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Magistrati in Rete

28 maggio, 2010 - 14:18 di  
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In Italia ci sentiamo un po’ tutti giudici. Se c’è una cosa che ho notato navigando in internet, è proprio questa. Gran parte dei blog e dei forum sembrano convegni di magistrati-criminali alle prime armi che si rinfacciano errori e accuse, che si sentono i paladini della giustizia o i detentori della furbizia mondiale. Basta un piccolo errore nel riportare un dato, e le dita si alzano tutte a condannare l’ignoranza, l’errore umano. Abbiamo tutti il diritto di giudicare tutto al primo sguardo, di tirare le conclusioni alla prima frase o di imbottirci di pregiudizi maturati leggendo alcune affermazioni buttate qua e là.




Caught in my web by ~oniNON on DeviantArt

Il fatto è che nel parlare su internet si perde la spontaneità di una discussione orale: quando si parla con qualcuno non è solo la parola a comunicare, ma anche il tono e la sfumatura della voce assumono importanza vitale per il concetto… addirittura con la stessa frase (pronunciata in modo diverso) potrei esprimere due cose totalmente opposte. Su internet, purtroppo, tutto questo non c’è. E’ già abbastanza difficile per uno che sa scrivere farsi capire al meglio, figurarsi poi se un italiano medio (che della sua lingua scritta non è che se ne intenda granché) può riuscire ad esprimersi come vorrebbe. Poi, come se la difficoltà nel comunicare non bastasse, la confusione viene alimentata da tutte quelle persone che per qualche strano motivo si sentono in dovere (dovere, non diritto) di giudicare ogni cosa. Su internet è facile sbagliare, far uscire un po’ di quella sana incoerenza che caratterizza ogni uomo. Non più facile che nella vita reale, solo che nella rete c’è sempre un branco di avvoltoi pronto a ripescare vecchie frasi, a dimostrare la tua ignorante incoerenza. Una frase può essere presa ed estirpata dal suo concetto generale, pretendendo che il significato rimanga lo stesso; addirittura qualcuno si sente libero di citare commenti altrui modificando la grandezza o il colore dei caratteri. Non che sia qualcosa di così grave, ma è un’azione effimera, ingannevole: anche se la frase rimane identica, ingrandire qualche parola o inserire il grassetto ne cambia totalmente la forma, e quindi il concetto si presenta in modo diverso.

Communication by ~akdreamweaver

Quello che non capisco, però, è perché certa gente si sente tanto soddisfatta di questi comportamenti. Sembrano quasi godere inserendo certi commenti, come se si stessero prendendo la rivalsa sulla vita. Quasi come se si sentissero più intelligenti, più furbi, col mondo schiacciato ai loro piedi: “Ve l’ho messo al culo a tutti!” Si concentrano sul particolare, focalizzano solo su una cosa. Tutto il resto è dimenticato, è nullo. Si comportano, insomma, come se invece che a una discussione stessero partecipando a un duello. Ma dov’è finito internet come mezzo di comunicazione? A me sembra più una distruzione!

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Comments

6 Risposte a “Magistrati in Rete”
  1. fma scrive:

    Chi espone le proprie idee in pubblico, a meno che non sia uno sprovveduto, deve mettere in conto che avrà perlomeno i venticinque lettori di manzoniana memoria.
    Statisticamente la metà di questi, ove le idee esposte non siano troppo asimmetriche rispetto al comune sentire, sarà dela sua stessa opinione. Dunque, salvo il caso in cui il proponente non eccella nell’arte dell’esporre, nel qual caso qualcuno interverrà per esprimergli la propria grata meraviglia, quasi nessuno, da questa parte, sarà particolarmente sollecitato a dire la propria.
    Diverso il caso dell’altra metà, quella di parere opposto.
    Conosco pochissime persone capaci di considerare con benevolenza le opinioni diverse dalle proprie. Tanto meno, quanto più le idee divergono. Sia in rete, che nella vita di tutti i giorni.
    E questo vale sia per quelli che fanno leva sui punti deboli del discorso altrui per far pesare meglio il proprio dissenso; sia per quelli che se ne dolgono, come se un trattamento dialetticamente poco accomodante fosse ingeneroso.
    E perché mai?

