May 13: A Frozen Fish Dream 4


Da qualche parte in questo mondo sterminato, in uno dei cento mari che lo avvolgono di una coltre di acqua sapida e spumosa, sotto le stelle di notti senza fine e la luce del sole che avvampa la pelle, c’è un piccolo pesce, immerso nel blu profondo, lì dove giunge solo il brivido che gela e la pressione implacabile dell’abisso. Lui non sa perché non è nato fra i colori brillanti della barriera corallina o perché gli è toccato di essere pesce invece che uccello. Forse avrebbe preferito potersi mostrare in un trionfo di armonia e grazia e volteggiare libero sullo sfondo di un cielo infinito. Invece è nato pesce dell’abisso. Di carne fredda, condannato alla silenziosa solitudine e al buio perenne.

Però, in uno di quei fragili sogni che anche creature così elementari fanno, brevi guizzi di coscienza che sfavillano nella corteccia cerebrale e aprono varchi di coscienza abbaglianti come una finestra spalancata sul mattino, ha visto una signora dal viso illuminato nei complessi viraggi del cobalto le cui mani conducono silenziosa salvezza. L’ha vista scrivere parole che gli altri non comprendono, passeggiare muta nelle spiagge d’inverno, soffrire per l’abbandono e per le piccole crepe che si aprono nella sua speranza.

E così, per quelle leggi della natura che pure esistono rimanendo inesplicabili, ballando la danza delle particelle al ritmo imprevedibile dell’entropia, due esseri così diversi e così distanti si sono incontrati nella sottile dimensione del sogno dove non esiste la gravitazione e le batterie dei cellulari durano per sempre perché nessuno gli ha spiegato il principio della conservazione dell’energia. In qualcuno dei mille dipartimenti che governano la fisica di questo universo, che pur esistono rimanendo misterioso il loro ufficio, la pratica è stata annotata e la funzione descrivente il fenomeno accuratamente tracciata. Il suo integrale tra −∞ e +∞ è uguale a 1  e, in corrispondenza dell’origine degli assi, spicca verso l’alto in quella che sembra una freccia del tempo scoccata dal nulla.

Chiunque, guardandola, penserebbe ad una distribuzione di Dirac e forse lo è. Ma forse no, perché in uno dei mille dipartimenti che governano quello che c’è oltre la fisica di questo universo, che pur esistono rimanendo oscuro il loro ufficio, danno un nome diverso. Un nome scritto con piccole lettere lucenti che, a volte, si accendono improvvise per spegnersi, subito dopo, come faville.


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