qualche settimana hanno obiettato e sono stati trasferiti. Al San Giovanni, sempre nella capitale, percorso inverso: otto anestesisti hanno smesso di essere obiettori quando è stato introdotto un gettone per l’interruzione di gravidanza. Dice ancora la dottoressa: “Se fai aborti non fai carriera, non è considerata neppure un’attività medica. E poi sei costretta, in questa situazione di silenzioso sabotaggio, a fare solo quello [...] obiettare, di questi tempi, aiuta, facilita. Ci sono concorsi dove vincono solo gli obiettori. E poi a chi conviene mettersi a lavorare nella fabbrica degli aborti? Non si guadagna. È tutto qui: non si fanno soldi [...] L’aborto è come la prostituzione, può non piacere, ma c’è. Se non lo facciamo noi, lo fanno i clandestini. Sanno tutti che, a Roma, costano dai 2 mila ai 4 mila euro. Sanno tutti dove si fanno. Le donne rischiano di nuovo su un loro diritto [...]“.

Invito tutti a leggere questo articolo, io ho riportato solo le parti salienti. Parla anche di “influenze” cattoliche sulle scelte di alcuni obiettori e credo proprio a ragione veduta. Non dimentichiamo che la donna è stata sempre ritenuta essere inferiore all’uomo, senza capacità propria di pensiero e di scelta, sottomessa ai suoi voleri; quindi, perchè darle facoltà di scegliere se abortire o meno e perdipiù senza che avverta dolore? Oppure, ancora peggio, perchè permettere ad una donna di fare sesso solo per piacere senza procreare visto che quest’ultima è l’unica sua utilità? Cose proprio difficili da capire…
Ho qualche tempo fa che ho sempre avuto una certa difficoltà a capire come un medico, o una qualsiasi persona di scienza, possa anche essere credente. Dopo aver letto questi dati sull’obiezione di coscienza non posso fare altro che rafforzare le mie convinzioni.
Medici e Obiezione di Coscienza: Ecco un po’ di Dati è di













Non sai quanto mi fa arrabbiare leggere cose del genere. La mia opinione è questa: ognuno può avere le idee e convinzioni morali che ritiene più adeguate, non metto bocca sulle idee personali di un altro. Ma questa sua ‘scelta’ non deve farla pesare a me, che richiedo qualcosa di perfettamente legittimo e regolamentato dalla legge. “Le donne girano, con il loro problema, con il loro dolore, a cercare chi garantisca un diritto sancito da una legge dello Stato e rafforzato da un referendum popolare”.
Sei obiettore? Benissimo, vai a fare qualcosa che non si scontri con le tue convinzioni personali.
“Otto anestesisti hanno smesso di essere obiettori quando è stato introdotto un gettone per l’interruzione di gravidanza” no comment. Money…come c’hanno ragione i pink floyd
Riguardo all’ultima parte del tuo articolo (e ora mi guarderò anche il tuo blog):
“Perchè darle facoltà di scegliere se abortire o meno e perdipiù senza che avverta dolore?”
Si è cancellato mezzo commento nella pubblicazione. Scusate le ripetizioni
Riguardo all’ultima parte del tuo articolo (e ora mi guarderò anche il tuo blog):
“Perchè darle facoltà di scegliere se abortire o meno e perdipiù senza che avverta dolore?”
Niente da fare, non riesco a far visualizzare la seconda parte
lasciamo perdere…
Riprendo il commento che ho fatto all’ottimo articolo di Lameduck, poichè credo calzi anche per il tuo, altrettanto ineccepibile…quoto pienamente!!
In merito al ginecologo genovese suicida, un mesetto prima del triste episodio ho avuto modo di sentire durante la trasmissione “Viva voce” su Radio 24, durante la quale si affrontava lo “spinoso” argomento dell’aborto e della pillola RU-486, l’intervento proprio di un ginecologo del Gaslini (sfortunatamente non ricordo se si trattasse del “futuro” suicida…mi informerò), il quale si lamentava di essere ormai l’unico a praticare l’aborto in rispetto della legge 194, contro una fitta schiera di “colleghi” obiettori…per questo tale ginecologo veniva denominato “Erode” e malvisto nell’ambiente ospedaliero e non…solo e abbandonato, mentre raccontava la sua storia incredibile, parlavo con un tono di voce disperato in uno sfogo denotante sconforto e rassegnazione. Ritengo che tutto questo sia assurdo…chi afferma che in Italia non ci siano impedimenti nei confronti delle donne che decidono, dolorosamente, di interrompere una gravidanza dovrebbe fare i conti con le difficoltà oggettive derivanti dal rifiuto opposto da un numero crescente di medici, i quali disattendono i propri doveri, rendendo sempre più complicato accedere ad una assistenza che lo Stato si dovrebbe impegnare a garantire e tutelare.
