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Marco Pantani: Forse Dobbiamo Riscrivere la Storia

13 gennaio, 2008 di Sara  
Archiviato in Cronache Italiane

Marco Pantani arriva all’apice della carriera vincendo nel ‘98 sia Giro che Tour. Nel ‘99 vince 4 tappe, si appresta a vincere il giro. Il 4 giugno, la sera, poche ore prima del controllo antidoping, Pantani incontra Candido Cannavò, parlano di progetti di beneficenza. Poi il controllo dell’ematocrito: prima Pantani, ufficialmente risultato con 52.3, poi Savoldelli, 49.9, e infine Gotti, 49.2.
La mattina dopo è il putiferio: viene data la notizia, c’è grande delusione per il pirata, capace di grandi imprese sempre e comunque.

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Si vocifera che i ciclisti prendano un prodotto che “scioglie” il sangue rendendolo meno denso. A Pantani, quella sera, non avrebbe fatto in tempo a fare effetto, tant’è che i valori di ematocrito sono decrescenti. Savoldelli è secondo, ma si rifiuta di indossare la maglia rosa per protesta. La indossa Gotti che poi vince il giro. Pantani diventa il “dopato d’Italia”. Incombono la depressione e la droga. Muore per suicidio il 14 febbraio 2004 per un’overdose da cocaina. Questa è la storia che conosciamo tutti, ma potrebbe non essere la vera storia.

La mamma di Pantani, Tonina, è andata lunedì 10 dicembre alla trasmissione di Rai 2 “Ricomincio da qui” affermando che la storia è diversa, e chiedendo la riapertura del caso.
Ecco alcuni stralci…
Il primo episodio losco avvenne nel ‘95, quando Pantani si ruppe tibia e perone nello spaventoso incidente: in teoria non avrebbe più potuto correre, quindi l’assicurazione doveva versare un premio miliardario. Qualcuno (la mamma e il cugino in trasmissione non specificano chi) cercò di gettare fango sul pirata perché l’assicurazione non lo pagasse.
Poi c’è la vicenda legata al controllo del 4 giugno (la notizia verrà data il 5 giugno).
La mamma dice che Renato Vallanzasca le ha raccontato che nel mondo delle scommesse clandestine si sapeva già che il pirata non dovesse vincere. Dice che gli aveva telefonato un siciliano esortandolo a non puntare su Pantani, perché non l’avrebbero fatto vincere, ma bensì su Gotti o su Jalabert.
Poi la mamma accusa Cristina, moglie di Marco, che si sarebbe approfittata di lui senza aiutarlo, e la manager (Manuela Ronchi), che l’ha allontanato dalla famiglia e dagli amici d’infanzia per inserirlo in un giro di conoscenze “più adatte a lui”. Inoltre la manager, appena Marco è morto, ha scritto un libro su di lui: “un uomo in fuga. La vera storia di Marco Pantani.” La mamma dice che quel libro è pieno di bugie.

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Infine c’è il grande giallo legato alla sua morte. Lui era in un albergo a Rimini quel 14 febbraio.
Ricordo che le indagini hanno archiviato il caso per suicidio in 55 giorni (la media italiana è di due anni). Quella mattina, verso le 10:00, Pantani chiama la reception chiedendo di mandare la polizia. E’ salita una ragazza, nessuno apre la porta della sua stanza, lei va in quella di fianco, telefona e un uomo le dice che non serve niente. Poi Pantani richiama preoccupato la reception alle 10:30, chiedendo per quale motivo non fosse ancora arrivata la polizia. La ragazza risale e sente bisbigliare. Marco muore alle 11:30. Durante l’autopsia trovano nel suo stomaco una dose di cocaina 6 volte superiore al tollerabile. Inoltre la mamma dice che Marco è pieno di graffi in faccia, due segni triangolari dietro all’orecchio sinistro, graffi sul collo. Nella sua stanza vengono trovate due confezioni di cibo cinese vuote (a Pantani non piaceva il cibo cinese), e, nell’autopsia nel tratto digerente, non trovano niente se non il pane in cui era contenuta la cocaina.

Il 15 febbraio la stanza viene divelta, distruggono tutto, anche i sanitari del bagno.
Inoltre i dipendenti dell’albergo lo trovano alle 20:00 perché aprono la porta della sua stanza. Ma il dubbio della mamma è: “Perché hanno aperto la porta dato che quell’hotel non aveva il servizio di ristorazione, quindi Marco non sarebbe dovuto scendere a cena?”. In più, un medico è stato autorizzato a prelevare un campione del cuore di Pantani. Perché?
Infine, pochi giorni dopo l’uscita della biografia della Ronchi, Pregnolato -massaggiatore e grande amico del pirata- querela Manuela Ronchi e dichiara:
«Aldilà di quello che viene scritto su di me, di cui si sta occupando il mio legale, l’avvocato Federico Cecconi, al quale ho già fatto pervenire le fotocopie dei passi in cui mi sento offeso, credo che la vicenda Pantani sia ben diversa da come viene raccontata in questo libro. L’intenzione era sicuramente quella di raccontare la storia di Marco, ma la realtà è stata tradita. E credo che questo libro non salvi la faccia a Marco. Non voglio aggiungere altro, devo riflettere e voglio consultare il mio legale, con il quale mi incontrerò la prossima settimana. Di sicuro nel cuore ho sensazioni di rabbia e di dolore. Cosa chiedo? Che mi venga riconosciuto un danno morale che darò sicuramente in beneficenza, ma non certo alla Fondazione Marco Pantani diretta da Manuela Ronchi»
Insomma, tanti dubbi, tanti interrogativi…Un giornalista francese, Philippe Brunel, ha scritto “Vie et Mort de Marco Pantani”, in cui confuta la tesi ufficiale e fondamentalmente riapre il caso.

