Medici e Obiezione di Coscienza: Ecco un po’ di Dati

Mi riferisco ad una notizia di qualche tempo fa che mi ha lasciata senza parole. Non che fossi così ingenua da ritenere il contrario, ma leggere queste cose nero su bianco lascia spiazzati.

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Da AdnKronos: “Il 60% circa (59,5%) dei ginecologi italiani attivi in strutture che effettuano l’interruzione volontaria di gravidanza è obiettore di coscienza. Con punte del 92,6% in Basilicata e dell’80,5% del Veneto. E percentuali più basse in Calabria (39,9%) e Valle d’Aosta (20%). Questi gli ultimi dati disponibili, elaborati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) nel 2005 e poi inviati al ministero della Salute per la relazione sull’applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Altri dati, a livello nazionale, non sono disponibili. [...] se è vero che in Basilicata più di 9 ginecologi su 10 sono obiettori, e in Veneto lo sono l’80%, percentuali elevate si riscontrano anche nelle Marche (78,4%), nel Lazio (77,7%), in Puglia (76,8%) e in Provincia di Bolzano (74,1%). Quasi in tutte le regioni italiane il numero dei ginecologi obiettori è maggiore rispetto a quello dei colleghi che effettuano gli aborti. Sotto il 50% si attestano solo, oltre a Calabria e Valle d’Aosta, i ginecologi della Provincia di Trento (44,4%), dell’Abruzzo (44,3%), della Campania e della Sicilia (44,1%), e della Sardegna (45,7%). A livello aggregato, la maggiore concentrazione di ginecologi anti-aborto si trova al Centro Italia (70,3%), seguito dal Nord (63,5%), dal Sud (52,9%) e dalle Isole (44,3%). [...]“.
Questi dati sono sconvolgenti.

Ricordo che obiezione di coscienza è “il rifiuto di assolvere a un obbligo di legge gli effetti del cui espletamento si ritengano contrari alle proprie convinzioni ideologiche, morali o religiose. Colui che pratica tale opzione si chiama obiettore di coscienza. Caratteristica saliente dell’obiezione di coscienza è l’assunzione in prima persona delle conseguenze civili e penali che dall’obiezione derivano“.

Perché trovo questi dati sconvolgenti? Faccio una piccola premessa. Non ho nulla contro l’obiezione di coscienza purché sia realmente tale e non dettata dall’opportunismo. Se non ci si sente in pace con la propria coscienza in un certo ambito o a praticare talune prassi consentite dalla legge credo sia segno di grande coerenza cambiare lavoro.

I medici di cui parla l’articolo lavorano in strutture pubbliche, quindi stipendiati grazie alle tasse che noi contribuenti paghiamo: devono darci un servizio che è un nostro diritto garantito dalla legge se lo richiediamo. Se non se la sentono (per motivi loro che non sto qui a sindacare) vadano a lavorare da un’altra parte oppure si diano al privato: li possono fare quello che vogliono. Magari anche praticare aborti e far sparire l’obiezione di coscienza davanti a tanti bei soldini: nelle strutture pubbliche è gratis ma privatamente… Ops, che cattivella che sono…

 

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La mia malizia nel fare certe affermazioni è supportata da alcuni dati che ho trovato in questo interessante articolo su Vita di donna: è di qualche anno fa ma suppongo che la situazione non sia cambiata molto se non in modo peggiorativo. Una dottoressa dichiara: “Lavoro come una bestia. Da noi, all’ospedale San Camillo, si fanno 15 aborti al giorno. Io ho due specializzazioni, dirigo un reparto, ma non guadagno come un altro dirigente. Mi hanno tolto l’impiegato amministrativo. Mi mandano di tutto: stamattina, una cinese al quinto mese con problemi e un’altra con ictus. I colleghi visitano, si fanno pagare duecento euro, e poi le mandano qui. Tanto, ci sono io. [...] Sono ricominciati i «viaggi dell’aborto», come negli anni Settanta. [...] È nato anche un nuovo pendolarismo politico, interno: si va dalle regioni di centro-destra a quelle di centro-sinistra; dalle zone dove c’è obiezione quasi totale a quelle più laiche; dall’ospedale che non ti riceve a quello dove ci sono medici che fanno funzionare la legge. Le donne girano, con il loro problema, con il loro dolore, a cercare chi garantisca un diritto sancito da una legge dello Stato e rafforzato da un referendum popolare“. Un’altra dottoressa dice: “Siamo un po’ masochiste. Mi chiedono: ma chi tè lo fa fare? Rispondo: noi rappresentiamo lo Stato laico e una legge da applicare, un diritto cui rispondere. Non ho niente da eccepire agli obiettori di coscienza, ma non sopporto gli obiettori di convenienza, che sono moltissimi”. Qualche esempio le da ragione. Al San Camillo di Roma due ginecologi sono stati assunti, in quanto non obiettori, per rinforzare il reparto. Ma dopo qualche settimana hanno obiettato e sono stati trasferiti. Al San Giovanni, sempre nella capitale, percorso inverso: otto anestesisti hanno smesso di essere obiettori quando è stato introdotto un gettone per l’interruzione di gravidanza. Dice ancora la dottoressa: “Se fai aborti non fai carriera, non è considerata neppure un’attività medica. E poi sei costretta, in questa situazione di silenzioso sabotaggio, a fare solo quello [...] obiettare, di questi tempi, aiuta, facilita. Ci sono concorsi dove vincono solo gli obiettori. E poi a chi conviene mettersi a lavorare nella fabbrica degli aborti? Non si guadagna. È tutto qui: non si fanno soldi [...] L’aborto è come la prostituzione, può non piacere, ma c’è. Se non lo facciamo noi, lo fanno i clandestini. Sanno tutti che, a Roma, costano dai 2 mila ai 4 mila euro. Sanno tutti dove si fanno. Le donne rischiano di nuovo su un loro diritto [...]“.