@Lisa & Cambiamo Pianeta
Grazie per i vostri commenti, mi fa piacere che siate d’accordo con me perchè è un argomento che mi sta a cuore anche se, fortunatamente, non mi sono mai trovata nella situazione.
Nel nostro caso l’obiezione di coscienza nei confronti dell’interruzione di gravidanza è resa lecita dall’art. 9 della legge 194/1978 se posta in essere da personale sanitario ed esercente attività sanitarie che abbiano presentato previa dichiarazione.
Tale causa di giustificazione per esercizio di un diritto è da vedere nell’ottica del tempo, cioè quando l’evoluzione sociale e giuridica ha travolto medici che non avevano ben chiaro che il loro dovere è servire il paziente, non il loro dio; per presentare la suddetta dichiarazione essi avevano un mese di tempo dall’entrata in vigore della legge «o dal conseguimento della abilitazione o dall’assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l’esecuzione di tali prestazioni».
Quindi ora che chi si è formato nelle università del ventennio o della appena nata e già zoppa Repubblica probabilmente è stato sostituito da giovani leve che in teoria dovrebbero aver ben chiaro in testa che le opinioni politiche e la religione del medico non devono influire sulla cura del paziente.
La teoria della democrazia si scontra ancora una volta con la realtà di una società arretrata e con l’arroganza della teocrazia dello Stato del Vaticano che addirittura vuole ampliare l’ambito della cosiddetta obiezione di coscienza anche ai farmacisti della nostra Repubblica.
Come mai un medico testimone di Geova non può lecitamente rifiutarsi di fare trasfusioni e trapianti? Forse perchè quell’art. 9 è stato un modo dato ai medici del tempo di capire cosa si intende con il termine “democrazia” e regolarsi di conseguenza: se vuoi esercitare una professione che spesso si traduce in pubblico servizio devi accettare le leggi dello Stato e trattare tutti i pazienti allo stesso modo, a prescindere da etnia, sesso, orientamento sessuale, credenze politiche o religiose. Se ad un testimone di Geova osservante piace la medicina potrà sicuramente laurearsi ugualmente e poi continuare come ricercatore o come docente e sicuramente non sentiremo gli strali dei suoi fratelli di fede che vogliono imporre il dogma del sangue a tutti, volenti o nolenti (forse anche perchè in questo staterello per vedere ebrei e protestanti in televisione bisogna aspettare le 2 di notte, per gli altri neanche a parlarne).
Attendo le prime condanne per interruzione di pubblico servizio (non per giustizialismo, ma per giustizia) e mi auguro che prima di 20 anni si possa abrogare l’art 9 della legge 194 del 1978.
Credo che se tutti i medici obiettori cambiassero lavoro (visto che cambiargli forzatamente la morale sarebbe un delitto) le perdite sarebbero maggiori dei benefici.
La medicina serve, prima di tutto, per curare; e sono convinto che molti di quegli obiettori lo sappiano anche fare bene.
Per il resto della questione, si intervenga prima di tutto sull’aiuto economico e sociale a una gravidanza inaspettata, così forse il problema della rimozione coatta del nascituro diverrà solo un ricordo.
@Valerio Callegaro: sicuramente non potremmo permetterci che tutti gli obiettori cambiassero lavoro, ma visto come stanno le cose, se essere obiettori avesse un prezzo (come deve essere) come la perdita del lavoro, ci sarebbero MOLTI meno obiettori.
Credo sia il punto dell’articolo di spes74.
Non è detto che chi si ritrova con una gravidanza indesiderata possa cambiare idea a fronte di un aiuto economico, le situazioni sono tantissime e bisogna sempre considerarle tutte.
Il mio auspicio è quello di arrivare ad un’abrogazione dell’art. 9 della legge 194/1978 da effettuare tramite una legge che definisca le modalità ed un termine iniziale d’efficacia molto dilazionato nel tempo (non meno di un decennio, dovendosi considerare anche gli studenti della facoltà di medicina che si troverebbero “travolti” da un simile cambiamento) così che chi davvero non si sente di partecipare ad un aborto possa con calma valutare le varie alternative al servizio sanitario nazionale.
Bellissimo articolo che condivido!!!
Condivido per altro il commento di Lisa:
“Sei obiettore? Benissimo, vai a fare qualcosa che non si scontri con le tue convinzioni personali.”
