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Mariastella Disse Qualcosa di Sinistra

21 ottobre, 2008 - 16:00 di  
Archiviato in Bacio della Buonanotte




Condividi Mariastella Disse Qualcosa di Sinistra. diabolicomarco ti ringrazia.
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L’ho sentita l’altra sera sul TG1 della notte, mentre cercavo il telecomando per spegnere la tv.
Questo Governo sembra essere un governo di sinistra per come ha a cuore i bisogni della gente”

Ovvero ai governi di destra non stanno a cuore i bisogni della gente, di solito.

Oppure, la sinistra non reagisce più, tocca fare tutto a noi. La destra, il centro, la sinistra…




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Ieri leggo sul Corriere della Sera che Mariastella ha rifiutato le classi ponte, mentre il PD le aveva proposte prima ancora della Lega. Sta veramente più a sinistra di loro!

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Comments

34 Risposte a “Mariastella Disse Qualcosa di Sinistra”
  1. e vai con Maria Stella.
    è in parlamento dal 96, quando aveva solo 23 anni. Non lo sapevo.
    Che brava.

  2. stupendo fotomontaggio…

  3. simona_rm scrive:

    “…sebra essere un governo di sinistra per come ha a cuore i bisogni della gente”
    Hanno gettato la maschera!

    La Gelmini a fianco a Stalin ci sta proprio bene.

    • Adetrax scrive:

      Basta che non si faccia crescere i baffi, a me il detto donna baffuta sempre piaciuta non mi ha mai convinto del tutto.

      Battuta a parte, che dalla posizione a 90 gradi sia trascesa in un’ipotetica pronipote di Stalin, mi sa un po’ di satira.

      Probabilmente è solo perplessa perchè la dicitura classe ponte non è nuova e non le suona bene; non appena troverà una denominazione più appropriata tornerà sulla retta via che ora ha sicuramente smarrito (spesso capita anche a Bossi) :-)

  4. F.Maria Arouet scrive:

    Se, putacaso, appurassimo che le classi ponte, nella variante Gelmini della mozione Cota, non sono di destra, ma di sinistra, la Nostra, che le sostiene, avrebbe tutte le ragioni per dirsi di sinistra.
    Perché i confini tra le cose di destra e quelle di sinistra sono più spesso tracciati dalle etichette che dai contenuti.
    Senza considerare l’eterogenesi dei fini, per cui uno fa una cosa pensando che sia di sinistra ed ottiene un effetto di destra.
    E viceversa.

  5. ilBuonPeppe scrive:

    Infatti il governo Prodi sembrava un governo di destra…

  6. lastrega scrive:

    madò… nell’articolo linkato leggo 45-50 milioni di € per le supplenze *____*
    siamo in un momento di moltiplicazioni seriali di identità
    se powel va con obama la gelmini può dire cose di sinistra
    il problema è veltroni da fazio :|

  7. Gunnar scrive:

    E perché ami Veltroni non dovrebbe andare da Fazio?
    Si possono dire molte cose su Veltroni ma non sipuò dire che non mantenga una sua personale e, direi anche coraggiosa, coerenza. Mi sbaglierò, non sono particolarmente informato sul veltronismo, ma non vedo all’orizzonte molti politici che abbiano la corazza sufficientemente dura da reagire all’annichilimento che deriva dallo scontro con il berlusconismo.
    Comunque c’ una cosa che mi lascia davvero perplesso, una domanda che mi pongo al di sopra di tutte: Per quanto tempo “a sinistra” si continuerà a parlar male della sinistra?
    Ogni stronzata che si fa a destra per il solo fatto di essere fatta a destra si dà per scontato che sia una cosa degna di biasimo e neppure se ne parla. Ogni volta che qualcosa si fa a sinistra invece se ne parla male prima ancora che abbia fatto effetto.
    A proposito di critica…

    • diabolicoMarco scrive:

      Per quanto tempo “a sinistra” si continuerà a parlar male della sinistra?

      Fino a quando ce ne sarà bisogno.
      Io non credo che Veltroni abbia chissà quale corazza. In ogni caso ha perso, miserabilmente. In questo Paese in cui il calcio è legge l’unica cosa utile non l’abbiamo mai imparata: quando una squadra perde e perde e perde si manda a casa l’allenatore e se ne prende un altro.

    • Carlo Fronteddu scrive:

      Veltroni è quel grand’uomo che permise al signor B. di poter trasmettere su scala nazionale con le sue emittenti da guerriglia post piduista, facendo mancare il numero necessario di voti durante il voto della legge salva-berlusconi n°2, perché e solo perché potesse continuare a piazzare uomini del PCI su Rai Tre, alla faccia della coerenza, l’uomo tutto popolo e rivoluzione.