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Invito tutti a leggere questo articolo, io ho riportato solo le parti salienti. Parla anche di “influenze” cattoliche sulle scelte di alcuni obiettori e credo proprio a ragione veduta. Non dimentichiamo che la donna è stata sempre ritenuta essere inferiore all’uomo, senza capacità propria di pensiero e di scelta, sottomessa ai suoi voleri; quindi, perchè darle facoltà di scegliere se abortire o meno e perdipiù senza che avverta dolore? Oppure, ancora peggio, perchè permettere ad una donna di fare sesso solo per piacere senza procreare visto che quest’ultima è l’unica sua utilità? Cose proprio difficili da capire…

Ho detto qualche tempo fa che ho sempre avuto una certa difficoltà a capire come un medico, o una qualsiasi persona di scienza, possa anche essere credente. Dopo aver letto questi dati sull’obiezione di coscienza non posso fare altro che rafforzare le mie convinzioni.

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spes74 Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

Non sai quanto mi fa arrabbiare leggere cose del genere. La mia opinione è questa: ognuno può avere le idee e convinzioni morali che ritiene più adeguate, non metto bocca sulle idee personali di un altro. Ma questa sua ’scelta’ non deve farla pesare a me, che richiedo qualcosa di perfettamente legittimo e regolamentato dalla legge. “Le donne girano, con il loro problema, con il loro dolore, a cercare chi garantisca un diritto sancito da una legge dello Stato e rafforzato da un referendum popolare”.
Sei obiettore? Benissimo, vai a fare qualcosa che non si scontri con le tue convinzioni personali.

“Otto anestesisti hanno smesso di essere obiettori quando è stato introdotto un gettone per l’interruzione di gravidanza” no comment. Money…come c’hanno ragione i pink floyd :D

Riguardo all’ultima parte del tuo articolo (e ora mi guarderò anche il tuo blog):
“Perchè darle facoltà di scegliere se abortire o meno e perdipiù senza che avverta dolore?”

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Si è cancellato mezzo commento nella pubblicazione. Scusate le ripetizioni :)

Riguardo all’ultima parte del tuo articolo (e ora mi guarderò anche il tuo blog):
“Perchè darle facoltà di scegliere se abortire o meno e perdipiù senza che avverta dolore?”

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Niente da fare, non riesco a far visualizzare la seconda parte :D lasciamo perdere…

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Riprendo il commento che ho fatto all’ottimo articolo di Lameduck, poichè credo calzi anche per il tuo, altrettanto ineccepibile…quoto pienamente!!
In merito al ginecologo genovese suicida, un mesetto prima del triste episodio ho avuto modo di sentire durante la trasmissione “Viva voce” su Radio 24, durante la quale si affrontava lo “spinoso” argomento dell’aborto e della pillola RU-486, l’intervento proprio di un ginecologo del Gaslini (sfortunatamente non ricordo se si trattasse del “futuro” suicida…mi informerò), il quale si lamentava di essere ormai l’unico a praticare l’aborto in rispetto della legge 194, contro una fitta schiera di “colleghi” obiettori…per questo tale ginecologo veniva denominato “Erode” e malvisto nell’ambiente ospedaliero e non…solo e abbandonato, mentre raccontava la sua storia incredibile, parlavo con un tono di voce disperato in uno sfogo denotante sconforto e rassegnazione. Ritengo che tutto questo sia assurdo…chi afferma che in Italia non ci siano impedimenti nei confronti delle donne che decidono, dolorosamente, di interrompere una gravidanza dovrebbe fare i conti con le difficoltà oggettive derivanti dal rifiuto opposto da un numero crescente di medici, i quali disattendono i propri doveri, rendendo sempre più complicato accedere ad una assistenza che lo Stato si dovrebbe impegnare a garantire e tutelare.

