Marzo


Il primo amore di mia figlia si chiama Sebastiano. L’ha confessato sottovoce alla madre, ieri sera, mentre stava per mettersi a letto. Sebastiano è un bambino magro, dai capelli neri e la pelle scura. Quando sorride ha i denti bianchi e gli occhi allegri.

Da qualche tempo, nei giochi che faccio con la mia bambina, era comparso un piccolo cavallo di plastica dal colore grigio, la criniera al vento e le zampe protese in un balzo orgoglioso e forte. Questo cavallo si chiamava anche lui Sebastiano. A volte l’ho rapito e lei è corsa a liberarlo, colpendomi e gridando di rabbia nella furia del gioco. Ci ha messo tanta forza e impeto che io, il distruttore di città, ho provato il fremito sotterraneo delle antiche paure.

Ora che l’aria si è fatta più dolce e vedo l’erba rifiorire, ora che gli uccelli annunciano l’affacciarsi di Sole quando ancora il mio emisfero è rivolto altrove, ora che è possibile sedersi e socchiudere gli occhi alla luce senza che il Freddo disegni piccole figure brillanti sul dorso delle mani, ora guardo mia figlia e la vedo turgida come la gemma di un fiore di ciliegio, profumata della vita che conduce in sé e pronta a prendere la strada che la porterà lontano.

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi.
Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi. Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.