Di questo passo dove andremo a finire? 10


Il popolo chiede più informazioni, cosa encomiabile, ma se i media gli rispondono proponendogli emozioni e gossip lui li accetta e non fa una piega. Non si dice che dovrebbe fare la rivoluzione, ma premiare i mezzi di informazione più sobri a scapito dei più cialtroni, questo almeno potrebbe farlo. No. Se mai il contrario.

E allora viene il dubbio che si chiedano più informazioni sull’onda dell’antico slogan “più informazioni più potere”, ma in realtà si cerchino emozioni e conforti. Che i media si comportino come si comportano non per protervia ma per diretta conoscenza dei propri fruitori finali, dei quali fino a prova contraria sono l’espressione.

Nasce il sospetto che l’informazione che si cerca sia solo quella utile a sostenere le proprie convinzioni, da non approfondire più di tanto, per non correre il rischio di imbattersi in incongruenze che potrebbero ingenerare dubbi e mettere in confusione.

I media lo sanno e si limitano a proporre il solito gioco delle parti, buono per attizzare lo spirito di campanile e fare tiratura. Sorvolando sul merito, il cui approfondimento complicherebbe il lavoro e non interesserebbe nessuno.

Col risultato che si sa cosa ne pensano Calderoli e De Magistris, ma non i motivi per cui i rifiuti di Napoli si smaltiscono per strada, secondo prassi consolidata, da vent’anni e passa. Né aiuta a far luce l’intemerata del cardinale Sepe (( fonte )). Ohibò, Eminenza!

Così ci si stupisce che i pesi della manovra finanziaria ricadano ancora una volta sugli stessi, i lavoratori dipendenti e i pensionati, che già pagano le tasse, e se ne trae motivo d’indignazione. Come se fosse possibile lasciar fuori dalla manovra i pensionati, quasi 17 milioni per 235 miliardi di €/anno e i lavoratori dipendenti, pressappoco altrettanti, per altri 425 miliardi di €/anno.

Sarà pure iniquo tirare in ballo sempre loro, ma come si fa a pensare che si possano lasciare fuori due categorie che messe insieme fanno più del 40% del PIL?

Da dove nasce una simile convinzione? Da una mancanza di informazione, o dalla precisa volontà di non informarsi?

I dati sono lì, basta leggerli.

Prendiamo quelli di questi ultimissimi giorni.

Il 28 giugno è stata inaugurata la linea ad alta velocità Pechino-Shanghai, 1318 km percorribili in cinque ore. Lavori iniziati nel 2008, costo complessivo dell’opera 24 miliardi di euro (( fonte )).

Da noi, il 3 luglio, ci sono state le ennesime manifestazioni contro l’Alta velocità-Alta capacità Torino-Lione e ora siamo qui a fare il tifo chi pro e chi contro.

Un’opera di cui s’è cominciato a parlare prima che cadesse il muro di Berlino.

Per la quale fu firmato un accordo nel 2001, tra il ministro dei Trasporti francese e quello italiano (Bersani). Costo stimato21mila miliardi di lire. Apertura della tratta entro il 2015.

E siccome i residenti e gli ambientalisti protestavano venne istituito l’Osservatorio per il collegamento ferroviario Torino-Lione, “sede tecnica di confronto di tutte le istanze interessate, per l’analisi delle criticità e l’istruzione di soluzioni per i decisori politico-istituzionali  (( fonte )). Correva l’anno 2006.

Risultato: la commissione intergovernativa italo-francese sulla TAV s’è accordata in questi giorni per “spalmare” i cantieri e i costi in due fasi: la prima dal 2013 in avanti, la seconda dopo il 2025. La prima fase riguarderà solo la costruzione del tunnel di base e le stazioni internazionali ad alta velocità di Saint-Jean de Maurienne e di Susa.

Secondo le stime, la linea ad alta velocità, solo per la parte italiana, avrebbe un costo tra i 15 e i 20 miliardi di euro, solo per un terzo finanziato dall’Unione europea (( fonte )).
Venerdì 8 luglio, la nostra Borsa ha fatto flop, -3,47%, mentre lo spread tra i nostri BTP decennali e gli equivalenti Bund tedeschi è schizzato a 244 punti base. Il che vuol dire che per finanziare il nostro debito pubblico dovremo spendere, ogni anno, 40 miliardi di euro in più di quelli che spenderemmo se avessimo presso i mercati la stessa credibilità che hanno i tedeschi.

Quali altre informazioni ci servono per capire dove vanno gli altri e dove siamo diretti noi?


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10 commenti su “Di questo passo dove andremo a finire?

  • fma

    Stamattina lo spread tra BTP e bund è salito a 266 punti base, che vuol dire che stiamo spendendo 42 miliardi/anno in più dei tedeschi, a parità di debito, che spalmati sui sessanta milioni che siamo, fanno 700 €/anno procapite, neonati e centenari compresi.
    Parafrasando un motto che va di moda in questi giorni: se non ora, quando?
    Buona giornata a tutti.

    • Comandante Nebbia

      Sì, ho visto e avevo pensato di aggiungere una nota per attualizzare il pezzo (che è di sabato).
      Poi, ho avuto la sensazione che la cosa non si sarebbe fermata qui e ho rinunciato.

      Comunque, secondo me, per certe cose ci vuole il fisico e, soprattutto, qualcuno che si faccia rispettare e abbia autorevolezza oltre che autorità.

      Manca il fisico, manca il qualcuno e manca anche l’autorevolezza. Sono seriamente preoccupato, ma non saprei cosa suggerire.

      • fma

        Una squadra messa insieme badando solo ai requisiti personali conquistati sul campo, fuori dalla logica dei partiti, con un mandato di sei mesi, per tagliare tutto ciò che non serve, senza guardare in faccia a nessuno?

        • Comandante Nebbia

          Certo. Manca solo un Churchill e una trentina di milioni di britannici decisi a fare il culo all’Hitler di turno.

          Come è andata in passato lo sappiamo già. Chi nasce tondo non può morire quadrato.

          • Comandante Nebbia

            Forse, ma non a caso stiamo parlando di una classe dirigente pre berlusconi e pre legge elettorale calderoli.
            Il debito motivazionale ed educativo contratto in questi ultimi venti anni non è ripianabile a breve. Non si può invocare nemmeno più l’uomo forte, perché l’uomo forte non c’è. E poi, come dice Peppe nel suo articolo, probabilmente gli interessi sovranazionali sono tali che sarebbero necessarie posizioni dirompenti per modificare la rotta, Nessuno più ne parla, ma bisognerebbe ricordare ogni tanto che abbiamo in corso una mezza guerra con la Libia alla quale stiamo partecipando per motivi sconosciuti ai più

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