Manifestare in un paese non democratico 9


Ho smesso di andare alle manifestazioni ormai da qualche anno, una delle ultime cui ricordo di essere stata è quella protratta per giorni nell’autunno del 2008 esattamente tra il Senato e piazza Navona. Allora a rimetterci furono le sedie e i tavolini dei bar che vennero usati dagli studenti di sinistra per difendersi dalle manganellate degli esponenti di Blocco Studentesco, che avevano avvolto le loro armi in decisamente patriottiche bandiere italiane. Lo scontro venne bloccato dalle forze dell’ordine dopo una manciata di minuti, mentre la piazza andava quasi completamente nel panico.

Adesso le manifestazioni non ci arrivano più così vicino al Senato, non dopo gli scontri che si susseguono sempre tra una parte violenta dei manifestanti che (come anni fa) raccatta armi improvvisate qua e là, e i celerini armati invece dei soliti manganelli (gli stessi, per l’appunto, usati da Blocco Studentesco nell’ormai lontano 2008). Alcuni se la prendono con i poliziotti che manganellano i quattordicenni, altri con i teppistelli che cercano lo scontro, certi ritengono che i teppistelli siano in realtà infiltrati. Tutte opinioni per certi versi rispettabili, ma credo che ci siano cose più importanti in questa vicenda su cui ancora pochi osano riflettere, perché per farlo ci vuole un grande atto di coraggio con conseguente presa di coscienza.

Quello che colpisce di più la mia attenzione leggendo le ultime notizie, sono le parole della Cancellieri quando dice che bisognerebbe “manifestare nel rispetto della libertà di tutti di vivere una vita serena”. Mi torna alla mente, in proposito, uno sketch di Enrico Brignano in cui si lamenta dei disagi causati dalle continue e invadenti manifestazioni che (per motivi di geografia politica) si svolgono nella capitale. Infatti, come non manca di far notare quella volpe della Cancellieri, “Roma è Roma” (quale riflessione profonda).

 [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=uqIrF-FfQs0[/youtube]

 Effettivamente, mi sorgono dei dubbi su cosa possa significare esattamente “manifestare nel rispetto della libertà di tutti di vivere una vita serena”. Dopo attento arrovellamento, sono arrivata alla conclusione che l’unico modo per farlo è esprimere la propria opinione pacatamente e possibilmente uno alla volta (o, al massimo, in piccoli gruppi) alle attente e disponibili orecchie degli esponenti politici che abitano la nostra nazione. Cosa che personalmente ritengo teoricamente molto più produttiva, se non fosse per la totale assenza di orecchie attente e disponibili fra gli esponenti politici di questo paese costituzionalmente (e solo costituzionalmente) democratico.

Infatti, a discolpa dei manifestanti, questo stesso sito è la prova che manifestazioni di questo tipo di certo non mancano in italia, solo che a quanto pare non vengono prese in considerazione. L’idea di una manifestazione “tè e pasticcini” è accettabile in un paese democratico fino al midollo, e non solo nella costituzione: tra i ricordi che ho le manifestazioni (pacifiche o meno) non sono mai state prese in considerazione dai governi di turno, cosa che le rende inutili, motivo per cui io non ci vado da anni. Se dovessi tornarci, un giorno, o sarò addestrata e armata (di certo non di semplici scudi di polistirolo) oppure vorrà dire che l’italia è diventata veramente democratica.

Ciò su cui secondo me bisogna riflettere è proprio il motivo di una manifestazione, nonché lo scopo. Se la manifestazione è espressione di un’opinione che vuole essere ascoltata, è del tutto vana da anni ormai (non so nemmeno quanti). Chi manifesta è stufo marcio di esprimere un’opinione, chi manifesta vuole un cambiamento. E, prima o poi, proverà ad ottenerlo. A detta della Cancellieri bisogna manifestare “secondo le disposizioni che vengono date”. Bella storia, ci manca solo che pretenda di farci sfilare a comando per il gusto di guardarci camminare. Quindi, alla fine, faremmo le marionette.

Prima di incolpare i violenti (dell’una o dell’altra sponda) bisogna decidere se il cambiamento lo vogliamo oppure non lo vogliamo. Perché se il cambiamento lo vogliamo le strade sono due, e quella che passa per una manifestazione non può che essere pregna di violenza. L’altra strada invece, per quanto ne so, è ancora da costruire.