Quantomeno nelle strutture pubbliche questo mi sembrerebbe la cosa più onesta e coerente. Non è possibile lasciare medici obbiettori che non adempiono al loro dovere, allora quantomeno fossero sempre affiancati da un NON obbiettore che possano prendere il loro posto.
Credo sia indispensabile, almeno per me, sapere se il mio medico circa sia o meno obbiettore di coscienza. Se posso li eviterei come la peste, li lascio a chi ha idee che sono affini con l’obbiezione.
Quando si dice che ci vuol fortuna ad avere il medico giusto, non solo devi trovarlo bravo ma ora anche non obiettore.
Credo che il colmo della violenza psicologica sarebbe quello di impedire ad un medico di essere obiettore di coscienza. Sono dell’opinione che il medico debba salvaguardare la vita, proprio come diceva Ippocrate nel suo giuramento. E’ esilarante anche il fatto che si dica che é inconcepibile che uno scienziato sia credente. Credo che sia vero l’opposto ossia, più ci si addentra nella costituzione della materia e più ci si dovrebbe rendere conto che non esiste solo quel piano. Qualcuno ha detto:” Un po’ di filosofia mi allontana da Dio, un po’ di più mi riporta a lui”. Per chi sa e vuole sapere poi, sono innumerevoli i testi in cui appare chiaro che la visione della scienza contrapposta a quella della fede é antiquata. Vedasi Dio e la scienza di Jean Guitton o cosa pensa la Montalcini dell’aborto. Che l’embrione vuole vivere e cerca disperatamente di difendersi dall’aspiratore che cerca di tirarlo giù si può vedere anche in una ecografia commentata dal Dott. Nathanson. Pertanto, a mio avviso, nessuno può assumere il diritto di eliminare un altro essere umano anche se é un embrione. Ho saputo di diversi casi in cui i bambini Dowun prelevati dall’utero alla 21a settimana non vogliono saperne di morire e vivono anche un giorno o due abbandonati come cani. Quindi benvenga la rianimazione del feto nato vivo. Se la madre non lo vuole ci penseranno le strutture.
Estreya
di “storie” di bambini prelevati dall’utero e sopravvissuti ne ho sentite tante anche io, ma erano “storie” appunto. Fantasie, per essere delicati. Fandonie, direi più volentieri.
Ciò non toglie che il diritto all’obiezione del medico sia sacrosanto. Ma come la mettiamo con un intero reparto ginecologico in cui ci sono solo medici obiettori? I diritti del paziente, a questo punto, dove vanno a finire?
Qualche tempo fa apparse sulla stampa il caso di un aborto terapeutico che era stato deciso per il fatto che al feto mancavano i globi oculari, poiché la bambina nacque viva, ci fu l’interessamento di una famiglia che aveva, fra l’altro, adottato altri disabili e fu adottata anch’ella, solo che il fatto di averla fatta nascere troppo presto ne aveva provocato anche la sordità per cui la bimba era sordo-cieca. Sono rimasta colpita dal fatto che la mamma adottiva dicesse che comunque questo esserino manifestava emozioni a seconda di chi la toccava ed aveva una sua modalità di espressione (esprimeva disagio, serenità a seconda delle situazioni). Quindi io mi chiedo, chi siamo noi per giudicare se la vita che il disabile dovrà vivere sarà o no una vita inutile? Conosco personalmente una ragazza down che svolge diligentemente il suo lavoro presso una bibliotaca ed é in grado di registrare i libri meglio di una persona “normale”. Un’altra signora che conosco ogni volta che la vedo non fa che piangere suo fratello Down (morto più giovane di lei in età adulta), perché gli aveva dato molto. Un altro Down fratello di un’amica ha accudito la madre anziana cambiandole i pannoloni e preparandole da mangiare quando nessuno degli altri fratelli sarebbe stato disponibile a farlo perché impegnati con il lavoro e le rispettive famiglie (magari senza di lui sarebbe finita in un ospizio).
Come si fa a decidere per un altro se é il caso o no che viva? Chi siamo per dare il valore alla vita di un altro individuo? Ci sono persone che nella loro vita sembra abbiano abbracciato la “missione” di far soffrire gli altri, a volte sono dei veri e propri flagelli, distruttori dell’altrui felicità, completamente insensibili e senza scrupoli. Chi sarebbe in grado di dire se hanno più diritto alla vita loro di un handicappato? Eppure, magari, quando nascono la mamma é contenta perché sono “normali”. A volte con la nostra razionalità tentiamo di mettere dei “paletti” alla vità quando sarebbe meglio se le lasciassimo fare il suo corso. E’ anche contraddittorio il fatto che se si ammala gravemente un nostro animale al punto da doverlo sopprimere lo portiamo dal veterinario pregandolo di fare in modo che non si accorga di nulla. Mio marito ad esempio, quando da ragazzo dovette ricorrere a questa soluzione estrema per la sua cagnetta, le fece fare l’iniezione fatale ma volle tenerla in braccio fino alla fine per darle una morte più “dolce”. Sarebbe bene che ci si preoccupasse di rendere più dolce anche la morte dei feti che subiscono l’aborto terapeutico.
