Mai Sfidare un Sociologo in Erba
22 marzo, 2009 - 9:00 di Margherita Ferrari
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Ieri si è concluso quello che, con ogni probabilità, finirà per essere il corso più pregevole della mia carriera universitaria. Sono triste, ma se non altro ho un quaderno pieno di appunti e divagazioni degne di nota, su cui tornerò nei momenti di sconforto.
In un oceano di spunti capaci di mettere in crisi chiunque, ieri il mio professore ci ha indicato una pista per certi versi meno spettacolare, che a qualcuno non suonerà nuova.
Molti si domandano perché l’Italia sia piena di bifolchi che, in risposta alla domanda -”Perché non legge neanche un libro all’anno?”, se ne escono con delle scuse pietose quali “Non ho tempo” e “Ho problemi di vista”.

Al di là delle pregevoli statistiche che ogni anno mi fanno venire voglia di prendere a sassate una vasta gamma di soggetti, dalle sedicenni isteriche semi-analfabete (nonché felici di esserlo) agli idioti che regalano i libri di Vespa a Natale, c’è altro su cui soffermarsi. Il problema dell’Orgoglio Analfabeta non è una novità e di certo non dipende solo da Berlusconi, anche se fa comodo dare sempre la colpa a lui. In Veneto, ad esempio, capita spessissimo imbattersi in vecchiotti che, vantandosi affermano: “Parché noialtri non saremo boni a parlar, ma semo boni a lavorar!”
Molto banalmente verrebbe da rispondere: “Certo, ma le due cose sono forse incompatibili?” Il problema è che questa retorica d’accatto non pare destinata a scemare. Tutt’ora il vicentino è pieno di soggetti palesemente dannosi per l’umanità/per l’universo, nonché di genitori che, in modo più o meno manifesto, non apprezzano il fatto che i propri figli “sprechino” tempo e denaro studiando ed andando all’università.
Che dire di questo fenomeno?
Nel 1534 vide la luce la Bibbia tradotta in tedesco da Lutero, sulla quale, com’è noto, una moltitudine di germanici impararono a leggere. Tra il 1545 il 1563 si tenne il Concilio di Trento (N.B. È sempre simpatico ricordare che la prima scelta era stata Vicenza, scartata in seguito per questioni pratiche) durante il quale si insistette sull’. Nel 1559 Papa Paolo IV istituì l’Indice dei Libri Proibiti, in cui rientravano quarantacinque versioni del mattonazzo in volgare. La linea vaticana divenne dunque dichiaratamente iconofila, privilegiando l’immagine sacra rispetto alla parola scritta, interpretabile da chiunque. Nel frattempo l’analfabetismo continuava a dilagare.
Questo dovrebbe spiegare, almeno in parte, il fantomatico “gusto” degli italiani in fatto di estetica e le statistiche di cui si parlava sopra. Se quest’idea non vi convince, provate a pensare ai nordici e fare due conti. Se quest’idea continua a non convincervi pensate a Vicenza, “città bianca”, dove negli ultimi anni tutte le librerie indipendenti hanno chiuso, ad eccezione di Librarsi, che è stata inglobata da (=il Male).
Vicenza, una città dove una fondazione di preti gestisce parte della biblioteca pubblica e che di recente ha deciso tagliare i fondi, riducendo l’orario di apertura di tre ore al giorno nonché durante le mattinate del sabato e della domenica. Il fatto che non esistano aule studio o più in generale luoghi silenziosi dove poter leggere è irrilevante, perché non si tratta di un problema sentito dalla cittadinanza. È una questione privata, come sempre. La mia terra si atteggia a centro culturale perché, del tutto casualmente, Palladio l’ha preferita alla sua nativa Padova. Oggi bastano poche migliaia di stranieri in visita alla e tutti i problemi passano in secondo piano, perché questo significa che contiamo, che siamo dei gran lavoratori. Poco importa se le strade sono così devastate che è praticamente impossibile girare in bici.
Poco importa se la città è invasa da una massa di adolescenti così profondamente ignare della complessità di questo mondo, così inconsapevoli di ciò che potrebbero fare se la smettessero di comportarsi da oche, che quasi mi fanno stare male.
“Le lingue straniere non sono importanti, la storia non è importante, saper leggere e scrivere correttamente non è importante… Mi basta trovare un lavoro qualunque”. Poco importa se sei così rincoglionita che tutti si prenderanno sempre gioco di te, se non sei neanche in grado di ammettere a te stessa che gli interessi del tuo ragazzo troglodita non coincidono con i tuoi. In ogni caso, hai degli interessi? Davvero trovi affascinante il fatto che i tuoi amici interagiscano minacciandosi?