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9 commenti su “Manifestare in un paese non democratico

  • Greg Icy Stark

    Non avevo letto l’affermazione della Cancellieri (che in tutta sincerità non so chi sia, ma non è un problema grave suppongo), probabilmente anche perché non mi interesso molto di quello che non accade in italia (le cose che accadono sono altre, non certo dichiarazioni, soprattutto del genere).

    Ma a prescindere da ciò, l’affermazione è abbastanza risibile, perchè il fine delle manifestazioni (da che mondo è mondo), non è rispettare gli altri ma rceare il disagio. E’ come pretendere che la risposta del corpo ad un virus si manifesti in modo pacato e senza distogliere le funzioni del corpo dalla normale routine. Peccato che il corpo _deve_ reagire, non badare ai rapporti di buon vicinato, perché una blanda reazione potrebbe portare a situazioni peggiori. Il manifestare è l’espressione di chi, per ignoranza o volontà, è arrvato a non saper più seguire un percorso di normale comunicazione con il quid che il potere lo gestisce, e dunque deve attacarlo per mostrarsi, oltre la cortina del solito.

    Come hai sottolineato, in un paese democratico dovrebbero esserci strumenti formalizzati per espriemre il proprio dissidio e dissenso verso situazioni che si verificano. Dovrebbero esistere, si, ma non basta che esistano, devono anche essere applicate ed essere efficaci. Perché uno strumento è utile se da un risultato in funzione degli input che gli sono stati dati. Nell’utopica ipotesi per cui i politici ascoltassero le rimostranze di gruppi di persone, varrebbe ben poco tale possibilità se non facessero nulla per risolvere tali problemi, o se non mostrassero la loro impossibilità nel risolverli. La parola democrazia non vale molto se non è suffragata da una realtà alle spalle, come sempre le parole sono forti ma vuote, è la realtà che ci dice chi veramente siamo e dove ci posizioniamo.

    Il non prendere in considerazione le manifestazioni è una conseguenza di varie strategie vetuste. Il non cedere alle richieste, pena il trovarsi in una spirale di crescenti domande; il non dubitare delle proprie azioni, altrimenti si verrebbe squalificati dinnanzi al giudizio dei detrattori (e qui si innesta la negazione, sempre e comunque, delle responsabilità e degli errori); il non permettere ad altri gruppi di decidere cosa fare, così si elimina il rischi di mettere in discussione le propria posizione nella democrazia e la propria effettiva utilità.

    Ma indipendentemente dalla motivazione dietro tutto questo, il risultato per chi manifesta (o vorrebbe farlo), come hai detto tu, non cambia. E se qualcosa non cambia le alternative sono o farsene una ragione, o cambiare strategia. Se chi dovrebbe ascoltare pensa che il farsene una ragione sia una via, dovrebbe ricredersi e capire che tale visione è utopica almeno quanto quella della democrazia “vera” che da la possibilità di esprimersi ed ascolta tutti (proprio “ora” nel mondo ci sono molti esempi di stati che cercano in un modo o nell’altro di far accettare ai propri cittadini quanto è stato già decisno in altre stanze).

    E dunque ci rimane solo il cambiare strategia, ma verso cosa è una domanda difficile. Nel passato varie persone ci hanno fatto vedere percorsi differenti, non so se siano ancora attuabili, ma lo scopriremo a breve.

    • Gilda

      “le cose che accadono sono altre, non certo dichiarazioni, soprattutto del genere”
      Non sono d’accordo: le dichiarazioni che ascolto in giro mi sembrano alle volte molto più sostanziose dei fatti stessi. Quelle della cancellieri che ho riportato io, per esempio, sottolineano quanto ci comportiamo (o appariamo) marionette. e adesso so che:
      – o la cancellieri fa finta di essere stupida
      – o la cancellieri non sa davvero cosa sia una manifestazione
      – o la cancellieri è arrivata alla stessa conclusione cui sono arrivata io e ritiene che noi non decideremo (almeno per il momento) di ottenere il cambiamento
      se l’affermazione è risibile non è un caso, ma ce ne sono di molto più interessanti. alle volte si parla senza pensare e capita di spifferare un po’ più del dovuto.

