Meccanica dei Rapporti Piccanti

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Meccanica dei Rapporti Piccanti" è stato scritto da Comandante Nebbia

Piccante.
Sono anni che uso questo aggettivo solo ed esclusivamente in relazione al provolone. Alla gastronomia a base di peperoncino, da buon campano, è riservato l’aggettivo “forte” che nella nostra vulgata si associa al salame, al soffritto (un piatto a base di cuore, polmone e frattaglie varie con pomodoro, alloro e peperoncino), agli spaghetti aglio e olio e così via.

Ma non è solo per questo che il costrutto “rapporti piccanti” mi suona così desueto, così retrò. E’ proprio perché in italiano nessuno più dice rapporti piccanti da oltre trent’anni ormai.

Credo che questo aggettivo, se non per il provolone e il peperoncino (nel resto d’Italia, però, perché qui, ho già spiegato, si dice “forte”) si sia arenato sulle locandine dei film di Renzo Montagnani, Edwige Fenech, Alvaro Vitali, Nadia Cassini e Michela Miti. I film “piccanti” dei primi anni settanta quando facendo vedere un bel culo o un paio di tette si cercava di far uscire l’Italia dal provincialismo bigotto di marca democristiana e farla entrare nell’Europa moderna e progressista di stampo socialista con tanto di tappa d’arrivo ad Hammamet.

Piccante, quando non è riferito al peperoncino, è un aggettivo ingiallito, decrepito, da vecchi. Ora si dice “scopare“, “trombare” se si è in società, “fottere” o “chiavare” se si è al bar a fare i galletti con gli amici o le sgallettate con le amiche.
Lo stesso “fare l’amore” è tramontato con le illusioni pacifiste degli hippy anni 70 e ora lo dicono solo le persone come me che erano giovani a quei tempi e non sono riuscite a piazzarsi in parlamento o al senato (nel qual caso si passa di filato a “fottere” e “chiavare” che, si sa, quello è un ambientaccio peggio del bar).

E’ un po’ per questo che quando ho ascoltato l’intervista del nostro Leader, la perifrasi “rapporti piccanti” mi ha fatto tenerezza, quasi che sessualità del Caudillino, il suo concetto di trasgressione, di peccato, di relazioni torbide, si sia fermato a quei film di tetta e culo di cui abbiamo parlato prima.
Ma voi ve lo immaginate mentre, con una ragazzina qualsiasi, parla di “rapporti piccanti”? Che pena.
E fa pena non solo per questo. Mi fa pena perché uno come lui a cui, per grazia di Dio e di Bettino, non manca nulla nella vita, uno che ha a che fare con i potenti del mondo, che si può comprare quello che vuole, che ha il potere di adattarsi la legge addosso come facciamo noi con un vestito, sia finito a mischiarsi con Gino “‘o cinese”, uno che compra i motori rubati, fa scippi, spaccia pellame e ha una panda (colpa gravissima ed inemendabile).
Stavolta è peggio di quando  lo beccarono a piazzare mignotte a telefono.

E’ proprio vero che la carne è debole, ma è anche più vero che certe cose sono da vecchio rincoglionito più che vizioso.
E per questo, più che per ogni altra cosa, il Caudillino andrebbe cacciato dal posto di comando e relegato alla dorata vecchiaia che ad ogni coglione nel nostro paese è riconosciuta per diritto costituzionale e regolamento parlamentare.

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