Quanto al fatto che riguarda i diritti del paziente, se in un ospedale i ginecologi si dovessero rifiutare in “blocco” per motivi di coscienza, si può sempre andare in un altro ospedale. Di certo non sarà difficile trovare altre anime “pie”.
Aggiungo, cosa non da poco, che sono madre di una bambina disabile grave che spesso dimostra di esere felice di vivere. In diverse occasioni, quando con le mamme di bambini normali parlavo della sua rieducazione così impegnativa (roba da dire mors mea vita tua), qualcuna mi ha chiesto se avrei abortito avendo saputo del suo handicap prima della nascita, mi sono offesa.
Cordialmente
Io non credo che si possa pretendere che tutti i genitori abbiano la forza di mettere al mondo un bambino con seri problemi. Soprattutto fino a quando lo Stato non permetterà a tutti di avere almeno i mezzi (o almeno un sostegno) per poterlo fare. Mi permetto di segnalarti questo articolo, pubblicato su questo sito il 15 giugno 2007: Così Come Sono. Figli Down, Dono e Ricchezza
Non lo trovo giusto. Mi sembrerebbe più logico che un medico obiettore andasse a lavorare in una clinica privata (cattolica) che non in un ospedale pubblico.
Essendo dentro al problema mi rendo perfettamente conto che quando queste cose capitano può accadere, come spesso accade, che uno dei genitori o entrambi vadano fuori di testa (parlo di rendersi conto dell’handicap di un figlio già venuto al mondo). Come si fa a condannarli? Ci vogliono determinazione e nervi saldi, e magari anche un ideale di vita che vada un po’ oltre la visione materialistica della vita stessa, e non parlo di essere cattolici, cristiani o bigotti, parlo di una visione più universale in cui si concepisce che gli eventi non accadono per caso e che anche le esperienze più dure possano essere motivo di crescita. Ho visto coppie separarsi per questi problemi e genitori non riuscire ad accettare i propri figli. E’ anche vero che mi sono interessata di varie religioni e tutte poggiano sulle stesse basi, tutte parlano dei precetti essenziali, non mentire, non invidiare, non uccidere, non sprecare l’energia sessuale. Tutte parlano dell’esistenza dell’anima oltre il corpo. E’ quindi chiaro che chi ha una visione materialista pensi in modo diverso da chi crede che se veniamo al mondo é per poter fare un certo tipo di esperienza che non é uguale per tutti.
Come si fa quindi a pretendere che un medico che ha una visione diversa accetti di interrompere una vita? Non credi possibile che così come una donna potrebbe avere problemi psicologici ad accettare un figlio che non vuole, anche un medico potrebbe avere gli stessi problemi se obbligato a fare una cosa contraria alla sua etica? La psicologia dice che quando una persona é costretta a violare quelle che sono le sue convinzioni più profonde si ha uno stravolgimento dell’identità che porta a gravi conseguenze. Scusa ma mi sembra veramente improbabile che all’improvviso tutti i medici diventino obiettori e col “se” si va poco lontano. Dalle mie parti si dice: “Se mia nonna aveva le ruote era un carretto”.
Comunque grazie della segnalazione, andrò a vedere l’articolo.
La mia non era un’ipotesi: è successo (qualche anno fa) nell’ospedale della mia città che tutti i medici fossero obiettori.
Se una persona ha questo tipo di problemi, mi chiedo, perché fa il medico ginecologo (in un ospedale pubblico)? Come dire: cuoco animalista che si rifiuta di bollire le aragoste vive. Visto che astici ed aragoste sono sempre stati nel menu, sapendo di avere questo problema perché accettare quel posto? (altra esperienza vera, di cui sono stato testimone in prima persona)
Mi rendo conto che non si possa vivere di soli ideali. Però mi chiedo come fanno quelli che inorridiscono al solo pensiero del pianto dell’aragosta a mangiarla solo perché non l’hanno cucinata loro. E anche questo, ammetterai, accade spesso.
Anche se non condivido alcune tue affermazioni apprezzo molto il tuo modo di esporle. Anche perché condividiamo alcuni punti fermi molto importanti. Dalle mie parti si dice: “Se mì nonno c’aveva tre p@##e era un flipper”. Sicuramente meno garbato nella forma ma uguale nella sostanza.