A volte preferisco ignorare tali questioni, rifugiandomi tra saltuari angoli di sensatezza e lo studio. Poi un giorno capita di andare alla ricerca di silenzio in biblioteca. Ed è lì, entro quelle mura sacre, che per un periodo di tempo apparentemente interminabile il Collega ed io udiamo un chiacchiericcio insistente, fastidioso, futile. I responsabili sono un tizio, che chiameremo il Tamarro, e tre giovinette bisbetiche dall’aspetto curato. L’incazzoso invito a smettere di parlare, che Baldra rivolge loro quando ormai è al limite della sopportazione, pare inutile. Dopo circa un’ora l’allegro gruppetto raccoglie i libri intonsi e fa per andarsene. È a quel punto che il Tamarro, il cui abbigliamento sconvolge il mio spirito come una secchiata d’acqua gelida, si piazza di fronte al nostro tavolo guardandoci con aria di sfida. Dentro di sé sta dicendo:
“Quel tizio biondo vestito di stracci è la persona che ha osato zittirmi! RISSA!”
Non dimenticherò mai quegli istanti. Mentre il Tamarro fissava Baldra con aria brutale e violenta, segno di una mente brillante, quest’ultimo si è limitato a fargli un grande sorriso, salutarlo con la manina e mandargli un bel bacio. A quel punto abbiamo potuto assistere allo spiazzamento totale del Tamarro che, non solo è stato demolito da un gesto sarcastico di rara bellezza, ma che inoltre non ha più potuto reggere la facciata da duro che stava mostrando alle tre bimbe isteriche nonché seminude.
Qual è la morale di questa fiaba? É molto semplice amici miei: mai sfidare un sociologo in erba. Egli troverà sempre un modo per umiliarti e farti fare una figura di merda davanti ai tuoi amici(1) .
[l'immagine in alto rappresenta lo sguardo incattivito dell'amico Max Weber, di cui apprezzammo, tra le altre opere, "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo"]
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Note
- questo compensa, almeno in parte, la mancanza di sbocchi professionali sensati (in Italia) per i sociologi [↩]

Magari non è come pare, ma quel che pare assomiglia a una grandissima frustrazione nei confronti di coloro che vivono tanquillamente senz’aver letto Max Weber.
Peggio ancora, che non considerano “sociologia” per quel che vale, che invece è esattamente ciò che ne pensano quelli che hanno fatto sociologia.
Nonostante io abbia avuto, inizialmente, una sensazione simile a quella di fma, sono presto giunto ad altre considerazioni.
La tua mi sembra una giusta critica all’autolimitazione dilagante.
Ho passato anch’io la fase che mi sembrava impossibile che le persone intorno a me non si interessassero MINIMAMENTE ad anche solo una delle innumerevoli facce della conoscenza umana, anche solo in stile “se potessi studiare qualcosa, studierei questo!”.
Poi mi sono accorto di quanto, purtroppo, non tutti hanno avuto dei genitori che li hanno fatti studiare, che pur non essendo loro stessi delle cime li hanno incoraggiati a capire il mondo che ci circonda. E allora ho provato a incitare quelli che mi sembravano piu’ “propensi” e con un passato meno adatto allo sviluppo di passioni non “banali”, fallendo tuttavia su gran parte della linea.
Il punto e’ che una persona ormai formata, deve fare un enorme sforzo intellettuale e a volte anche fisico per uscire dall’autolimitazione in cui si e’ cacciato.
Questo pero’ non giustifica il neanche provarci, il prendere il proprio stato di “non-so-nulla-ed-e’-meglio-cosi’” come il migliore raggiungibile per se e per tutti. Perche’, da qualsiasi punto di vista la si veda, non lo e’.
La comprensione dell’ambiente circostante e’ il prerequisito fondamentale per “sopravvivere”, che nella nostra societa’ di traduce “vivere meglio”.
Tuttavia la tua e’ una battaglia persa: io sono fortunato che sto a Roma, e di luoghi dove studiare (nonche’ di persone di buona cultura e con impulso conoscitivo) se ne trovano a bizzeffe, se si ha la pazienza di cercare (e si frequentano gli ambienti universitari).
Il solo consiglio immagino sia: fatti in quattro (e’ un eufemismo) per cercare di cambiare il tuo “piccolo mondo”, o emigra verso lidi piu’ confortevoli
Una teoria assurda argomentata in modo pessimo la tua sull’ignoranza e l’analfabetismo diffuso. Che triste il quadretto dei fatti della biblioteca… state sui libri a studiare quello che succede fuori… non vi innoltrate per le strade mi raccomando… la fuori è pericoloso e oscuro..!