  8. lupoalburnino scrive:

    Ho visto il Tg3 delle 14.30. La Gelmini e il cav. in conferenza stampa. Lei tutta impettita accanto a cotanto uomo quasi a dire: “Ma avete guardato bene? Lo vedete quest’uomo che mi sta accanto? State attenti a come parlate!” Non l’avesse mai fatto intendere che subito il cavaliere, suo difensore come don Chisciotte della Mancia: “Le università sono dello stato. La loro occupazione è una violenza. Chiamerò il ministro Maroni e gli impartirò le disposizioni perchè siano sgombrate”.
    Mi è piaciuto tanto che stavo per baciarlo sullo schermo. Mi sono trattenuto a stento. Poi sono uscito e un amico mi ha detto: “L’hai visto Berlusconi sui TG? Che piglio! Questi sono gli uomini di cui abbiamo bisogno in Italia”.
    Si, me ne sono andato con una profonda gioia nel cuore.
    Finalmente l’uomo della Provvidenza!

  9. Carlo Fronteddu scrive:

    DiabolicoMarco sei un genio dei foto-montaggi! :mrgreen:

  10. Gunnar scrive:

    Chiedo venia. Davvero mi rammarico di non conoscere così profondamente i fatti di recente storia politica italiana da soffrirne molto.
    Tuttavia mi sembra di ricordare una combriccola di massoni nella Milano da bere che si stavano bevendo l’Italia intera e nessuno muoveva un dito. Forse era quella la vera questione.
    Tuttavia in quel momento, se la memoria non mi gioca brutti scherzi, anche in quelle circostanze si davano pugni a sinistra e non a destra.
    La destra non l’aveva prima e non ce l’ha adesso una storia edificante da raccontare. Forse Veltroni si e con lui una miriade di persone, note e non, che hanno sempre pensato che la politica non si fa solo con i proclami ma anche con le azioni.
    Dopo di che agendo si può sbagliare.
    Ma non è vero che picchiando chi sbaglia si corregge l’errore.
    E non è vero neppure che cambiando allenatore la squadra possa vincere. Soprattutto quando l’allenatore ha le armi spuntate, quando tutti quelli che gli stanno intorno vogliono fare gli allenatori pure loro e s’incazzano se l’allenatore vero chiede silenzio.
    E poi dov’erano gli ipercritici quando si fecero le primarie per scegliere il “conductor” della sinistra?
    E infine dov’erano tutti i supporter quando si è dovuto votare sul serio?
    Quelli che non hanno votato la sinistra sinistra non hanno avuto poi il coraggio di votare la mezza sinistra solo perché conteneva qualche decina di “teodem”?
    Credo che ci sia qualcosa che non torna.
    Pur di non avere il Berlusca e la Gelmini e qualche altro losco figuro al governo sarei andato a letto con Dipietro.
    Il fatto è la democrazia non si costruisce con la rivendicazione continua degli errori fatti (e sono sempre gli altri a fare gli errori…). Semmai si corregono, in fretta, con chiarezza, con un minimo di analisi e tanta pragmatica azione costruttiva.
    C’è stato un tempo, nella mia vita precedente, in cui mi toccavano i cosiddetti consigli di classe due o tre all’anno (a seconda del ministro). Ebbene ricordo molto bene quelle lunghe sedute per decidere l’alchimia migliore per non dire apertamente che Gigetto era un asino incorreggibile e doveva essere fermato.
    Ricordo che con la 4a A più di un terzo dei colleghi era destrorsa. E con la 4a B invece i colleghi erano tutti sinistrorsi. Ebbene sapete che accadeva in 4a? Accadeva che il consiglio iniziava alle 17:00 e finiva alle 19:00 per tutti i ventisette studenti. Con chiarezza, con semplicità, con la certezza che ogni docente aveva fatto il proprio lavoro correttamente e non in due ore di consiglio ma in tre (o quattro, oppure in otto) mesi di lavoro con prove, interrogazioni, esercizi, analisi e valutazioni continue. Un lavoro che non avrebbe potuto essere minimizzato, esorcizzato o ridimensionato in alcun modo da due ore di consiglio.
    Sapete che accadeva nella 4a B è presto detto: il consiglio iniziava alle 17:00 e alle 23:00 si stava ancora discutendo su un altro gigante della cultura e sul disastro dell’intellighentia contemporanea, sull’impoverimento culturale dovuto alla mancanza di autocoscienza della classe medio borghese che non aveva fatto propri gli insegnamenti del socialismo storico nutrito alla fonte dell’hegelismo e del marxismo più puro, si discuteva di alunni ma si parlava con rivendicazioni continue di Gramsci, si discuteva di un compito andato male l’ultimo giorno di scuola e quindi un peccato veniale da curare con massicce dosi di fiducia per non disturbare l’animo spinto al riconoscimento della passione che animava il cuore puro della collega o del collega…
    Ogni volta che a sinistra si discute di qualcosa mi si arriccia la pelle e mi viene l’orticaria. Tutti parlano di tutto e nessuno conclude mai con una proposta che sia una proposta. E anche quando ciò accade, anche quando si è deciso e si è votato e si deve solo agire ecco che salta su un altro e dice che sarebbe il caso di fare una “profonda riflessione” perché un qualche altro soggettivissimo motivo è spuntato nella sua testa e bisogna rifletterci su altrimenti si corre il rischio di scissione, di porte sbattute in faccia e di nuovi mal di pancia in curabili.
    Non so voi ma preferisco una decisione presa e un errore fatto ad una indecisione continua e perenne, comoda e senza rischi apparenti.
    E perdonatemi la franchezza.