Io sono fra quelle che inorridiscono al solo pensiero del pianto dell’aragosta, infatti non le mangio né cucinate da me né da altri in quanto sono vegetariana, quindi la mia idea sull’aborto é perfettamente in linea col mio modo di essere. Il mondo é pieno di contraddizioni, tipo quelle dei verdi che odiano i cacciatori e magari mangiano la bistecca del vitellino di latte o la gallina allevata nel pollaio. Dal mio punto di vista é molto peggio, anche considerando la filogenesi uccidere un mammifero che un volatile (é più vicino all’uomo evolutivamente), se poi il mammifero lo conosci anche e aspetta tutti i giorni che tu gli porti il cibo (come nel caso di un maiale, un vitello, un coniglio), allora é meglio sparare qualche colpo ai fagiani selvatici, per lo meno non c’é tradimento. Ho conosciuto gente che dopo aver avuto il coniglietto nano si é rifiutata per sempre di mangiare i conigli. Non é curioso che le mamme e le nonne facciano vedere con affetto e compiacimento gli animaletti ai bambini con le solite frasi” Guarda che tenero l’agnellino”, e poi a Pasqua glielo mettano nel piatto? Anche il fatto che quando un bambino é voluto sia festeggiato e vezzeggiato e quando invece non é desiderato lo si abortisca é schizofrenico. Come é paradossale che in un ospedale ci siano quelli che non vogliono il figlio che la vita regala loro e, al contempo, quelli che lo vogliono pe forza (procreazione assistita). Secondo me con la vita non si scherza, non siamo noi a dover decidere quando si e quando no secondo i nostri programmi.
Per cui é anche contraddittorio che un medico la cui missione é di andare incontro alla vita, scelga di sopprimerla. La storia ci insegna che il mondo difficilmente trova il giusto mezzo, deve sempre sperimentare gli opposti, solo i saggi riescono a neutralizzare la legge del pendolo e trovare l’equilibrio, così al seicento barocco sdolcinato e sentimentale é seguito il secolo dei lumi, cui é seguito il romanticismo (di nuovo sentimento), a cui é succeduto il positivismo (fede nella scienza e nella tecnica). Allo stesso modo c’é voluta la rivoluzione sessuale (che ha avuto una funzione importante), per rompere dei tabù e dare una svolta. Ma questo non vuol dire,secondo me, che si possa scopare allegramente senza assumersene le conseguenze perché anche questa rappresenta una condizione diametralmente opposta a quella precedente, una reazione e pertanto neanche qui c’é equilibrio e giustizia. Il fatto che molti medici si rifiutino di praticare aborti forse potrebbe voler dire che siamo al momento della svolta. Per i saggi niente avviene per caso. Io credo che sarebbe il momento di dare il giusto valore al sesso che in tutte le culture spirituali era considerato Sacro il che non vuol dire non farlo ma farlo bene. E se gli uomini vogliono fare i trapanatori folli, che facciano qualche corso di tantra e apprendano la ritenzione del seme. Chi “vibra” con l’Essere non può andare d’accordo con chi “vibra” con l’avere come i francescani non potevano andare d’accordo con la Chiesa opulenta, come gli introversi hanno difficoltà ad andare d’accordo con gli estroversi perché l’uno non é in grado di capire l’altro e potremmo andare avanti fino a domani con gli esempi. Per questo ognuno deve essere lasciato libero di fare le scelte che più gli si addicono (secondo la propria coscienza), medici compresi.
il rispetto dell’individuo viene prima dei rispetti di genere: ognuno dovrebbe essere libero di avere una propria coscienza e di agire in base a quella, uso il condizionale non a caso, e suggerire di cambiare lavoro a un medico che non pratica l’aborto è una roba che non si può sentire.
Possiamo far così: se uno si iscrive a medicina gli facciamo compilare un modulo sulla sua inclinazione religiosa, se è cattolico lo giriamo subito a teologia o in seminario, ogni materia scientifica cmq gli deve essere preclusa.
Dall’altra parte anche io ritengo schifoso il sistema mafioso contro cui si trovano a combattere i ginecologi abortisti, ma non è solo quello a generare tante obiezioni… state sottovalutando che molti medici diventano (nel corso della carriera) antiabortisti semplicemente perché è disgustoso (o orribile) praticare in continuazione aborti.
Chiudo con questa domanda: se davvero pensate che l’obiezione non è lecita… dunque, per coerenza di pensiero, quando passerà il DDL sicurezza i medici dovranno denunciare per forza gli stranieri clandestini?
Io obietto.