Maggio


Il Giardiniere Tenace

Nonostante tutto, oggi ho tirato via la copertura di plastica verde che copriva gli arredi del mio giardino, ho pulito il pavimento, strappato le erbacce, lavato meticolosamente ombrellone, sdraio, tavolo, sedie e disposto tutto secondo la geometria consueta. Sullo sfondo un prato di margherite, un ciliegio gravido di piccoli frutti rossi e tre bambini che si rincorrevano ridendo. Le cose sono le stesse di un anno fa, ma quando nel primo pomeriggio un debole sole ha pennellato quel rettangolo verde, quelle sedie vuote e il silenzio che le avvolgeva, tutto mi ha ricordato un campo di battaglia nelle ore che seguono una dolorosa sconfitta. Così che ora, mentre inizia a piovere leggermente, ho lasciato tutto alla mercé degli elementi perché è il destino che traccia la rotta e il timone che stringiamo nelle mani è poco più di un giocattolo scintillante.

L’Uomo Tenace

Sono un uomo tenace. Di quella tenacia che è stretta parente dell’ottusità e che tracima nell’autolesionismo. Forse mi sono fatto convinto di essere immortale e per questo abuso del mio corpo e largamente del mio cuore indirizzandolo verso sentimenti impossibili e tragici destini nei quali l’unico sollievo sarebbe un placido naufragio. Fatto sta che, qualche giorno fa, mentre ero seduto nella stanza debolmente illuminata dalla luce del veloce tramonto di questa città, mi è venuta in mente la scena di un film dove il protagonista, anche lui uomo tenace, fiaccato dalla sconfitta, giace abbandonato, piegato dal dolore e dai ricordi. Esiste una gloria nella sconfitta e nella solitudine che pur possono seguire un glorioso combattimento? La mia risposta è no. Per quanto si sia fatto, rimane sempre la sensazione di aver cercato di portare un carico inadatto alle proprie spalle, di aver sorretto vite che meritavano altro braccio, di aver impugnato maldestramente la spada.

Maggio

Un anno fa scrissi:

E tornerà maggio, con i suoi turbini di petali di fiori di ciliegio che somigliano a leggere nevicate tra il sole e il profumo dell’erba fresca del mattino. E torneranno le sere d’inverno, nel silenzio dell’assenza, con lo spazio che sembra cedere a una mancanza. E torneranno i giorni di pioggia, con l’alito che appanna i vetri che si aprono sulla stanza scura. E torneranno le mattine di lunghi giorni trascorsi nel ricordo. E arriverà, prima o poi, il tempo di sedersi e pensare alle mille battaglie combattute, alle poche vittorie, alle mille sconfitte ed agli atti di silenzioso valore che il tempo e la storia implacabilmente cancelleranno. Rimarranno queste parole, nel cuore di chi vorrà ricordarle. E poi sarà l’oblio sul grande amore e e su ciò che ha significato.
E io ho fatto quello che è ho potuto, ma questo non è bastato.
Fuori il giorno cede alla notte nel fruscio degli alberi scossi dal vento. Ogni tanto qualche schizzo di pioggia. Sulle montagne, oltre il mio giardino, la neve. Lo so che tutti aspettano l’estate. Io so che per me verrà l’inverno e con esso il freddo che gela il cuore e spezza il respiro. Ma le cose vanno così, che mi piaccia o no perché sono fatto per resistere. E questa, che Dio mi perdoni, è un’oscura condanna.

E così è stato. Così è stato.