    • Fully scrive:

      In due parole: “saper decidere”.
      Ho capito bene?

    • diabolicoMarco scrive:

      In tutta onestà non ho ben capito. Se, come suggerisce Fully, intendi dire “saper decidere” mi sembra un discorso opposto a quello della Gelmini ma che significa lo stesso. Ovvero “decidere” è di destra tanto quanto “preoccuparsi della gente” è di sinistra. Mah…

  11. Fully scrive:

    Il commento di Gunnar qui sopra è parecchio appuntito. Non fa sconti e dice molte verità.
    Lui ha portato un’esperienza personale, io vorrei citare un fatto più noto a molti.
    Quando Cofferati si mise di traverso alla riforma dell’articolo 18 e portò in piazza uno (o forse due) milioni di lavoratori venne osannato: aveva saputo decidere su una questione di principio. Ma quella era opposizione al governo B. e decidere, dall’opposizione, è sempre più facile che non dal governo.
    Mesi dopo Cofferati venne eletto sindaco di Bologna e tra le sue priorità mise la lotta all’illegalità, e tentò di dare una ripulita colpendo alcuni abusi o illegalità compiuti anche da parte dei “suoi”, da chi lo aveva votato. Successe un putiferio e venne tacciato di “decisionismo” (come fosse una qualità negativa), si coniò per lui il termine di “sindaco-sceriffo”.
    Intervistato da Lucia Annunziata sul “come mai?” rispose più o meno così (cito a memoria): “quando si governa la cosa più importante è saper decidere: prima si ascoltano le istanze di tutti, ci si dà un tempo per analizzare i pro e i contro. Poi arriva il momento che qualcuno deve prendersi la responsabilità di decidere. Nel decidere si può far bene o far male. Ma mai tanto male quanto lo si può fare non decidendo. Se poi con onestà intellettuale si scopre di non aver fatto le scelte giuste ci si fa da parte e si lascia spazio ad altri che sappiano fare di meglio”.
    Ecco, io penso che alla sinistra oggi manchi un Cofferati.

    PS – Complimenti per il fotomontaggio, diabo.

  12. Gunnar scrive:

    Ricordo anch’io la vicenda dello sceriffo-sindaco. Insomma non si tratta solo di una curiosità di vita vissuta. Il mio racconto voleva essere un archetipo comportamenale su cui ragionare.
    Negli ultimi trent’anni la sinistra ha fatto tutte le capriole possibili pur di farsi detestare dall’opinione pubblica. Quella stessa opinone pubblica che poi si fa abbindolare dallo squadrismo pseudo-culturale dei panzer di mediaset.
    Il fatto è che “a sinistra” si si riesce ad accettare il fatto che l’opione pubblica è un luogo assurdo dove non esiste il pensiero ma solol’emozione. La gente non è l’essere pensante è una massa informe che segue vie istintive di comportamento e spesso si tratta di vie già segnate, dall’abitudine, dall’imitazione, dell’effetto alone, dall’empatia, insomma da tutto tranne che dal raziocinio. E se poi quel po’ di raziocinio che resta è ulteriormente addomesticato dall’abbrutimento dottrinario di un apparato mediatico scaltro e sottilmente e violentemente persuasivo allora qualsiasi argomentazione si possa fare “a sinistra” è destinata a morire sul nascere.
    Occorre un colpo di genio, più che un novello cofferati, Un colpo di genio che si diffonda come un virus e che appaia come un catalizzatore essenziale in grado di mettere d’accordo ogni singola anima bella che si trovi dalla parte della giustizia sociale, della libertà di pensiero e della fantasia culturale, tollerante e accolgiente dell’intelletto sano e incondizionato.

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