Maggio 4


Favilla

Lo spazio degli eventi è costellato di minuscole faville. Ciascuna riluce di un colore differente e, tra l’una e l’altra, si dipinge una linea, a volte dritta, altre volte contorta, rossa come con un vaso sanguigno che pulsa dei rapporti di causa ed effetto declinati secondo l’ambigua linea delle probabilità. Di questo spazio, che pure ha un’essenza unica perché tutto ciò che accade ha una sola rappresentazione nell’iperuranio visibile solo a chi non è parte di questo universo, ciascuno di noi ha una percezione individuale. Così che ogni cosa è vera, possibile, improbabile o falsa nello stesso tempo. E in questa incertezza percettiva, che le nostre vite si divolgono in una solitudine che non è possibile infrangere perché, se anche pensiamo di condividere la stessa esperienza, sullo stesso mondo e nello stesso momento, ciascuno di noi diverge lungo una rotta probabilistica che lo porta verso un luogo silenzioso nel quale non troverà nessuno. E questo è quanto di più vero vi sia mai stato raccontato. Nel mio mondo, ovviamente. In generale, in questo esatto momento è contemporaneamente verità assoluta e spregiudicata menzogna come un gatto chiuso nella sua scatola e di cui tanti anni abbiamo studiato per comprenderne la sorte senza nemmeno mai chiederci di che colore fosse o come si chiamasse.

The Future

La resa

Dopo anni di vigilanza, di silenziosa discrezione, di occhiali scuri, robottini rossi e conigli mannari, mi sono arreso. E’ la novità di questo maggio che mi vede spegnere gli scudi deflettori come la Enterprise del comandante Kirk. Sarà la stanchezza di questi quindici mesi di battaglia senza speranza, sarà la consapevolezza di non aver più nulla da perdere, sarà forse la voglia di confessare a me stesso quello che sono stato e sentirmi in colpa per ciò che avrei potuto essere e non sono stato capace di diventare. Sarà una cosa di queste o un’altra ancora. Sta di fatto che ora, dopo anni di codice rosso, sono finalmente in condizione gialla.
Gialla va bene, perché nel mio cuore c’è sempre una parte oscura e ho la piena consapevolezza di quanto io possa essere letale. Comunque, ora non porto il colpo in canna e la mia spada riposa nel fodero. Per questo, per chi vuole, la strada è aperta. Se leggi e se pensi che ne valga la pena, prendi di me quello che posso dare e fai che quello che imparato non vada disperso.

Maggio

E tornerà maggio, con i suoi turbini di petali di fiori di ciliegio che somigliano a leggere nevicate tra il sole e il profumo dell’erba fresca del mattino. E torneranno le sere d’inverno, nel silenzio dell’assenza, con lo spazio che sembra cedere a una mancanza. E torneranno i giorni di pioggia, con l’alito che appanna i vetri che si aprono sulla stanza scura. E torneranno le mattine di lunghi giorni trascorsi nel ricordo. E arriverà, prima o poi, il tempo di sedersi e pensare alle mille battaglie combattute, alle poche vittorie, alle mille sconfitte ed agli atti di silenzioso valore che il tempo e la storia implacabilmente cancelleranno. Rimarranno queste parole, nel cuore di chi vorrà ricordarle. E poi sarà l’oblio sul grande amore e e su ciò che ha significato.
E io ho fatto quello che è ho potuto, ma questo non è bastato.

Fuori il giorno cede alla notte nel fruscio degli alberi scossi dal vento. Ogni tanto qualche schizzo di pioggia. Sulle montagne, oltre il mio giardino, la neve. Lo so che tutti aspettano l’estate. Io so che per me verrà l’inverno e con esso il freddo che gela il cuore e spezza il respiro. Ma le cose vanno così, che mi piaccia o no perché sono fatto per resistere. E questa, che Dio mi perdoni, è un’oscura condanna.


4 commenti su “Maggio

  • Emilio

    Caro Comandante, ” molti nemici, molto onore” ė una frase che talvolta serve a dare il conforto del vivere una esistenza di coraggio. Passando gli anni peró si capisce che ė una frase vera solo se dietro di sé si hanno tanti amici, affetti, ritorni condivisi per i quali valga la pena affrontare i molti nemici. Altrimenti, per un uomo solo, ė più pertinente il monologo di Amleto. Un uomo “solo”, con tanti nemici, non é un uomo con molto onore ma un bandito, un uomo messo al bando. Finchė i nemici sono semplici umani, la prima frase ferma il polso e eccita il cuore. Quando i nemici sfumano nel vago fato, nei fuggevoli eventi , tutto diventa più difficile. Voglio leggere da questo suo volontario sovrumano ritorno, un cenno di speranza per lei, un sapere che ha alle spalle un ritorno condiviso.

  • Antonello Puggioni

    A questo mi riconducono le tue parole…

    Non andartene docile in quella buona notte,
    i Vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;
    infuria, infuria, contro il morire della luce.
    Benché i Saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta
    perché dalle loro parole non diramarono fulmini
    non se ne vanno docili in quella buona notte.
    I Probi, con l’ultima onda, gridando quanto splendide
    le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,
    s’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
    Gli Impulsivi, che il sole presero al volo e cantarono,
    troppo tardi imparando d’averne afflitto il cammino,
    non se ne vanno docili in quella buona notte.
    Gli Austeri, prossimi alla morte, con cieca vista accorgendosi
    che occhi spenti potevano brillare come meteore e gioire,
    s’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.
    E tu, Padre mio, là sulla triste altura maledicimi,
    benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose, te ne prego.
    Non andartene docile in quella buona notte.
    Infuriati, infuriati contro il morire della luce.

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