Il problema è: perché a nessuno dei giornalisti italiani è venuto in mente di indagare a fondo? Peché tutti sono stati pronti ad affondarlo (in pole position Candido Cannavò, direttore della Gazzetta main sponsor del Giro), ma nessuno si è posto ulteriori domande? Perché un giornalista francese? Perché la magistratura ha archiviato il caso così celermente?
Chissà se un giorno si saprà la verità…

Marco Pantani oggi avrebbe compiuto 38 anni.

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Comments

5 Risposte a “Marco Pantani: Forse Dobbiamo Riscrivere la Storia”
  1. luca scrive:

    Cara Sara come vedi nessuno commenta questo tuo articolo, forse gli manca il coraggio. Io ho sempre scritto e detto che Pantani lo hanno usato come capro espiatorio ma mi son beccato solo tante offese.
    Senza Il Pirata il ciclismo non è più lo stesso ed io non mi appassiono più e cambio canale.
    Poi qualsiasi appassionato di gialli, che io mi diletto a scrivere, vedendo i sanitari spaccati e neppure un graffio sulle mani del cadavere, ci penserebbe due volte prima di dire che è stato un suicidio.
    Vedi quando sei sulla cresta dell’onda sono tutti amici, ma quando vai giù rimani solo! L’unico che lo difendeva era il grande Adriano de Zan ma è più comodo puntare il dito e accusare.

    [Rispondi a questo commento]

  2. Clelia scrive:

    Ciao,

    sono Clelia Notarbartolo e faccio parte dell’Associazione Culturale C.T.A.S., associazione priva di scopo di lucro che si occupa di teatro.

    Dal 7 al 10 febbraio debutteremo con il nostro nuovo spettacolo “In polvere – Marco Pantani: ascesa e distruzione di un dio” al Teatro Studio Frigia Cinque di Milano (via Frigia 5). Saremo poi in scena con lo stesso spettacolo anche al Teatro Studio Uno di Roma (via Carlo della Rocca 6) dal 27 febbraio al 2 marzo.

    Avendo molto a cuore la figura di Marco e volendo dare il maggior risalto possibile alla sua vicenda, ci fareste cosa molto gradita se poteste divulgare l’informazione.

    Naturalmente voi tutti siete invitati a vederlo.

    Per qualsiasi informazione e per prenotare potete rivolgervi ai numeri e alle mail in coda.

    Sperando in un riscontro positivo, vi ringrazio e vi invio i miei saluti.

    Per CTAS
    Clelia Notarbartolo
    329.6038595
    clectas@yahoo.it

    Presidente e regista CTAS
    Alessandro Veronese
    333.4417641
    alectas@yahoo.it

    Teatro Studio Frigia Cinque
    Via Frigia 5 – Milano
    tel/fax 02.719096 – 348.2903851
    info@quintedicarta.it

    Teatro Studio Uno
    Via Carlo della Rocca 6 – Roma
    320.2143405
    prenotazioni@studiounoteatro.it

    [Rispondi a questo commento]

  3. Dj bisteck scrive:

    mia zia angelina era stata per pantani come una seconda madre lui era molto amico dei miei parenti io alla sua morte ho pensato come può suicidarsi un’uomo cosi intelligente e con la testa a posto come lui a suicidarsi lo so sono ancora un po troppo piccolo per criticare ma se le pratiche venissero riaperte io sarei pronto a scommettere che il mitico panta come lo chiamavo io è stato assassinato non è possibile ma anche qei cretini che hanno chiuso le pratiche perchè si vede che c’è sotto qualcosa pantani era un grande non può essere dai lui era “il dio del cilismo”come si fa lui no non si doppava lui era qualcosa di indescrvibile grazie “panta” delle emozioni che ci hai regalato sarai sempre nel nostro cuore !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    [Rispondi a questo commento]

  4. Pirata84 scrive:

    Non si è suicidato….non ci crederò mai….MAI!!!
    Si sarà dopato come gli altri ma sn sicuro che l’hanno venduto…l’hanno incastrato….il valore dell’ematocrito può essere alterato semplicemente scaldando la provetta per pochi secondi su un fornelletto…
    Ti ricordo che quel 5 giugno Marco poteva rifiutarsi di fare quel controllo per vari motivi…..i controllori arrivarono in grave ritardo,nn gli fecero scegliere la provetta come prevede il regolamento…basta aver inserito poco anticoagulante nella provetta e il valore si altera…
    E’ stato un capro espiatorio perchè alla gazzetta e alla federazione faceva comodo “beccare” il più forte,quello che vinceva troppo….l’errore del Pirata è stato solo uno:la sua troppa generosità….agli amici diceva che doveva passare per primo sulle montagne perchè c’era la gente che lo aspettava per vederlo passare per primo…è stato troppo generoso…

    Cmq Marco non è morto….lui c’è ancora e continua a vivere nei ricordi di chi lo ha amato veramente!!!

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  5. lupoalburnino scrive:

    Caro Luca, i commenti si fanno quando si presume che si possa intervenire per dire cose note e nuove. Ero un tifoso di Pantani, ma non sono mai andato al di là del tifo. Dei suoi fatti personali non mi sono mai interessato, perchè non mi interessavano. Ho letto molto sui giornali della sua vita più come gossip che per conoscere l’uomo. E credo che come me abbia fatto la maggior parte degli italiani. Poi, si è parlato di doping e coca, e quel mondo ed altri mondi ne sono pieni. Riccò e Piepoli si sono dopati e l’hanno riconosciuto. Personalmente un giudizio non sono capace di darlo. Che poi sia rimasto addolorato per la sua tragica scomparsa si, ma non riesco ad andare oltre…

    [Rispondi a questo commento]

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