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@Lisa & Cambiamo Pianeta
Grazie per i vostri commenti, mi fa piacere che siate d’accordo con me perchè è un argomento che mi sta a cuore anche se, fortunatamente, non mi sono mai trovata nella situazione.

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Nel nostro caso l’obiezione di coscienza nei confronti dell’interruzione di gravidanza è resa lecita dall’art. 9 della legge 194/1978 se posta in essere da personale sanitario ed esercente attività sanitarie che abbiano presentato previa dichiarazione.
Tale causa di giustificazione per esercizio di un diritto è da vedere nell’ottica del tempo, cioè quando l’evoluzione sociale e giuridica ha travolto medici che non avevano ben chiaro che il loro dovere è servire il paziente, non il loro dio; per presentare la suddetta dichiarazione essi avevano un mese di tempo dall’entrata in vigore della legge «o dal conseguimento della abilitazione o dall’assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l’esecuzione di tali prestazioni».
Quindi ora che chi si è formato nelle università del ventennio o della appena nata e già zoppa Repubblica probabilmente è stato sostituito da giovani leve che in teoria dovrebbero aver ben chiaro in testa che le opinioni politiche e la religione del medico non devono influire sulla cura del paziente.
La teoria della democrazia si scontra ancora una volta con la realtà di una società arretrata e con l’arroganza della teocrazia dello Stato del Vaticano che addirittura vuole ampliare l’ambito della cosiddetta obiezione di coscienza anche ai farmacisti della nostra Repubblica.
Come mai un medico testimone di Geova non può lecitamente rifiutarsi di fare trasfusioni e trapianti? Forse perchè quell’art. 9 è stato un modo dato ai medici del tempo di capire cosa si intende con il termine “democrazia” e regolarsi di conseguenza: se vuoi esercitare una professione che spesso si traduce in pubblico servizio devi accettare le leggi dello Stato e trattare tutti i pazienti allo stesso modo, a prescindere da etnia, sesso, orientamento sessuale, credenze politiche o religiose. Se ad un testimone di Geova osservante piace la medicina potrà sicuramente laurearsi ugualmente e poi continuare come ricercatore o come docente e sicuramente non sentiremo gli strali dei suoi fratelli di fede che vogliono imporre il dogma del sangue a tutti, volenti o nolenti (forse anche perchè in questo staterello per vedere ebrei e protestanti in televisione bisogna aspettare le 2 di notte, per gli altri neanche a parlarne).
Attendo le prime condanne per interruzione di pubblico servizio (non per giustizialismo, ma per giustizia) e mi auguro che prima di 20 anni si possa abrogare l’art 9 della legge 194 del 1978.

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Valerio Callegaro

Valerio Callegaro’s avatar

Credo che se tutti i medici obiettori cambiassero lavoro (visto che cambiargli forzatamente la morale sarebbe un delitto) le perdite sarebbero maggiori dei benefici.

La medicina serve, prima di tutto, per curare; e sono convinto che molti di quegli obiettori lo sappiano anche fare bene.

Per il resto della questione, si intervenga prima di tutto sull’aiuto economico e sociale a una gravidanza inaspettata, così forse il problema della rimozione coatta del nascituro diverrà solo un ricordo.

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Francesco Orsenigo

Francesco Orsenigo’s avatar

@Valerio Callegaro: sicuramente non potremmo permetterci che tutti gli obiettori cambiassero lavoro, ma visto come stanno le cose, se essere obiettori avesse un prezzo (come deve essere) come la perdita del lavoro, ci sarebbero MOLTI meno obiettori.
Credo sia il punto dell’articolo di spes74.

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Non è detto che chi si ritrova con una gravidanza indesiderata possa cambiare idea a fronte di un aiuto economico, le situazioni sono tantissime e bisogna sempre considerarle tutte.
Il mio auspicio è quello di arrivare ad un’abrogazione dell’art. 9 della legge 194/1978 da effettuare tramite una legge che definisca le modalità ed un termine iniziale d’efficacia molto dilazionato nel tempo (non meno di un decennio, dovendosi considerare anche gli studenti della facoltà di medicina che si troverebbero “travolti” da un simile cambiamento) così che chi davvero non si sente di partecipare ad un aborto possa con calma valutare le varie alternative al servizio sanitario nazionale.

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