    • Gilda Fusco scrive:

      Ma il problema non è che il commento sgarbato sia antipatico… poi, in ogni caso, ci si fraintende anche a parlare a voce. Il problema secondo me è che che la gente (molta gente) vede solo quello che vuole vedere, su internet. Capisce solo quello che vuole, e anche per un fatto di comodità: t’immagini che per ogni frase che dici ti vengo a chiedere delucidazioni?
      E poi è l’atteggiamento che lasciano trapelare a preoccuparmi… ma questo è anche un problema mio: in fondo, quell’atteggiamento che io vedo magari è solo un’interpretazione distorta della realtà, l’unica cosa che mi può arrivare su internet. Boh, è proprio questo che non mi piace.
      Mi torna in mente adesso Platone, che considera lo scritto come qualcosa di sbagliato e che non favorisce l’apprendimento della verità: molto meglio i dialoghi. :)

  2. Alfonso scrive:

    Ho recentemente scoperto che vige la medesima differenza che c’è tra due lavoratori di cui uno ha figli e l’altro no e due commentatori dei quali uno dispone di un proprio blog e l’altro no. Chi ha figli, specialmente se piccoli, appare nei modi e negli atteggiamenti come “piu’ comprensivo” di un altrui punto di vista o debolezza e sa riconoscere le piccole crepe dettate esclusivamente dal caso dalle lacune personali. Allo stesso modo il blogger quando è commentatore si trova fin da subito a misurare un po’ i toni ed i commenti rispetto a chi non ha un blog.
    Non è affatto detto che sia meglio il primo che il secondo, perché è il secondo che tiene in piedi il dibattito… Questo, ovviamente, MC a parte eh :D . Qui almeno si può portare avanti anche un dibattito in cui si è tutti d’accordo.
    Per quanto mi riguarda TUTTE le nostre forme di comunicazione sono duelli. Di quei duelli eleganti. Alla fine di un discorso dove gli interlocutori si scambiano battute l’una perfettamente bilanciata con l’altra per poi arrivare ad una certa confidenza, o essi sono d’accordo e allora finisce presto; oppure è un botta e risposta per dimostrare chi ha torto/ragione o chi “molla per ultimo”, cioè ad esempio a chi finisce per commentare il commentatore piuttosto che il commento. Questi ultimi secondo me vanno per la maggiore.
    Direi che non bisogna prendersela e soprattutto CONTINUARE A GUARDARE LE COSE SEMPLICI: su internet le parole da sole devono sostituire una serie di canali che siamo abituati ad usare (il viso, i gesti, la postura, la voce) e che effettivamente usiamo anche quando commentiamo (mentalmente però). E’ davvero semplice così fraintendersi.
    Internet costituirà il trampolino di lancio verso un tipo di scrittura piu’ descrittiva (tipo il geroglifico) e collaborativa (piu’ persone potranno ampliare e modificare lo stesso… come lo chiamiamo? “macroglifo”?, che è poi il contenuto dell’articolo).
    Una specie di “blog fluido” è la prossima tappa dell’evoluzione. Non so voi, ma secondo me internet sta iniziando ad avere problemi di monnezza anche lui, e presto inizieremo a scremare ripetizioni e contraffazioni verso singole e universali verità sempreverdi.

    • Gilda Fusco scrive:

      Beh, speriamo che sapranno usare lo strumento meglio di ora!
      I duelli eleganti sono belli, ma non è quello che vedo io di solito in rete (ovviamente non parlo di MC)… che sono poi quelle battaglie fondate su incomprensioni e troppa leggerezza da parte di chi scrive… insomma, uno di quei duelli inutili che si potrebbero evitare. Al “chi molla per ultimo”, poi, sembra di vedere tanti bambini di 3 anni che continuano a rispondersi con le stesse frasi, dicendo le stesse cose all’infinito, senza capire quando è arrivato il momento di finirla.
      Comunque, io trovo internet uno strumento molto potente e usato (ancora) abbastanza male. Ma di sicuro c’è tempo per migliorarci, in fondo è una cosa abbastanza recente.

      • Alfonso scrive:

        Si, credo che in effetti quello che ha più esperienza di partecipazione a dibattiti online debba in qualche modo “indirizzare” il commentatore palesemente inesperto, senza però essere supponente, ed evitare interpretazioni. Anche nella comunicazione di ogni giorno, meno si “letterizza” e meno ci si arrabbia… e quindi il dibattito ha modo di continuare.
        Piuttosto non credo riguardi solo l’Italia. Io spesso mi fermo a leggere i commenti su BigPicture, che vengono da tutte le parti del mondo più o meno, e noto le stesso tipo di “sfide”…
        Bisogna arrivare a capire che anche questa, come altre, è una “fase” e cercare di fare meno danni possibile, pur sapendo che il rischio c’è ad ogni parola :)

        • Gilda Fusco scrive:

          Sì, in effetti immaginavo che non fosse solo una cosa italiana… però ancora non mi cimento a leggere pagine internazionali! xD

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