Marchionne, il Pene Lungo e le Grandi Tette

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Marchionne, il Pene Lungo e le Grandi Tette" è stato scritto da Comandante Nebbia

A noi italiani l’esibizione priapica di virilità e le grandi tette piacciono. Se qualche lettrice dal seno da cerbiatta si è sentita raccontare da un Ganimede che lui preferisce il seno a coppa di champagne, sappia che il losco figuro mente con il solo intento di trombarla. Se così non fosse, la signora Marika Fruscio sarebbe corsa a farsi fare una mastoplastica riduttiva per prevenire prevedibili disagi alla colonna vertebrale.

Per l’ammirazione dell’uomo forte, non è nemmeno il caso di riesumare il mascellone buonanima. Basta pensare, per esempio, al pallido emulo di Arcore, a Umberto Bossi che della consistenza del pene eretto ha fatto una questione politica o a Antonio Di Pietro che nell’immaginario di tanti ha recitato il ruolo del Giustiziere della Notte con la terza elementare. Il che, in molti, ha largamente agevolato l’identificazione.

Marika Fruscio: nel caso non bastasse, l’immagine può essere ingrandita cliccando qui

Questa attitudine, tipica delle culture represse e sottosviluppate, conduce continuamente a ricercare donne dalle ghiandole mammarie ipertrofiche alle quali dedicare piacevoli momenti di autoerotismo e uomini d’acciaio ai quali, intimamente, ispirarsi.

In queste ultime settimane, Sergio Marchionne è entrato di prepotenza nella mente degli italiani. Non mi riferisco, ovviamente, agli onanisti compulsivi, anche se non me la sento di escludere aprioristicamente questa eventualità, ma a coloro che vedendo qualcuno maltrattare qualcun altro, nel profondo del proprio animo, silenziosamente, godono.

La fascinazione per il grande manager non è esclusiva del popolino, ma fa preda anche nell’intellighenzia. Giuseppe Cruciani, uno dei nomi emergenti del giornalismo italiano, destinato probabilmente a diventare una versione in sedicesimo di Giuliano Ferrara (e non solo per questioni di massa), si compiace di raccontare, troppo spesso direi, di ammirare Marchionne al punto di possederne un busto ( per quanto, la vera notizia non sarebbe che Cruciani ha un busto di Marchionne, ma che qualcuno ha pensato di produrlo e di commercializzarlo. Sarei felice di analizzare i trend di vendita di questo curioso oggetto).

Sull’operato di Marchionne come A.D. della Fiat sospendo ogni giudizio, non ho titoli per esprimermi. Lascio fare alla Storia che ha ampiamente dimostrato di saper distinguere il grano dal loglio.
Sul problema in generale, però, ho qualche riserva. Leggo in giro che il costo del lavoro incide sul costo finale di una Fiat per un’aliquota fra il 7 e l’8%. E’ evidente che i problemi di competitività della casa automobilistica torinese non possono fare perno esclusivamente sul mutamento delle condizioni contrattuali con i suoi operai. La Fiat, in Italia, soffre dei problemi di cui soffriamo tutti nel vivere e produrre in una nazione che tassa il costo del lavoro, impone balzelli predatori sui ricavi che riesce ad accertare, tralascia bellamente la persecuzione degli evasori accontentandosi di elemosine una tantum, alimenta un apparato statale elefantiaco e paurosamente inefficiente, soffoca la ricerca e non investe nella qualità. Gli stessi uomini di governo, datori di lavoro della pletora di dipendenti pubblici, plaudono all’operato di Marchionne, ma si guardano bene dal proporre strette contrattuali di quel tenore agli statali.

Aldilà del meschino piacere che si può provare nel pensare che la Fiat taglierà il numero delle pisciate giornaliere degli operai per colpire gli assenteisti, i possibili benefici che possono derivare da un’azione così dirompente mi sembrano poca cosa rispetto al cataclisma che si sta mettendo in atto.
Ho il sospetto che gli obiettivi a medio termine di Marchionne e dei vasti interessi che egli  rappresenta siano altri. La sua opera devastatrice di capitalismo machista, oltre a solleticare l’animo dei repressi sta aprendo scenari incontrollabili la cui gestione, in un paese sano, dovrebbe essere oggetto di concordato sociale e non dell’azione prepotente di una sola delle parti.

Pochi di noi, molti anni fa, furono in grado di immaginare quale devastante cambiamento avrebbe introdotto nella vita del nostro paese la gestione criminale della flessibilità del rapporto di lavoro e le esternalizzazioni. L’abuso cieco del contratto a progetto ha innescato una bomba a orologeria il cui scoppio è fissato nel giorno nel quale milioni di precari arriveranno all’età della pensione e non avranno di che sostenersi.
Lo scardinamento di Marchionne mi appare in linea con oscuri processi già in evoluzione e ho paura che questo influenzerà il numero delle pisciate giornaliere di tutti noi. Compresi quelli che, ora, godono lisciando il busto del grande manager.

N.d.A:  In linea con quanto affermato nelle prime righe di questo contributo, le illustrazioni a corredo del testo sono del tutto pretestuose. Le signore che leggono non si sentano offese e abbiano a concedermi un po’ della loro illuminata comprensione.
Con affetto e ammirazione per tutte voi.

vostro
Comandante Nebbia

grande ammiratore del seno da cerbiatta

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