      “Nel passato varie persone ci hanno fatto vedere percorsi differenti, non so se siano ancora attuabili, ma lo scopriremo a breve”
      ah, hai intenzione di fare a breve qualcosa? mi fa piacere, potrei anche aiutarti se conoscessi il progetto 🙂

      • Greg Icy Stark

        Concordo nel merito generale della tua considerazione, se si guarda a cosa si dice (ed ancor più al come), si può apprender molto sul processo che ha portato alle affermazioni proferite.
        Però però però, il rischio di tale espressione di raziocinio è sempre dietro l’angolo, oggi e domani più che in passato. Possiamo guardare le registrazioni del confronto tra Kennedy e Nixon e capire cosa vuol dire l’uno o l’altro senza troppi margini di errore, ma volerlo fare oggi è un’impresa più delicata, come potremmo farlo noi lo stanno facendo altre persone dietro chi parla.

        Delle opzioni che hai riportato, dimentichi inoltre che:
        – La cancellieri può essere anche stupida, non c’è bisogno di fare finta. La stupidità di rado è massiva, ben più frequentemente di esplica in singoli aspetti delle persone (come il medico che fuma, o il prete pedofilo)
        – La cancellieri crede davvero in quello che dice, risultando selettivamente cieca a ciò che a noi pare lampante. Anche questo caso assai comune, ne sono un esempio i dalit o l’apartheid culturale (spiegato qui http://www.nytimes.com/2012/01/29/magazine/die-antwoord.html?_r=0)
        – La cancellieri segue/cerca di seguire direttive decise altrove, altro caso abbastanza normale (almeno lo è nelle multinazionali, posso immaginare sia comune anche negli burocratizzati)

        Il leggere dalle sue affermazioni una condizione che noi pensiamo reale è un po’ come il vedere in una fotografia sfocata l’immagine di qualcuno che conosciamo. È possibile certo, ma il farlo implica un salto logico noto come il riuscir a vedere ciò che vogliamo vedere. Con questo non voglio negare che sia possibile, solo che oltre alla possibilità dobbiamo avere bene in mente il suo complementare, per commisurare meglio le nostre conclusioni.

        Su quello che ha detto la cancellieri, riflettendoci ancora un po’, mi è parso sia la naturale conclusione della deriva cui la democrazia é andata subendo nel tempo. Io non sono disilluso sulla democrazia (in qualsiasi forma attualmente presente la si voglia coniugare), semplicemente mi sono convinto (con beneficio del dubbio) che la democrazia ha bisogno della politikê nel senso nativo del termine. Purtroppo o per fortuna, dipende da che lato si veda la questione, tale possibilità è preclusa ad oggi, non c’è molto spazio per una gestione razionale dal basso di dove si voglia andare, magari non per mancate capacità delle persone, ma per mancanza di tempo e volontà (forse si, in parte indotte dalla mancata possibilità, ma queste sono elucubrazioni al momento).

        Su quello che sarà, qualche segno qualcuno l’ha già notato, tu cosa ti aspetti?

        • Gilda

          Io non mi aspetto nulla, non fa parte del mio approccio alla vita. e sinceramente neanche capisco a cosa tu ti possa riferire: sei tu ad aspettarti qualcosa, non io.

          Mi limito ad esercitare la facoltà di farmi idee su quanto vedo e ascolto, idee che possono essere messe in discussione in ogni momento (da me o da altri) ma senza le quali non potrei avere opinioni. Lo stesso difetto di percezione è presente anche quando si osserva un fatto, e alle volte persino quando si osserva se stessi. Ma così si finisce un po’ troppo sul filosofico, per i miei gusti.

          • Greg Icy Stark

            Quale è il tuo approccio alla vita?

            Ps: il senso del discorso sul difetto di percezione era quello di criticare la tua posizione, volevo far passare la mia impressione di come sia una scelta quella di vedere le affermazioni della cancellieri dirette a suffragare la tesi un una esautorazione dei manifestanti nel poter cambiare il loro futuro. Ma concordo con l’interpretazione in se, al momento non c’è spazio per cambiare il presente con delle manifestazioni, pacifiche o violente che siano.

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